PSICHIATRIA DEMOCRATICA PER UNA EUROPA SENZA MANICOMI
Venerdì 16 febbraio si è svolto a Roma il seminario nazionale di Psichiatria Democratica intitolato "Europa senza manicomi, il viaggi di un'idea, la legge 180 da Roma a Strasburgo".
Anche se non è semplice sintetizzare lo svolgimento ricco e articolato del convegno, improntato a profondi aspetti etici, politici, affettivi, cercherò di sintetizzare il pensiero della maggior parte degli oltre trenta relatori che si sono susseguiti al microfono.
Auguri non formali del Presidente della Repubblica
Luigi Attenasio, nella sua introduzione, ha riportato il telegramma del Presidente della Repubblica che, entrando nel merito, si è complimentato per l'iniziativa. Ha quindi affrontato la metafora del viaggio riferendosi appunto al viaggio fatto da operatori e utenti da Roma a Strasburgo, ( Vedi: Attenasio, Di Gennaro, Gabriele, Pecchioli, Volpi: Europa senza manicomi. 44 matti a Strasburgo, Gangemi editore, Roma, 2005) e sottolinenado l'importanza per l'Europa del superamento totale delle istituzioni manicomiali.
Emilio Lupo, segretario nazionale di Psichiatria Democratica ha sottolineato la continuità tra questo convegno e quello precedente di Torino, mentre Sorrentino ha indicato come indispensabile la nacessità di restituire dignità e diritti a tutti gli internati. Musacchio, europarlamentare, dopo aver sostenuto sulla scia di Baumann che l'Europa è un'avventura, ha ricordato la leggenda della figlia di un re fenicio che alla ricerca della sorella era destinaa invece a dovere viaggiare sempre e ogni volta che si fermava fondava una città. Ha concluso sostenendo che non basta enunciare principi ma bisogna realizzarli.
Lavorare "con" non lavorare "per"
Giovanni Berlinguer ha ricordato le tappe del percorso europeo rispetto alla salute mentale, dall'incontro dei ministri della sanità ad Helsinki, al libro verde, al documento di John Bowis, sottolineando l'importanza di operare "con" e non "per", favondo partecipazione e soggettività di tutti. Ha ricordato anche un documento del 1215 che dichiarava inviolabile il corpo della persona per evitare che fosse assoggettato a qualsiasi arbitrio.
Sono stati proiettati anche due documentari, di cui uno sul manicomio di Lero, un'isola greca, sostenendo che situazioni simili di degrado e regressione, anche se ora sono state superate, continuano ad esistere altrove e che bisogna intervenire da subito specialmente sui nuovi paesi europei dell'Est.
Mario d'Arrigo e Silvia Manoni hanno descritto il viaggio a Strasburgo e l'importanza per gli utenti di partecipare direttamente alla difesa europea della legge 180, come pure quello di fare lavori adeguatamente retribuiti.
Luoghi dell'abitare come per tutti, luoghi per guarire
Gisella Trincas, parlando per le associazioni di familiari, ha sostenuto che per applicare le legge 180 bisogna far sì che la società diventi più accogliente e solidale. Ha quindi denunciato la contenzione fisica - che si pratica largamente non solo nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, ma anche negli ospedali generali, case di riposo e istituzioni per bambini - come un atto intollerabile per chi la subisce e vergognoso per qualsiasi paese civile.Ha poi chiesto come diritto fondamentale, quello alla guarigione, nella quale devono credere per primi gli operatori, quindi i familiari. Per questo, oltre a comprensione e ascolto sono necessari luoghi dell'abitare, qualunque sia il loro nome, case, come servono a tutti per stare bene, vivere, crescere.
Dopo Danielle Mazzonis, Sottosegretario del Ministero ai Beni Culturali, che ha sottolineato lìimportanza del multiculturalismo, e Tana de Zulueta, Vicepresidente della Commissione Esteri ella Camera dei Deputati che ha approfondito i rapporti tra diritti e salute mentale, Lorenzo Toresini ha descritto episodi di pulizia etnica in Alto Adige, ricordando che le lotte contro l'esclusione affondano le loro radici nelle lotte contro il nazifascismo.
Alice Ricciardi Von Platten, autrice del libro Il nazismo e l'eutanasia dei malati di mente, membro della Commissione medica al processo di Norimberga contro i crimini nazisti ha lavorato sulla comuinicazioone e sul gruppo come strumento di crescita ed elaborazione di contraddizioni.
Giuseppe Lumia, Deputato, della Commissione Antimafia, ha sostenuto che l'Europa deve riprendere il discorso sullo stato sociale costruito "con" e non "per", che sia non autoritario, non invasivo, ma relazionale, e capace di supportare, autonomie e comunità, contro i continui rischi di istituzionalizzazione. Oltre ai problemi dei manicomi vanno affrontati anche quelli della città con tutto il suo disagio, povertà, solitudine. Solo così si può coniugare la parola prevenzione.
Ileana Argentini, delegata del Sindaco per la salute mentale ha detto che l'handicap è uno stato di vita, non una malattia, e come sia importante collegare sanità e assistenza. Ha poi ricordato che i diversi sono diversi tra loro e che non bisogna
semplicemente monetizzare le risposte senza ancorarle ad adeguati interventi di accudimento.
Grecia, Kronia: dimesso l'ultimo paziente. Bucarest: programmi di deistituzionalizzaione
Teresa di Fiandra, del Ministero della Salute, dopo aver portato i saluti di Livia Turco, ha ricordato l'importanza dell'OMS, e come l'Europa stia attuando i principi di Helsinki. L'anno scorso, in Grecia è stato dimesso l'ultimo paziente di Kronia. Di recente, a Bucarest, si è discusso su come realizzare il superamento dei manicomi e la realizzazione di servizi di comunità in contesti culturalmente diversi. Verranno quindi fermulate nuove strategie, attraverso la valorizzazione delle buone pratiche.
Alessandro Carri, di Reggio Emilia, ha parlato dell'Osservatorio Europeo di Salute Mentale.
Definire standards elementari di assistenza, valorizzare l'intellettualità delle riforme
Mario Porcaro, ha introdotto Paolo Ferrero, Ministro della Solidarietà Sociale, che si è detto d'accordo con chi ha criticato la divisione tra sociale e sanitario, e sostenuto una presa in carico unitaria che lavori sull'interfaccia servizi-utenti. Ha quindi indicato come deficit di civiltà il non aver ancora elaborato, a differenza della sanità, standards elementari di assistenza. Questa carenza rende difficile l'integrazione tra sanitario e sociale.Le diversità dei bilanci, nei diversi luoghi di residenza, crea dislivelli di erogazione nei servizi che condizionano pesanemente i livelli essenziali di assistenza. Abbiamo legislazioni avanzate, ma il problema sta molto più a monte, nei pesanti fenomeni di disgregazione sociale col ricorso al meccanismo del capro espiatorio, razzismo, come con i Rom, emarginazione, come per i tossicodipendenti, che segnalano uno scarto molto grosso tra diversi livelli di esclusione. E' quindi necessario riaprire discussioni nel paese che leghino i diversi aspetti della condizione sociale. Il problema è che i livelli più bassi non esprimono richiesta di diritti, ma semplicemente la disgregazione sociale, nella incapacità di guardare al futuro, nella impossibilità di coagulare sicurezze.L'obbligo per noi è non solo il cambiamento, ma la necessità di ripercorrere i percorsi sociali che hanno reso possibili certe conquiste. Bisogna essere in grado di valorizzare l'intellettualità che si esprime nelle riforme per ricostruire dal basso culture politiche.Non è possibile che nel Nord i bambini Rom si prendano gli sputi dei fascisti e dei leghisti. Per opporsi è' necessario intervenire sul terreno delle culture politiche dal basso.
Anna Rosa Lugli Andretta ha parlato della Fondazione Mario Lugli, a sostegno dei malati psichici, ricerca e qualità della vita creata per ricordare il fratello con un gesto carico di profondo significato etico, simbolico affettivo.
A quando il nuovo piano sanitario nazionale?
Bruno Benigni, presidente del Centro Franco Basaglia di Arezzo, e artefice, con Agostino Pirella, dei processi di destituzionalizzazione in quella città, ha sostenuto che noi siamo già entrati in Europa e nel mondo attraverso il lavoro di Franco Basaglia, instancabile tessitore di rapporti internazionali, che andavano dal PCI alla SPD tedesca, a esperienze che hanno visto le nostre pratiche frequentate da studenti e visitatori da tutte le parti del mondo. Ad Arezzo, in particolare, è stata creata la sociatè italo-tedesca di salute mentale e diffusi sono stati episodi di gemellaggio per favorire il coinvolgimento democratico delle comunità. Noi infatti, non abbiamo esportato idee del cambiamento, ma la prassi del cambiamento per favorire il contagio delle buone pratiche che parlano di effettività, di qualità. La diffusione del manicomialismo ci dice però che siamo ancora in corso d'opera. In questo senso l'attività del governo non è adeguata. E' vero che c'è da costruire adeguati standards di assistenza, ma ci sono anche altre cose da fare. E' scaduto il piano sanitario nazionale, perchè non si rifà?
Il governo ci lavora ma a spezzoni, la linea sociosanitaria è importante ma non è la sola perchè il wellfare è anche cultura, lavoro, tempo libero. Attraverso imput dal basso dobbiamo assicurare unitarietà tra assistenza e soggettività.
Validazione consensuale e assenza di manicomi
Nel mio intervento ho ricordato come l'importanza di lavorare "con" invece che "per", sia qualcosa di attuale, presente. L'ho sentito al convegno di Scampia sulla prevenzione, nel grande cerchio di operatori, utenti, amministratori che cercavano risposte comuni, Come l'ho sentito nel convegno del CNR sui Cerntri Diurni, a Roma, dove utenti hanno preso la parola accanto a operatori, ricercatori scientifici, nessuno dei quali parlava sulla testa degli altri. Il pensiero non poteva che correre alla "validazione consensuale" a questo strumento di convalida scientifica partecipata che ha preso le mosse di gruppi di operai omogenei, dalle lotte operaie per la salute. Perchè non riprenderne a parlare in questi tempi di nocività, inquinamento globali che minacciano insieme la nostra vita e quella del pianeta?
Infine parlando dei Nuovi Fogli di Informazione - Portolano Digitale di Salute Mentale, per il quale abbiamo già raccolto
i titoli di circa 250 interventi di 220 autori, la cosa che mi ha più colpito è stata l'assenza della parola chiave "manicomio". Il manicomio non c'è più perchè l'abbiamo distrutto, distrutto i suoi muri i suoi riti di segregazione, ma anche il manicomio nella nostra testa non c'è più. Pensiamoci un attimo, un lavoro simile in qualunque altro paese del mondo avrebbe visto decine di articoli sul manicomio, manicomio e territorio, tra reclusione e non reclusione, ecc. ecc..In Italia non è più così. Certo resta il manicomialismo, ma questo è un'altro discorso. A maggior ragione quindi abbiamo doveri, responsabilità, non solo per l'Europa, come è stato ricordato.
Psichiatria Democratica: tenere insieme idee, corpi, menti
Dopo gli interventi di Maria Vittoria Tessitore che ha sostenuto l'importanza di far convergere in una cultura della solidarietà i diversi poli favorendone l'incontro, e Marina Cornacchia dell'Aresam che ha messo l'accento sulle nuove povertà, nella sua conclusione Giusi Gabriele ha sostenuto che siamo gente che ha cercato di tenere insieme le idee col cuore, il corpo con la mente, anche con gli immancabili dissensi, le opposizioni, gli urli. Basaglia ci ha insegnato a tenere insieme idee e affetti, a restare aperti alla dialettica (a stare nella contraddizione, come ripeteva spesso) a non chiudersi in sintesi che troppo facilmente diventano dogmi, totalizzazioni. Anche il corpo ha diritto a esprimersi a essere, senza essre assoggettao, umiliato represso, come ha ricordato Berlinguer a proposito di quel lontano editto del 1215.Il corpo negato da tutte le istituzini totali in Occidente ma anche nei paesi dell'ex blocco sovietico, dove, in più, il dissenso diventava malattia mentale.
In questa giornata di lavoro ciascuno è riuscito a dire le cose che voleva a modo suo, un ministro può parlare allo stesso livello di un familiare, un professore universitario a quello di un utente.
Psichiatria Democratica è tenere insieme idee, corpi, menti.
Credo che oggi ci siamo riusciti.
Un lungo applauso dedicato a Angelo Di Gennaro, instancabile organizzatore dei copnvegno, ha concluso i lavpro.
Paolo Tranchina
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Carlo Gozio, psichiatra e psicoterapeuta, lavora a Brescia ed è responsabile del Centro Residenziale Terapeutico e del Centro Diurno degli Spedali Civili di Brescia.
Cura per conto dell'Associazione Laura Saiani Consolati il sito www.psichiatriabrescia.it.
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