17. La donna lacaniana e la logica del supplemento

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La donna freudiana si costituisce attorno a questo “meno” nello sforzo di compensarlo; la donna lacaniana si costituisce attorno a questo “meno” (meno di identità e meno di presenza del fallo) mettendolo in valore, facendo di questo “meno” una risorsa speciale, un’apertura, facendo di questa povertà costitutiva un’occasione per sottrarsi all’ingombro fallico. Quando Lacan dovrà definire il godimento femminile insisterà sul suo carattere supplementare e non complementare. Mentre la donna freudiana rimane complementare all’uomo. Il problema dell’invidia del pene è il problema di come poter realizzare una compensazione del “meno”. Complementarietà significa trovare qualcosa che controbilanci il “meno”, che chiuda il cerchio di una totalità amputata.
La logica del complemento si fonda sul compimento di una totalità solo provvisoriamente sospesa. Il tutto resta, in questa prospettiva, una promessa di identità. Mentre per Lacan il godimento femminile è supplementare e non complementare, nel senso che non ricerca una compensazione dell’assenza del fallo perché è al di là del fallo, non tutto fallico. Se la donna freudiana è sul registro della compensazione e del complemento, quella freudiana è sul registro del supplemento.
Freud pensava che non potesse esistere analisi terminata di una donna che non conducesse alla maternità. Un’analisi riuscita di una donna per Freud corrispondeva al renderle possibile l’accesso alla maternità. 
Questo ha un suo valore, ma non certo risolutivo. Così come ci sono tanti modi simbolici di realizzare la paternità ci sono anche tanti modi simbolici di realizzare la maternità. Per Lacan la madre non esaurisce mai la donna. La logica del supplemento è abissalmente diversa da quella del complemento.
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