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    2006 APA
    Annual Meeting
    Toronto, Canada
    May 20 - 25, 2006

    Il reportage di POL.IT

    a cura di Carlo Gozio


    Dalla scienza alle politiche pubbliche.

    Questo lo slogan del consueto meeting annuale della American Psychiatric Association (APA) che si tiene quest'anno a Toronto dal 20 al 25 maggio.

    L'invito dello slogan a coniugare la scienza e la politica nel campo della salute mentale è senza dubbio condivisibile e anche coraggioso. La distanza tra il sapere (di cui la scienza è una parte) e le sue ricadute sulla polis (meglio sarebbe dire cosmo-polis) è sempre più grande e complesso, al punto che a volte sia la politica come anche il sapere sembrano non essere più in grado di governare ed indirizzare, come invece dovrebbero, la sempre più tumultuosa ma anche anarchica crescita della tecnica e del mercato.

    “Dalla scienza alle politiche pubbliche” risulta quindi sicuramente un titolo coraggioso, che sembrerebbe mettere il dito nella piaga, soprattutto all'interno di un evento, come il meeting annuale dellAPA che è notoriamente teatro di interessi, anche a breve termine, sicuramente legittimi dal punto di vista del mercato, ma che non possono, proprio per la loro natura, rappresentare gli interessi della popolazione (che invece spetterebbe alla politica).

    Bene! Cosa è successo allora a Toronto? Forse un approfondito confronto tra ricercatori, clinici, ammnistratori pubblici, politici e rappresentanti dei settori privati?
    Forse un'attenta analisi dei bisogni di salute mentale della popolazione, che indirizzi le politiche pubbliche, l'organizzazione dei servizi ed un loro piano di sviluppo e ponga delle priorità per la ricerca?
    Nulla di tutto questo! Come tutti gli altri anni l'APA si è mostrata come occasione ghiotta di aggiornamento tecnico, di informazione, di addestramento con i corsi ECM, di pubblicità al neon con tanti gadget colorati e tante caramelle. Sicuramente anche un'ottima occasione per incontrare colleghi provenienti da tutto il mondo, scambiare impressioni ed esperienze.

    Ma per quanto riguarda il rapporto tra scienza e politiche pubbliche, nulla di nulla.

    Una occasione persa? O forse semplicemente non si poteva pretendere tanto. Il meeting dell'APA deve forse restare quello che è sempre stato: un occasione, di approfondimento tecnico e scientifico, allegro e anche divertente che quindi non può turbarsi troppo nel guardare le ombre e le preoccupazioni che le politiche pubbliche invece impongono.
    Pazienza!
    Per ora accontentiamo dello slogan e vediamo di seguito cosa è stato detto di interessante.

    Progressi della genetica
    Il Dr. Floyd Bloom, Direttore del Dipartimento di Neurofarmacologia presso lo Scripps Research Institute ha illustrato come il lavoro integrato tra la genomica, la neuroimaging, la neuroinformatica e la ricerca sui topi varianti, stia creando un ponte tra gli studi preclinici e le applicazioni umane. Bloom utilizza modelli di topi varianti nello sviluppo di nuovi farmaci.
    La modificazione della vulnerabilità cellulare da parte dei geni, come per esempio avviene nella malattia di Alzheimer, permetterà in un prossimo futuro di individuare l'inizio della malattia molto prima che si manifestino tracce di amiloide. Una recente ricerca, che ha smentito la vecchia convinzione che un dato gene sia responsabile della produzione di un solo enzima, suggerisce di utilizzare topi ibridi ricombinanti per individuare quale specifico gene è responsabile di una data sintesi in risposta ad un dato farmaco.
    Bloon ha citato al proposito la identificazione di un gene della ALS (sclerosi laterale amiotrofica) che è in grado di dimezzare la progressione della malattia in un modello animale, nel topo: questa scoperta offre evidenti possibili applicazioni cliniche in un futuro non lontano.

    Progetto CATIE, studio di efficia degli antipsicotici
    Il Dr Jeffrey Leiberman, titolare della Cattedra di Psichiatria della Columbia University e Direttore del New York State Psychiatric Institute, ha presentato i primi risultati dell'ampio studio denominato “Clinical Antipsychotic Trials of Intervention Effectivness (CATIE), finanziato dal NIMH e condotto su 1460 pazienti.
    Sono disponibili per ora i dati realativi allo switch di terapia effettuato su tutti i pazienti che per qualsiasi motivo hanno interrotto la prima terapia impostata in modo casuale. Sebbene i risultati non sostengano la presupposta chiara superiorità degli antipsicotici di seconda generazione (SGAs, Second Generation Antipsychotics) si può però affermare che questi farmaci hanno portato vantaggi nei pazienti più compromessi, in particolare per quanto riguarda aumento ponderale e sindrome metabolica.
    Il dr Leiberman ha anche riferito del recente studio inglese CUtLASS i cui risultati sono per ora sovrapponibili a quelli di CATIE.

    SSRIs e gravidanza
    La Dr.ssa Katherine Wisner, docente di psichiatria, ostetricia, ginecologia, epidemiologia e scienze della riproduzione al Wester Psychiatric Institute and Cliniic di Pittsburg, ha discusso l'utilizzo degli SSRIs da parte di 92mila donne sulle oltre quattro milioni che hanno partorito negli anni recenti negli USA. Nonostante non ci siano condizioni certamente sicure per una donna gravida con depressione, sia per quanto i rischi della malattia così come delle terapie, la dr.ssa Wisner ha detto che il 99 per certo delle gravide che assumono SSRIs durante la gravidanza non hanno in genere alcun problema; tuttavia i rari casi di effetti collaterali meritano attenzione ed approfondimento.
    L'uso di SSRI nel 2° e 3° trimestre si accompagna a volte a basso peso alla nascita associato ad un inadeguato aumento di peso della madre.; questo problema può però facilmente essere affrontato controllando il peso della madre e adeguando l'apporto calorico.

    Il lavoro in rete
    La dr.ssa Martha L. Bruce, Docente di Sociologia in Psichiatria al Weil Medical College of Cornell University, ha presentato il suo lavoro di rete sul territorio con le agenzie che si occupano, per esempio, di terapie domiciliari, assistenza medica, servizi sociali. L'obiettivo principale di questo lavoro è raggiungere in particolare gli anziani che spesso presentano problemi gravi di salute mentale non riconosciuti e non espressi. La percezione di aver bisogno di aiuto è spesso la sfida iniziale.
    L'esigenza di raccogliere informazioni da più fonti per individuare in modo precoce la depressione negli anziani soprattutto di quello con deficit cognitivi, sottolinea l'esigenza di formare ed educare le persone che occupano direttamente degli anziani stessi (famigliari e badanti).

    Una guida basata sull'evidenza per le nuove farmaco-terapie per l'alcolismo
    La dr.ssa Barbara J. Mason ha riportato una revisione evidente-based dei relativi rischi e benefici dell'utilizzo della acamprosato e del naltrexone nel trattamento della dipendenza da alcool. Questi sono gli unici farmaci negli ultimi decenni dei quali è stata dimostrata l'efficacia nel trattamento della dipendenza da gli alcolici in studi indipendenti e controllati contro placebo. Ci sono anche interessi scientifici e clinici nel valutare l'efficacia di questi farmaci in combinazione, data la loro alta tollerabilità, gli scarsi effetti collaterali, i differenti profili farmacologici e gli effeti potenzialmente diversi sull'esito del bere. (maggiori dettagli, in inglese).

    Progressi nei disturbi di personalità
    Condotto la John M. Olham, questo simposio ha riunito i maggiori esperti mondiali che hanno collaborato alla stesura del nuovo manuale dell'American Psychiatric Publishing sui disturbi di personalità di prossima pubblicazione. Iniziando con un focus sulle teorie dei disturbi di personalità la sessione ha evidenziato le caratteristiche delle manifestazioni e la diagnosi clinica dei disturbi di personalità, sostenuti dalle nuove evidenze dello studio longitudinale sui disturbi di personalità, promosso dal NIMH. (maggiori dettagli, in inglese)

    Gestione dell'alcolismo nella pratica psichiatrica
    Questo simposio e stato presentato in collaborazione con il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism. Quando gli psichiatri identificano ed indirizzano correttamente i forti bevitori ed i disturbi alcoll correlati tra i loro pazienti psichiatrici, l'adesione al trattamento ed il loro esito migliora. Mark L. Willenbring e collegi hanno presentato strumenti pratici per l'individuazione ed il trattamento dell'abuso di alcool, così come è dettagliato nella Guida Clinica 2005 del NIAAA. (maggiori dettagli, in inglese)



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