INTERVISTA A J. PEREZ Università di Milano

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3 dicembre, 2012 - 17:35

 

Durante la meritata pausa pranzo dell'ultimo giorno di congresso, io e Valerio Rosso, specializzando di Genova come me, incontriamo J. Perez; rimaniamo a parlare con lui per quasi un'ora, sono numerosi gli argomenti trattati, così come le nostre domande ed i nostri interrogativi, sempre accolti con disponibilità ed interesse. Riporto simbolicamente solo alcuni passaggi.

Domanda: Cosa ne pensi di questo congresso?

Risposta: E' stato sicuramente interessante, grazie anche alla presenza di relatori di alto livello. Però c'è qualcosa di altrettanto importante, che tende sempre a mancare, in particolare nei congressi italiani, e cioè il dialogo e lo scambio reciproco. Da un lato, ci sono alcune persone che parlano, dall'altro, altre che ascoltano, l'interazione è molto scarsa. Noto una profonda differenza rispetto al panorama estero, in particolare rispetto a quello americano, dove l'atmosfera è decisamente meno "accademica", chiunque può domandare e trovare disponibilità all'ascolto da parte di illustri scienziati, un nome per tutti, il premio nobel Kandel, durante le pause o fermandoli nell'atrio, nel corridoio…E' proprio dal dialogo e dalla disponibilità ad ascoltare e a mettere in discussione le proprie idee che deriva il progresso e si accresce il proprio sapere.

Domanda: Quali le prospettive per la terapia farmacologica?

Risposta: E' importante nel nostro operare di psichiatri e di medici considerare il paziente nella sua individualità per la scelta delle terapie, gli studi pubblicati sono fatti su grandi numeri e per questo spesso l'efficacia di farmaci diversi appare sovrapponibile, non vengono messe in evidenza le differenze individuali delle quali è necessario invece tener conto nelle decisioni terapeutiche per avere buoni risultati; per fare alcuni esempi bisogna pensare alla comorbidità sia psichiatrica che non, alle interazioni con farmaci o sostanze assunte, alla storia personale del paziente nella sua complessità…L'attenzione in questo senso deve essere sempre più affinata.

Sicuramente Perez è riuscito, con la sua disponibilità ed il suo entusiasmo, a farci respirare e comprendere quell'atmosfera di scambio culturale ed interesse scientifico che è "ossigeno" per noi specializzandi

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