09. Melanconia e sublimazione

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Questa differenza strutturale tra depressione nevrotica e melanconia psicotica orienta anche la conduzione della cura: rispetto alla depressione nevrotica dobbiamo fare in modo di riabbonare il soggetto al desiderio perché possa andare oltre la viltà che l’accompagna. Nel trattamento della melanconia, invece, il problema non è quello di come riattivare il soggetto del desiderio (che non esiste perchè è stato forcluso), quanto piuttosto evitare che il senso di colpa e di indegnità ritorni troppo massicciamente nel reale. Come è possibile? Come possiamo trattare la certezza delirante di indegnità che caratterizza il soggetto melanconico? Come possiamo attenuare i colpi dell’auto-accusa delirante? Come possiamo trattare la coincidenza assoluta del soggetto con l’oggetto piccolo (a)?
Per ragioni di tempo mi limito a indicare una sola direttrice, quella del rapporto tra la melanconia e la sublimazione. Sappiamo che il soggetto psicotico ha una tendenziale difficoltà ad accedere alla sublimazione. Per il Lacan dei Complessi familiari, infatti, la psicosi è l’impossibilità della sublimazione. Nel caso della melanconia questa difficoltà continua a sussistere a fianco però ad una certa inclinazione sublimatoria che si lega al fatto che il soggetto melanconico è un soggetto esposto al vuoto, all’assenza della Cosa (anche se, non dimentichiamo, egli tende a trasmodare questa assenza in una presenza, questo vuoto in un pieno di godimento) che Lacan pone come condizione di ogni attività sublimatoria. Possiamo facilmente constatare come e quanto il melanconico sia attratto dagli oggetti estetici. E, d’altra parte, si potrebbe anche dire, rovesciando questa affermazione, che l’oggetto estetico in quanto tale implichi a sua volta uno stato melanconico in chi lo contempla, nel fenomeno stesso della fruizione estetica, e, più radicalmente ancora, che la creazione artistica come tale implichi un’inclinazione melanconica. Se seguiamo le indicazioni di Lacan, contenute nel Seminario VII, la sublimazione è definita come ciò che eleva l’immagine estetica alla dignità della Cosa. C’è una sensibilità particolare di molti melanconici rispetto all’oggetto estetico e rispetto alla creazione artistica. O se preferite c’è una sensibilità particolare del melanconico rispetto alla necessità della contemplazione della bellezza dell’immagine.
Sappiamo che la sublimazione come possibilità di trasformazione della forza della pulsione sessuale in oggetti culturali, in forme, ha come sua condizione il vuoto, l’assenza della Cosa. Solo se la cosa è assente è possibile, infatti, elevare un oggetto alla sua dignità. L’esperienza del vuoto e dell’assenza è un’esperienza centrale nella creazione artistica. E qui troviamo la prossimità tra la creazione artistica e la melanconia perché la melanconia ha un rapporto stretto con il vuoto…Tutti gli oggetti d’arte nella prospettiva di Lacan sono cosificazioni dell’oggetto, sono oggetti che evocano l’assoluto della Cosa, sono in un rapporto stretto con la Cosa. Come dire che la creazione è in un rapporto particolare con la dimensione melanconica. Non con la struttura melanconica ma con la condizione melanconica. Solo chi ha incontrato il vuoto della Cosa può generare la bellezza. Solo chi ha incontrato palea può generare agalma. L’artista compie il passaggio dal vuoto alla sua realizzazione estetica. Questa è la sublimazione artistica: elevare un’immagine alla dignità assoluta della Cosa. C’è una fascinazione melanconica negli oggetti estetici. Pensiamo per esempio alle bottiglie di Morandi o alle nature morte di Chardin. La nostalgia è un modo di rapportarsi al passato che però non troviamo nella melanconia dove abbiamo invece la fissazione del passato…Mentre la nostalgia mostra il passato attraverso il filtro della lontananza, nella melanconia il passato è un incubo, il passato non passa, il passato assedia il soggetto. E’ impossibile da dimenticare. La nostalgia segnala invece una distanza dal passato e anche una libidicizzazione dell’oggetto assente come se l’oggetto assente fosse investito da una carica vitale…. La nostalgia fa esistere in modo libidicamente vitale l’oggetto assente. Per questo Lacan nel Seminario IV Lacan ci ricorda che c’è una dimensione nostalgica del desiderio perché il desiderio insiste nel puntare all’oggetto perduto nonostante non possa mai ritrovarlo. In ogni caso l’oggetto perduto resta al cuore del desiderio. Nella melanconia invece non c’è sentimento nostalgico perché il passato è indimenticabile, perché non c’è distanza, non c’è lontananza dal passato ma un eccesso della sua presenza. Il soggetto è sommerso dal passato. È un altro modo di intendere la formula di Lacan secondo la quale il tratto decisivo della melanconia è il "trionfo dell’oggetto".

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