12. Alienazione e separazione

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Nel Seminario XI la causazione del soggetto si sdoppia nel binomio alienazione-separazione. Perchè vi sia soggettivazione si deve produrre il doppio movimento della alienazione-separazione. La causazione del soggetto risponde ad un tempo logicamente doppio. Dobbiamo situare questo doppio movimento su di una asse sincronica e non diacronica. Anche questo è un motivo di critica agli sviluppi post-freudiani della psicoanalisi: l’accusa di Lacan è quella di aver accentuato troppo lo sviluppo rispetto alla sincronia della struttura.
Per Lacan il processo di soggettivazione implica, insieme, l’alienazione — la mortificazione simbolica -, la perdita d’essere della vita, la perdita di vita animale, e la separazione, ovvero l’erotizzazione di questa perdita che avviene per la via del desiderio. Il vivente gioca la sua partita, la partita del desiderio in quel campo dell’Altro che lo ha privato della vita. Il desiderio resiste, anzi si nutre, della mortificazione provocata dal taglio del significante. In questo senso l’oggetto piccolo a è quella parte perduta del soggetto, o, se si preferisce, il soggetto come resto, soggetto ritagliato come oggetto perduto, oggetto piccolo (a) che causa il desiderio e manifesta la separazione del soggetto dall’Altro.
La soggettivazione implica dunque il desiderio, il quale è tendenza alla separazione, alla differenziazione dall’Altro. Più che sull’immagine del desiderio come espressione di una coscienza infelice, Lacan insiste sul desiderio come movimento di separazione privo di una finalità di totalizzazione. Un movimento di separazione che non aspira all’unità, alla ricomposizione della scissione. Piuttosto il desiderio è una forza di resistenza all’identificazione all’Uno, è una manifestazione del non tutto. In esso si esprime il soggetto come differenza assoluta. Il soggetto come desiderio si manifesta in quanto differenza, discontinuità, evento della soggettivazione antagonista ad un’identità chiusa su se stessa. Il soggetto del desiderio, infatti, non è mai ciò che è. La cristallizzazione del soggetto in quanto essere può prendere le forme dell’alienazione identificatoria. Il soggetto che rifiuta la sua divisione, il soggetto che si pone come un essere, come un’identità chiusa è per Lacan il soggetto autenticamente folle. E’ il soggetto che si unifica al suo Ideale. In sostanza, ciò che un soggetto è, è ciò che vorrebbe essere nel suo ideale compiuto di sè. Questo essere è un essere identitario che cattura e aspira, come si esprimeva il primo Lacan, il soggetto. Per Lacan un soggetto non consiste affatto delle sue pieghe immaginarie. Lo spessore dell’identità narcisistica è uno spessore che vacilla. Cosa resta del soggetto sotto la scorza delle sue identificazioni ideali? Ciò che resta è il soggetto come oggetto piccolo (a). E’ un soggetto-oggetto.
La soggettivazione non può prescindere dai marchi dell’assoggettamento. Ma l’alienazione di Lacan non è un incollamento identificatorio al significante. Alienazione senza separazione e separazione senza alienazione sono due figure che possiamo reperire nella clinica della psicoanalisi. Ancora una volta la psicosi si offre come un paradigma. La separazione senza alienazione indica la dimensione folle della libertà, indica la follia come rifiuto dell’alienazione significante, come manifestazione di una libertà disperata. L’alienazione senza separazione indica invece l’assimilazione del soggetto al significante preso come riferimento ideale, al significante non come ciò che rappresenta il soggetto per un altro signifcante ma come insegna identificatoria rigida del soggetto.

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