13. La sostanza godente

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Il godimento sessuale è specificato da una impasse, da un fallimento, e questa impasse è l’impossibilità del rapporto sessuale. A pag. 10 Lacan lo afferma risolutamente: il godimento sessuale esclude il rapporto sessuale perché è godimento dell’Uno e non dell’Altro perché: “Non si è mai visto nessuno uscire del proprio corpo per comprendere quello dell’Altro”. E ancora alla pag.23:
“il godimento sessuale è ciò che non fa esistere il rapporto sessuale. Si può godere soltanto di una parte del corpo dell’Altro. Non si è mai visto un corpo attorcigliarsi completamente fino a includerlo e fagocitarlo attorno al corpo dell’Altro” . 

Il godimento sessuale mostra che i due non fanno mai Uno. Il godimento in quanto sessuale è fallico, cioè non si relaziona all’Altro in quanto tale; è un godimento uniano, fuori dalla relazione. La dimensione del godimento senza rapporto, introduce alla definizione del soggetto come sostanza godente (pag.23) . Ma cosa significa sostanza godente? Proviamo ad entrare nel problema di cosa significa godere di un corpo. Il corpo, afferma Lacan, è una sostanza godente. Non è forse ciò che è supposto propriamente dall’esperienza psicoanalitica? La sostanza del corpo è definita soltanto in ragione del suo godimento. Non sappiamo che cos’è l’essere vivente se non che è un essere che si gode. La sostanza del corpo è ciò che si gode: un corpo è qualcosa che si gode da sé. Quando Lacan afferma l’esistenza del corpo come ciò che “si gode” (pag. 23), questo “si gode” significa che c’è una positività pulsionale del corpo che si gode, appunto, senza l’Altro come se non esistesse una pulsione alloerotica ma sempre autoerotica: pulsione che gode di sé senza l’Altro. Si tratta di una totale emancipazione della sessualità umana da ogni criterio biologico-naturale. La sessualità è finalizzata a godere e il godimento non serve a niente se non a godere. Questa è una versione puramente uniana del godimento. 
Lacan sino a questo momento aveva sempre scritto il soggetto come soggetto barrato: $. Questo significava pensare il soggetto come senza sostanza, privo di sostanza, come una mancanza a essere. Il soggetto senza sostanza è il soggetto del desiderio, il soggetto diviso, il soggetto dell’inconscio. Un soggetto senza sostanza è un soggetto in perdita di godimento, in perdita d’essere. Il soggetto diviso è un soggetto come mancanza a essere, quindi l’esatto contrario di una sostanza godente. Nel Seminario XX si consuma un passaggio dal soggetto come soggetto di desiderio - il cui corpo è reso mancante dall’azione del simbolico che svuota il corpo dal godimento, che lo separa dal godimento (vi sarebbe una sostanza di godimento su cui il significante agisce) - alla sostanza godente. Nello stesso tempo il significante non è più ciò che svuota il corpo dal godimento, ma diviene un veicolo del godimento, ciò che introduce il godimento nel soggetto. In questo senso il significante non è più in alternativa al corpo, non è più ciò che desertifica il corpo dal godimento, ma si situa allo stesso livello della sostanza godente (pag. 24). Il significante non è più ciò che cancella il godimento ma diventa ciò che lo causa, diventa la causa del godimento. Il significante causa il godimento ma, se leggiamo attentamente a pag. 24, troviamo anche che il significante è ciò che dà l’Alt al godimento. C’è quindi un carattere bifido del significante che da una parte causa il godimento ma dall’altra definisce anche il limite del godimento. Il godimento che non rispetta l’Alt del significante tende a diventare il godimento mortale. Il significante mette un limite al godimento nella misura in cui lo struttura. 
Ma in tutto questo che fine ha fatto il soggetto di desiderio? Che fine ha fatto il significante come ciò che aliena la mancanza a essere producendo il corpo libidico come un corpo svuotato di godimento? Il posto del soggetto sembra preso proprio da questa sostanza godente, da un corpo che si gode e si gode mediante il significante. Provo a semplificare questi passaggi teorici attraverso un esempio clinico. Si tratta di una giovane donna che ricerca un godimento cattivo nell’Altro; le piace essere maltrattata. Anima litigi con il partner per trasformare questa eccitazione violenta nel godimento sessuale. E’ una dimensione masochistica che può accompagnare il godimento femminile. La donna può accomodarsi bene nella posizione dell’oggetto del fantasma dell’uomo perché una donna nel rapporto sessuale è obbligata dalla struttura a tenere la posizione dell’oggetto (non c’è rapporto sessuale senza erezione e senza penetrazione). 
L’indice della salute mentale di una donna è accettare di essere situata nella posizione di oggetto, è accettare la mascherata che gli impone il sembiante. Ci sono donne che traggono il giusto piacere nell’incarnare l’oggetto piccolo (a) del fantasma dell’uomo. Nel caso di questa giovane donna però c’è qualcosa di particolare, perché la dimensione dell’insulto, delle percosse, delle minacce tende a prendere una dimensione eccessiva. Il fantasma sembra cioè invadere la realtà. I partner di questa donna la degradano nella realtà (e non nel fantasma) a oggetto passivo del godimento. La matrice di tutto questo si trova in un padre amorevole che le ha voluto molto bene ma che aveva dei momenti esplosivi d’ira in cui perdeva le staffe e la picchiava violentemente. C’è un S1 che si inscrive nelle scene infantili e che si ripete senza dialettica. Si tratta di un significante che causa il godimento. E’ il significante paterno che nella forma dell’amore e della percossa causa il godimento fantasmatico di essere maltrattata dalla persona che lei ama. Il significante paterno genera il godimento maligno dell’offesa e della violenza. 
La figura della sostanza godente alla quale Lacan riduce il soggetto non cancella tutto ciò che egli ha teorizzato fino ad ora. La teoria dell’alienazione significante continua a funzionare ma deve essere integrata ripensando la funzione del significante come ciò che causa il godimento. Noi sappiamo che il desiderio per Lacan è ciò che consente alla libido, cioè alla pulsione, di includere nel suo movimento l’Altro, di legarsi all’Altro. Il desiderio viene dall’Altro mentre il godimento viene dalla Cosa, teorizza Lacan. Il desiderio è il modo in cui la libido autoerotica si annoda all’Altro. Come avviene nel transfert perché il transfert è l’esperienza di una libido che si annoda all’Altro.... Ebbene, come riusciamo a tenere insieme S barrato, cioè il soggetto del desiderio, con l’immagine del corpo che si gode? Nella misura in cui il corpo si gode non esiste rapporto sessuale mentre esiste il godimento sessuale senza rapporto. Il fallo, come abbiamo visto, è l’elemento che impedisce al cerchio dell’uomo e quello della donna di sovrapporsi e congiungersi. Sul piano del godimento non c’è rapporto. Tuttavia si può recuperare il rapporto sul piano del desiderio. Il desiderio di cui Lacan sembra in questo Seminario non parlare più è proprio ciò che scaturisce dall’inesistenza del rapporto sessuale. 
L’inesistenza del rapporto sessuale - non posso godere del corpo dell’Altro ma solo di una sua parte attraverso l’organo fallico – fa sorgere il desiderio di Achille di raggiungere la tartaruga. Achille e’ spinto a raggiungere la tartaruga proprio dall’inesistenza del rapporto sessuale che rende possibile l’amore e il desiderio. L’amore, infatti, secondo Lacan, la sola forma di supplenza dell’inesistenza del rapporto sessuale. Il delirio è un’altra forma di supplenza, ma l’amore è la forma di supplenza riuscita, forse folle ma non psicotica. 
Nel Seminario XVIII a pag. 135 Lacan sostiene che sullo sfondo dell’inesistenza dell’atto sessuale un uomo e una donna possono intendersi, cioè possono intendersi gridare. Il grido è un concetto preciso in Lacan: è il grido come appello radicale all’Altro, come invocazione, è il grido del bambino che si rivolge all’Altro e che la madre decifra come domanda d’amore. Dovremo tornare su questo intendersi gridare come supplenza dell’inesistenza del rapporto sessuale.

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