06. Il fallo e la mancanza

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Domanda: Lacan è culturalista?

Il culturalismo dice una verità: la sessualità non è un fatto naturale. Il suo limite consiste nel negare la distinzione tra maschile e femminile. Le donne raggiungono più facilmente la sessuazione femminile perché non subiscono l’ingombro del fallo. Per gli uomini la sessuazione femminile implica una piroetta incredibile perché significa liberarsi di quell’ingombro. Una donna può farne a meno all’origine. Un uomo può farne a meno solo dopo un lungo percorso di affrancamento e di disidentificazione. L’uomo deve fare un lavoro supplementare...Mentre una donna tende ad amare fedelmente chi ama se chi ama la ama, per gli uomini è più complicato perché l’oggetto tende a moltiplicarsi e il fallo è idiota nella sua esigenza di godere dell’oggetto. La donna parte da una condizione di povertà che è la sua vera ricchezza, mentre la sessuazione maschile parte da una ricchezza – l’avere il fallo – che si rivela in realtà come una miseria. In questo senso per Lacan l’amore eterosessuale è amore per la differenza dell’Altro e non è amore dell’Uno, è amore della mancanza dell’Altro. Il godimento fallico si concentra invece feticisticamente sul corpo dell’Altro, ruota attorno all’oggetto, è feticistico. 
Alla pagina 29 del Seminario XVIII Lacan afferma che la donna è l’ora della verità per un uomo nel senso che per sapere la verità di un uomo bisogna sapere qual è la sua donna. Ha ragione: per pesare un uomo non c’è niente di meglio che pesare la sua donna! Ma non vale il contrario perché una donna può dare peso ad un uomo che non ne ha affatto! Se vogliamo vedere la verità del desiderio inconscio di un uomo andiamo a vedere la sua donna! Non possiamo fare altrettanto per sapere qual è la verità di una donna! Il partner della donna non direbbe, secondo Lacan, la verità della donna, ma qualcos’altro.... 
Ritorniamo ancora sulla domanda: cosa vuol dire che la donna è l’ora della verità per un uomo? La donna è l’ora della verità per un uomo perché lo pone di fronte alla verità del suo desiderio e alla possibilità che l’uomo ha di sostenere fallicamente il suo desiderio. La donna mette alla prova la facoltà di desiderare di un uomo e dunque mette alla prova l’efficacia della trasmissione simbolica del fallo da una generazione all’altra. La donna è l’ora della verità per un uomo perché rivela se un uomo ha ricevuto in eredità il diritto e la facoltà di desiderare oppure no. La donna è l’ora della verità perché l’uomo può rispondere alla donna come figlio e non come uomo, come fratello e non come uomo, come padre e non come uomo segnalando così un difetto della trasmissione del fallo. L’impotenza sessuale, la dessualizzazione del legame, la sua fraternizzazione possono mostrare sul lato dell’uomo la difficoltà dell’uomo ad assumere il proprio desiderio fallicamente, il proprio desiderio di uomo per una donna. In una formula più tardiva che Lacan dichiarerà nel corso del Seminario XXIII si sostiene che una donna non è solo l’ora della verità per un uomo, ma è anche il sintomo di un uomo. L’ora della verità è il momento in cui la sessuazione maschile deve potersi manifestare attraverso il fallo. L’uomo non può fingere: c’è l’erezione o non c’è. È l’incontro con una donna a rivelare se vi sia stata sessuazione maschile oppure no. Però la donna è anche il sintomo dell’uomo (e non vale il contrario) perché la donna è l’apparato di godimento dell’uomo, è il modo in cui l’uomo gode, è il mezzo del suo godimento pulsionale. 
In generale possiamo dire che per un uomo l’incontro con una donna verifica se vi sia stata trasmissione del fallo. Un esempio classico di fallimento della trasmissione simbolica del fallo è quello di Frantz Kafka. La vita di Kafka è una vita dominata da un’impossibilità a sposarsi e le poche donne che ha avuto sono donne con cui è entrato in un rapporto di filiazione. Per un uomo il fallo viene trasmesso dalla funzione paterna. Nella Lettera al padre Kafka racconta che uno dei ricordi più penosi della sua infanzia fu quello di spogliarsi in un cabina sulla spiaggia insieme al padre. Il confronto tra i loro corpi nudi mostrava inesorabilmente la loro estraneità. Franz non si sentiva un vero Kafka. Come se il fallo non fosse stato donato dal padre al figlio in una trasmissione simbolica efficace. Non abbiamo la trasmissione del fallo e dunque abbiamo un problema della funzione fallica a sostenere il desiderio. Ad esempio, la nota difficoltà di Franz a sposarsi, a diventare in un patto simbolico l’uomo di una donna. Non è una cosa rara; frequentemente gli uomini si scansano dal matrimonio per evitare l’incontro con la donna in quanto “ora della verità”.
La donna per un uomo è l’ora della verità, è il sintomo, ma è anche l’oggetto del suo fantasma, l’oggetto piccolo a e proprio per questo attraverso una donna posso vedere la verità del desiderio di un uomo. Posso vedere se un uomo sta con una donna ricercando in essa la madre che si prende cura del suo bambino, oppure se un uomo ricerca la donna ricca per rigettare in questo modo l’angoscia di fronte alla castrazione materna, ecc. In un paziente nevrotico la scelta ripetuta di donne che lo tradivano illumina il suo Edipo nel quale la madre tradiva sistematicamente il padre. Se la donna è il sintomo dell’uomo, Lacan afferma che l’uomo può essere il ravage (devastazione) di una donna. L’uomo può essere nella posizione di chi consente la ripetizione del dramma della relazione primordiale con la madre. Quando andiamo a vedere la relazione di un uomo con una donna non andiamo immediatamente a cercare il padre, ma cerchiamo piuttosto la madre. Nei legami più difficili dietro all’uomo non c’è il padre, ma la madre, la fissazione al legame materno. Sono questi i legami che tendono al ravage, cioè alla distruttività, al godimento eccessivo, alla violenza, al caos, alla dipendenza tossica. In una mia paziente gli uomini erano scelti con il solo criterio della loro irregolarità patologica, per esempio sceglieva uomini tossicodipendenti. In questo modo poteva riattivare il suo rapporto alterato con la madre. Il vortice distruttivo che ha incontrato con la madre tende a ripetersi con l’uomo tossicomane che va a prendere il posto della madre più che del padre. La dimensione edipica della scelta femminile – quando l’uomo prende il posto del padre - è una scelta che assicura più stabilità simbolica. A condizione che in questo ritorno del padre nell’uomo - che in alcune donne è totalmente cosciente - si manifestino i due tratti fondamentali della paternità che sono da una parte l’idealizzazione e dall’altra il dono della mancanza. La donna ha bisogno di stimare, di ammirare il proprio uomo, di riconoscergli un valore fallico. Tuttavia l’idealizzazione edipica dell’oggetto della donna tende a produrre delusione e insoddisfazione se non si combina con il secondo elemento della paternità che è l’elemento della castrazione, l’incontro con la debolezza, con la vulnerabilità del padre, con la castrazione dell’Altro. L’uomo che una donna può amare in alternativa al ravage è l’uomo che sa incarnare il fallo e la mancanza insieme. Se incarnasse solo il fallo diventerebbe oggetto di delusione. Se incarnasse solo la mancanza produrrebbe ravage. L’uomo alternativo al ravage è l’uomo che unisce il fallo alla mancanza. Ci sono donne che non sopportano la fragilità dell’Altro perché istericamente tendono ad identificare l’Altro con il fallo. Ma il ” vero amore” di una donna per un uomo si fonda sull’integrazione del fallo con la mancanza dell’Altro. Dove però questa mancanza non genera la sua defallicizzazione. Piuttosto è solo nella misura in cui il fallo non è integrato con la mancanza che è destinato a decadere. In questo senso l’amore eterosessuale è sempre amore della mancanza dell’Altro, del difetto, dell’imperfezione, senza che il difetto svalorizzi fallicamente chi lo porta, anzi. 
Il tossicomane va verso la droga per non assumere la funzione fallica perché non è in grado di sostenere l’ora della verità che una donna rappresenta. L’assunzione della droga viene al posto dell’assunzione del fallo. Un uomo può stare tutta la vita con una donna che resta nella posizione di madre. Non c’è nessuna angoscia. È la più comune degenerazione della vita amorosa maschile secondo Freud. La donna come madre e le amanti come donne. Ma in un donna non funziona affatto così.

Domanda: l’amore come “dare ciò che non si ha” vale sia per l’uomo che per la donna?

Risposta: Mentre il rapporto sessuale non esiste perché c’è di mezzo il fallo, l’amore, potremmo dire, è sempre reciproco. Questa reciprocità non c’è nel rapporto sessuale dove l’uomo gode del fallo e la donna chiede il segno d’amore. Lì c’è un’asimmetria.

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