11. Assoggettamento e separazione

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Non dobbiamo confondere l’alienazione significante con la desoggettivazione. Essa non indica la perdita del potere di resistenza dell’enunciazione singolare, l’eccedenza del soggetto rispetto alle forme significanti nelle quali si oggettiva. Il soggetto, dal punto di vista dell’alienazione lacaniana, è in una posizione di sudditanza rispetto all’Altro. Il soggetto, afferma Lacan, è sempre assoggetto. E’ sempre oggetto del desiderio dell’Altro. Questo significa che la soggettivazione non esclude affatto l’assoggettamento, ma lo implica. Il problema della soggettivazione lacaniana è che il suo presupposto è quello di una soggezione del soggetto, per cui ciò che si soggettiva è sempre una soggezione, la libertà è sempre in rapporto al destino. Questa soggezione fonda un nuovo concetto di inconscio, contrapposto all’idea romantica dell’inconscio come interiorità. La soggezione alienante del soggetto al campo dell’Altro mostra quanto l’interno sia un prodotto dell’esterno. O se si preferisce quanto l’interno si produca come un’esteriorità interiorizzata. L’inconscio come esteriorità è, direbbe Deleuze, una piega che costituisce il soggetto in quale, proprio per questa ragione, non è affatto proprietario del suo inconscio.
Porre però il significante come un fattore causale significa ridurre il potere umanizzante della parola. Il significante causa senza senso, mentre il soggetto della parola punta a ristabilire la continuità del suo testo storico. Il soggetto del significante è invece intaccato da una discontinuità fondamentale. Questa discontinuità del soggetto trova in effetti la sua matrice nella discontinuità tra significato e significante. Il significante entra in scena come una sorta di reale che ostacola e frattura il sistema del senso. L’effetto di significato viene così emancipato dall’azione dell’intenzionalità perchè viene prodotto non più dalla parola ma dall’azione causale e asemantica del significante. Mentre l’intenzione di significazione appartiene al soggetto (è il soggetto dell’autobiografia), l’azione del significante intacca il soggetto. Si configura come un fattore letale. Il significante anticipa il significato così come anticipa il soggetto istituendo un campo che prescinde dall’intenzionalità. Un campo già costituito e, come tale, costituente il soggetto. Il soggetto del significante è in una relazione di sudditanza rispetto all’azione dell’Altro. Non è in primo piano il voler dire, la volontà di significazione, ma l’essere fatti, fabbricati, costituiti dai significanti dell’Altro. In questo senso quando il soggetto parla non sa mai cosa veramente dice. Qualcosa sfugge sempre al governo del voler dire.
Qui possiamo ritrovare anche se ribaltato il paradigma lacaniano dell’alienazione. Il soggetto della psicosi e quello della scienza illustrano paradossalmente una verità della struttura: il soggetto del significante è il soggetto non in quanto parla ma in quanto è parlato. Questo è dunque il tempo logico dell’alienazione. Ma la causazione del soggetto è un doppio movimento. Il tempo dell’alienazione è da prendere insieme al tempo della separazione.
La soggettivazione è un modo della intenzionalità? Oppure: io posso soggettivare solo a condizione che vi sia un assoggettamento preliminare? Il soggetto deve assumere la sua condizione di assoggetto? Allora la soggettivazione cosa sarebbe? Sarebbe il ristabilmento del senso storico del testo dell’esistenza? O non piuttosto la soggettivazione di questo essere assogggettato? L’analisi soggettiva ciò che il significante assoggetta, afferma in un passo cruciale de la Direzione della cura Lacan e in questo senso la soggettivazione è una modalità particolare della separazione.
In un passaggio de La Questione preliminare Lacan anticipa il doppio movimento dell’alienazione e della separazione affermando che il soggetto entra sempre da morto nel campo dell’Altro, alienato nei significanti dell’Altro, ma è solo come vivente che giocherà la partita del suo desiderio. Ma cosa significa entrare come morto nel campo dell’Altro? Significa che la vita è sospesa a ciò che avviene nell’Altro. O, se si preferisce, che la vita deve passare dalla strettoia della morsa significante. Deve subire un processo di mortificazione simbolica. Il significante come causa si manifesta allora come alienazione mortificante della vita. Ma non tutta la vita è mortificata. Non tutta la vita è morta. La mortificazione significante non annulla l’erotizzazione della vita. Anzi, per Freud e per Lacan, ne rappresenta la condizione. Da una parte, dunque, abbiamo la "sincronia significante" e dall’altra la "pulsazione temporale".

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