08. Dal grande Altro all’Altro sesso

Share this


La prima lezione del Seminario XX è stata titolata da Miller: “Del godimento”. 
A pag. 4 si può leggere: 
“il linguaggio non è l’essere parlante [...] l’esistenza dei codici evidenzia che il linguaggio se ne sta lì, a parte, costituito nel corso dei secoli, mentre l’essere parlante, quel che si chiama gli uomini, è ben altra cosa.”
Appare qui una distinzione classica nell’insegnamento di Lacan, quella tra il linguaggio e la parola. Il linguaggio dice Lacan non è l’essere parlante. Il linguaggio se ne sta da parte rispetto alla vita, è un Codice che ha delle sue proprie leggi. È un campo sovraindividuale, universale che si struttura a partire da due leggi universali che sono quelle della metafora e della metonimia. Dominato da leggi culturali, costruito nel corso dei secoli, il linguaggio è la sedimentazione della storia e della cultura umana. Il linguaggio non è però fatto dagli uomini, ma è ciò che fa gli uomini, è ciò che plasma il mondo degli uomini disantropicamente perché il linguaggio non dipende affatto dagli uomini che lo hanno fabbricato, ma è ciò che costituisce gli uomini. Il linguaggio è quell’orizzonte transindividuale dentro al quale accadono tutti i fenomeni linguistici, compresa la comunicazione. La comunicazione dipende dall’esistenza preliminare e strutturale del linguaggio come luogo del grande Altro. Heidegger diceva non è l’uomo che parla ma è il “linguaggio che parla”. Noi siamo parlati dal linguaggio. Ma l’essere parlante, cioè quello che chiamiamo uomo, è colui che parla. La parola è sempre un atto singolare, la parola implica la responsabilità etica dell’atto del soggetto. L’essere parlante non è il linguaggio perché l’essere parlante è innanzitutto un atto. Abbiamo allora un’ antinomia tra il Codice e l’atto. Tutta la problematica di Gustave Flaubert ricostruita da Sartre è centrata sulla tensione tra parola e linguaggio. Il soggetto psicotico, in generale, è un soggetto che è nel linguaggio, ma non è nella parola. Tutti siamo nel Linguaggio perché il linguaggio è il campo dentro cui avviene l’uomo, ma lo psicotico non accede alla funzione singolare della parola. Lo psicotico non può amare, non può accedere all’amore perché l’amore dipende dall’atto della parola, dalla nominazione dell’amore, dalla nominazione della mancanza dell’Altro. 
Questa antinomia tra il grande Altro anonimo, distantropico, universale del Codice del linguaggio e il soggetto come colui che è capace di parola, è una dicotomia che si raddoppia tra la dimensione del godimento e quella dell’amore. Il godimento è sul lato del linguaggio e l’amore sul lato della parola. Il luogo dell’Altro nel Seminario XX viene ripensato da Lacan cioè non coinciderà più con l’Altro del linguaggio. Il luogo dell’Altro si incarna nell’Altro sesso. Il luogo dell’Altro è il luogo dell’Altro sesso cioè della femminilità. Il luogo dell’Altro passa da essere il luogo universale e astratto delle leggi del linguaggio al luogo incarnato che definisce l’Altro sesso.

> Lascia un commento   > Torna all'indice

Totale visualizzazioni: 83