01. Angoscia e ripetizione

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Oggi entriamo nel vivo di una lezione del Seminario X la lezione n 8 del 16 gennaio 1963 intitolata "La causa del desiderio" e come vedremo parte della lezione di oggi cercherà di tessere un primo annodamento tra angoscia e ripetizione mentre la volta scorsa ho perlustrato le definizioni che Lacan dà dell’angoscia. L’idea è quella di mostrare, anche clinicamente, come angoscia e ripetizione sono in rapporto tra loro. In questa lezione troviamo una delle definizioni che ho commentato la volta scorsa in apertura quando Lacan dice che l’angoscia è la sola traduzione soggettiva dell’oggetto piccolo (a). Quando c’è angoscia, angoscia nevrotica non psicotica, quando un paziente dichiara nell’analisi di sentirsi angosciato lì in quel momento abbiamo una traduzione soggettiva dell’oggetto piccolo (a). Cioè lì, in quel momento, l’oggetto piccolo (a), che è invisibile, che è inconscio, appare, emerge. Viene tradotto soggettivamente dice Lacan.
Ed è per questo che l’analista, diversamente dallo psicoterapeuta, non si precipita a de-angosciare il soggetto, a rassicurare il soggetto, ma fa in modo che l’angoscia possa manifestarsi. In questa lezione Lacan si interroga su che genere di oggetto è questo oggetto piccolo (a). La definizione è cruciale: L’oggetto piccolo (a) è l’oggetto causa del desiderio. Dire che l’oggetto piccolo a è causa del desiderio significa ribaltare la concezione che qui Lacan definisce soggettivista del desiderio propria della filosofia. Se l’oggetto è causa del desiderio significa ribaltare l’idea che l’oggetto sia la meta del desiderio. Questa rappresentazione filosofica del desiderio suppone che il desiderio abbia un’intenzione e che si diriga verso degli oggetti vari che gli stanno davanti. In termini filosofici Lacan, riferendosi a Husserl, definisce questa dimensione come la dimensione noetica del desiderio cioè il desiderio intenzionale. Il desiderio sarebbe sempre desiderio di qualcosa e questo qualcosa sarebbe davanti al desiderio. Il desiderio sarebbe come la mano che va a stringere la mela, come recita un’altra immagine, offerta da Lacan
Lacan dice che in realtà l’oggetto piccolo (a) non è la meta del desiderio che come tale è sempre ingannevole, illusoria. E questo è il modo in cui egli recupera la lezione del buddismo. Secondo Lacan il merito della filosofia buddista consiste nel mostrare che gli oggetti del desiderio sono illusori, vacui, sono destinati all’evanescenza. Questa è la grande saggezza del buddismo. L’oggetto è la meta del desiderio ed è sempre accompagnato ad un’illusione, è sempre evanescente. E’ la dimensione immaginaria del desiderio. Il desiderio nella sua dimensione immaginaria, intenzionale, noetica, è sempre desiderio di qualcosa. Quando Lacan nella lezione che stiamo commentando dice che l’oggetto piccolo (a) è causa del desiderio si sta interrogando non sulla meta del desiderio, su ciò verso cui si dirige il desiderio, ma su ciò che causa il desiderio. L’oggetto piccolo a è in questo senso situato alle spalle del desiderio come ciò che causa il movimento del desiderio stesso.
Mentre l’oggetto del desiderio è visibile cioè assume delle sembianze immaginarie (ci sono immagini più o meno seduttive dell’oggetto del desiderio), l’oggetto piccolo (a) è senza immagine; non c’è un’immagine dell’oggetto piccolo (a) il suo statuto non è immaginario ma è reale perché è senza immagine, è invisibile. Le immagini dell’oggetto del desiderio sono tutte raffigurazioni inadeguate del carattere invisibile dell’oggetto piccolo (a). A pag. 110 del Seminario trovate questa espressione: "dobbiamo collocare l’oggetto piccolo (a) dietro al desiderio".
Nella concezione intenzionale del desiderio l’oggetto del desiderio sarebbe sempre un oggetto del mondo, un oggetto compreso nella realtà stessa. Lo statuto dell’oggetto piccolo (a) non può essere inteso come lo statuto di una semplice esteriorità. L’oggetto piccolo (a) non è nel mondo, non è all’esterno,non è, come direbbe Winnicott, nell’area del non-me. Non è un oggetto oggettivo, non è semplicemente fuori di me.
La prima caratteristica dell’oggetto piccolo (a) è che è "dietro" e non davanti. L’oggetto piccolo (a) è causa invisibile e non intenzionale del desiderio. È causa e non meta. La seconda caratteristica è che non è un oggetto tra gli altri nel mondo, non è esterno perché appartiene parzialmente al soggetto. È un oggetto non oggettivo ma soggettivo. È un oggetto non semplicemte esterno ma interno/esterno. È un oggetto estimo nel senso che è dentro di me e al tempo stesso esterno a me. L’oggetto piccolo (a) appartiene al soggetto, potremmo dire, che è una parte del soggetto, è un frammento del soggetto che però il soggetto ritrova come altro da sé. L’oggetto piccolo (a) ha le sue matrici nelle zone erogene del corpo che per Freud erano tre: orale, anale e fallica. Ad esse Lacan aggiunge quella vocale e quella scopica. Quindi abbiamo cinque zone erogene, cinque buchi erogeni del corpo, che sono le matrici libidiche dell’oggetto piccolo (a) che sarebbero dunque l’espressione del carattere frammentato del corpo pulsionale. Ma questi oggetti del corpo (il seno, le feci, la voce…) sono oggetti del corpo del soggetto solo in quanto perduti quindi interni/esterni, estimi. Il seno è nel corpo del soggetto in quanto traccia lasciata dal mio rapporto originario con il seno, ma in quanto perduto è totalmente esterno. È interno/esterno. Sono oggetti del corpo ma separati dal corpo. Sono oggetti che strutturano il corpo in quanto corpo pulsionale ma sono oggetti staccati dal corpo, separtiti, separati dal corpo.
Nella misura in cui sono oggetti staccati dal corpo sono oggetti perduti e sono oggetti che causano il desiderio. È solo nella misura in cui sono oggetti perduti che diventano oggetti causa del desiderio. Il fantasma non è altro che uno schema inconscio singolare, soggettivo, non universale presente in ciascuno di noi; presente in modo unico, non collettivo, non junghiano, non archetipico,—ciascuno ha il suo fantasma- che permette a ciascuno di noi di ritrovare l’oggetto perduto, l’oggetto che causa il desiderio.
Nel transfert l’analista si offre come supporto dell’oggetto piccolo (a) di ciascuno per rendere possibile la costruzione del fantasma del soggetto sotto transfert. La formula del fantasma ( S/ à a) significa che il soggetto è in rapporto circolare con l’oggetto che causa il suo desiderio. La losanga implica una relazione circolare non intenzionale. L’oggetto piccolo (a) è un oggetto soggettivo, non è l’oggetto della scienza, non risponde a un criterio di oggettività, è invisibile , è inconscio e per questo Lacan lo definisce in un’altra lezione una "oggettalità" . Il campo della psicoanalisi è il campo dell’ oggettalità e non dell’oggettività. È un neologismo per dire che noi non ci occupiamo di misure oggettive della realtà ma della posizione dell’oggetto piccolo (a) nel soggetto.
Il desiderio umano, questa è la novità che si introduce nell’insegnamento di Lacan, non dipende più solo dall’oggetto immaginario che è un’illusione evanescente, né dipende dal desiderio dell’Altro, dalla dialettica simbolica del riconoscimento, dall’intersoggettività, ma dipende da un oggetto : dall’oggetto piccolo (a), cioè da un oggetto che lo causa e la cui matrice è da trovare nelle zone erogene del corpo (teoria freudiana della libido).

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