07. Il gesto di Empedocle

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La soggettivazione è un effetto della disidentificazione, del crepuscolo dell’io. La soggettivazione può essere avvertita clinicamente attraverso anche fenomeni di depersonalizzazione perturbanti. Siamo appunto al crepuscolo dell’io. Il riferimento che Lacan fa in Funzione e campo e in Varanti della cura tipo alla morte non è solo una semplice associazione filosofica. Nell’esperienza dell’analisi assumere la propria morte è il contrario, il rovescio, dell’identificazione, ovvero dall’assunzione di un’immagine. La morte, infatti, non ha immagine. E’ il limite opaco di ogni immagine. E’ il punto di caduta irreversibile di ogni narcisismo. Il nesso di soggettivazione e morte è certamente ripreso da Heidegger, ma Lacan lo approfondisce attraverso una rilettura particolare della pulsione di morte che troviamo sempre in Funzione e campo.
In che senso Lacan oppone la vita storica alla vita animale, la vita del soggetto alla vita biologica? La vita storica è la vita filtrata, spezzettata, frammentata dal significante, denaturalizzata, staccata dalla sua matrice naturale. La vita storica è la vita animale forzatamente sublimata. Nelle psicosi, dichiara Lacan, la sublimazione è impossibile, costretta in uno stato di "stagnazione". In questo caso la sublimazione della vita storica è ostruita dalla forza non mortificata dal significante della vita. In altre parole la vita storica è la vita aspirata, mediata, marcata dalla morte. E’ la vita subordinata alla seconda morte, quella simbolica, quella provocata dal significante al corpo vivente. Solo questa vita, la vita storica è un essere per la morte. La sua condizione è nella separazione dalla vita animale. In Funzione e Campo Lacan evoca il gesto di Empedocle come paradigma estremo della vita storica. Il suo essere, l’essere di Empedocle, è un essere per la morte. Cosa significa? Il gesto di Empedocle — gettarsi nell’Etna - è una espressione pura dell’atto simbolico. L’uomo che sceglie la propria morte mette infatti in rilievo la differenza della vita storica dalla dimensione dell’istinto di sopravvivenza che anima il mondo animale. Il gesto di Empedocle sfida potentemente la conservazione della vita. E’ l’espressione di una libertà radicale. Di quale liberta? Della libertà rappresentata dalla negativit fondamentale della realtà umana. Lacan assimila dialetticamente l’esistenza ad una negatività operativa. Se ci chiediamo dov’è il soggetto per Lacan cosa possiamo rispondere? Nelle sue identificazioni? Nei significanti che lo rappresentano per altri significanti? Oppure, come ci indica in questo momento Lacan, il soggetto si esprime radicalmente solo come atto di separazione, come libertà, come negazione attiva della vita animale. E’ questa una opzione etica che non verrà mai meno: il soggetto non è incatenato alla catena significante perché può sempre separarsi da questa catena. La problematica della separazione trova qui una seconda elaborazione dopo quella della simbolizzazione dell’immaginario. Coincide con l’assunzione del soggetto del proprio essere come un essere separato dalla catena significante.
Il gesto tragico e terribile di Empedocle ha per Lacan un valore simbolico estremo in quanto si oppone all’immediatezza naturale della vita animale, della vita regolata dall’istinto di sopravvivenza. Esso esprime, come scrive in Funzione e campo, il No! alla vita, il distacco dalla Cosa, la separazione dalla vita biologica. Il gesto di Empedocle manifesta radicalmente la soggettivazione come essere per la morte. Qui il soggetto non è il prodotto della struttura, non è un effetto del significante. Il gesto di Empedocle è un gesto di separazione dalla catena significante. Il soggetto non è solo determinato dalla struttura ma è anche un buco nella struttura. In Freud stesso il No! all’Altro, all’alterità del mondo, la passione originaria dell’odio, implica una separazione primaria, una espulsione (Ausstossung) della vita che consente al soggetto di separarsi dall’eccesso di stimoli che provengono dalla vita stessa. Nella psicologia del lattante Spitz ha ritrovato questo gesto di negazione come movimento di rotazione (rooting) della testa che installa la vita umana nella sua differenza da quella animale.
In Varianti della cura tipo Lacan afferma che il compito dell’analista consiste nel rappresentare la morte. Non l’Ideale ma la morte, il silenzio della morte. Ne deriva che assumere l’essere per la morte è in alternativa netta all’assunzione degli Ideali dell’Altro. Per questo Lacan insisterà nel definire l’analisi come una ipnosi a rovescio: non è l’Ideale che cattura il soggetto ma il lavoro dell’analisi che conduce l’Ideale ad infrangersi sullo spigolo del desiderio dell’analista come desiderio che essendo senza domanda consegna il soggetto alla differenza assoluta del suo desiderio.
Il dire di No! di Empedocle afferma l’eterogeneità dell’umano nei confronti dell’animale, la differenza tra il corpo pulsionale e il corpo come organismo biologico. Sarà questo un modo con il quale Lacan rileggerà, almeno inizialmente. la pulsione di morte di Freud. Il suicidio di Empedocle mostra il potere di separazione del simbolico, il simbolico come struttura di seperazione, come mortificazione della vita animale.

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