I lavori delle Sessioni 3 - Interventi di Masci, Sgrò, Sorrentino- inserimento lavorativo e sociale con particolare riguardo ai problemi delle condizioni di svantaggio

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5 dicembre, 2012 - 17:13

 

Interventi alla sessione di lavoro 5 :"inserimento lavorativo e sociale con particolare riguardo ai problemi delle condizioni di svantaggio"

 

Dott.Masci:

 

Direttore di Agenzia Comunale sulle Tossicodipendenze




Partecipante alla sezione della Consulta sull'inserimento lavorativo

 

Riporta i punti piu' significativi del documento della Consulta a proposito del lavoro svolto da un significativo gruppo (sindacati, cooperative, enti pubblici) finalizzato al reinserimento sociale e lavorativo. Numerosi sono gli obiettivi da raggiungere:

-per quanto concerne le regioni: necessita' di servizi da assegnare ad imprese di reinserimento o ristrutturazione per dimostrare una reale offerta di lavoro a persone svantaggiate

-problema dell'interpretazione dell'articolo 4 d.P.R. 309 : detenuti ed ex detenuti esclusi dalla norativa, nonche' ex tossicodipendenti (la legge parla solo di tossicodipendenti.

-importanza della diversificazione dello svantaggio (durata).

-necessita' di poter ricoprire lo stato di disoccupazione presso i centri per l'impiego.

-necessita' di attivare iniziative regionali e nazionali per reperire finanziamenti finalizzati a costruire una valida campagna inforativa che renda noti i vari strumenti possibili quali tirocinii, borse lavoro.

 

 

 

  • necessità di una valutazione utile dei servizi: si chiede di orientare gli interventi (risorse) nella organizzazione di vere competenze lavorative affinché non siano rivolti al finanziamento di corsi non idonei alla produzione di reddito, caratterizzati da una professionalità, quindi, fine a se stessa.

 

 

 

  • è importante sottolineare la necessità della duplicazione del percorso: da un lato programma terapeutico, dall’altro programma per acquisire competenze lavorative; questi due momenti devono o essere integrati oppure necessariamente separati.

 

 

 

  • un altro problema è quello del mantenimento del posto di lavoro come risulta dal Testo Unico (d.P.R. 390/1990).

 

Se in passato il problema disoccupazione veniva risolto attraverso la famiglia, i parenti e una rete amicale, oggi questo non è più sufficiente; si ribadisce l’importanza della terapia che conduca alla riabilitazione e, successivamente al lavoro. Grazie a questo processo i soggetti svantaggiati possono raggiungere un certo livello di autonomia psico-sociale.

 

 

 

  • è fondamentale insistere sul Fondo Nazionale Disoccupazione.

 

 

 

  • necessità di finanziare i progetti di lavoro interamente

 

 

 

  • necessità di attivare più attori possibili: SERT, comunità, enti locali, etc. e che questi agiscano in coordinamento tra loro.

 

 

 

Intervento M. Sgrò (centro padovano di accoglienza)

 

Sgrò evidenzia alcuni punti "critici" del reinserimento tra cui, per esempio, il fatto che gli immigrati non possono partecipare a programmi terapeutici e di conseguenza di reinserimento, a cause delle varie problematiche attinenti il loro status, a cominciare dai permessi di soggiorno. Un altro aspetto sottolineato concerne la necessità di un servizio di "tutoraggio" durante la fase di reinserimento lavorativo, servizio non riconosciuto dalle convenzioni con le USL.

Ugualmente importante risulta il lavoro di prevenzione, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 17 e i 25 anni.

Sgrò parla anche di un’altra significativa realtà: molti soggetti "tossicomanici"* hanno attualmente un’età di circa 40 anni e nessuna esperienza lavorativa alle spalle; egli infine, rivolge l’attenzione al fatto che sono in continuo aumento i soggetti con problemi psichiatrici (comorbilità psichiatrica) e richiede maggiori interventi all’interno delle carceri italiane.

*termine utilizzato dal Ministro Veronesi nel suo intervento nel giorno di apertura dei lavori.

Intervento di Filipponi, presidente cooperativa di Marrani (FI).

Sessione di lavoro 5

Filipponi partecipa ai lavori con la sua personale esperienza in ambito di reinserimento lavorativo, riportando i dati di un fenomeno in espansione: la cooperazione sociale.

Attualmente in Italia le cooperative sono circa 6000 e il 25% di queste appartiene al gruppo di tipo B (attività produttive per l’inserimento lavorativo, rivolte a handicappati, malati mentali, tossicodipendenti, detenuti ed emarginati adulti), così come previste dalla legge 8 novembre 1991, n. 381.

Filipponi accenna alla recente legge Treu (legge196/ 1997), sottolineandone i limiti che ne rendono difficile un’applicazione reale; in tal senso, per esempio, il fatto che la normativa prevede un massimo di 32 anni di età per usufruire della formazione professionale; il fatto che la legge si rivolge alle aree del sud e solamente ad alcune regioni del nord; inoltre, è riservata ad alcune tipologie di datori di lavoro e prevede lo strumento della borsa lavoro ma, solo per alcune regioni del centro-sud.

Filipponi conclude con una proposta: l’elaborazione e successiva introduzione di un CONTRATTO "TIPO" DI BORSA LAVORO, strumento da disciplinare attraverso un Testo Unico, che lo renda utilizzabile in tutta Italia; deve essere garantito un compenso, l’applicabilità a tutte le imprese e a tutti i tipi di attività, ed, infine, deve essere garantita la partecipazione di tutti gli enti interessati per favorire l’autofinanziamento.

 

 

Intervento L. Sorrentino

Presidente cooperativa sociale di Napoli

 

Sorrentino parla della necessità di individuare un sistema di servizi per il reinserimento, nonché di valutare in modo accurato la professionalità e la competenza di chi chiede di accedere ai vari fondi, evitando, in tal modo, il finanziamento ad attività lavorative del tutto "afinalizzate".

Ad un altro problema volge lo sguardo Sorrentino: si deve prestare attenzione a quelle imprese "profit" che si rivolgono alla cooperazione semplicemente per assumere disabili, dimenticando che l’intervento in cooperativa è di tipo particolare cioè "partecipativo".

Un’ulteriore problematica da non sottovalutare, nell’ambito di quell’atteggiamento, che il Ministro Veronesi ha definito "cronico-recidivante", è la frequenza con cui l’ex tossico utilizza il primo stipendio per tornare alla droga.

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