22. Localizzazione e delocalizzazione del godimento

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Il femminile è per Lacan la democrazia senza tutela, viceversa il regime edipico dominato dal padre è la democrazia garantita dall’eccezione, perché tutti sono sottomessi egualmente alla castrazione, grazie all’almeno-uno che non lo è. Gli altri due elementi della sessuazione maschile sono grande e S barrato. Il godimento maschile appare come un godimento disciplinato dal fallo, un godimento organizzato dal punto di vista pulsionale. La pulsione è ordinata sugli orifizi, non è spalmata e diffusa sul corpo come avviene nella sessuazione femminile. Il fallo è un organizzatore della pulsione che la delimita a partire dagli orifizi da cui essa prende moto (orale, anale, scopico, vocale). Nella psicosi questa funzione organizzativa della pulsione esercitata da viene meno tant’è che il significante dell’algebra di Lacan che definisce il rapporto dello psicotico con il godimento è 0. La pulsione non è ordinata e attraversa il corpo, si sparpaglia nel corpo disordinatamente come un’invasione abusiva. L’angoscia psicotica è che qualcuno abusi del corpo del soggetto, un’energia, una potenza malefica, un veleno, un persecutore.... Mentre è un argine del godimento mortale, è un effetto del Nome del Padre, è omologo al Nome del Padre. Per questa ragione Lacan nel Seminario XVIII afferma che Il Nome del Padre e il fallo sono la stessa cosa nella misura in cui sono degli organizzatori simbolici-significanti del godimento. Il godimento fallico è un godimento limitato dal linguaggio. È un godimento che non ristagna nel corpo ma si esternalizza attraverso gli orifizi. L’orefizio è ciò che mette in comunicazione l’interno con l’esterno. Il godimento addensandosi sugli orifizi si separa dal corpo. Molti deliri psicotici sono sugli organi interni del corpo. Il delirio ipocondriaco, il delirio schizofrenico, sono sempre deliri che investono gli organi interni. Se uno psicotico delira sui bordi come fa Artaud prova a separarsi dall’oggetto cattivo mettendo questo oggetto nella lettera, nella poesia.... La cosa importante è che 0 nella psicosi segnala il collasso della funzione di argine del fallo.
Nella psicosi l’invasione del godimento del corpo può prendere due forme fondamentali: la forma dell’invasione abusiva, ma anche la forma della sottrazione disvitale. 0 si manifesta innanzitutto come spegnimento del senso della vita, assenza di vita, disvitalità, morte del soggetto come accade per esempio nella melanconia. Non solo come invasione barbara del godimento che costringe Artaud a scegliere la via dell’astinenza e dell’ascesi per potersi difendere, ma anche come morte del soggetto. Come Schreber che si sente morto e vede allucinatoriamente dei lebbrosi trascinare il corpo morto, spento, di un altro lebbroso. 0 significa che non ci sono bordi al godimento ma anche che il godimento può spegnersi completamente, che può esserci un azzeramento del senso stesso della vita. Ciò che introduce il senso della vita e rende il corpo vitale - non in quanto biologico ma in quanto pulsionale - è la significazione fallica. Trovate questa formula a pag. 688 della Questione preliminare: ciò che struttura il senso della vita è la significazione fallica, è l’effetto dell’operatività del Nome del Padre che ha trasmesso il fallo simbolico, vitalizzando il corpo del soggetto e interdicendo il godimento incestuoso. Dove c’è significazione fallica c’è vitalità del corpo pulsionale; dove c’è assenza di significazione fallica c’è morte del soggetto. 
S barrato è l’altro elemento che caratterizza la sessuazione maschile e corrisponde sul lato delle donne a La/ . La barrato è l’equivalente sul lato femmina dell’S barrato sul lato maschio. S barrato è il soggetto diviso, soggetto dell’inconscio, soggetto del desiderio. Il soggetto barrato è mancanza-a-essere. Il soggetto della castrazione è un soggetto della mancanza, in perdita di godimento. Il soggetto in quanto manque-a-etre si dirige verso il femminile ricercando nella donna quello che Lacan definisce piccolo (a), l’oggetto causa del suo desiderio (pag. 94). Ma qual è la vera natura dell’oggetto (a)? L’oggetto (a) è ciò che sembra dare al soggetto un supporto d’essere. Ciò che sembra offrire al soggetto in quanto manque a etre un supporto d’essere. Le donne per gli uomini sono dei supporti ad essere.... C’è qualcosa che l’uomo va a cercare nella donna in termini di supporto d’essere. L’uomo che ha il fallo, è anche mancanza a essere che chiede un supporto d’essere alla donna. Ogni uomo sufficientemente uomo è fatto di questi due elementi: l’elemento del fallo (sa godere della vita senza farsi trascinare nel godimento della morte) e il rapporto con la sua mancanza nonostante il fallo. La presenza del fallo nel corpo può dare l’idea che non vi sia mancanza. Il fallo può dare un’idea di uncompiutezza narcisistica dell’essere. La difficoltà degli uomini è quella di entrare nel discorso amoroso cioè a riconoscersi come mancanza a essere nonostante il fallo. Lacan dice che il fallo agisce come un ingombro della mancanza, ostacola dunque il movimento dell’amore e del desiderio. Possiamo aggiungere allo schema la losanga del fantasma per mostrare plasticamente che l’inconscio maschile situa la donna come oggetto del suo fantasma. L’uomo gode dell’oggetto piccolo a, l’oggetto perduto che ritrova nel corpo della donna, in alcune parti feticizzate del corpo della donna. Il fantasma è una fissazione perché fissa la libido ma è anche un elemento di fissazione del pensiero, dell’immaginario, un elemento assiomatico. 
Per Lacan la psicoanalisi è un modo per rendere meno esigente e meno ottuso il fantasma non per sopprimerlo. È un modo per rendere flessibile l’inflessibilità nevrotica del fantasma. Il fantasma di un paziente cercava una donna bella e vergine. La bellezza era un tratto materno e vergine perché la verginità è la stessa cosa della puttana. 
Di fronte all’angoscia che un uomo ha di fronte all’illimitato del godimento femminile abbiamo due possibilità: “sono tutte puttane” che è il modo maschile per degradare l’infinito femminile al livello dell’insaziabilità della prostituta. Se è una prostituta è uguale alle altre e se sono tutte prostitute non vale la pena che io mi angosci. La degradazione ha lo scopo di sollevare l’uomo dall’angoscia. Oppure sono vergini cioè io comando sul godimento. La educo io, io mi occuperò del suo godimento. Essendo l’unico ad occuparmene farò in modo di soddisfare il godimento e che non mi esponga all’infinito del godimento femminile. È l’illusione di governare il godimento essendo il primo. Tutto il tabù della verginità antropologicamente ha questa matrice dell’esorcismo dell’angoscia che l’uomo ha essendo ancorato al fallo di fronte al godimento senza limite della donna. Nella comunità cattolica c’è il divieto della donna di diventare sacerdote, qui si riflette l’angoscia per la mistica femminile. Le grandi mistiche sono state quasi tutte perseguitate perché vantavano di avere un rapporto diretto del corpo con Dio. Questo faceva impazzire i loro Padri spirituali. I Padri confessori sono padri repressori. Il fantasma apparecchia un immaginario che deve velare la castrazione.
Piccolo (a) è la compensazione alla perdita d’essere che la castrazione introduce nel soggetto. In una donna l’uomo cerca attraverso la lanterna magica del suo fantasma (ottuso) di ritrovare l’oggetto piccolo (a) che ha perduto. Molti uomini si attaccano alle donne che hanno perduto e non riescono a dimenticarle perché non c’è niente come una donna perduta che se ne va che può incarnare l’oggetto piccolo (a). Molti uomini restano affascinati dalla donna solo quando l’hanno perduta mentre prima la ignoravano, come avviene negli ossessivi. Le donne che pure fanno fatica nella separazione hanno una capacità di lutto molto superiore perché non sono implicate solitamente in questa dialettica. Sono, piuttosto, angosciate dalla perdita dell’oggetto: la gelosia femminile è molto più intensa di quella maschile perché l’oggetto piccolo (a) è ciò che dà a loro l’essere compensando la mancanza del fallo; sono angosciate di poter perdere l’oggetto ma quando è perduto hanno una plasticità psichica superiore nell’elaborazione del lutto.

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