Lezione 2: Tra Bernheim e Charcot

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Risale a questo periodo un altro incontro fondamentale per Freud, quello avvenuto con Hippolyte Bernheim, autore di un libro che si intitola “De la suggestion et de ses applicatons à la thérapeutique”. Freud scrisse la prefazione alla traduzione tedesca. Qui egli inizia a porsi con una certa centralità il problema dell’attività inconscia e quello, immediatamente connesso, del passaggio di elementi inconsci al conscio.

Bernheim, che era soprattutto un ipnotista, esercitava suggestioni post-ipnotiche, con cui tentava di dimostrare la presenza del profondo. Diceva, cioè ad una persona: “Tu alle ore 16 muoverai questo libro da là a qua”. Questo si verificava, ma naturalmente il soggetto in questione ne ignorava il motivo. Era stato imposto un comando in trance ipnotica e, quando si chiedeva al soggetto il motivo dell’azione compiuta, egli dava risposte quali “lì era più sicuro, più sottomano”. É qui evidente il modo con cui l’inconscio agisce sul cosciente: l’azione avviene, ma il motivo per cui viene compiuta non è presente alla coscienza e alla organizzazione cosciente della memoria. Si noti, poi, che la motivazione non è accettata come fatto inconscio ma viene sostituita da forme errate di consapevolezza. L’ipotesi che qui emerge è che “l’Io non è padrone in casa propria: io credo di fare qualcosa per un motivo ed invece lo faccio per un altro”.


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In questo libro viene anche sollevata un’altra questione, che divide attualmente in due opposte fazioni i sostenitori dell’ipnotismo: gli uni, di cui appare qui portavoce Bernheim, affermano che vi è un’unica fonte per tutti i fenomeni ipnotici, cioè la presenza di una suggestione, di una rappresentazione cosciente, immessa nel cervello dell’ipnotizzato attraverso un influsso esteriore e da lui accolta come se fosse in lui sorta spontaneamente; secondo questa interpretazione, tutti i fenomeni ipnotici sarebbero quindi manifestazioni psichiche, effetti di suggestione.

(Suggestione è suggerimento)

Gli altri sostengono invece che a base del meccanismo di almeno alcuni fenomeni ipnotici stiano alterazioni fisiologiche, cioè spostamenti dell’eccitabilità nel sistema nervoso, senza alcuna partecipazione degli elementi operanti in modo cosciente, parlano quindi di fenomeni fisici o fisiologici dell’ipnosi.

Qui è chiaro che Freud sposa la tesi di Bernheim sostenendo la possibilità di “metter dentro” dei nuclei ideatori. Non è ancora sviluppata l’idea del nucleo inconscio pre-esistente, tuttavia si viene a stabilire l’ipotesi che questo nucleo di idee inserito “dentro” la mente, o meglio “sotto” di essa, agisca sul comportamento. Ecco un elemento distintivo della teoria di Freud: per altri le idee non c’entrano, si tratta di un passaggio diretto da una parte all’altra dell’eccitabilità nervosa senza intervento del pensiero.

Oggetto della disputa è principalmente il grand hypnotisme, cioè l’insieme dei fenomeni descritti da Charcot negli isterici ipnotizzati: a differenza degli ipnotizzati normali, nelle persone isteriche si manifesterebbero tre fasi dell’ipnosi, ognuna delle quali contrassegnata da particolari caratteristiche fisiche molto cospicue (come la colossale ipereccitabilità neuromuscolare, la contrattura sonnambulare, ecc.). È facile rendersi conto quale importanza rivestano, relativamente a questo ambito dei fatti, le suddette diverse concezioni. Se i sostenitori della teoria della suggestione hanno ragione, tutte le osservazioni compiute alla Salpêtrière perdono di valore, anzi si trasformano in errori di osservazione.

È a questo punto che Charcot viene abbandonato poiché, essendo un neurologo, resta limitato all’ipotesi del puro trasferimento di un eccitamento nervoso; Freud invece, facendo tesoro dell’esperienza di Bernheim, intuisce l’esistenza di un mondo “sotto” e un mondo “sopra”: se i due comunicano si verifica in qualche modo un’influenza del mondo “sotto” su quello “sopra”.

L’ipnosi degli isterici non avrebbe alcun carattere specifico, e anzi ogni medico sarebbe libero d’indurre nei suoi ipnotizzati la sintomatologia che desidera; lo studio del “grande ipnotismo” non ci insegnerebbe quali alterazioni si provocano con determinati interventi nel sistema nervoso degli isterici, ma soltanto quali intenzioni ha suggerito Charcot ai soggetti dei suoi esperimenti, in modo a lui stesso consapevole, e ciò del tutto indifferente ai fini della nostra comprensione sia dell’ipnosi sia dell’isteria.

Intenzioni, dice Freud, cioè comandi: muoviti, non muoverti; sei paralizzato, ora ti muovi.

Il sistema nervoso centrale agisce attraverso questo comando trasmettendolo attraverso vie nervose. Diversa è la narrativa, il racconto sotteso. Se il desiderio di dare uno schiaffo si traduce in una paralisi alla mano, è tutta una narrativa interna quella che fa emergere elementi sottostanti. Come, a teatro, se una persona al primo atto pianta un chiodo nel muro, ci si aspetta che nel secondo atto qualcuno ci si impicchi. Esiste una logica interna che determina una sorta di prevedibilità, un’alta specificità, e che riguarda la storia, gli accadimenti di quella persona.

È facile vedere le ulteriori implicazioni di questa concezione e come le sia possibile promettere un’adeguata comprensione della sintomatologia isterica in generale. Se la suggestione del medico ha falsato i fenomeni dell’ipnosi isterica, è anche assai probabile che essa sia intervenuta nell’osservazione della restante sintomatologia isterica, e che abbia stabilito le leggi per gli attacchi isterici, le paralisi e le contratture, connesse con la nevrosi solo attraverso la suggestione, e che quindi perdono la loro validità appena l’isterico è osservato da un altro medico e in un altro luogo.

Questa illazione è la più logica, e in effetti e stata tratta. Hückel esprime la convinzione che il primo transfert (trasferimento della sensibilità di una parte del corpo sulla parte opposta corrispondente) di una isterica sia stato suggerito da una particolare occasione storica, e che in seguito i medici continuino a produrre nuovamente questo presunto sintomo fisiologico mediante la suggestione

É questa la prima volta che compare il termine di storico negli scritti di Freud. “Storico” significa narrazione; ciò, in passato, non era assente, ma riguardava la magia, la demonologia, mai la medicina come era intesa nel XIX secolo.

Il problema è quello dunque di formulare una legge cui sottostanno gli avvenimenti della vita interiore. Tutti i romanzieri dell’800 dicevano: “ora che ha ritrovato il suo amore vivrà”; e la Traviata canta “se tornando non m’hai salvato, a niuno al mondo salvarmi è dato”. Forse, a quel tempo, queste frasi potevano apparire poco sensate, quasi ridicole; tuttavia oggi ci appaiono molto meno facete: sappiamo che davvero, quando torna l’amor suo, è anche più facile che una persona guarisca, si tratti pure di un tumore.

Non si può dire che la letteratura non conoscesse i meccanismi di difesa, ad esempio la negazione. Già in Dante, quando all’inferno egli incontra uno a testa in giù e con le gambe in su, per lui è Bonifacio VIII: “Se’ tu già costì ritto, / se’ tu già costì ritto, Bonifazio? / Di parecchi anni mi mentì lo scritto”. Evidentemente il desiderio produce l’alterazione della percezione.

Sono convinto che questa concezione sarà sviluppata con gioia da coloro che tendono - ed è la tendenza ancora oggi dominante in Germania - a negare l’esistenza di leggi nel campo dei fenomeni isterici. Avremmo così un esempio clamoroso di come la trascuranza del momento psichico della suggestione avrebbe indotto anche un grande osservatore a creare artificiosamente e falsamente un tipo clinico della docile arbitrarietà di una nevrosi

Il concetto del Transfert dell’eccitamento, in Germania, non può ancora trovare spazio. Immaginiamo che Wernicke fosse assai dubbioso di fronte all’idea che la storia affettiva o l’amore di una persona siano in grado di scatenare un sintomo. In Francia invece si aprono nuove prospettive, non tanto attraverso Charcot, ma piuttosto attraverso Bernheim che è un ipnotista, un narratore, una persona più versatile.

Invece non è difficile dimostrare pezzo per pezzo l’obiettività della sintomatologia isterica. La critica di Bernheim può essere pienamente giustificata rispetto a ricerche come quelle di Binet e Féré, e comunque la sua importanza risulterà dal fatto che in tutte le ricerche future sull’isteria e sull’ipnotismo bisognerà tener maggiormente presente l’esclusione dell’elemento suggestivo.

Si avanza qui un’ulteriore ipotesi: la suggestione non appare più convincente, piuttosto deve essere qualcos’altro che già si trova dentro la persona.

Ma i punti principali della sintomatologia isterica sono esenti dal sospetto di derivare dalla suggestione del medico. I resoconti dei tempi passati e di paesi stranieri raccolti da Charcot e dai suoi scolari non lasciano adito a dubbi sul fatto che le caratteristiche degli attacchi isterici, le zone isterogene, le anestesie, le paralisi, le contratture si sono manifestate dovunque e in tutti i tempi così come si manifestavano alla Salpêtrière nell’epoca in cui Charcot conduceva le sue fondamentali ricerche sulla grande nevrosi. E proprio il transfert, che sembra prestarsi particolarmente alla dimostrazione dell’origine suggestiva dei sintomi isterici, è senza dubbio alcuno un processo genuino. Esso si può osservare in casi d’isteria non influenzati: ivi spesso si ha occasione di vedere malati in cui un’emianastesia, peraltro tipica, non è presente in un organo o in un’estremità che è rimasta sensibile nella parte del corpo divenuta insensibile, anestetizzandosi invece nella parte opposta

Come Freud osserva, in questi casi salta tutta l’anatomia del sistema nervoso centrale, cosa che infatti sembra verificarsi negli isterici

Il transfert è anche un fenomeno fisiologicamente comprensibile, e come hanno dimostrato le ricerche condotte in Germania e in Francia, non è che l’esasperazione di un rapporto normalmente presente tra parti simmetriche del corpo; e quindi si può produrre in modo rudimentale anche nelle persone sane. [O.S.F., vol. 1, da pag. 71 a pag. 73]

É emerso, in questi passaggi, un concetto importante: nell’isteria non è sufficiente Charcot, come dire un comando, sotto ipnosi, che trasferisce un eccitamento neurofisiologico da una parte all’altra. Deve invece esistere qualcosa dotato di un alto grado di specificità, una narrativa interna che ci spiega molte cose.

Si nota come negli studi sull’isteria non vi è alcuna menzione al sesso, quasi per nessuna delle donne trattate. Ma occorre osservare che il nome di queste donne inizia con “Von”. Di certo si può parlare di sesso con quella che si chiama Caterina perché è una serva, e nel suo caso si può portare alla luce tutta la storia sessuale, incestuosa. É possibile raccontarla proprio in virtù del fatto che la donna appartiene al ceto più basso.

Solo lentamente, poco per volta, Freud arriva a fare la più grande rivoluzione culturale del secolo scorso che non ha solo risvolti scientifici ma anche sociali e culturali generali.

Parlando di Elisabeth Von R, di cui non menziona la vita sessuale, Freud tuttavia sostiene che anche in lei esiste un qualche motivo per cui appare tanto turbata dal recarsi presso il padre. Cogliamo ai suoi inizi una grande rivoluzione culturale.

 


 

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