04. Soggettivazione e contingenza

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Fissiamo una tesi elementare di ciò che chiamo il neoesistenzialismo di Lacan. Ho affermato che il "cammino della soggettivazione" implica innanzitutto la sconnessione del soggetto da ogni rappresentazione stadiale del soggetto. Il cammino della soggettivazione è piuttosto un cammino animato dalla contingenza e non dalla necessità. L’esperienza della soggettivazione è un’esperienza contingente e non necessaria. Il soggetto non è una sostanza, non consiste, ma è solo un evento possibile, contingente appunto, un effetto…. Non c’è un Soggetto-sostanza (metafisica o psicologica), né Soggetto-effetto (trascendentalismo strutturalista), ma, dove accade che vi sia, c’è, si dà solo effetto-Soggetto. La soggettivazione è allora una possibilità del soggetto e non una sua determinazione ontologica. Per questa ragione Lacan punta, nel tempo più maturo della sua produzione (quello che si dispiega nel decennio Sessanta-Settanta), a ripensare il soggetto freudiano dell’inconscio proprio a partire dall’incidenza della categoria della contingenza e della possibilità. Questo comporta una vera e propria torsione critica dell’inconscio freudiano il cui funzionamento rispondeva piuttosto (come avevano già notato giustamente Politzer e Sartre ai quali implicitamente Lacan si rivolge) ad un determinismo inesorabile. Ripensare l’inconscio dalla prospettiva della contingenza e della possibilità significa, infatti, svuotare l’inconscio di ogni contenuto ontologico per valorizzarne la dimensione etica; significa amplificare la sua azione di resistenza eccedente anziché la sua dipendenza dalla combinatoria significante. In questo senso il soggetto dell’inconscio non è tanto il luogo dove si manifesta l’assoggettamento del soggetto alle trame sovraindividuali dell’azione del simbolico, ma è soprattutto ciò che non consente che questo assoggettamento giunga a sopprimere la possibilità di resistenza del soggetto stesso. In questo senso, vale per il soggetto dell’inconscio, quello che valeva per l’esistenza secondo Sartre: la sua essenza non precede (come in fondo pensava ancora Freud) la sua esistenza, ma, al contrario, è la sua esistenza che precede la sua essenza. Questo significa che l’inconscio non è qualcosa da raggiungere retrocedendo nella memoria, nel passato, all’indietro. Non è un luogo che l’io deve poter colonizzare. L’inconscio lacaniano diventa piuttosto una possibilità inedita o, per usare una formula classica, pre-strutturalista, che può effettivamente prestarsi ad equivoci, la possibilità, come si esprime Lacan in Funzione e campo, di "realizzazione del soggetto". Che cosa significa "realizzazione del soggetto" se abbiamo indicato che non si dà soggetto consistente, né Soggetto-sostanza, né Soggetto-effetto, ma solo processi possibili di soggettivazione, solo possibili effetti-soggetto?
Dobbiamo pensare che questa realizzazione non cancelli mai l’inconscio come non-ancora-realizzato ma che, al tempo stesso, non escluda una possibilità effettiva di una soddisfazione.

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