06. La teoria lacaniana dei due corpi

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Lacan ritorna sullo sdoppiamento del corpo tra corpo-bios e corpo-sessuale attraverso quella che ho definito la “teoria dei due corpi” che trovate in Lacan soprattutto in un piccolo testo dal titolo Television e Radiophonie, che è costituito da un'intervista che diede alla televisione francese e da alcune interviste alla radio culturale francese. In questi testi orali Lacan parla diffusamente del corpo e distingue due corpi: il corpo biologico dell'organismo vivente e il corpo del linguaggio. Il corpo del linguaggio, che è un corpo che ha una sua materialità che è la materialità del significante, opera una presa sul corpo biologico. Abbiamo visto tante volte questo movimento fondamentale in cui il corpo biologico è preso da subito dal corpo del linguaggio. Non c'è alcun prima. Il corpo è da subito corpo educato alla pulizia, iscritto in un certificato anagrafico, battezzato. È un corpo sottoposto a tagli simbolici. È un corpo corps, dice Lacan (corps in inglese vuol dire cadavere), è un corpo cadaverizzato dal linguaggio. Il linguaggio, è come una “cesoia” che taglia il corpo: il taglio del cordone ombelicale, lo svezzamento, l'educazione sfinteriale sono tutti tagli simbolici sul corpo che negativizzano, corpseificano il corpo. In questo senso il linguaggio è una cesoia in atto, è ciò che produce una separtizione del corpo. Alcuni oggetti vengono perduti: viene perduta la placenta, viene perduto il seno, le feci. E' il corpo che è l'effetto, il pathos, di un taglio, come teorizza Lacan ne il SeminarioX.
Il corpo è corpo desertificato dal godimento, svuotato dal godimento. Il corpo è svuotato, desertificato, separtito in quanto il corpo biologico è incorporato nel corpo del linguaggio. Qual è allora la relazione tra il corpo biologico e il corpo del linguaggio? È precisamente una relazione di incorporazione. Il corpo biologico è incorporato nel corpo del linguaggio e il risultato di questa incorporazione è il corpo pulsionale. Il corpo pulsionale è il risultato dell'incorporazione del corpo dell'organismo nel corpo del linguaggio; è il prodotto dell'incorporazione del corpo biologico nel linguaggio. È per questo che Lacan dice in Television che il corpo è il "luogo dell'Altro". Il corpo non è il luogo del soggetto, ma è il luogo dell'Altro perché è prodotto dai significanti, cioè è prodotto dal corpo del linguaggio. Io porto un nome che ha deciso l'Altro, sono stato educato attraverso le operazioni della cura dell'Altro, sono stato alienato ai suoi significanti, fabbricato dal suo discorso...
Se volete la madre lacaniana è la madre che incarna l'incorporazione del corpo biologico; le cure materne sono la prima incarnazione del linguaggio. Il linguaggio passa dalla cura materna al corpo del bambino. È la madre che lo pulisce, che lo allatta e lo svezza, che lo introduce al linguaggio. È attraverso la madre che si incarna il linguaggio perché la madre si occupa del corpo del bambino: lo veste, lo sveste, lo educa, gli fa fare la cacca, la pipì. E' la madre che ha questo rapporto stretto con il corpo del bambino....E' la madre che veicola primariamente l'azione di cesoia del significante.


Domanda: c'è una somiglianza con il concetto bioniano di reverie?


Risposta: La reverie bioniana riguarda la creazione di un ambiente comunicativo che rende possibile l'emergere del pensiero nel bambino grazie all'apporto del pensiero e della presenza materna. La funzione della madre lacaniana è però ancora precedente la reverie, perché pone la condizione di possibilità della reverie. Qual è la condizione della reverie (cioè di quello scambio di presenza, sguardi, emozioni tra madre e figlio che rendono possibile la nascita del pensiero)? Il pensiero non si sviluppa geneticamente, come fa notare giustamente Bion, ma solo grazie a questo transito tra l'uno e l'Altro, a questo scambio tra bambino e madre, a questo nutrimento reciproco, sognante, fatto di fantasia. Ma la condizione per cui ci sia reverie non è forse che il corpo sia tagliato, cioè separtito? Questo è un punto che Bion probabilmente non coglie. La madre lacaniana non è solo la madre-coccodrillo. La madre lacaniana è anche la madre che incarna il linguaggio; è anche la madre del dono del segno di riconoscimento che permette l'umanizzazione della vita. Ma la madre lacaniana porta anche gli effetti di taglio del linguaggio, quindi della frustrazione del proprio bambino. Sa introdurre una perdita di godimento che prende forma anche nel semplice vestire e svestire un bambino. L'atto di vestire e svestire un bambino è l'atto di introdurlo in un mondo simbolico. Quando Lacan passa dall'idea dell'inconscio strutturato come un linguaggio all'idea dell'inconscio strutturato come lalangue è perché pensa che c'è un tempo materno della lingua. Lalangue è davvero la lingua materna. La lallazione è generata dallo scambio con la madre. Certo, per accedere al linguaggioc'è bisogno di dematernalizzare lalangue. Ma se c'è bisogno di dematernalizzarla è proprio perché la lingua si struttura attraverso la madre come lalingua.
Il padre è sempre presente in tutto questo come paletto fallico che Lacan pone nella funzione di sbarrare le fauci della madre-coccodrillo. Bisogna che la madre sia ancorata saldamente al fallo paterno, che desideri andare a letto con il suo uomo e non con il suo bambino!. Quando Lacan parla della “follia fallica” o della “perversione primaria” le colloca sul lato del bambino e sul lato della madre. Si vogliono mangiare! Si vogliono sbafare recirpocamente! Per questo ci vuole il paletto paterno, ci vuole qualcosa che impedisca l'incesto su ambo i lati. L'incesto del bambino verso la madre e l'incesto della madre verso il bambino. Il desiderio materno, detto in altri termini, non può avere come unico oggetto il bambino, ma, come insegna Lacan, deve volgersi al di là del bambino. Meglio se in direzione di un uomo, ma può essere anche un uomo al di fuori della famiglia e può anche essere benissimo un lavoro, una passione, qualcosa che attira il desiderio della donna al di là della madre......


Domanda: Lacan non contempla aspetti preverbali nella relazione madre-bambino, intesa proprio come comunicazione corporea, come una comunicazione silenziosa?


Risposta: Se noi diciamo che il corpo è il luogo dell'Altro, lo è ancora prima che il cucciolo dell'uomo venga al mondo. Il bambino ha un nome scelto dall'Altro, arriverà in una famiglia che non ha voluto, una famiglia che sarà a sua volta condizionata da fantasmi suoi, dai fantasmi della generazione precedente, in un campo sociale e culturale a sua volta iperdeterminato.... Non c'è preverbale da questo punto di vista. Siamo sempre immersi nel campo del linguaggio. Il linguaggio viene prima. Il corpo del linguaggio fabbrica il corpo pulsionale. La pulsione non viene prima del linguaggio. La pulsione è prodotta dall'azione del linguaggio che, come abbiamo visto, è un'azione di taglio che implica una perdita di godimento. Il bambino quando viene al mondo è non viene al mondo come un evento naturale. La sua nascita allude già al linguaggio perché decide di nascere. La prima decisione che noi prendiamo è, come diceva Sartre, quella di nascere. Noi per nascere dobbiamo volerlo. C'è una decisione insondabile: veniamo al mondo e poi quando veniamo al mondo entriamo in un campo già costituito di affetti, di relazioni, di significanti; l'incorporazione del linguaggio altera ulteriormente l'organismo biologico e lo pulsionalizza. Tutto questo avviene in una sincronia; non c'è diacronia, non c'è un prima e un dopo. Si tratta, a proposito del linguaggio, sempre di un taglio sincronico. Ebbene anche i gesti sono dei significanti. I gesti sono tutti significanti. L'analista sa che i gesti sono significanti. A volte il corpo dell'analista può intervenire nell'analisi, soprattutto nell'isteria. Certi piccoli gesti dell'analista veicolano dei significanti: il modo in cui accoglie la paziente, la saluta, la congeda, è già l'incontro con dei significanti.....I gesti materni per il bambino diventano subito significanti. Il dono del seno è un significante dell'amore... Il significante vuol dire che tutto ciò che noi facciamo non risponde al logos biologico, ma risponde ad un ordine di linguaggio che è ciò che umanizza la vita. E' vero che la taglia, la separtisce, la spezzetta, la frammenta ... ma, proprio per questo, la umanizza.
Per essere sintetico direi che questa dimensione nel rapporto tra madre e bambino ha un solo nome ed è il “desiderio dell'Altro”. C''è o non c'è il desiderio dell'Altro ad accogliere e ad umanizzare la vita? E come si incarna il desiderio dell'Altro? Certo si può incarnare in mille modi, ma c'è o non c'è la sua incarnazione? Questo è il punto clinico massimamente rilevante che dobbiamo interrogare interrogando la madre, il partner, le generazioni precedenti... .Verificare se c'è funzione del desiderio dell'Altro e come questa funzione si incarna... 
Seguendo Lacan, che qui è un po' visionario, se noi vogliamo sapere cos'è una madre dobbiamo interrogare sempre la donna. E allora Sarantis Thanopulos ha probabilmente ragione quando dice una madre che non sa darsi al proprio figlio, non sa nemmeno darsi al proprio uomo. La psicoanalisi del bambino implica sempre la sessualità femminile. Come una donna ha intrecciato il rapporto tra godimento e desiderio? Come una donna può essere o meno anche madre e, viceversa, come una madre può continuare ad essere, o meno, una donna? 
Il problema dell'incarnazione è fondamentale. La psicoanalisi non è una scienza che possa fare a meno dell'incarnazione. Se uno sa ma non sa incarnare quello che sa, quello che sa non passa, nella psicoanalisi non passa. O il sapere si incarna o non passa, non lascia tracce... Che cos'è questa cosa se non qualcosa che ci riporta a ciò che avviene nell'incarnazione originaria dello scambio simbolico tra il soggetto e l'Altro? Quanta autenticità c'è nel tuo amore? Sei finto o sei vero? Una parola è credibile solo per come si incarna. L'amore di mia madre è finto o è vero? Ecco, l'isterica ha un dubbio proprio su questo, sul fatto che vi sia finzione e che soprattutto gli uomini fingano sempre, siano solo dei seduttori.... L'uomo è sempre mascherato E' il grande dubbio isterico. Tutti mascherati... tranne il principe azzurro che non verrà mai e a cui l'isterica dedica la vita. L'unico a non essere mascherato, non si incontrerà mai o se lo si incontrerà sarà l'uomo impossibile da avere. L'uomo di un'altra o l'uomo che è in sé impossibile da avere... È per questo che l'analista diventa facilmente oggetto d'amore dell'isterica, proprio perché è marcato dall'impossibilità. L'oggetto-analista è un oggetto impossibile da avere e per questo infiamma il transfert immaginario dell'isterica. È bene che vi sia questa isterizzazione che però comporta una quota di insoddisfazione che a volte può diventare insopportabile. 
Torniamo al problema del corpo isterico. Abbiamo visto che il corpo pulsionale non è il corpo biologico perchè fra il corpo biologico e il corpo pulsionale c'è il corpo del linguaggio. Il corpo del linguaggio non avviene a un certo momento dello sviluppo ma precede lo sviluppo stesso.


Domanda: Questa funzione dell'incorporazione ha a che vedere con il fatto che lo psicotico è nel linguaggio ma non è nella parola? 


Risposta: L'incorporazione nella psicosi non si realizza pienamente. Abbiamo piuttosto un fenomeno di scorporazione. Il corpo resta scorporato dal corpo del linguaggio. Per questo nello psicotico troviamo spesso il riferimento alla vita animale, all'essere animali. In Vincent Van Gogh, per esempio, l'idea di essere un cane randagio, senza padrone, senza patria è un'idea che si impossessa di lui... Nello psicotico troviamo spesso la rivendicazione di una naturalità originaria. Anche in Rousseau, che è un grande paranoico, c'è tutto un riferimento al mito del buon selvaggio, della natura originaria incorrotta che poi il linguaggio corrompe. Lo psicotico rifiuta l'incorporazione, resiste all'incorporazione. Però, per un altro verso, è obbligato all'incorporazione. Lo psicotico è parlato dal linguaggio, per esempio nelle voci allucinatorie che parlano di lui. Quindi è parlato dal linguaggio, ma non può accedere alla parola, non può soggettivare il linguaggio. Quindi l'incorporazione è avvenuta male. E' un'incorporazione avvenuta per scorporazione. Ma ci sono altri fenomeni di scorporazione. Per esempio il fenomeno psicosomatico che, diversamente dal disturbo psicogeno di tipo isterico, è una lesione del corpo, è qualcosa che nel corpo non è stato simbolizzato. È un reale non simbolizzato del corpo, è un reale non incorporato nel linguaggio.
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