08. La separtizione

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Ritroveremo ancora il gesto di Empedocle nel corso del Seminario XI sempre a proposito del tempo della separazione. Ma prima di ritornare con Lacan sul valore terribile di questo gesto, dobbiamo mostrare nello sviluppo dell’insegnamento di Lacan l’affacciarsi di una figura della separazione assolutamente originale.
Abbiamo visto come la separazione non sia un tempo evolutivo, non definisca tanto un tempo, una fase, uno stadio determinato della relazione della madre col bambino. Se si vuole, la vera fonte dell’angoscia non sarebbe per Lacan nella separazione del bambino dalla madre ma nell’assenza di separazione, nel venire meno della possibilità stessa della separazione. E’ questo tutto il valore che Lacan assegna al No! dell’anoressia che però raramente può assumere i toni mitici del gesto di Empedocle... Tuttavia anche l’anoressia, come il gesto di Empedocle, manifesta un No! verso la vita del bisogno, vero l’immediatezza della vita animale-istintuale, e in questo senso si colloca sul lato del simbolico, è una manifestazione del potere del simbolico.
La nozione lacaniana di separazione che viene messa a punto tra il Seminario X (1962-63) e il Seminario XI (1964), non si lega alla differenziazione tra soggetto e altro, tra me e non me, tra soggetto e oggetto, non riguarda, come invece accade, per esempio, in Winnicott, la coppia madre-bambino, ma la coppia significante-godimento. La problematica della separazione come viene sviluppata da Lacan all’inizio degli anni Sessanta è innanzitutto una problematica che investe il corpo del soggetto, ovvero la possibilità di separare il corpo dal godimento, di dissociare, staccare, separare appunto, corpo e godimento. Se per Klein e Winnicott la separazione indica un processo di separazione del soggetto dall’Altro materno, dunque una differenziazione in esteriorità, la separazione lacaniana ha come sua condizione una separtizione. Invece di separare l’interno dall’esterno la separazione lacaniana come separtizione si produce nel soggetto come una sorta di sua partizione interna; è il soggetto che si separa da se stesso, che è separtito, staccato da una parte di sé come accade nel quadro di santa Agata che offre i suoi seni su di un vassoio e che Lacan evoca nel Seminario X come esempio iconico di separtizione.
L’oggetto della separazione lacaniana è dunque l’oggetto di godimento. E’ l’oggetto piccolo a che si separa dal corpo essendo una parte del corpo libidico che l’azione del significante stacca dal soggetto. In questo senso Lacan precisa nel Seminario X che il corpo pulsionale implica un’"oggettalità" (objectalité). Di cosa si tratta? Cosa è questa oggettalità? L’oggettualità del corpo vivente non ha nulla a che fare con la riduzione del corpo alla sua fatticità oggettiva. L’oggettalità viene distinta da Lacan dall’oggettività (objectivité) del discorso scientifico proprio perchè se quest’ultima è correlativa alla ragione pura del pensiero scientifico, l’oggettalità è invece correlativa di un "pathos di taglio". E’ il risultato dell’operazione di taglio del significante. Il suo prodotto è l’oggetto perduto; oggetto piccolo (a) che si stacca dal corpo e che esercita una funzione di causa per il desiderio. Come si vede, il desiderio implica dunque doppiamente il corpo. E’ causato da un oggetto staccato dal corpo (perduto) ed è sempre "in ultima istanza, desiderio del corpo, desiderio del corpo dell’Altro.." (Sem. X, 233). L’oggetto piccolo a è sì un "resto irriducibile alla simbolizzazione nel luogo dell’Altro", ma "ciò non toglie che dipenda dall’Altro, giacchè, altrimenti, come si costituirebbe?" (Sem. X, p.362), si chiede giustamente Lacan.

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