11. Il soggetto del lamento

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La prima figura che vorrei mettere in luce è il soggetto del lamento. Il soggetto del lamento è il soggetto innocente, è quello che Lacan definirebbe la posizione dell'anima bella o la posizione di Dora. Dora si presenta a Freud come la vittima, come l'innocente tormentata. L'innocenza isterica ha questa caratteristica di essere vittima dell'Altro. È per questo che la figura del lamento sulla propria vita, sul proprio destino, sui propri incontri è una figura fondamentale dell'isteria femminile e maschile. Noi sappiamo che il postulato dell'essere una vittima, cioè dell'essere tormentata ingiustamente, dell'essere vittima del fato, del cattivo incontro, è un tema tipico della posizione nevrotica. Dobbiamo però provare a distinguere questo postulato di innocenza che è un tratto della clinica dell'isteria, dall'altra grande clinica dell'innocenza che è la paranoia. Colette Soler ha scritto un articolo molto bello sull'innocenza della paranoia. La figura dell'innocenza unisce due continenti clinici molto lontani come la paranoia e l'isteria. Il postulato dell'innocenza è il postulato chiave della paranoia è: “il mondo è cattivo”,“l'Altro vi gode impunemente”, “il male è nell'Altro”. Il senso di ingiustizia subito accomuna per certi versi l'isteria e la paranoia, ma nell'isteria tutto deriva dal sentirsi non amata dall'Altro o se preferite dal sentirsi esclusa dall'amore dell'Altro, primordialmente dall'amore del padre. Di qui la sensazione dell'isterica di non avere radici di essere senza radici, che vuol dire anche non avere un'immagine del proprio corpo ben definita, cambiare continuamente look, essere alla ricerca del proprio abito. C'è uno sradicamento, un sentirsi sradicate anche dalla propria stessa immagine, un difetto, come abbiamo visto nella prima lezione, della specularizzazione narcisistica del proprio corpo. Nella paranoia invece c'è una certezza delirante che l'Altro gode nel tormentarmi. Certezza delirante che non si modifica. Mentre il lavoro sull'isteria può portare a modificare il sentimento di innocenza e, per esempio, come dice Lacan, all'inizio dell'analisi trasformare l'anima bella in un soggetto che eticamente si riconosce responsabile di ciò di cui si lamenta. Questo passaggio nella paranoia non può avvenire, non può esservi soggettivazione della responsabilità che il soggetto ha rispetto ai tormenti che lo affliggono. Ma soprattutto la differenza, alla radice, è che dal lato dell'isteria ciò che viene messo in primo piano è il sentimento di non essere sufficientemente amata, desiderata, voluta, mentre nella paranoia in primo piano è la volontà cattiva del godimento dell'Altro. 
Lacan usa la figura dell'innocenza per definire anche l'entrata nell'analisi. L'entrata nell'analisi implica che il soggetto assuma la responsabilità della propria posizione. Quando l'isterica si presenta come l'esclusa dall'amore, esclusa dal desiderio dell'Altro, la vittima abbandonata, tendiamo a supporre che l'Altro da cui si sente esclusa sia fondamentalmente il padre che ha preferito la sorella, il fratello, l'amante, la bottiglia... Il sentirsi esclusa è legato al fatto che troviamo nell'isteria una forte delusione edipica nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Il padre ideale, il padre amato da cui voleva un bambino, cade nella polvere per mille circostanze contingenti: fallimento aziendale, separazione coniugale, malattia fisica, tradimenti.... Si spezza l'unione edipica e il padre diventa il luogo della delusione. Non troviamo sempre questo, però tendenzialmente nella clinica dell'isteria la figura del padre occupa sempre, un posto centrale. Il testo fondamentale di Freud sull'isteria maschile è titolato Una nevrosi demoniaca, si tratta di un caso di possessione demoniaca che Freud studia attraverso dei testi storici negli anni '10. Sull'isteria maschile bisognerebbe leggere questo testo e il Seminario III di Lacan e provare a metterli insieme. In questo caso si vede bene come tutta la questione del soggetto sia in rapporto al padre, all'amore frustrato nei confronti del padre che prende l'aspetto del demonio che lo possiede con tutta l'ambivalenza relativa..

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