15. Il soggetto della verità

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La quinta figura è la figura del soggetto della verità, o, se volete, del soggetto epistemico. Per Lacan l'isteria esige la verità. E' impegnato nella ricerca della verità. In questo senso è veramente il polo Nord rispetto al polo Sud della perversione, perché il perverso manipola la verità, mostra la totale inconsistenza della verità poichè l'unica fede che conta nella perversione è quella del godimento. Anche l'isteria può giocare con la verità. Abbiamo visto l'importanza dell'intrigo della seduzione. Anche nell'isterica può dunque essere in gioco la verità, ma, secondo Lacan, al suo fondo l'isteria esprime una spinta verso la verità. Ecco perché Lacan propone il discorso isterico come il discorso dell'entrata in analisi. Si entra nell'analisi attraverso l'isterizzazione, cioè attraverso la spinta epistemica verso la propria verità. Ma la verità che interessa l'isteria non è la verità della filosofia, non è la verità della logica, non è la verità universale, trascendentale; l'isterica ha una passione per l'incarnazione della verità, per la verità particolare, per la verità particolare irriducibile all'universale, per la sua propria verità, per la verità del desiderio inconscio. Quello che interessa l'isterica non è la verità in generale, ma è la verità del proprio desiderio. Cosa desidero veramente? È a questo interrogativo che le interessa rispondere. E per questo la psicoanalisi nasce dall'isteria; proprio perchè l'isteria è la spinta a voler sapere sulla verità del proprio desiderio inconscio. Da questo punto di vista l'isteria odia, detesta, si ribella nei confronti del sapere universitario, del sapere come luogo della morte della verità. 
Nel Seminario XVII Lacan propone una sorta di autodiagnosi come isterico. La sua isteria consisterebbe nella ricerca della verità e nel rifiuto del sapere universitario. La verità contro al sapere. La verità come ciò che buca il sapere. Qui tocchiamo un punto molto importante che è il punto di grande fascino di Lacan cioè la sua capacità di bucare il sapere già saputo, già dato, già conosciuto, di renderlo mancante e attraverso questa operazione mobilitare un nuovo sapere sulla verità, che poi è il movimento stesso dell'analisi. L'azione dell'analista è ciò che buca il sapere dell'Io, il sapere già dato, già conosciuto, già saputo, per produrre un nuovo sapere che nella formula del discorso dell'analista, giustamente, viene al posto della verità. Un sapere che viene al posto della verità non è certo il sapere morto che nel discorso dell'Università si oppone alla verità. Da questo punto di vista per Lacan la ricerca scientifica è isterica, non lo scientismo, perché la scienza non si accontenta mai di ciò che sa e punta sempre ad un sapere nuovo, a mettere in discussione permanente il sapere acquisito. In un'istituzione di psicoanalisi è necessario preservare il cuore isterico dell'istituzione, anche a rischio di non avere un'identità ben definita; è decisivo che resista il cuore pulsante dell'isteria per fare avanzare l'istituzione nella sua ricerca.
Qual è il problema? L'isterica ama la verità e sviluppa il transfert su quell'Altro che non detiene un sapere morto, ma che si suppone detenga un sapere sulla verità che Lacan definisce "incarnato". La forza di Lacan era in effetti quella di incarnare questo genere di sapere, dunque un sapere che dicesse qualcosa sulla verità. Per questo la psicoanalisi produce transfert, diversamente dalle neuroscienze o dalla psicologia scientifica che sono saperi morti dal punto di vista del desiderio..
Qual è la complicazione? L'isterica adora il Maitre, ricerca il Maitre, ama il Maitre. Però in questo amore per il Maitre c'è anche la ricerca della castrazione del Maitre, del limite del Maitre, della sua insufficienza immaginaria che l'isterica è pronta a scovare, a cogliere a ogni piè sospinto... Ricerca il maitre ma solo per regnarvi sopra, commenta Lacan. Ci sono tanti pazienti di Lacan che hanno scritto testimonianza sulla loro analisi e se uno legge tutte queste testimonianze quello che colpisce è che tutti i pazienti di Lacan si aspettavano sempre qualcosa di nuovo dal loro analista. Un atto o qualcosa che li stupisse, ma sempre qualcosa di nuovo! Perchè così funzionava il Lacan-Maitre. Il ritratto che davano di Lacan è un ritratto poliedrico, perché con ciascuno la verità si incarna nella sua particolarità.. Nel rapporto con il partner l'isterica vuole la verità del desiderio, vuole la testimonianza del desiderio, esige il segno del desiderio dell'Altro. Non si accontenta delle formule universali del sapere. C'è l'esigenza che questa formula si declini nella particolarità. Lacan dice che l'amore è sempre l'”amore per il nome”, che significa che l'amore non è mai l'amore per l'amore, l'amore universale, l'amore uguale per tutti, l'amore per l'amore, l'amore per la vita. L'isterica non si accontenta di questo. Vuole che l'amore sia amore per il nome. Sia un amore particolarizzato. Non l'amore generico e universale per l'amore. 
Questo è un capitolo importante per il soggetto della verità che tocca anche il piano della dialettica delle istituzioni e dei legami sociali. Se la quota di isteria viene meno il discorso si ingessa, si burocratizza e può dare luogo alla morte del desiderio.

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