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Trattamenti amorali

Incontro pubblico in occasione dell’edizione italiana di Foucault, Il potere psichiatrico. Corso al Collège de France (1973-74), Edizione stabilita da Jacques Lagrange, Traduzione di Mario Bertani, Milano, Feltrinelli 2003.

L’incontro è promosso da Sui Generis, Laboratorio di sociologia dell’azione pubblica del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano Bicocca, con il sostegno della Casa Editrice Feltrinelli.

 

Partecipano:
Esponenti di associazioni di famigliari e operatori di servizi del Forum per la Salute Mentale; Giovanna Procacci, Università di Milano; Giuseppe dell’Acqua, Dipartimento di Salute Mentale, Trieste; Adolfo Ceretti, Università di Milano Bicocca; Luigi Benevelli, psichiatra; Franco Rotelli, ASL “Triestina”. 

Introduce e coordina: Ota de Leonardis, Università di Milano Bicocca

 

28 maggio 2004
Ore 15.30

presso il bar ristorante Jodok, ex ospedale psichiatrico Paolo Pini,
v. Ippocrate 45, Milano

 


Il Laboratorio di sociologia dell’azione pubblica “Sui generis”, coordinato da Ota de Leonardis, intende promuovere la ricerca empirica e teorica sulle componenti normative dell’azione sociale che conferiscono alle forme di coordinamento e di organizzazione dell’azione stessa uno statuto pubblico: processi di produzione di norme condivise, forme e modelli di costruzione e cambiamento di istituzioni, regimi di giustificazione delle scelte e delle azioni, processi di trattamento e di riconoscimento di beni comuni. Attraverso un confronto critico con il patrimonio della sociologia in materia, il Laboratorio si propone di elaborare gli strumenti concettuali e metodologici per l’analisi dei requisiti dell’azione nello spazio pubblico. Con ciò contribuendo alla riflessione sulle trasformazioni della democrazia, e sulle condizioni che ne alimentano il carattere di regime di trattamento pubblico di problemi e di beni collettivi. Il Laboratorio ha in programma di sviluppare occasioni di scambio e confronto con elaborazioni di teoria e ricerca che in vario modo contribuiscono alla teoria e all’analisi dell’azione pubblica.

  Sui generis. Laboratorio di sociologia dell’azione pubblica
Università degli Studi di Milano – Bicocca. Dipartimento di Sociologia e della ricerca sociale
20126 Milano – via Bicocca degli Arcimboldi, 8 - Edificio U7 – III piano, stanza 321
telefono: ++39 02 64487538 fax: ++39 02 64487561 Per ogni informazione: labsuigeneris.sociologia@unimib.it


In visita a un reparto psichiatrico di un ospedale. La psichiatra, in camice, ci guida al letto di una paziente. E’ legata mani e piedi con le “fascette”.

“Maria, racconta a questi signori perché ti abbiamo dovuto legare”. “Volevo uscire…”. “Ma davvero?! Non dici però che hai disturbato tutto il reparto cercando anche di forzare la porta”.

“Su, dì a questi signori perché sei qui”. “Dopo l’aborto mi son sentita male…”. “No, carina, sai benissimo che le cose non sono andate proprio così…”.

“Ma perché capiscano, a questi signori dovresti raccontare la tua vita”. “Con il mio fidanzato dovevamo sposarci, avevo 16 anni, ma quando sono rimasta incinta…”. “Ma la verità non è questa, lo sai vero? Dì la verità, Maria! Dì piuttosto che…”.

 

Chi pensasse che il cosiddetto “trattamento morale” appartenga al passato ottocentesco, prescientifico, della psichiatria si deve ricredere. L’episodio ricorda da vicino alcune delle storie raccolte e analizzate da Foucault. Storie di tecniche di trattamento terapeutico esperimentate con successo per curare i disturbi della volontà –il trattamento morale appunto- e nelle quali si tratta di condurre il paziente a dire la verità su di sé, quella verità già nota e certificata nella cartella clinica di cui è depositario il sapere psichiatrico. Anche i manicomi sono una filiazione diretta del trattamento morale.

 

Ma per quanto familiari appaiano le storie di Foucault, non siamo affatto ancora a quel punto. Fanno sorridere gli argomenti scientifici portati allora a sostegno del trattamento morale: vi riconosciamo il “grottesco” di cui lo stesso Foucault parla. Ma oggi c’è poco da ridere. Le fascette con cui i pazienti vengono legati al letto non hanno alcuna pretesa di giustificazione scientifica, tanto meno terapeutica: sono, semplicemente, una reazione punitiva ad un disturbo dell’ordine costituito. Se mai si trattasse di trattamento, più appropriato sarebbe parlare di trattamento amorale. Amorale perché nemmeno pretende giustificazioni, discorsi di verità, legami tra il vero e il giusto, per quanto discutibili, per quanto disciplinari e disciplinanti. Si giustifica solo per stato di necessità e si realizza semplicemente come prova di forza. E di prove di forza c’è gran mercato, oggi, non soltanto in campo psichiatrico. C’è gran mercato delle più svariate forme di segregazione, contenimento, punizione, vendetta, moralizzazione amorale della sofferenza e della devianza, che si diffondono nel campo del sanitario, del sociale, del penale, dell’umanitario. Di questo dobbiamo parlare.

 

Ma torniamo alla scena descritta. Non siamo allo stesso punto della storia di Foucault non soltanto perché il trattamento morale è diventato nel frattempo amorale, estendendosi ben al là della psichiatria, ma anche per un’altra ragione. Noi spettatori di quella scena vi siamo chiamati in causa come giudici di un supposto tribunale della verità. Soltanto che, oggi, viene naturale rivolgere il giudizio che ci viene richiesto non sulla paziente ma sulla psichiatra, sul “sapere” incorporato in quel camice, e su quello che viene fatto con quel sapere, in quel reparto e altrove. Viene naturale smascherare il giudizio sulla paziente come minus habens morale che ci viene suggerito, e riconoscere invece una condizione di minorità morale alla psichiatria così fatta. Viene naturale perché abbiamo alle spalle una trasformazione della psichiatria che ha fatto i conti in profondità con tutto questo. E da cui abbiamo imparato che è possibile: è possibile articolare in modi radicalmente diversi discorsi e pratiche di verità e di giustizia. Come - anche di questo dobbiamo parlare.

 

Non è un caso che tra i partecipanti di questo incontro vi siano anche esponenti del Forum per la Salute Mentale. Ne fanno parte quanti hanno esperienza diretta di trattamenti amorali, i pazienti stessi anzitutto e i famigliari dei pazienti; che pretendono sì, un trattamento morale, ma dei tecnici della psichiatria: una responsabilizzazione. Ne fanno parte coloro che, tra quei tecnici, hanno memoria e consapevolezza –grazie anche a Foucault- ed esperienza diretta di quelle trasformazioni della psichiatria che dicevamo. Ne fanno parte quelli che, e sono molti, a vario titolo lavorano non tanto a curare malattie, bisogni, devianze, deficit, bensì piuttosto a promuovere salute, star bene, o star meglio (il che non è poca cosa).  

 

Per tutto questo Foucault ci è insieme familiare e lontano. Ma proprio questa posizione duplice rende il confronto con lui –con il suo straordinario lavoro storico-genealogico sulla psichiatria raccolto in questo libro- di grande aiuto per capire dove siamo. O quanto meno è a questo che è finalizzato il nostro incontro.

La rubrica realizzata in collaborazione con
Associazione Laura Saiani Consolati - BRESCIA

http://www.psichiatriabrescia.it


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Carlo Gozio, psichiatra e psicoterapeuta, lavora a Brescia ed è responsabile del Centro Residenziale Terapeutico e del Centro Diurno degli Spedali Civili di Brescia.
Cura per conto dell'Associazione Laura Saiani Consolati il sito www.psichiatriabrescia.it. e le News Territorio di Pol.it

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