TRATTI DI PERSONALITA’ IN FUMATORI E NON FUMATORI

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1 dicembre, 2012 - 16:34

 

RIASSUNTO

 

Per smettere di fumare il supporto gruppale ha sempre una funzione sedativa e consolatoria, un po’ come la sigaretta. La condivisione e l’auto-aiuto sortiscono sempre dei discreti risultati.

A partire da queste considerazioni l’Ulss del Veneto promuove e attua da tempo, mediante l’intervento dei Sert locali, dei corsi per smettere di fumare. Tali corsi seguono il programma dei Five Day Plan che rappresentano uno degli interventi più significativi per la riduzione del rischio di patologia tabagica nella popolazione.

Sulla base della letteratura esistente e a partire dalle considerazioni fatte fin qui, abbiamo voluto indagare, con la presente ricerca, il rapporto tra tratti di personalità dei Fumatori e Ex fumatori, che hanno partecipato ai corsi per smettere di fumare, in relazione ai Non Fumatori provenienti dalla popolazione generale.

Sono stati coinvolte 75 persone suddivise in tre categorie: 25 fumatori (categoria 1) 25 ex fumatori (categoria 2) e 25 non fumatori (categoria 3).

Tali soggetti sono per il 45% femmine e per il 55% maschi e hanno un’età compresa tra i 25 e i 57 anni.

I dati sono stati raccolti somministrando il questionario MMPI-2 ( Minnesota Multiphasic Peronality Inventory-2 di S.R. HATHAWAY e J.C. McKINLEY, 1995) ed elaborati attraverso l’analisi della varianza e del t-student.

Questa ricerca, anche se su un campione non ambizioso, ha già delineato alcuni aspetti significativi. Innanzitutto le persone che riescono più facilmente a smettere di fumare sono persone che riescono a tollerare meglio le frustrazioni come ad esempio la privazione del fumo.

Inoltre per riuscire in tale compito, è importante anche avere buona capacità a internalizzare le risposte emotive. Tale capacità dà la possibilità al fumatore di elaborare l’idea di smettere di fumare con maggiore forza, di prendere consapevolezza dell’importanza del compito e dunque fa si che egli partecipi ai corsi con maggiore impegno.

Dalla nostra ricerca è emerso poi che sempre gli ex fumatori sono più attenti, rispetto ai fumatori, alle funzioni del proprio corpo, vale a dire ai peggioramenti e ai miglioramenti che si verificano.

Infine l’ultimo dato emerso, si riferisce alla scala della depressione, la quale evidenzia che i fumatori trattati (fumatori ed ex) hanno un atteggiamento pessimistico e di insoddisfazione maggiore rispetto alle persone che non hanno mai fumato

Per concludere noi riteniamo che la nostra ricerca sia importante sia da un punto di vista clinico, perché i risultati emersi ci permettono di migliorare l’intervento terapeutico, che da un punto di vista preventivo perché conoscere alcuni aspetti della personalità del dipendente ci potrebbe consentire di intervenire preventivamente in modo più focalizzato.

 

SUMMARY

 

To give up smoking, group support has always a sedative and consolatory function, more or less like the cigarette. The sharing and the auto-help always get fairly good results.

Beginning from these considerations, the Ulss of Veneto, through the intervention of the local Serts, has been promoting and organizing some courses to stop smoking for a long time. These courses follow the program of the Five Day Plan, which rapresents one of the most meaningful interventions for the reduction of the risk of the tabagic pathology in the population.

On the basis of the current literature and beginning from the above considerations, the present research meant to study the relationship between the personality traits of the Smokers and Ex smokers, who attended the courses on one hand, and those of the Non-Smokers from the general population on the other.

For this study, 75 people have been involved and divided into three categories: 25 Smokers (category No.1) 25 Ex-smokers (category No. 2) and 25 Not-smokers (category No. 3). The subjects are all aged between 25 and 57; the 45% of them are female, the remaining 55% male.

The data have been picked up by using the questionnaire MMPI-2 (Minnesota Multiphasic Peronality Inventory-2 of S.R. HATHAWAY and J.C. McKINLEY, 1995) and then elaborated through the analysis of the variance and the t-student.

Even if the research has been carried out on a non-ambitious sample, some meaningful aspects have already been pointed out. First of all, the people who more easily secceed in stopping smoking are those people who better manage to bear frustrations like for instance the deprivation of smoke.

Besides, to succeed in such assignment, it is also important to be able to interiorize the emotional responses. This ability gives the smokers the possibility 1) to elaborate the idea to quit smoking with a greater strength, 2) to become aware of the importance of the assignment, therefore making them attend the courses with great concentration.

The present research has also shown that the Ex-smokers are always more careful to the functions of their body than the Smokers, particularly to the worsening and the improvements which take place.

Finally, the last datum this study has revealed refers to the scale of depression, underlining that the treated Smokers (smokers and ex) have a pessimistic attitude and a greater dissatisfaction in comparison to the people who have never smoked.

To conclude, we deem that our research is very important from both a clinical point of view, as its results allow us to improve the therapeutic intervention, and from a preventive point of view, because knowing some aspects of the personality of the dependent could allow us to intervene preventively in more focused way.

 

PREMESSA

 

Dall’epoca della sua importazione in Europa e in altri continenti, e per molti anni a seguire, il tabacco è stato consumato in tutto il mondo sotto forma di fumo, tanto da alimentare un’industria fiorente ed un mercato in continua espansione.

Nel contesto sociale di tutti i Paesi, compresi quelli a maggiore maturità sanitaria, il tabacco ha rappresentato una "minidroga" tollerata.

Tra le piaghe che affliggono le società industrializzate si considera che i danni maggiori all’integrità psicofisica dell’uomo siano prodotti dalla droga, dall’alcolismo, dall’inquinamento ambientale, dallo stress quotidiano, dagli incidenti della motorizzazione e del lavoro.

Tuttavia nei Paesi industrializzati il fumo di sigaretta rappresenta il più importante fattore di rischio per la salute, ed è la prima causa evitabile di malattie e morte nel nostro Paese. Il suo controllo è il più importante intervento che si possa promuovere per il benessere e la salute dei cittadini. Ogni anno in Italia, infatti, muoiono prematuramente circa 90.000 persone a causa del tabacco. Risulta evidente pertanto la responsabilità del tabagismo sull’incidenza di patologie a prognosi infausta, sui costi sanitari e sul numero dei nuovi fumatori.

Ma da qualche decennio il fumo di tabacco viene processato ed è sotto accusa come fattore primario ed evitabile di rischio per l’induzione di pericolose malattie dell’apparato respiratorio e cardiovascolare. Solo recentemente è stata analizzata più accuratamente la natura della nicotina quale potente agente di assuefazione. I problemi medici derivati dall’uso di sigarette hanno reso necessario che il fumo debba essere seriamente considerato come un disturbo che da dipendenza; è quindi appropriato valutare per primi i rischi che il fumo comporta per la salute. Fin dal primo rapporto Nazionale sul Fumo e Salute (a cura del General Surgeon; U.S. Department of Healt, Education and Welfar, 1964) è stato riconosciuto che il fumo rappresenta un serio problema medico e che, negli ultimi 15 anni, è stato inconfutabilmente legato a molte gravi malattie tra cui cancro, disturbi cardiaci e polmonari, complicanze del diabete e dell’ulcera.

L’opinione pubblica non ne tiene sufficientemente conto e resta indifferente. Anche perché è un fatto di costume: fumare è un modo per "rilassarsi", per vincere la "tensione", superare lo stress ed imporsi "all’attenzione" come immagine nella società, nonché per combattere "l’obesità", ma anche per dominare l’ansia nei momenti difficili.

A differenza di quanto è avvenuto per altre forme di dipendenza considerate, non sempre è stato ampiamente riconosciuto che l’uso "pesante" di tabacco produca un disturbo psicologico significativo, se non il craving e la difficoltà a smettere.

E’ del tutto arbitrario continuare a distinguere la dipendenza in fisica, psicologica e sociale. Nella semplice esperienza quotidiana, non vi è avvenimento che riguardi la sfera emozionale o delle relazioni sociali che non abbia un suo corrispettivo biologico e viceversa. Smettere di usare le droghe, o in questo caso di fumare, è relativamente semplice; il problema è persistere nell’astinenza dal momento che il desiderio di assunzione è il frutto di un intricato e complesso rapporto tra fattori ambientali, elementi psicologici e determinanti di ordine fisico.

Per smettere di fumare il supporto gruppale ha sempre una funzione sedativa e consolatoria, un po’ come la sigaretta. La condivisione e l’auto-aiuto sortiscono sempre dei discreti risultati.

A partire da queste considerazioni l’Ulss del Veneto promuove e attua da tempo, mediante l’intervento dei Sert locali, dei corsi per smettere di fumare. Tali corsi seguono il programma dei Five Day Plan che rappresentano uno degli interventi più significativi per la riduzione del rischio di patologia tabagica nella popolazione.

Il programma ipotizzato per smettere di fumare utilizza l’intervento di gruppo, centrato sulle principali tematiche legate a questo tipo di dipendenza. L’obiettivo, che è uno solo e deve essere condiviso dai partecipanti, è quello di smettere di fumare. Ogni altro obiettivo deve essere bloccato o direzionato all’esterno. Il mettere in comune differenti stili di vita può aiutare, attraverso le esperienze degli altri, a modificare le opinioni e gli atteggiamenti propri, può aiutare a prendere decisioni importanti come smettere di fumare e può aiutare a favorire il mantenimento delle decisioni prese. E’ importante che il membro del gruppo capisca che il beneficio che trarrà è strettamente legato al suo grado di partecipazione alle attività del gruppo. E’ necessario il rispetto per le opinioni, le sensazioni e gli atteggiamenti dei compagni, come pure il desiderio di dare il proprio contributo. Il ruolo del conduttore deve essere ben compreso. All’inizio deve informare i partecipanti sugli scopi dell’incontro, sul lavoro che verrà svolto e sui risultati che ci si attende, e dare le informazioni essenziali. La premessa indispensabile è una chiara motivazione a svolgere queste attività.

Sulla base della letteratura esistente e a partire dalle considerazioni fatte fin qui, abbiamo voluto indagare alcuni aspetti relativi alle caratteristiche psicologiche dei fumatori effettuando una ricerca che qui di seguito presentiamo.

 

OBIETTIVO

 

Con il presente lavoro si è cercato di individuare il rapporto tra i tratti di personalità dei Fumatori ed Ex-Fumatori, che hanno partecipato ai corsi per smettere di fumare, in relazione ai Non Fumatori.

La presente ricerca ha carattere puramente esplorativo.

 

SOGGETTI

 

Nella presente ricerca abbiamo coinvolto 75 persone suddivise in tre categoria: 25 fumatori (categoria 1) 25 ex fumatori (categoria 2) e 25 non fumatori (categoria 3). Abbiamo volutamente trascurato una quarta categoria quella dei fumatori che non hanno mai partecipato ai corsi, in quanto in questa prima fase preliminare il nostro interesse è quello di analizzare eventuali differenze tra i fumatori corsisti in relazione alla popolazione normale.

I soggetti che hanno partecipato a questa ricerca sono per il 45% femmine e per il 55% maschi e hanno un età compresa tra i 25 e i 57 anni. Il 45% è diplomato, il 26% laureato, il 24% ha diploma di scuola media inferiore e circa il 5% ha licenza elementare.

 

PROCEDURA

 

Abbiamo contattato telefonicamente i soggetti che hanno partecipato negli ultimi 3 anni ai corsi per smettere di fumare della ULSS 13 - Sert di Dolo, svoltisi nelle località di Dolo, Mirano, Camponogara e Martellago. Di tali soggetti abbiamo chiesto la partecipazione alla nostra ricerca a coloro che hanno risposto al follow-up dopo un anno dall’inizio del corso.

Sono stati coinvolti inoltre soggetti non fumatori provenienti dalla popolazione in generale. A tutti è stato chiesto di rispondere al test MMPI 2, che hanno ricevuto a casa per posta.

I dati sono stati raccolti nel maggio del 1999 presso la stessa Ulss. A tali soggetti abbiamo somministrato il questionario MMPI-2 ( Minnesota Multiphasic Personality Inventory — 2 di S.R. HATHAWAY e J.C. McKINLEY, 1995)

 

STRUMENTO

 

Il Test MMPI-2,è uno strumento ad ampio spettro costruito per valutare le più importanti caratteristiche strutturali della personalità e dei disturbi emozionali. E’ costituito complessivamente da 567 item.

I primi 370 item costituiscono le 10 scale cliniche, i cui punteggi sono utili per prospettare alcune linee interpretative sulla personalità e sullo stato emozionale del testando. Tali scale misurano tratti quali l’ipocondria, la depressione, l’isteria, la deviazione psicotica, la mascolinità e femminilità, la paranoia, la psicoastenia, la schizofrenia, l’ipomania e l’introversione sociale.

Oltre alle principali scale cliniche troviamo anche delle scale supplementari e delle scale di controllo, i cui punteggi sono utili per valutare la validità alle risposte del test.

 

RISULTATI

 

Qui di seguito, parallelamente allo scopo della nostra indagine, presentiamo i risultati relativi a:

- tratti di personalità dei fumatori

- tratti di personalità degli ex-fumatori

- tratti di personalità dei non-fumatori

 

Tra le analisi effettuate abbiamo confrontato l’indice FTI (Frustration Tolerance Index) che misura la tolleranza alla frustrazione tra i tre gruppi, ed emerge che tale indice è pari a:

 

.79 per la categoria fumatori

.87 per gli ex fumatori

1 per i soggetti che non hanno mai fumato

 

Quindi se consideriamo che un’alta tolleranza alle frustrazioni corrisponde a valori maggiori di 1 possiamo vedere che i non fumatori tollerano meglio di tutti la frustrazione e quelli che hanno smesso di fumare mostrano essere più tolleranti di coloro che fumano.

Questo dato ci permette di confermare che chi ha smesso di fumare ci è riuscito anche grazie ad una maggiore capacità di tolleranza alla frustrazione, vale a dire sopportano con maggiore capacità la privazione del fumo rispetto a quelli che hanno dimostrato di non farcela.

 

Un altro indice che abbiamo confrontato è IR (Internalization Ratio) che misura la capacità che un soggetto ha di internalizzare le risposte emotive. I dati ottenuti sono:

 

  1. 1.06 per i fumatori
    1. per gli ex fumatori
  1. per i non fumatori

 

Anche in questo caso c’è una buona tendenza ad internalizzare quando l’indice IR è maggiore di 1. Pertanto osservando i dati sopra esposti possiamo vedere che sono gli ex fumatori ad ottenere il punteggio maggiore anche se con uno scarto appena significativo. Ciò potrebbe significare che questi soggetti avendo una maggiore tendenza ad una elaborazione emotiva sono in grado di prendere in considerazione più seriamente l’idea di smettere di fumare e quindi di partecipare ai corsi.

 

A questo punto abbiamo confrontato le risposte dei tre gruppi per quanto riguarda le scale del l’MMPI 2, utilizzando l’analisi della varianza e del t-student, e da tale confronto emergono soprattutto due dati significativi ed interessanti che si riferiscono alle scale D (depressione) e HS (ipocondria).

 

 

TAB. 1 Valori medi e risultati dell'analisi della varianza

Subtest

Categorie

media

d.s.

F

g.l.

P

post hoc

D

1

53.72

13.91

5.30

2;72

.007

1 vs 3

2 vs 3

2

57.00

12.06

3

46.64

7.55

V. dip.= Scala D (depressione) V. ind.=categorie

Gruppo: 1=fumatori; 2= ex fumatori; 3= non fumatori;

 

Dall’analisi della varianza possiamo constatare come i soggetti fumatori ed ex fumatori ottengono punteggi più elevati nella scala che misura tratti depressivi rispetto alle persone non fumatrici.

 

 

La scala D, depressione, viene indagata con item tipo "Mi manca proprio la fiducia in me stesso". Per quanto riguarda i soggetti del nostro campione si evidenzia che i fumatori e gli ex fumatori sono più malinconici e insoddisfatti, ma soprattutto hanno un atteggiamento pessimistico e di rinuncia maggiore rispetto alle persone che non hanno mai fumato, le quali invece ottengono un punteggio che le descrive come persone che si sentono più a proprio agio con se stesse, più stabili ed equilibrate.

Se consideriamo che questa scala fra le 10 è sicuramente quella più sensibile ai mutamenti rispetto a situazioni contingenti e ci dà pertanto un quadro di una situazione psichica attuale, il dato emerso diventa importante da un punto di vista prognostico perché i corsisti sembrano essere soggetti più a rischio di ricaduta. Quindi queste considerazioni ci devono far riflettere per creare interventi supportivi di vario tipo nel futuro.

 

Risultati analoghi si ottengono anche per la scala HS, che indaga eventuali sintomi e disturbi specifici o preoccupazioni generali per il corpo o verso se stessi. Item tipo sono "Ho disturbi di stomaco diverse volte alla settimana".

 

TAB. 2 Valori medi e risultati dell'analisi della varianza

Subtest

Categorie

Media

d.s.

F

g.l.

p

post hoc

HS

1

56.28

11.24

6.94

2;72

.001

1 vs 3

2 vs 3

2

61.48

12.91

3

50.00

7.98

V. dip.= Scala HS (ipocondria) V. ind.=categorie

Gruppo: 1=fumatori; 2= ex fumatori; 3= non fumatori;

 

Gli indici ottenuti mediante l’analisi della varianza ci permettono di constatare che ancora una volta i soggetti fumatori ed ex fumatori hanno tratti ipocondriaci più marcati rispetto ai non fumatori

 

Anche in questo caso i soggetti del primo e secondo gruppo dimostrano di essere molto più preoccupati per la propria salute, per la dieta e per le funzioni corporee rispetto al terzo gruppo. Quest’ultimo invece è emotivamente più equilibrato. Diversamente da quello che si potrebbe pensare questo dato è un elemento prognostico positivo poiché essere sensibili ai cambiamenti corporei significa anche prestare maggiore attenzione ai miglioramenti che ci sono smettendo di fumare. Quindi questo dà la possibilità di rinforzare la motivazione del compito intrapreso.

Come già detto all’inizio, questa è una ricerca preliminare che ci ha permesso di individuare elementi interessanti e significativi da approfondire in futuro.

 

CONCLUSIONI

 

Possiamo dire che questa ricerca, anche se su un campione non ambizioso, ha già delineato alcuni aspetti. Innanzitutto, come già emerso con l’indice FTI, le persone che riescono più facilmente a smettere di fumare sono persone che riescono a tollerare meglio le frustrazioni come ad esempio la privazione del fumo.

Inoltre per riuscire in tale compito, è importante anche avere buona capacità a internalizzare le risposte emotive (indice IR). Tale capacità dà la possibilità al fumatore di elaborare l’idea di smettere di fumare con maggiore forza, di prendere consapevolezza dell’importanza del compito e dunque fa si che egli partecipi ai corsi con maggiore impegno.

Dalla nostra ricerca è emerso poi che sempre gli ex fumatori sono più attenti, rispetto ai fumatori, alle funzioni del proprio corpo, vale a dire ai peggioramenti e ai miglioramenti che si verificano. Ciò significa che innanzitutto si rendono conto con maggiore facilità dei danni al proprio corpo indotti dal fumo, quali ad esempio le difficoltà di fare semplici cose come correre e salire le scale. Spesso sono questi vissuti che permettono agli ex fumatori di prendere consapevolezza che si è giunti ad un bivio e si deve intervenire. Ed è sempre per questa grande capacità nel fare molta attenzione al proprio corpo che li spinge a perseverare quando si rendono conto che dopo solo alcune settimane sono già visibili i primi progressi. Risultato positivo di tale consapevolezza è il rinforzo della motivazione.

Infine l’ultimo dato emerso dalla presente ricerca, si riferisce alla scala della depressione, la quale evidenzia che i fumatori trattati (fumatori ed ex) hanno un atteggiamento pessimistico e di insoddisfazione maggiore rispetto alle persone che non hanno mai fumato. Noi riteniamo che questo dato sia importante come elemento prognostico sfavorevole proprio perché tali soggetti sembrano essere più a rischio di ricaduta. Ed è per questo che crediamo debbano essere più che giustificati interventi supportivi di vario tipo nel futuro al fine di aiutare la categoria degli ex fumatori a evitare di ricadere nelle abitudini precedenti. Infatti noi pensiamo che solo aiutandoli a non fumare li possiamo mettere al riparo dai pericoli e dai danni incombenti che tale dipendenza riserva.

Come interventi, al di là di situazioni già standardizzate come per esempio gruppi per ex fumatori, abbiamo ipotizzato una linea verde, sempre disponibile per qualsiasi consiglio, per vincere il desiderio di fumare, ecc. e di costituire un gruppo permanente, in questo caso aperto, che dia maggior supporto in caso di ricadute e con un’ulteriore obbiettivo di ridurre il numero dei fumatori nella popolazione generale. Crediamo inoltre sia utile creare alleanze con altre agenzie presenti nel territorio per incrementare le adesioni ai corsi.

Per concludere noi riteniamo che la nostra ricerca sia importante sia da un punto di vista clinico, perché i risultati emersi ci permettono di migliorare l’intervento terapeutico, che da un punto di vista preventivo perché conoscere alcuni aspetti della personalità del dipendente ci potrebbe consentire di intervenire preventivamente in modo più focalizzato.

 

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