02. La sessuazione

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Come si diventa uomini o donne? Come si sceglie il proprio sesso? Queste domande sembrano paradossali per il discorso medico-biologico. Questo discorso sembra sostenere che è l’oggettività fuori discorso dell’anatomia a definire il sesso. Lacan parte da un presupposto diverso dal discorso medico-biologico. Per Lacan l’anatomia non è un destino compiuto del soggetto. L’anatomia non definisce l’essere uomo o l’essere donna. Egli ci porta piuttosto a decostruire l’idea che vi sia un essere del sesso. Non c’è un essere uomo e non c’è un essere donna. Alla pagina 26 dell’edizione italiana del Seminario XVIII il riferimento non è all’essere uomo ma al “fare l’uomo”. Non c’è un essere un uomo o un essere una donna, ma c’è un fare l’uomo o un fare la donna. Il fare non è nella dimensione ontologica dell’essere, ma in quella del sembiante. E ancora più provocatoriamente Lacan dice che non si è ma “ci si crede uomini o donne”...
Dobbiamo ora introdurre un termine centrale nel Seminario XX che è un termine chiave per tutta la riflessione lacaniana intorno all’enigma della sessualità. Si tratta del termine sessuazione. Se il sesso è un puro fenomeno anatomico (avere o no il pene), la sessuazione è un processo complesso che consiste nella soggettivazione della propria anatomia e questo comporta che la dimensione anatomica del sesso possa non corrispondere affatto all’orientamento soggettivo della sessuazione. In evidenza è lo sfasamento tra il sesso come dato anatomico e la sessuazione come processo soggettivo di significantizzazione dell’anatomia. Per Lacan la nozione di differenza sessuale sembra oltrepassata dai differenti modi di realizzare la sessuazione, ovvero la soggettivazione simbolica della propria anatomia sessuale.
Il dibattito femminista propone, molto schematicamente, due diverse letture della differenza sessuale. Da una parte il cosiddetto “essenzialismo”, dall’altra il cosiddetto “culturalismo”. L’esponente più noto della corrente essenzialista è senz’altro Luce Irigaray. Il suo testo più importante che è L’Altro sesso, degli anni ’70, ne ha decretato l’espulsione dalla scuola di Lacan. La tesi dell’essenzialismo è che ci sono due sessi distinti, differenziati, con prerogative non solo anatomiche ma anche psichiche diverse, con sensibilità, attitudini, vocazioni diverse. C’è un sesso fallico maschile e c’è un Altro sesso che è quello femminile, totalmente irriducibile a quello fallico. Quello maschile è centrato sulla monarchia ottusa del fallo e quello femminile è centrato sulla pluralità democratica, nomadica, del corpo femminile che è un corpo senza centro, polimorfo, aperto. 
Tutto il femminismo più radicale segue questo orientamento essenzialistico; la differenza sessuale ha un contenuto ontologico che riguarda l’essere della donna. Ci sono dunque due esseri: l’essere maschile e l’essere femminile. Il termine essenzialismo deriva dal fatto che la sessualità diventa una sorta di essenza che definisce un essere maschile o un essere femminile.
La prospettiva culturalista - la cui esponente più autorevole oggi è Judith Butler - rovescia la prospettiva essenzialista sostenendo che l’anatomia non è un destino, che i sessi non sono essenze, che la sessualità non è frutto dell’ontologia ma è il prodotto che l’azione della Cultura (dei modelli culturali, delle strutture discorsive) esercita sul corpo. Non esiste una natura femminile o una natura maschile. Si tratta di effetti determinati dalle pratiche di assoggettamento che condizionano il corpo sessuale imprimendo a questo corpo orientamenti diversi. Da questo punto di vista la cultura lesbica e la cultura omosessuale si candidano ad essere delle nuove possibilità per il corpo sessuale perché i sessi non sono ontologicamente solo due. Le possibilità della sessualità sono più di due perché il sesso non è un’essenza e il corpo può organizzarsi culturalmente anche in forme sinora non praticate. Se seguiamo Lacan dobbiamo adottare una prospettiva che supera in senso hegeliano del termine, cioè oltrepassa conservando la verità unilaterale di queste due posizioni, l’antinomia tra essenzialismo e culturalismo proprio attraverso il concetto di sessuazione. Potremmo dire che la teoria della sessuazione è la risposta di Lacan alla polemica tra essenzialismo e culturalismo, è il superamento della loro antitesi. La sessuazione preserva l’elemento della differenza sessuale come lo pensa l’essenzialismo (esiste una differenza, per riprendere le parole di Lacan, tra il fare l’uomo e il fare a donna), ma questa differenza non è iscritta nella natura dell’anatomia, nè nell’ontologia, perché si produce nel processo stessa della sessuazione, cioè nella scelta soggettiva del sesso.
Ecco il punto sul quale Lacan e la psicoanalisi insistono: l’identità sessuale implica sempre una scelta del soggetto. Non possiamo far corrispondere la sessuazione femminile al corpo di una donna, né quella maschile al corpo di un uomo. Ci sono uomini che sono più donne delle donne e donne che sono peggio degli uomini! Sono quelle donne che risolvono la questione della differenza tra i sessi per la via di una identificazione inconscia, fallico-virile, all’uomo....La pelle del corpo, il corpo stesso di ciascuno di noi, è un sembiante che non dice mai la verità sull’essere del soggetto. Non ci si può fidare ciecamente del corpo. Il corpo può tradire. Lo dice bene Gennie Lemoine in un suo libro dedicato alla moda (cfr, Psicoanalisi della moda) dove scrive: “facce da angeli con cuori di serpenti... facce da canaglie con i cuori d’oro...”. Il lombrosianesimo del corpo è un’ideologia autoritaria. Non c’è mai una piena corrispondenza tra l’esterno e l’interno perchè noi – con buona pace di certa fenomenologia – non coincidiamo mai con il nostro corpo, non siamo mai il nostro corpo... .

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