07. Introduzione alla teoria dei quattro discorsi

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Vi propongo di entrare nella clinica dell'isteria attraverso i quattro discorsi che Lacan sviluppa nel Seminario XVII titolato Il rovescio della psicoanalisi. Uno di questi discorsi è denominato discorso isterico. Il nostro interesse è focalizzare il discorso isterico. Ma per capirlo dobbiamo introdurre brevemente la teoria dei quattro discorsi. Il concetto di discorso in Lacan è un terzo genere di simbolico rispetto al genere del linguaggio e a quello della parola. Il concetto di simbolico in Lacan si declina storicamente in due forme fondamentali: la forma del linguaggio e la forma della parola. La forma del discorso è dunque il terzo modo in cui Lacan declina il concetto di Simbolico. Possiamo calare questa tripartizione del simbolico nella pratica clinica per provare a darle un'incarnazione immediata. Cosa fa l'analista quando opera? Incarna l'Altro grande. Come si incarna il luogo dell'Altro? Nella regola dell'associazione libera. Quando l'analista invita all'associazione libera si assenta, tiene una posizione di silenzio per fare emergere il grande Altro. L'associazione libera è ostruita se l'analista parla. Perchè vi sia associazione libera, l'analista deve stare in silenzio, ma il silenzio dell'analista valorizza le leggi del linguaggio che si manifestano nell'associazione libera come combinazione tra significanti, metonimia, punti di metaforizzazione in cui un significante acquista un senso speciale per quel paziente, in quella catena associativa. Ci sono tanti significanti che si ripetono e poi ce n'è uno che condensa i significanti precedenti; una parola, ad esempio la parola “dipendenza”, la parola “sacrificio”. Sono momenti fecondi in cui la catena significante trova delle sue coagulzioni metaforiche. Cosa fa l'analista incarnando le Leggi del Linguaggio? Si cadaverizza, dice Lacan, per potenziare le Leggi del Linguaggio, così come il divano serve a potenziare il potere anonimo e transindividuale delle Leggi del Linguaggio. A dare presenza grande Altro. Però se l'analista facesse solo questo sarebbe una sorta di automa. L'analista deve incarnare anche le Leggi della parola, cioè deve saper ascoltare la parola dell'Altro dando valore alla sua singolarità. Deve sapere accogliere il soggetto, deve saper operare nel senso del riconoscimento dell'Altro: accogliere la sua sofferenza, accogliere la sua angoscia, accogliere la sua domanda di riconoscimento... Questo è, se volete, il lato più umano dell'analista; le leggi della parola sono infatti le leggi che umanizzano il linguaggio. Un bravo analista deve tenere insieme le leggi del Linguaggio alle leggi della Parola perché se accentua troppo le leggi della parola il rischio è quello di una specularità immaginaria, mentre se accentua troppo le leggi del linguaggio il rischio è quello di una inumanità, di una computerizzazione della sua operatività...
La parola piena è la parola in cui si realizza il riconoscimento del soggetto in quanto soggetto dell'inconscio. L'ordine simbolico si declina nel dare valore alla parola di quel soggetto, nel saperla accogliere, riconoscere. La posizione dell'analista oscilla tra leggi della parola e leggi del linguaggio. In più, però, in questa stessa oscillazione appare un terzo elemento che è l'oggetto piccolo (a) che indica come l'analista nel transfert incarni l'elemento libidico di godimento, l'oggetto perduto, l'impossibile, la pulsione di morte, insomma tutto ciò che ha a che fare con ciò che non entra nè nella parola, nè nel linguaggio e che costituisce il punto chiave dell'esperienza analitica...
Veniamo ai discorsi. I discorsi sono delle forme di legame sociale nei quali appare l'oggetto piccolo (a), che è l'oggetto di godimento, che è l'oggetto perduto, che è l'oggetto su cui si fissa la pulsione, che è l'oggetto parziale di Abraham, l'oggetto parziale di Klein e di Freud stesso nei saggi sulla sessualità; l'oggetto della fissazione pulsionale che può prendere le forme della fissazione orale, anale, fallica, scopica e vocale....Per Lacan questo oggetto che causa il desiderio entra, in modi diversi, nei nostri legami sociali....I discorsi mostrano i modi particolari di legame sociale in cui si intrecciano la parola, il linguaggio, l'oggetto piccolo a. I quattro elementi che definiscono la teoria dei discorsi sono infatti: S barrato cioè soggetto dell'inconscio (soggetto diviso), S1 che è il significante primo cioè il significante Maitre, il significante guida, cioè quel significante che mi costituisce o che costituisce la mia prima identificazione; il significante che dà luogo all'identificazione costituente rispetto alla quale tutte le altre sono costituite, secondarie. Il soggetto ha bisogno di trovare un significante che lo identifichi altrimenti sarebbe niente senza un centro di gravità. Il soggetto chiede un significante al quale identificarsi altrimenti è alla deriva e l'S1 è proprio quel significante che dà orientamento al soggetto sebbene al costo di una sua alienazione. L'S2 nella teoria dei discorsi è il significante del sapere; è quel significante che rappresenta tutta la rete degli altri significanti che hanno come fondamento il significante padrone. E infine l'oggetto piccolo (a) che abbiamo già definito. Ecco, questi sono i quattro elementi che, permutando di un quarto di giro, costituiscono la trama dei discorsi.
Per capire la teoria dei discorsi dobbiamo pensare che è una topica. Lacan parla di una topica discorsiva. Queste quattro lettere, di cui abbiamo stabilito il significato, vengono in quattro posti, quattro luoghi differenziati. Il luogo in alto a sinistra è il luogo dell'agente o luogo di comando; il luogo in basso a sinistra è il luogo della verità. Il luogo in alto a destra è il luogo dell'Altro. Il luogo in basso a destra è il luogo dello scarto o della produzione. La topica è la distinzione dei luoghi e la dinamica è la relazione tra i discorsi, come cioè da un discorso si possa passare ad un altro discorso. Il discorso del padrone, per esempio, in un movimento di un quarto di giro diventa il discorso isterico. Abbiamo, dunque, una topica (i luoghi non variano) e una dinamica ( la relazione tra i discorsi e il funzionamento interno dei discorsi). La dimensione economica concerne il modo in cui ogni discorso produce del godimento specifico. Possiamo facilmente evocare la tripartizione classica della metapsicologia freudiana: topica, dinamica, economica che certamente ha ispirato la costruzione della teoria lacaniana dei discorsi. 
Il discorso dei discorsi, cioè il discorso che è a fondamento di tutti i discorsi, è il discorso del padrone. Il discorso del padrone è il discorso dell'identificazione. L'S1 è il significante unario, come direbbe Freud, il tratto unario, che costituisce il soggetto rappresentandolo per un altro significante, per un'altra serie di significanti. E' l'identificazione al tratto unario che costituisce l'identità del soggetto, l'identità immaginaria del soggetto. Il discorso del padrone si struttura sull'identificazione e, al tempo stesso, sulla rimozione della divisione del soggetto e del suo fantasma. L'S1 è il rappresentante del carisma del padrone che genera ipnosi e identificazione; il discorso del padrone è il discorso della Psicologia delle masse. L''S1 è al posto del capo, della chiesa, dell'esercito. L'elemento prodotto e scartato da questo discorso è l'oggetto piccolo (a) perché al padrone non interessa niente del desiderio e del fantasma. Al discorso del padrone interessa solo che la macchina funzioni. Il discorso del padrone è il discorso disciplinare dell'educazione. Per questa ragione nel discorso del padrone il fantasma è sempre rimosso. Non mi interessa sapere cosa desideri a me interessa che tu funzioni! Questo è il discorso del padrone. Il discorso del padrone è un discorso di padronanza. Possiamo dire che è il discorso dell'Io, quello che Lacan chiama nel Seminario XVII "iocrazia", è il discorso dell'Io forte. L'anoressia è una forma di padronanza. Nell'anoressia troviamo questa formula come centrale: il soggetto è identificato a un significante ideale quello del corpo magro, non vuole sapere nulla, non desidera nulla.
Il soggetto ha bisogno di identificarsi. Se non c'è il discorso del padrone non c'è identificazione e se non c'è identificazione non c'è senso di identità. In questo senso il soggetto non può prescindere dal discorso del padrone. Nondimeno ci sono istituzioni regolate integralmente dal discorso del padrone. Lacan pone il discorso del padrone come il discorso dell'istituzione. L'istituzione deve sempre aver a che fare con il discorso del padrone. La mia tesi è che un'istituzione si ammala quando si fissa ad un solo discorso, mentre una buona istituzione deve sapere far girare i discorsi e deve saper far girare i discorsi come deve saper far girare la parola in un gruppo. Se un'istituzione si incancrenisce in un solo discorso è spacciata e il sintomo delle istituzioni e dei gruppi umani è di incancrenirsi in un solo discorso....... 
Possiamo dunque utilizzare il discorso del padrone per definire l'identificazione ideale. E' il discorso dell'io forte della padronanza ma è il discorso che rimuove il fantasma. Il discorso del padrone elimina le eccezioni, elimina la possibilità delle eccezioni. L'unica eccezione è quella del padrone che può fare quello che vuole, è l'eccezione dell'S1. Nell'epoca contemporanea siamo di fronte ai nuovi sintomi che si producono non per effetto del discorso del padrone ma per lo sbriciolamento del discorso del padrone. Oggi al posto del discorso del padrone, infatti, abbiamo il discorso del capitalista. 
Se volete capire come funziona un discorso c'è un trucco: basta che vi soffermiate sulla prima lettera in alto a sinistra. Si tratta dell'elemento agente del discorso. L'agente è ciò che dà il tono del discorso, è ciò che comanda il discorso, è il vettore principale del discorso. Il vettore principale del discorso del padrone è il tratto unario, il carisma, il capo, il maitre,l'S1. 
I nuovi sintomi sono un effetto del discorso del capitalista che secondo Lacan ha la stessa struttura del discorso del padrone, ma dove S1 decade dalla sua posizione di guida perché la nostra epoca è l'epoca del tramonto del padre dell'evaporazione del padre, della caduta del padrone. S/ barrato viene così a prendere il posto dell'agente: il soggetto diviso è alla ricerca di oggetti di godimento; è il soggetto allo sbando, il soggetto alla deriva che prende il posto del comando, il posto dell'agente. La psicoanalisi per certi versi riabilita quindi il discorso del padrone perché afferma la necessità di un tratto unario; per un verso lo critica per un altro è il suo rovescio. 
Il discorso dell'Università situa al posto dell'agente il sapere. Ma qual è il sapere dell'Università? S2. Non si tratta del sapere del Maitre. Il sapere del Maitre è custodito nell'S1: Hegel, Platone. Nell'Università ci sono solo S2, tanti S2 che ripetono l'S1. Sono dei ripetitori del sapere. S2 è il sapere ripetuto, dice Lacan. E' il sapere plagiato. Ma con la formula del discorso dell'Università Lacan non intende solo riferirsi all'Università come istituzione. Il discorso universitario indica una patologia del sapere più ampia. Indica il sapere come un sapere morto. Un sapere che si limita alla ripetizione di ciò che già si sa. Il sapere universitario è ogni forma di sapere che duplica se stesso. E' il sapere che si riproduce come replica di un sapere senza soggettivazione. Dunque un sapere come moltiplicazione di enunciati senza che vi sia enunciazione che attiva una citazione senza enigma. Una somma di citazioni senza alcun enigma . E' un sapere che vuole essere specializzato, ma che in questa superspecializzazione si mortifica. E' un sapere che scarta elimina il soggetto diviso, elimina la mancanza, elimina l'inconscio, elimina il problema della verità come direbbe Heidegger. Il sapere universitario è la riproduzione degradata del discorso del Maitre; è lo scientismo privo di scienza. Lo scientismo è la degradazione della scienza, è una iperspecializzazione senza soggettivazione. Il primato è dell'S2 che produce slogan, frasi fatte, olofrasi, stereotipi, clichè, il sapere come qualcosa che già esiste, che già sappiamo, formule morte. 
L'S2, questo sapere che si ripete, che si duplica, genera nell'Altro un godimento, il godimento del sapere come strumento di potere. Questo nesso tra sapere e potere Lacan lo riprende da Nietzsche intercettando un tema centrale della riflessione di Foucault. Mentre il potere del padrone discende dal carisma, il discorso universitario è democratico, appare fondato sull'S2, cioè sul sapere disponibile per tutti e questo genera un godimento...
Nella direzione e nel processo della cura Lacan mette tutti e quattro i discorsi. Dobbiamo pensare che la cura è lo svolgimento di tutti e quattro i discorsi. C'è il fatto che qualcuno parla per stereotipi e l'analista deve sopportare questo...La sfilza degli S2... C'è il discorso del padrone e l'analista viene messo al posto dell'io ideale e il transfert assume le caratteristiche di un'idealizzazione cieca, fanatica... C'è il momento fondamentale dell'analisi in cui l'analista occupa la posizione dell'oggetto (a) che causa il desiderio, l'oggetto perduto, cioè l'oggetto che dice qualcosa sulla singolarità di quel soggetto e che dunque causa, produce, il soggetto come soggetto di desiderio, S/ barrato. E' il transfert come motore, è l'analista come causa del lavoro dell'analizzante e dunque la sua divisione. ..C'è la spinta dell'analizzante a sapere sulla sua verità inconscio; c'è il movimento analizzante del discorso isterico... L'analisi è un processo di disidentificazione che produce la caduta dell'S1. L'S1 deve cadere e venire scartato. E' il rovescio del discorso del padrone: l'S1 in posizione di comando e l'S1 in posizione di scarto. Però per essere scartato l'S1 deve prima essere prodotto. Dobbiamo aver isolato qual è l'S1 che guida il soggetto dell'inconscio; “ecco cos'ero!”, “Vedo l'S1 che mi ha governato” e vedendolo si realizza un passo indietro e qualcosa finalmente cade, smette di attirare il soggetto.... E allora al posto della verità viene il sapere, ma questo S2 che viene al posto della verità - effetto del percorso dell'analisi - non è più l'S2 del sapere dell'Università...Questo sapere dice qualcosa sulla mia verità ... Posso parlare della mia analisi perchè ho capito come funzionavo e Lacan su questo costruisce il dispositivo della passe: poter parlare della propria analisi, produrre un sapere nella posizione della verità. L'analisi produce un sapere nuovo, un sapere che prima non sapevo; io so quello che da sempre sapevo, un sapere che diventa verità, lo posso dire, lo posso trasmettere, lo posso rendere universale.... Essere oggetto piccolo(a) e essere luogo del sapere sono le due definizioni della posizione dell''analista nella cura. Oggetto piccolo a e Soggetto Supposto Sapere...

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