09. L'isterica e la donna

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La cosa che mi interessa sono i due cerchi di Eulero applicati all'isteria, riprendendo molto brevemenete uno schema proposto da Colette Soler,e in particolare, l'intersezione tra l'isterica e la donna. È uno schema utile per capire il desiderio dell'isterica. Lacan in un seminario intitolato RSI indica la differenza tra il desiderio isterico e il desiderio femminile come tale. In quel contesto la formula che usa è che “una donna sa essere il sintomo di un uomo mentre l'isterica si rifiuta di esserlo”. Di per sé è una formula un po' enigmatica che si chiarisce se si pensa che per la psicoanalisi il sintomo è il luogo del godimento e dunque ,da questo punto di vista, la donna è il sintomo dell'uomo in quanto è il suo mezzo di godimento, mentre l'isterica si rifiuta di essere un mezzo di godimento. Qui emerge con chiarezza la differenza tra il desiderio femminile e quello isterico. Una donna sarebbe un soggetto che sa essere il sintomo del suo uomo. Lacan aggiunge che se si vuole capire il fantasma di un uomo bisogna vedere la donna con cui sta, la donna che sceglie. Come quando si vede che un uomo sceglie una donna che gli fa da madre, che nel corpo, nei modi, nell'età rivela che il fantasma di quest'uomo la mette evidentemente nella posizione della madre. Abbiamo tante altre situazioni in cui l'uomo sceglie la donna a partire dall'inclusione della donna nel fantasma materno. Lo schema che vi avevo presentato complessificava questo punto di partenza di Lacan. Dobbiamo insistere nell'approfondire la differenza tra il desiderio isterico e il desiderio femminile. Lacan parte dal presupposto che la donna non è l'isterica e l'isterica non è la donna tant'è che nel Seminario III l'unico caso di isteria che Lacan commenta, come avevo anticipato, è un caso di isteria maschile. Ci torneremo alla fine della lezione di oggi. Ma in ogni caso la scelta del caso del tranviere è per ribadire che l'isteria non è prerogativa della donna. 
Possiamo mettere al centro dei due insiemi non tanto il “farsi amare”, che non è la terra di mezzo, non è questo l'elemento comune tra l'isterica e la donna, perché, pensandoci bene, in fondo, si può dire che un'isterica non sa farsi amare perché non accetta la castrazione.... Potremmo forse dire che il “farsi amare” definisce piuttosto la donna. Dunque mettiamo dal lato del desiderio della donna il “farsi amare” e il “godere”, il “desiderio di godere”, la possibilità di trarre godimento dal fallo. La donna è colei che riesce a tenere insieme il farsi amare e il poter godere, il godere nel farsi godere. La condizione per raggiungere questa doppia posizione è però il “far desiderare”. Allora la zona di intersezione tra l'isterica e la donna sarà il “far desiderare”. Il far desiderare è la zona in comune tra la donna e l'isterica. Far desiderare, cioè identificarsi al fallo, identificarsi al significante della mancanza dell'Altro, identificarsi all'oggetto che causa la mancanza dell'Altro, che lo fa appunto desiderare in quanto mancante. Questo elemento è un elemento del desiderio della donna perché per farsi amare e per godere bisogna far desiderare. Tuttavia questa identificazione al significante fallico è anche della posizione isterica. Perchè l'isterica punta a causare il desiderio nell'Altro anche se non soddisfa nè il farsi amare, nè il farsi godere. L'isterica si fa desiderare, punta a causare il desiderio nell'Altro, ma il desiderio non si coniuga né con l'amore, né con il godimento. Questa è la ragione principale della sofferenza isterica. E questo, da un punto di vista clinico, è quello che emerge nella difficoltà dell'isterica ad avere legami affettivi continuativi, stabili, soddisfacenti. 
Perchè far desiderare l'Altro, che resta l'obiettivo principe di tutto il suo teatro, di tutta la manovra isterica, ha come condizione il rifiuto di essere il sintomo dell'Altro, cioè il mezzo di godimento dell'Altro e, dunque, il rifiuto della castrazione, la cui accettazione è invece proprio la condizione per farsi amare perché si ama sempre la mancanza dell'Altro. Questo costituisce il tunnel in cui l'isterica si infila. Cosa mettiamo allora nel cerchio dell'isterica come equivalente del farsi amare e del farsi godere nel cerchio della donna? Il “farsi essere”, il “desiderio di essere”. Il desiderio isterico è quel desiderio che per essere, per consistere, ha bisogno di far desiderare l'Altro. Questo si può dire anche del desiderio della donna, però il desiderio della donna sa raggiungere congiuntamente gli obiettivi del “farsi amare” e del “farsi godere”. Qual è invece il problema del lamento isterico? Se il mio essere dipende dalla mia capacità di farmi desiderare, di far sorgere il desiderio dell'Altro, di farmi desiderare dall'Altro e ,dunque, se la mia vita si prodiga nel far desiderare l'Altro, ebbene in questo prodigarsi si perde anche il mio stesso desiderio. Io non so più quello che desidero perché il mio desiderio si sacrifica al farmi desiderare.... Il mio desiderio si annulla rispetto all'esigenza di farmi desiderare, di far desiderare l'Altro. Ma allora io chi sono? Che cosa voglio se mi sono dedicata anima e corpo a far desiderare l'Altro? Ma è proprio quello il desiderio che io voglio, una volta che l'ho innescato? Questo rende più chiaro l'assioma lacaniano secondo cui il desiderio isterico è desiderio di essere insoddisfatto. Al cuore del desiderio c'è l'insoddisfazione perché se la meta del desiderio è far desiderare l'Altro e, di conseguenza, io smarrisco il senso del mio proprio desiderio. Ecco perché molte isteriche si fanno catturare dal fatto di catturare, si interessano di chi le guarda, non guardano chi le interessa ma sono catturate dal fatto di essere guardate, di essere desiderate. Come se il loro essere coincidesse con l'essere desiderate. Dunque nel far desiderare l'Altro al posto di interrogare il proprio desiderio.
Uno dei movimenti fondamentali dell'analisi dell'isteria è portare l'isterica a non interrogarsi più sul desiderio dell'Altro, ma sul proprio con un effetto di separazione che produciamo e con una problematica speciale a livello del godimento. A livello del desiderio la problematica isterica sembra essere la seguente: impegnandomi nel far desiderare l'Altro non so più qual è il mio. Quindi abbiamo questa impasse del desiderio isterico: prodigandomi a far desiderare l'Altro non so più ciò che io desidero. Sul piano del godimento molte isteriche contemporanee (non c'è più solo l'isterica che dice di “no!” ad essere il mezzo di godimento, non c'è più solo il rifiuto isterico del sesso) entrano nello scambio sessuale, ma con l'obiettivo di far godere l'Altro. Come a livello del desiderio l'obiettivo è far desiderare l'Altro, così per il godimento l'obiettivo diventa quello di far godere l'Altro godendo del far godere, ma paradossalmente senza godimento, senza godimento del proprio corpo. L'anorgasmia è il sintomo isterico più frequente, dove il godimento si fissa al far godere l'Altro. Godono nel far godere, senza un godimento del proprio corpo; subordinando il godimento del proprio corpo al godimento del partner. Si può dire che questo è un po' femminile, non solo isterico, però l'isteria accentua questo motivo e vi trova un punto di intersezione tra il far desiderare e il far godere senza godere nel corpo. Quando un'isterica guarisce da questa sintomatologia? Quando separando il proprio desiderio dall'esigenza di far desiderare, può trovare il proprio desiderio. 
Nella donna, invece, il desiderio non è solo quello di farsi desiderare, come abbiamo visto, che è l'elemento in comune con l'isteria. Tutte le donne sono esibizioniste, direbbe Freud, perchè ogni donna ama mostrarsi, cioè ama farsi desiderare. Però il desiderio della donna non è solo desiderio di farsi desiderare, ma è anche il desiderio di godere. Il desiderio non è separato, sbinato, disgiunto dal godere. È per questo che una donna sa abbandonarsi nel rapporto sessuale, sa perdersi, sa sperimentare il senza limite, come direbbe Lacan, cioè il godimento Altro, il godimento non tutto circoscritto al fallo..Nell'isteria, invece, abbiamo questa difficoltà ad accedere al godimento e nelle isteriche più disinibite sessualmente, con una vita sessuale molto ricca, la patologia consiste nel fatto che il godimento non è mai godimento al di là del fallo, ma è sempre godimento del far godere l'Altro.

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