02. Desiderio e perversione

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A partire dal Seminario X, e poi nel Seminario XI ancora con più forza, l’insegnamento di Lacan passa dal protagonismo del soggetto del desiderio che come tale è in rapporto al desiderio dell’Altro, dalla dialettica desiderio/desiderio dell’Altro al rapporto fondamentale del soggetto con l’oggetto che lo causa. Nella prima versione dell’insegnamento di Lacan la verità del desiderio la custodisce l’isteria; è l’isterica che mostra la verità del desiderio perché mostra come il desiderio dipenda dal riconoscimento dell’Altro. L’isterica, di cui l’anoressia è per Lacan una radicalizzazione, si nutre del segno d’amore, non dell’oggetto. L’oggetto è inconsistente; ciò che conta è il segno d’amore cioè il desiderio dell’Altro. Nel primo tempo la clinica che Lacan costruisce si fonda sul desiderio come il desiderio dell’Altro e la figura che meglio illustra questo è l’anoressia. Con questo Seminario Lacan costruisce una nuova clinica, che non cancella la prima, dove gli interessa mostrarci che è l’oggetto che determina il desiderio. I due riferimenti clinici che mostrano come il desiderio dipenda dall’oggetto sono la melanconia e il feticismo. La clinica della melanconia è una clinica dell’oggetto. Il soggetto è soverchiato dall’oggetto perduto in quanto presente. Quindi nella melanconia siamo di fronte al trionfo dell’oggetto. La riflessione di Lacan sulla figura clinica della perversione e sul feticismo va inquadrata in questa direzione: nel passaggio dal soggetto diviso ad (a) piccolo.
La perversione in generale è tra le figure cliniche che mette più in rilievo la dimensione della ripetizione. C’è un nesso strutturale tra perversione e ripetizione. Un soggetto pedofilo non si limita mai ad un solo episodio di pedofilia ma la pedofilia implica, in quanto perversione, sempre una serie. La figura della perversione che ha risuonato come una sorta di modello per la psicoanalisi dopo Freud è la figura del Don Giovanni. Egli non si limita ad una donna ma colleziona una serie infinita delle donne. C’è un nesso tra perversione, ripetizione e angoscia. Per comprendere meglio questo nesso dobbiamo risalire all’origine freudiana del problema con il quale Lacan si confronta. In che modo Freud pensa la perversione? Freud è interessato alla perversione nella nevrosi. Freud è interessato al tratto perverso della nevrosi. È interessato a verificare i punti di fissazione pregenitale della libido nel campo della nevrosi. E’ interessato alla perversione in relazione alla nevrosi. Secondo Freud il perverso realizza solo ciò che il nevrotico può solo fantasticare.
Lacan fa un passo ulteriore rispetto a Freud cerca solo di determinare la perversione come struttura. Vuole determinare qual è la caratteristica del desiderio perverso, nello specifico del desiderio sadico. È un termine paradossale perché non sappiamo se c’è un desiderio nella perversione, ma Lacan è interessato ad individuare quale sia la struttura basica del desiderio perverso, non del tratto perverso nella nevrosi, ma del desiderio perverso in quanto tale. Freud crede che la perversione sia un tratto della nevrosi. Nell’opera Tre saggi sulla teoria sessuale ci introduce alla perversione dalla porta della normalità. Pensa che la perversione sia un tratto costitutivo dell’essere parlante, della soggettività del bambino, che è, appunto, una soggettività perversa polimorfa. Con tutte le implicazioni etiche che questo comportò nel 1905. Che cosa vuol dire definire il bambino un soggetto perverso polimorfo? Da un punto di vista clinico significa considerare che la dimensione della sessualità genitale, la sessualità piegata alle esigenze della riproduzione,la sessualità piegata all’istinto biologico della riproduzione, non esaurisce il campo della sessualità umana. La pulsione sessuale non è un istinto naturale. La pulsione non è un istinto naturale, non si appoggia sulla biologia, non si appoggia sulla memoria genetica propria di una specie. Ci sarebbe, secondo Freud, un carattere strutturalmente perverso della pulsione. La pulsione è il pervertimento strutturale dell’istinto. La pulsione nell’uomo (non c’è pulsione animale) gode innanzitutto di se stessa, gode della sua stessa attività. Mentre l’ipotesi naturalistica ritiene che l’istinto naturale ponga il soddisfacimento nella realizzazione della pulsione sessuale in quanto accoppiamento tra i corpi, Freud ritiene che la pulsione si soddisfi primariamente attraverso se stessa. L’autoerotismo è il tratto dominante della pulsione. Se dovessimo immaginare con Freud la pulsione dovremmo immaginare una bocca che bacia se stessa. Il godimento pulsionale concerne l’attività stessa della pulsione non il rapporto con l’oggetto che è del tutto subordinato all’attività pulsionale. In questo senso la pulsione è sempre parziale. Non esiste una pulsione genitale che mira all’oggetto, perchè la pulsione mira al suo proprio soddisfacimento e ogni oggetto non è altro che il tramite che rende possibile il soddisfacimento. L’oggetto è sempre strumentale al soddisfacimento della pulsione. Seconda osservazione di Freud: non esiste per l’essere umano una programmazione dell’istinto. Non esiste per l’essere umano un incontro naturale con il corpo sessuale dell’Altro. L’incontro tra i corpi sessuali non è mai naturale ma è sempre un incontro problematico, aleatorio, contingente, perturbato. Il problema è che non c’è una legge istintuale che definisca il modo del rapporto sessuale tra gli esseri umani. E che dunque l’accoppiamento finalizzato alla riproduzione non è mai determinante. Tutta la sequenza della clinica dei disturbi sessuali (eiaculazione precoce, impotenza, frigidità, feticismo) mostra che la pulsione sessuale nell’uomo è indipendente dalla sessualità finalizzata alla riproduzione. La legge dell’istinto non domina il corpo umano; il corpo umano rifiuta la legge dell’istinto e gode sempre per vie traverse. E questo godimento "traverso" indica la natura strutturale della perversione. La perversione è un pervertimento dell’istinto naturale. Che cosa genera per Freud questa dimensione traversa del soddisfacimento sessuale ? Non basta avere l’anatomia di un uomo per desiderare una donna e viceversa non è sufficiente avere l’anatomia di una donna per desiderare un uomo. L’idea di base è che l’anatomia non sia sufficiente per determinare il genere non essendoci un istinto sessuale preformato. Come si costruisce allora questo godimento trasversale, questo che Lacan definisce "montaggio della pulsione"? L’istinto non è un montaggio, l’istinto è fissato geneticamente secondo uno schema univoco. La pulsione in quanto montaggio non è istintuale. Montaggio significa che la pulsione umana è una costruzione. È un assemblaggio di elementi che secondo Lacan ricorda i collage surrealisti. L’istinto è sul lato del realismo, la pulsione è sul lato del surrealismo. Per Freud la teoria della libido si costruisce sulla teoria della fissazione che è la teoria a fondamento della concezione lacaniana dell’oggetto piccolo (a). Qual è il cuore della teoria freudiana della libido? La teoria della libido è una teoria dello sviluppo che però non sostiene nessuna teleologia. Freud immagina la libido ( vedi Lezioni di introduzione alla psicoanalisi) come una moltitudine, destinata a raggiungere una meta lontana. E’ la meta della sessualità genitale, eterosessuale, normale, finalizzata alla riproduzione, regolata interamente, dalle leggi simboliche. Freud dice che questa moltitudine che va verso la meta della sessualità genitale incontra tre stazioni : orale, anale e fallica. E ogni volta che la moltitudine libidica staziona in una di queste oasi che sono legate a tre diverse zone erogene (orale, anale, fallica), riprende il suo cammino con una forza minore, perché alcuni membri della moltitudine libidica hanno deciso di non proseguire. Una componente della moltitudine decide di non seguire il cammino verso la genitalità. Allora abbiamo la plasticità della libido che tende al dispiegamento in avanti contro la parte fissata della libido che non vuole proseguire e che impone di prolungare la sosta. Abbiamo una dialettica tra fissazione e plasticità. La plasticità indica la dimensione malleabile della pulsione che prosegue il cammino, si trasforma, conosce paesaggi nuovi, non si ferma e abbiamo la componente fissata della pulsione che impone una sosta. Il concetto di salute secondo Freud è dato dal fatto che la maggioranza della moltitudine deve arrivare in fondo. È una questione di quantità. È un principio nietzscheano : è la quantità della forza che conta. Quanta forza si è incistata, bloccata, fissata nella dimensione pregenitale della sessualità? Questa è la sessualità pregenitale. La forza arriva a un compimento. Ma Freud dice che la forza non è compatta, che c’è un effetto di disgregamento della moltitudine e che ci sono delle quote di fissazione pregenitale della pulsione che risultano decisive per orientare il soddisfacimento pulsionale. Questo è il principio su cui Lacan struttura la sua teoria dell’oggetto piccolo (a). Abraham, dopo Freud, nella sua teoria degli stadi precoci della libido aveva già messo in luce tutto questo e cioè l’importanza dell’oggetto parziale. Se l’oggetto totale è l’oggetto genitale, l’oggetto parziale è l’oggetto che si produce dalla fissazione pregenitale della pulsione. La moltitudine non arriva mai compatta alla meta. La sessualità è perversa polimorfa perché non può governare dall’alto la strutturazione polimorfa del corpo sessuale. La funzione genitale non è una funzione disciplinare. La moltitudine che si è distribuita distoglie il soggetto dalla sua meta genitale.

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