16. La donna freudiana e la logica del complemento

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Non dobbiamo accentuare troppo questa assenza del significante fallico perché il significante fallico agisce proprio sullo sfondo della castrazione materna; la madre non possiede il fallo, è castrata ma il significante fallico, proprio sullo sfondo di questa assenza, può esistere e svolgere la sua funzione nella trasmissione del desiderio. La madre può mostrare che il suo desiderio non è assorbito integralmente dall’essere madre, ma è aspirato dal significante fallico, è attratto da una x che situa l’oggetto che causa il suo desiderio al di là dell’essere del bambino. 
In sintesi possiamo distinguere due mancanze che caratterizzano la sessuazione femminile: la mancanza del tratto unario che la madre non può trasmettere perché ne è sprovvista e dunque la femminilità si costruisce ex-novo attorno ad un “meno”. E la mancanza del fallo che diventa, proprio perché manca, significante del desiderio dell’Altro. Se il bambino tende ad incarnare il fallo che colma la mancanza dell’Altro materno, la funzione del Nome del Padre è quella di mostrare che il fallo aspira il desiderio della donna al di là del bambino. Questi sono le due mancanze fondamentali propri della sessuazione femminile: mancanza dell’identità e mancanza del fallo. 
Per Freud ci sono tre risposte possibili a queste mancanze. La prima risposta è il complesso mascolino che conduce il soggetto femminile verso l’omosessualità o verso la fallicizzazione del femminile. Nell’omosessualità femminile ritroviamo al centro proprio la problematica dell’identificazione alla madre fallica e la difficoltà a simbolizzare la castrazione materna. Nell’omosessualità femminile possono rientrare anche i fenomeni di virilizzazione della donna come manifestazione dell’ancoramento all’identità fallica mascolina. La seconda via è la via della desessualizzazione, dell’anestesia, dell’inibizione sessuale, del blocco della sessualità.
Qualcosa rimane come chiuso, senza sviluppo. Questo modo di ritardare la sessuazione del corpo è per Freud un modo particolare della bambina per rinviare l’incontro con la castrazione. La terza via è, infine, la via della femminilità che per Freud - diversamente da Lacan - trovava la sua realizzazione nella maternità, nell’identificazione del bambino a fallo e nel prendersi cura del proprio uomo. La via della maternità è la via in cui si realizza la donna freudiana. Infatti tutta la problematica freudiana della femminilità ruota attorno ai molteplici modi di compensazione della mancanza che accompagna il femminile (l’omosessualità, l’identificazione virile, la maternità...). 
È il meno – l’assenza del fallo - che per Freud tende a produrre un’invidia fondamentale verso il fallo stesso (protesta virile o maternizzazione della donna). Lacan, diversamente da Freud, continua invece a sostenere che la sessuazione femminile non ha il compito di compensare le mancanze che la attraversano, che la logica della compensazione – o, come la definisce nel Seminario XX, del “complemento” – non è all’altezza del compito di rispondere alla domanda: cosa vuole una donna?

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