02. Il trionfo dell’oggetto

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Sappiamo anche che l’insegnamento di Lacan sulle psicosi non ha né al suo esordio, né come punto elettivo di riferimento, la melanconia. Sappiamo che per Lacan è la figura della paranoia il punto pivot della sua riflessione sulle psicosi. Perché Lacan privilegia la paranoia? Si potrebbe dire che in Lacan la paranoia ha lo stesso valore che l’isteria occupa nell’insegnamento di Freud. Perché in Lacan la paranoia assume questa centralità? Perché nell’esperienza paranoica del mondo ciò che viene in primo piano è la dipendenza del soggetto dall’Altro. Questa dipendenza assume i caratteri di una dipendenza persecutoria; il soggetto paranoico vive il suo essere nel mondo come un essere assillato, oppresso, incalzato, assediato, perseguitato dall’Altro. In questa dimensione, nella dimensione dell’onnipresenza persecutoria dell’Altro, ciò che interessa Lacan è come la paranoia evidenzi, seppur in modo estremo, la dipendenza strutturale del soggetto dal campo dell’Altro. Come si vede siamo al centro della teoria lacaniana del soggetto in quanto costituito dall’azione del grande Altro. È per questa ragione che Lacan fa della paranoia la figura paradigma della psicosi; in essa vi vede come amplificata una verità della struttura: il soggetto dipende nel suo essere dal campo dell’Altro. La paranoia amplifica questa dipendenza, la eleva all’ennesima potenza. Nella paranoia, infatti, il soggetto è più parlato che parlante; è più ingombrato, incalzato, perseguitato dagli enunciati dell’Altro che non soggetto attivo dell’enunciazione. Per questo la paranoia assume un rilievo centrale nell’insegnamento di Lacan. Nella paranoia ciò che domina è l’automatismo del grande Altro da cui finisce per dipendere integralmente l’essere del soggetto. Tutta l’attenzione del paranoico è orientata al luogo dell’Altro, a ciò che avviene nel luogo dell’Altro come luogo da cui scaturisce la persecuzione, come luogo abitato e corrotto da un godimento maligno. Se la paranoia rivela la verità della struttura, cioè che il soggetto dipende da ciò che avviene nell’Altro, l’isteria continua ad avere nell’insegnamento di Lacan un valore altrettanto fondamentale in quanto rivelerebbe la verità strutturale del desiderio in quanto desiderio insoddisfatto. Dunque, ricapitolando, la paranoia rivelerebbe la verità strutturale della dipendenza del soggetto dal campo dell’Altro tanto quanto l’isteria rivelerebbe la dimensione strutturale del desiderio come desiderio insoddisfatto. Come vedete al centro di queste due figure, la paranoia e l’isteria, che sono le due figure cliniche centrali dell’insegnamento di Lacan degli anni Cinquanta, la paranoia sul lato della psicosi l’isteria sul lato della nevrosi, al centro resta sempre il soggetto nella sua dipendenza dal sistema del grande Altro e nel suo rapporto con il desiderio dell’Altro.
L’avanzamento clinico dell’insegnamento di Lacan dopo gli anni Cinquanta comporta un passaggio dalla centralità del soggetto alla centralità dell’oggetto. Allora si potrebbe dire che in questo spostamento d’accento dal soggetto all’oggetto, due figure cliniche sembra che sopravanzino il riferimento classico alla paranoia e all’isteria. Queste due figure cliniche, che metterebbero in rilievo l’inedita potenza dell’oggetto, più che la condizione del soggetto, sono dal lato della nevrosi il feticismo, e da quello della psicosi la melanconia. L’esperienza feticistica dimostra che perché vi sia desiderio vi deve essere la presenza dell’oggetto feticcio, o se preferite che la condizione di possibilità del desiderio sia la presenza dell’oggetto feticcio, o se preferite ancora che il desiderio dipenda direttamente dalla presenza di un oggetto, di un oggetto nel corpo o fuori dal corpo o come accessorio del corpo. La clinica del feticismo rispetto alla clinica dell’isteria sposta il focus dell’attenzione di Lacan dal soggetto all’oggetto, da $ a piccolo (a).
Quello che studieremo nel dettaglio oggi è come avviene questo spostamento dal soggetto all’oggetto nella clinica della psicosi. È qui che dobbiamo riconoscere tutto il valore che assume il riferimento lacaniano alla melanconia. Nella melanconia ciò che è determinante è la potenza dell’oggetto o, come dice Lacan nell’ultima lezione del Seminario X sull’angoscia, "il trionfo dell’oggetto". Direi che questo potrebbe essere il tema, il sottotitolo, del nostro incontro di oggi: che cosa significa pensare la melanconia come l’esperienza del trionfo dell’oggetto?

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