05. Sdoppiamento del corpo

Share this


Permettetemi di approfondire tra tutte queste figure, quella principe della clinica freudiana che è quella della “compiacenza somatica”. Vi invito a leggere un mio articolo sulla Rivista Sperimentale di Freniatria del 2007 dove c'è una riflessione sul problema del rapporto corpo-angoscia. Di questo articolo mi interessa solo riprendere un commento che ho fatto a un testo di Freud del 1910 intitolato Disturbi psicogeni della visione che vi invito a leggere e che è stato recentemente messo in valore dalle letture di Paul Assoun e Jacques-Alain Miller. Questo testo parte dal considerare un sintomo isterico abbastanza frequente, cioè un sintomo di conversione che colpisce lo sguardo. Si tratta di momenti di cecità, di perturbazione della visione, senza che però vi siano danni organici degli occhi, disturbi della visione, percezione a macchie, visione puntiforme, cecità transitorie... Freud riprende il disturbo psicogeno della visione come un paradigma della conversione somatica isterica e, implicitamente, propone una sorta di sdoppiamento del corpo. Propone cioè l'idea che il corpo umano sia un corpo sdoppiato. Noi abbiamo nella storia della filosofia la matrice platonico-cristiana che separa l'anima dal corpo, abbiamo filosoficamente l'idea metafisica di un dualismo fondamentale tra anima e corpo. Lo sdoppiamento platonico-cristiano, anche se sarebbe tutta da discutere la compatibilità tra platonismo e cristianesimo, si istituisce sulla separazione dell'anima dal corpo. Tutta una filosofia al tempo di Freud, che viene chiamata fenomenologia, ha compiuto uno sforzo enorme per ricucire questa separazione. La fenomenologia pensa il corpo non come corpo separato dall'anima, ma come corpo profondamente congiunto all'anima. La fenomenologia ricompone il dualismo fondamentale della tradizione platonico-cristiana: non si dà corpo senza anima e non si dà anima senza corpo. L'anima è sempre incarnata e il corpo è sempre animato. Questo movimento trova in Husserl e Merleau Ponty, e nella psichiatria fenomenologica di Jaspers, Binswanger e Basaglia, dei rappresentanti fondamentali. Ma la psicoanalisi non prende questa via. Diversamente da ciò che credono Merleau-Ponty e i fenomenologi, la psicoanalisi non è una teoria del corpo che si limita a mettere insieme spirito e materia. Essa non teorizza che non si dà spirito senza incarnazione e non si dà incarnazione senza spiritualità. Piuttosto in Freud noi troviamo una concezione del corpo sdoppiato, che non è però il recupero della lacerazione metafisica propria della tradizione platonico-cristiana. 
Cosa vuol dire allora“corpo sdoppiato”? Vuol dire che Freud interrogando il disturbo psicogeno della visione sembra distinguere la funzione biologica inscritta geneticamente, la funzione biologico-percettiva dell'occhio come strumento anatomico che ci permette di vedere e orientarci nel mondo, dunque il corpo come bios, il corpo come organismo-vivente, dall'occhio come luogo di un “più di piacere”, di un supplemento di piacere, dall'occhio come organo animato dalla pulsione sessuale. Un conto è l'occhio che ci permette di vedere e che appartiene all'occhio biologico, un conto è l'occhio che ci permette, vedendo, di godere. E questo corpo, il corpo del godimento, sarebbe il corpo pulsionale. Quindi l'occhio deve servire simultaneamente due padroni; serve il padrone biologico e serve il padrone libidico. Mentre uso l'occhio come organo biologico che mi permette di vedere e di orientarmi nel mondo, questo uso può essere perturbato, scosso, sconvolto, scompaginato, dalla interferenza del “piacere di vedere”, cioè dell'occhio in quanto organo della pulsione. Allora qual è la tesi di Freud quando si producono i disturbi psicogeni della visione? Tesi che potremmo estendere a tutti i disturbi di conversione. Parliamo dell'occhio ma potremmo in effetti parlare di qualunque parte anatomica del corpo. Allora i disturbi psicogeni - non organici - della visione si producono, secondo Freud, ogni qual volta il corpo pulsionale si impone sul corpo biologico; quando cioè c'è un eccesso nell' erotizzazione dell'organo. Quando il piacere di vedere è talmente forte, intenso, eccitante che disturba la funzione squisitamente percettiva dell'organo. 
Freud sostiene che il disturbo psicogeno c'è perché: 
"se la pulsione sessuale parziale che si serve del guardare per il piacere sessuale di guardare, se questa pulsione ha attirato su di sé a causa delle sue eccessive pretese -cioè è troppo forte- la reazione difensiva delle pulsioni dell'Io, cosicchè le rappresentazioni nella quale si esprime la sua aspirazione cadono preda della rimozione e vengono tenute lontano dalla coscienza, la relazione dell'occhio e della vista con l'Io e la coscienza ne risulterà disturbata". 
Nel momento in cui il piacere di guardare viene rimosso, cioè l'io rimuove questo piacere di guardare, la funzione della visione risulta perturbata perché si trova eccessivamente caricata di un investimento libidico. 
Mi pare che la clinica dell'isteria sia la clinica che più di tutte mette in risalto lo sdoppiamento tra il corpo biologico e il corpo pulsionale e ogni qualvolta abbiamo fenomeni di conversione isterica, dobbiamo interrogare la zona del corpo colpita dalla conversione come una zona erogenizzata inconsciamente. Allora nel disturbo della visione c'è anche il ritorno della censura dell'Io, dell'attività difensiva dell'Io rispetto alla pulsione. Non ti faccio più vedere perchè vedere per te è godere!

> Lascia un commento   > Torna all'indice

Totale visualizzazioni: 112