Il Corvo Regia di H.G. Clouzot (1943)

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3 ottobre, 2012 - 17:50

LA TRAMA

locandina del CORVO

La vita tranquilla di Saint Robin, piccola cittadina di provincia, è turbata dall'arrivo di una serie di lettere anonime volgari e crudeli, firmate "il corvo", che non risparmiano nessuno. In particolare viene preso di mira il dottor Germain, persona schiva e solitaria, giunta in città da pochi anni. E' accusato di praticare aborti, di svolgere la professione abusivamente e di avere una relazione adulterina con Laura, la giovane moglie del professor Vorzet, decano medico e direttore del reparto psichiatrico dell'Ospedale cittadino ( esempio precoce della psichiatria di trenta anni dopo?).

In breve tempo la vita di Germain diventa impossibile (si pensa anche di sostituirlo in Ospedale), ed egli, in un momento di debolezza, cede alle seduzioni di Denise, la sorella del padrone di casa, donna bella e provocante, ma che nasconde a tutti il segreto di una accidentale zoppia.

Intanto un gran numero di lettere firmate dal corvo colpiscono la cittadinanza, perfino il sindaco ed il sottoprefetto, creando un clima di sospetto e di odio crescente. La psicosi ( paranoide) dilaga.

Poi, improvviso, il dramma: una lettera rivela ad un degente dell'Ospedale che è malato di cancro e il giovane, disperato, si uccide con un rasoio. Marie, infermiera e cognata di Vorzet, ritenuta colpevole da una folla violenta ed inferocita, viene salvata dal linciaggio dalla polizia e rinchiusa in carcere, in attesa del processo. Ma il corvo continua a scrivere ( ottocentocinquanta lettere in due mesi), lucide accuse che colpiscono con precisione geometrica.

Il dottor Germain, dopo essere stato costretto a svelare il dramma della morte della propria moglie e del figlioletto e del conseguente suo allontanarsi da Parigi, si impegna personalmente nelle indagini, aiutato da Vorzet. Sottopongono ad un test grafologico un gruppo di sospetti, comprendente anche Laura e Denise, ma non riescono ad arrivare a nessuna conclusione: "potrebbe essere chiunque", spiega Vorzet, esponendo la sua teoria sulla relatività del bene e del male, mentre dondola una lampada accesa e rivela al collega Germain la sua tossicodipendenza da morfina.

Ma il colpevole, alla fine, sarà scoperto. E' proprio lo psichiatra Vorzet che, in un finale convulso e ricco di colpi di scena, voleva far rinchiudere la moglie Laura in manicomio, accusandola di essere l'autrice delle lettere. Verrà trovato morto nel suo studio, ucciso dalla stessa arma ( un rasoio) con cui il giovane malato si era tolto la vita, mentre una donna in lutto ( la madre del suicida) si allontana.

 

LA NOSTRA LETTURA

Il film, che si ispira ad un fatto vero, alla sua uscita scatenò un'ondata di polemiche nella Francia occupata dai nazisti, sia perché sottolineava l'aspetto tristemente famoso della delazione nella piccola borghesia dell'epoca ( tratteggiandone così un impietoso ritratto), sia perché toccava la suscettibilità dei francesi, in quanto la produzione era anche tedesca. Dopo la liberazione fu vietato per due anni e il regista e lo sceneggiatore sospesi dall'attività per sei mesi.

Questa pellicola mostra uno "squarcio di vita" sulla realtà della provincia e costruisce un'atmosfera ambigua ed inquietante, dove l'oggetto perturbante, unheimlich, " tutto ciò che avrebbe dovuto rimanere segreto, nascosto, e che invece è affiorato"( R.Rossi) svela la parte malata di un tessuto sociale apparentemente normale. Ci viene rappresentata infatti una società dove domina, dal punto di vista psicologico, l'ideazione paranoide, il sospetto, quel meccanismo proiettivo che attribuisce agli altri difetti, mancanze ed insufficienze proprie, per cui si ricrea, all'interno di una piccola comunità, ciò che sta accadendo nel mondo: la guerra non si vede, ma c'è!

In questo contesto non appare così strano che colui che funge da detonatore ed innesca una terribile reazione a catena sia lo psichiatra: da garante dell'ordine e della sicurezza sociale diventa elemento destabilizzante e distruttivo. Questo percorso ben rappresenta l'angoscia di una società di fronte alla perdita della sicurezza rasserenante di possedere "normalità" e "salute" psichica, crollata probabilmente anche a causa della diffusione delle scoperte della psicoanalisi.

Ma è anche una vicenda che sottolinea e che permette di intuire alcuni rischi connessi alla scelta professionale psichiatrica: l'isolamento, l'entità dell'influenza e del potere connessi al ruolo, la particolare libertà d'azione possono condurre a particolari situazioni di onnipotenza megalomanica, dove l'assenza di limiti e di confini ( ci viene in mente Kurtz, l'uomo-dio di J. Conrad) conduce facilmente alla catastrofe. Particolarmente originale in questo senso è la rappresentazione di questo psichiatra "matto" che riesce, anche in piena catastrofe, ad illustrare lucidamente quasi tutte le più aggiornate ipotesi diagnostico-differenziali ( "…notevole depressione nervosa, morbose frustrazioni di carattere sessuale, ipocondria, contagio familiare…") che lo riguardano, adombrando una situazione di quelle che al giorno d'oggi definiremmo di complessa "comorbilità". Per certi aspetti, inoltre, anche se il film non poteva essere esauriente a questo proposito, si potrebbe parlare di una sindrome tipo " burn-out" data l'entità presumibile di fattori stressanti in gioco legati al ruolo professionale.

Un'ultima considerazione ci pare riguardare ancora il ruolo medico più in generale: la catastrofe corrisponde al venir meno del primo e più essenziale comandamento dell'arte sanitaria: " Primum non nocère".

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