02. Il soggetto come resto-eccedente

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La problematica del soggetto in Lacan può essere riassunta in due termini chiave: quello di resto e quello di eccedenza. Il soggetto lacaniano è al tempo stesso residuo ed eccedenza, è un resto-eccedente. Possiamo intendere questo suo doppio statuto in modi diversi. Per darne una chiave di lettura provvisoria potremmo indicare come il soggetto lacaniano appaia, nello stesso tempo, come effetto di un’azione di taglio, effetto della "cesoiata del linguaggio" ("coup de cisaille") e come residuo inassimilabile al significante che pure lo ha determinato. Il potere del significante, come insegna Foucault, produce, infatti, anche ciò che gli resiste. La resistenza è sempre una piega interna al potere. In questo senso anche il soggetto lacaniano appare come fabbricato dal significante e, dall’altra parte, sempre irriducibile all’azione universale del significante. Il soggetto ritagliato e fabbricato dal significante, è anche il resto inassimilabile, dunque intrinsecamente eccedente, di questa stessa operazione. Il soggetto sarebbe allora quel resto-eccedente che l’azione della struttura implica nel suo stesso funzionamento, ma che risulta, come tale, inassimilabile alla struttura che lo genera.
Per Lacan il soggetto è assoggettato al significante ("assoggetto"), ma il significante non lo può mai fissare ad un significato, o, se si preferisce, non può, in nessun modo, fissare in modo definitivo il suo destino. Come per Foucault, anche per Lacan, la nozione di potere implica necessariamente quella di resistenza. Il soggetto che è fabbricato dal potere letale del significante è anche sempre irriducibile all’azione di questo potere. Incarna un punto di resistenza residuale e una eccedenza rispetto al potere rappresentativo del significante.

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