09. Godimento e amore

Share this


L’opposizione tra godimento e amore è un altro tema del Seminario XX. A pag. 5 Lacan si chiede direttamente che cos’è il godimento? E si dà questa risposta: “il godimento è ciò che non serve a niente”. Questa è una definizione molto precisa. Il godimento non serve a niente nel senso che il godimento è irriducibile sia all’esperienza dell’utile che all’esperienza del bene. Il concetto di utile richiama a Bentham, mentre il concetto di Sommo bene rinvia ad Aristotele. 
Il godimento in quanto non serve a niente è una terza via rispetto alla via dell’utile e alla via del Sommo bene. La vita che gode risponde ad un criterio che non è il criterio né dell’utile né del Sommo bene. Dire che il godimento non serve a niente significa ribaltare la morale utilitaristica di Bentham secondo la quale l’essere umano sceglie quello che gli è utile. La teoria utilitaristica è una variazione dell’empirismo: gli esseri umani cercano di realizzare i loro progetti con il minimo dispendio di forze e con la massima utilità. Questo teorema renderebbe però una serie di comportamenti umani – quelli di cui si occupa lo psicoanalista - totalmente inspiegabili. L’utilitarismo è una morale ingenua perché non tiene conto del carattere stupidamente dispendioso del godimento. Il godimento è antieconomico e anti-utilitaristico tanto che, come afferma Lacan, non serve a nulla, non c’è alcuna finalità estrinseca al godimento. L’unica finalità del godimento è il godimento stesso. In questo senso non serve a niente se non a se stesso. È il carattere profondamente narcisistico-autistico, uniano, del godimento. Il godimento non serve a niente se non ad accrescere il godimento stesso.
Il godimento non è però un Sommo bene perché non fa il benessere del soggetto. Il benessere è posto da Aristotele come meta naturalistica ed edonistica dell’etica. Il Sommo bene implica per Aristotele l’evitamento degli eccessi. La virtù è sempre nel mezzo, è sempre mediana. In questo senso la virtù sostiene la vita perché impedisce che la vita si consumi e si dissipi. La virtù conserva la vita. La virtù di Aristotele è la conservazione della vita, è la possibilità di procurarsi un piacere temperato, di evitare il dolore. Diversamente il godimento non serve a niente nel senso che non è finalizzato alla conservazione della vita e non serve nemmeno a difendere la vita. Il godimento è godimento mortale nella sua essenza. 
L’amore è l’alternativa al godimento. All’entrata del Seminario XX Lacan pone l’amore come un’alternativa al godimento. Il godimento è sempre godimento dell’Altro cioè è sempre godimento del corpo. Implica la sostanza del corpo. Cosa c’è oltre al godimento del corpo? La psicoanalisi mette in rilievo che il godimento del corpo è fondamentale per l’essere umano. Se il godimento è sempre godimento del corpo, allora significa che non è segno dell’amore (pag.5). L’amore si soddisfa fondamentalmente attraverso il segno, la relazione con l’Altro, non attraverso il corpo. L’amore implica il corpo sessuale, ma si soddisfa attraverso il segno e il segno è innanzitutto segno di riconoscimento. Il segno è ciò che attribuisce all’Altro delle caratteristiche che lo rendono unico e insostituibile, cioè diverso da un pezzo di corpo.
Lacan nel Seminario X aveva teorizzato l’amore come “amore del nome”, amore per ciò che definisce il reale più proprio di un soggetto. Ma se diciamo che l’amore è amore del nome rimane fuori il problema del corpo. E la psicoanalisi non può prescindere dal corpo, dal corpo come sostanza godente. Tuttavia l’esperienza centrale dell’amore è proprio quella di amare il nome come se fosse un corpo e di amare il corpo come se fosse il nome del soggetto, con la stessa intensità. Amare il nome come se fosse un corpo significa che quando lo si pronuncia, quando si pronuncia il nome di chi si ama, c’è godimento del nome. Amare il corpo come un nome significa amare il corpo dell’Altro non come un pezzo, ma come un nome, appunto, dunque come qualcosa di assolutamente unico. Ritroviamo a pag. 6 l’opposizione tra amore e godimento. Lacan differenzia nell’essere umano due modi distinti della soddisfazione: la soddisfazione del godimento e la soddisfazione dell’amore. La soddisfazione del godimento trasfigura in termini significanti la soddisfazione del bisogno mentre la soddisfazione dell’amore si struttura su quella del desiderio in quanto il desiderio umano si soddisfa solo nel riconoscimento del desiderio dell’Altro. L’unico oggetto del desiderio dell’Altro è, infatti, l’ essere desiderato dall’Altro. Nella soddisfazione del godimento c’è qualcosa dell’urgenza materiale del bisogno mentre nella soddisfazione dell’amore - che è una soddisfazione del segno - c’è qualcosa della soddisfazione simbolica del desiderio. L’esperienza del godimento che non serve a niente è un’esperienza di non-relazione. L’esperienza dell’amore è invece un’esperienza della relazione. Il godimento è in rapporto alla Cosa, mentre l’amore è in rapporto al desiderio dell’Altro. Lacan adopera il termine autismo per definire la struttura del godimento che è sempre dell’Uno. Il godimento del corpo è sempre godimento dell’Uno fuori dalla relazione. L’amore implica invece sempre il desiderio dell’Altro. 
Troviamo in S. Agostino una distinzione che Lacan conosce bene tra l’amore come cupiditas e l’amore come caritas. L’amore come cupiditas è l’avidità chiusa del godimento dove la creatura non è più in rapporto al creatore. La creatura non ha più legame con l’Altro ma si pone come padrona di se stessa. La caritas è invece quella versione dell’amore che tiene conto della subordinazione della creatura al creatore, che subordina il soggetto alla relazione con l’Altro. L’amore implica sempre l’amore per l’Altro e non per l’Uno. Agostino diceva che non c’è peccato maggiore di quando la creatura conta più del creatore.

> Lascia un commento   > Torna all'indice

Totale visualizzazioni: 119