09. La terza teoria lacaniana della soggettivazione

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Questo carattere paradossalmente oggettale del soggetto inquadra la terza teoria lacaniana della soggettivazione. La soggettivazione non si dispiega più né come simbolizzazione dell’immaginario delle identificazioni, né come risoggettivazione storica del proprio passato. L’essere oggettale del soggetto — freudianamente il suo essere pulsionale — ci mette di fronte non tanto alla separazione tra io e soggetto ma all’espressione oggettale del soggetto. Per questo Lacan ha sostituito il termine di soggettivazione con quello di destituzione soggettiva. Proprio per indicare che ciò che resta del soggetto è il suo essere oggettale. Di qui l’importanza che assume l’angoscia come la sola traduzione soggettiva possibile di questa oggettalità (Sem.X).
Ma davvero, potremmo chiedere a Lacan, la figura della destituzione soggettiva è una figura che si oppone a quella della soggettivazione? La caduta delle identificazioni, la riduzione del soggetto alla sua oggettalità, produce effettivamente uno scorticamento delle identificazioni ideali-narcisistiche del soggetto. In gioco è qui un crepuscolo, un tramonto, una depersonalizzazione dell’io, come si esprimeva il primo Lacan… Ma non dovremmo forse affermare che ogni soggettivazione implica necessariamente una quota di destituzione? Il soggetto destituito non implica forse una nuova soggettivazione? Se il luogo dell’Altro, dell’insieme dei significanti, non è in grado di assicurare il soggetto sul potere di neutralizzare simbolicamente il reale, perchè questo sistema è in sé inconsistente, non è in grado di significantizzare intergalmente il reale del godimento, allora la soggettivazione è innanzitutto la soggettivazione di questa mancanza dell’Altro, di questo limite dell’Altro.
Di nuovo troviamo l’angoscia in un punto chiave della meditazione di Lacan. Di fronte alla propria oggettalità che convoca l’inesistenza dell’Altro, al soggetto non resta che l’invenzione contingente dell’atto. La figura dell’"angosciato dalla pagina bianca" emerge qui come un paradigma della soggettivazione-destituzione. Per potersi esporre al rischio dell’enunciazione soggettiva bisogna, afferma Lacan, riconoscersi nello stronzo del proprio fantasma. Qui il riferimento allo stronzo è da prendersi psicoanaliticamente. Si tratta dell’oggetto anale. Il soggetto soggettiva la sua parte oggettale quando è confrontato con la domanda dell’Altro. La tua merda è un dono delizioso, perciò l’aspetto. La domanda è dell’Altro. Ma se il soggetto indugia nella ritenzione, se trattiene la sua cacca nell’illusione che sia così bella e irrinunciabile, non si dà alcuna possibilità di atto… Non scrivere nulla è allora un modo per preservarsi perfetti, per fare della merda un Ideale. L’inibizione angosciata di fronte alla pagina bianca riflette allora questo dubbio del soggetto introdotto dalla domanda dell’Altro. La pagina che resta bianca mostra l’asservimento del soggetto all’Ideale dell’Altro. Solo la soggettivazione del proprio essere un oggetto scarto rompe l’angoscia paralizzante della pagina bianca e rende possibile una separazione.

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