
SPIDER di David CRONENBERG con Ralph Fiennes, Gabriel Byrne, Miranda Richardson, Lynn Redgrave, Bradley Hall. (Canada, 2002) di Gaetano Fornaro
Limmagine che fra tutte meglio descrive con dolorosa e bella icasticita ma anche con una sorta di "sincretismo" simbolista la condizione autistica del protagonista e linquadratura della facciata di unabitazione che ha finestre e porte tutte, rigorosamente, murate. E il paradigma visivo dellisolamento, del ritiro degli investimenti dal mondo e dalle relazioni, della condizione narcisistica estrema in cui e "murato" Dennis "Spider" Cleg.
Tratto dallomonimo romanzo (1990; trad. it., 2002) di Patrick McGrath, scrittore inglese che si muove sontuosamente tra la letteratura gotica e la black comedy, autore anche della sceneggiatura, e diretto da David Cronenberg, regista iconoclasta, geniale e controverso di "The Fly", "Crash" ed "Existenz", il film si dipana come la tela di un "ragno" attraverso i fili di una memoria -quella del protagonista affetto da schizofrenia (Ralph Fiennes, "Schindlers list", "Il Paziente inglese", "Red Dragon")- che tesse trame deliranti frammiste a scampoli di realta, alla ricerca della propria "verita" riguardo al passato che lo ha condotto in un manicomio criminale alcuni decenni prima, negli anni 50.
Il "presente " del film si situa negli anni 80, quando Dennis, uscito dallospedale psichiatrico giudiziario, e affidato a un centro per ex detenuti diretto da unanziana donna (Lynn Redgrave) che lo abbandona a se stesso, consentendogli cosi di interrompere lassunzione dei farmaci e quindi di scivolare nelle sue ricognizioni mnesiche svolte lungo spirali deliranti costellate di fenomeni allucinatori intrusivi, mentre egli nella sua stanza, come da bambino ai tempi dei fatti che lo condussero al manicomio criminale, comincia a costruire la sua "tela" fatta di cordicelle tese da parte a parte, altro efficace equivalente simbolico del ritiro autistico. Un autismo che, senza farmaci, diventa ricco di fenomeni produttivi, quindi, seguendo Minkowski, un autismo "vivace", laddove allinizio del film ci e presentato un individuo in una condizione "impoverita", diremmo oggi "con prevalenza di sintomi negativi".
Uno dei motivi di merito del film sta nel proporci la condizione alienata del protagonista non da una visuale esterna, ma dal punto di vista del suo vissuto soggettivo, ambendo a rappresentare, attraverso il linguaggio immaginifico della creazione artistica, il complesso e abissale "esser-ci" dello schizofrenico, il suo modo di essere "nel" e "con" il mondo. A chiarire che cio che vediamo del passato di Spider, e che sintreccia senza soluzione di continuo con il presente, e cio che "vede" egli stesso, e il posizionamento del Dennis adulto nelle scene del passato in cui si muovono il Dennis bambino (Bradley Hall), sua madre (una bravissima e camaleontica Miranda Richardson) e suo padre (Gabriel Byrne), come spettatore dal perenne sguardo esterrefatto, perplesso, allucinato, addolorato.
Limmersione nel mondo psicotico del protagonista e consentita al regista e allo sceneggiatore dal necessario riferimento a una chiave di lettura teorica, utile a decifrare lapparente caos di quello stesso mondo, che ci pare di poter definire senza forzature "psicoanalitica", peccando forse talvolta di eccessiva esemplificazione "iconografica". Pensiamo infatti alle connotazioni sessuali e aggressive dellambivalenza manifesta di Dennis nei confronti della madre, alla sua necessita di "dividerla" in una "madre buona", accudente, tutta sua, che lo definisce "genietto", quasi seduttiva, e in una "madre-prostituta", con lo stesso volto ma col trucco pesante, i capelli color platino, volgare e sboccata, la madre che egli scorge in atteggiamento inequivocabilmente erotico nel giardino di casa con suo marito, padre di Spider. Una madre-prostituta che egli, in preda al delirio, immagina aver ucciso, in combutta perversa con suo padre, la madre buona e che egli uccidera a sua volta, realmente. Solo in quel momento, tragicamente, le due figure torneranno a integrarsi agli occhi del Dennis adulto, in una consapevolezza insostenibile che avra solo il potere di precipitarlo definitivamente nella psicosi. Questo esito drammatico era del resto annunciato dal trailer del film che, con enigmatico e fosco vaticinio, avvertiva: "La cosa peggiore che puo accaderti non e perdere la ragione, ma ritrovarla". Insomma, Freud con lEdipo e Melanie Klein con la posizione schizoparanoide e forse col matricidio oresteo tramano dietro questa fin troppo "esemplare" parabola psicopatologica che sfiora pericolosamente lo stereotipo.
Il film oscilla fra registri espressivi realistici, quali quelli che ci consentono di vedere nella figura che vagola per le strade borbottando fra se e se unimmagine dolorosa e non infrequente che attraversa anche le nostre citta, affaccendata, per dirla con Musil, in "un mormorio frettoloso a mezza voce, piu intento a se che a palesarsi", e felici sintesi metaforiche, come il puzzle la cui composizione da parte di Dennis va di pari passo con il suo tentativo di ricostruzione mnesica del proprio passato, o come la citta desertica e silenziosa in cui egli si muove, proiezione della condizione di isolamento e solitudine irriducibili in cui e affondato. E ci pare, mutatis mutandis, che quella stessa figura aggirantesi per le strade di unanonima periferia inglese alla ricerca di frammenti di se si richiami a quella grandiosa, letteraria, del Raskolnikov di "Delitto e Castigo" che si muove col suo cappotto lacero tra sordide cantine e bui sottoscala di San Pietroburgo inseguendo i propri fantasmi.
Lintento dichiarato di Cronenberg e di McGrath era quello di riuscire a rappresentare, grazie anche alla addolorata interpretazione di Ralph Fiennes, una condizione umana quasi irrappresentabile, dallinterno della stessa, dal fondo delle sue oscure fondamenta, dal punto di vista dei suoi insondabili rebus.
Operazione che puo dirsi in parte riuscita, anche se Cronenberg, inspiegabilmente proprio alla luce di questo intendimento, rinuncia alla pervasiva visionarieta orrorifica dei suoi precedenti film a favore di una forse eccessiva verosimiglianza "clinica" e "manualistica".
| COLLABORAZIONI (Il tema del rapporto tra Cinema e psiche è molto intrigante sia sul versante specifico della rappresentazione si sul versante della interpretazione dell'arte cinematografica. Come readzione anche alla luce della sempre maggiore concentrazione dei media saremmo lieti che questa sezione si sviluppasse in maniera significativa e in questa logica contiamo sulla collaborazione dei lettori da cui ci aspettiamo suggerimenti ma soprattutto collaborazione. Albertina Seta sarà lieta di ricevere e pubblicare i vostri contributi in quest'area.) Scrivi ad Albertina Seta |