05. Soggettivazione o desoggettivazione

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Dobbiamo provare a distinguere soggettivazione, desoggettivazione e assoggettamento. L’assoggettamento è la dipendenza del soggetto dalle leggi dell’Altro. E’ una dimensione strutturale: il soggetto è assoggetto. Tutta la teoria dell’alienazione significante di Lacan accentua questa dimensione primaria dell’assoggettamnento. Inizialmente invece la sua prospettiva è dialettica; esistono pratiche di soggettivazione (tra le quali Lacan situa la psicoanalisi) ed esistono pratiche desoggettivanti. Lacan non pensa da subito la soggettivazione in una relazione topologica con le procedure di assoggettamento, ma ricorre ancora ad una nozione dialettica di soggetto. Dunque pensa alla realizzazione del soggetto come ad una disalienzione, pensa soggettivazione e desoggettivazione in un’alternativa secca. Lacan fornisce vari esempi di cosa sia un soggetto senza soggettivazione. Si riprendano gli esempi classici dello scientismo e della follia in Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi. La clinica della psicoanalisi è una clinica che si occupa delle possibilità della soggettivazione o dei suoi fallimenti, ovvero di soggetti incapaci di soggettivazione. Per esempio si occupa di mettere in forma assetti discorsivi nei quali — come avviene nel discorso dell’Università — lo spazio dell’enunciazione singolare viene soppresso poiché il sapere funziona come un puro dispositivo burocratico-amministrativo, sganciato da ogni preoccupazione autentica relativa alla ricerca della verità. Vediamo anche emergere delle diverse forme cliniche di desoggettivazione: adesione massiva ai sembianti sociali (come nel caso delle psicosi sociali), conformismo, incollamento debile del soggetto a significanti cristalizzati (come avviene nell’olofrase psicosomatica), annullamento dell’enunciazione singolare della verità nell’omogenietà anonima di un sapere riciclato (come avviene nel discorso dell’Università), assimilazione passiva alla realtà. Nelle psicosi la desoggettivazione diventa una forma radicale di assoggettamento (il soggetto è in balia della pulsione dell’Altro). Nelle nevrosi la desoggettivazione riflette invece l’eccessivo incollamento del soggetto alla domanda dell’Altro. Per il Lacan degli anni Cinquanta la nevrosi è una clinica della non assunzione del desiderio, della delega del proprio desiderio, del desiderio che non si soggettiva e che dunque resta anonimo, sospeso al carattere incondizionato della domanda d’amore e non accede al carattere di condizione assoluta del desiderio. Impotenza e utopia sono figure della delega nevrotica del desiderio alla domanda dell’Altro.
In tutti questi capitoli della sua riflessione Lacan isola dunque precise modalità di desoggettivazione del soggetto. Interroga come e cosa accade quando il soggetto smarrisce il suo punto di enunciazione singolare, quando, in altri termini, la dimensione irriducibilmente singolare dell’enunciazione viene annullata, fagocitata, assorbita dall’azione universale del significante. In generale gli effetti di desoggettivazione sono effetti che definiscono un soggetto privato del potere singolare della parola. In un primo tempo del suo insegnamento Lacan, come avevo accennato, non pensa la soggettivazione come inanellata topologicamente ai processi di assoggettamento, ma come un’alternativa dialettica alla desoggettivazione. Da questo punto di vista restano esemplari, come accennavo, i casi della scienza e della follia. Di cosa si tratta? Certamente, di due forme radicali di desoggettivazione. Nella prima la parola del soggetto viene semplicemente forclusa, non ha luogo, è soppressa. Il linguaggio della scienza annulla la parola soggettiva "nelle oggettivazioni del discorso"(FC, 274). Nella seconda la "parola ha rinunciato a farsi riconoscere" e il soggetto si oggettiva nelle formazioni deliranti, espressioni mutilate di una "libertà negativa" (FC, 273) e di un "linguaggio senza dialettica" (FC, 273). Ciò che le accomuna è che in entrambi i casi il soggetto è parlato più che parlante (FC, 276).
Il termine dell’analisi come realizzazione del soggetto significa che questa realizzazione suppone una separazione del desiderio del soggetto dalla domanda dell’Altro. In altri termini: c’è soggettivazione dove c’è disidentificazione. L’identificazione è infatti una forma di alienazione e di desoggettivazione che in realtà non si può evitare perché una quota di alienazione è essenziale per il permanere di un senso sufficiente di identità narcisistica.
L’analisi è però una pratica della soggettivazione in quanto è una simbolizzazione dell’immaginario che favorisce la messa a distanza delle immagini che catturano il soggetto disidentificandolo. In altre parole, nell’analisi la soggettivazione concerne la produzione della differenza tra soggetto dell’inconscio (Je) e io (moi). L’effetto-soggetto che l’analisi produce è un effetto causato dall’azione simbolica dell’interpretazione. Tocchiamo qui la prima versione della dottrina lacaniana della soggettivazione: l’effetto soggetto si produce per separazione del soggetto dell’inconscio dalla funzione immaginaria dell’io, per una sua fondamentale disidentificazione simbolica.

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