24. L’ Altro sbarrato

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La presenza di S grande di A/ e l’articolo La/ sbarrati sono il modo in cui Lacan colloca il problema della soggettività sul lato della sessuazione femminile. Non esiste La donna universale ma esiste solo una donna singolare. La/ ha un rapporto con il fallo e ha un rapporto con S grande di A barrato. Mentre nella sessuazione maschile La donna prende il posto dell’oggetto piccolo a e questo definisce la funzione del fantasma collocando La donna nell’ambito del quadro del fantasma. Una parte del corpo femminile viene ad occupare il posto dell’oggetto perduto. E’ il versante feticistico del desiderio maschile. Il singolare assoluto della donna si dirige verso il fallo e verso S di A grande barrato. Si dirige verso il fallo che è situato nel campo maschile. Una donna a differenza dell’isterica non rifiuta e non invidia il fallo che sono le due oscillazioni tipiche della nevrosi femminile, ma colloca nel fallo una (non-tutta) possibilità del suo godimento. La donna non invidia né rifiuta il fallo ma si rivolge al fallo per goderne. Sa godere sessualmente del fallo come strumento (feticismo localizzato della donna) ma non c’è una ossessione fantasmatica. Il feticismo femmnile è localizzato sul fallo, è un feticismo atipico perché il feticcio resta un organo del corpo. 
Per Lacan, in generale, avere un buon rapporto con il fallo è un criterio di sanità mentale. Nell’isteria il fallo suscita disgusto, diventa oggetto di rifiuto e oggetto di disgusto. Mentre in una donna il fallo è valorizzato feticisticamente. È il feticismo atipico della femminilità. Dunque la donna non è esclusa dal godimento fallico né dalla dimensione orgasmatica “a picco” propria del fallo che caratterizza la sessualità maschile: erezione, orgasmo, detumescenza. Questa struttura del godimento non è esclusa alla donna. Ma sebbene una donna possa avere accesso al godimento fallico, questo godimento, come abbiamo già fatto notare, non esaurisce le possibilità del godimento femminile. Da una parte il godimento della donna è in rapporto al fallo dall’altra parte è in rapporto ad una dimensione che si situa al di là del fallo. Da una parte il godimento femminile colloca il fallo nell’uomo che è lo strumento, ma anche il prestigio, l’immagine fallica dell’uomo. Una donna cerca un uomo che ha valore fallico. Si dirige verso il fallo. Su questa stessa linea dobbiamo mettere il bambino nella sua equivalenza al fallo. Come aveva scritto Freud il bambino è un sostituto del fallo. Da una parte il godimento femminile è, dunque, calamitato dal fallo ma mai in modo unico esclusivo perché si rivolge anche ad S di A grande barrato, cioè ad un luogo dell’Altro disabitato dal fallo. È il luogo dell’Altro come limite dell’Altro. È il luogo della mancanza dell’Altro. Una donna si rivolge al luogo della mancanza dell’Altro è il luogo da dove può scaturire la poesia d’amore, le parole d’amore, il senza argine dell’amore e della sua follia. Una donna non esige solo il fallo ma anche che le si doni quello che manca all’Altro. Una donna gode di parole. E questo elemento è femminile perché implica l’assenza del fallo... e dunque un uomo per poter rispondere ad una donna dal punto in cui una donna lo convoca, cioè dal punto dell’amore, deve implicare la mancanza dell’Altro. 
Nel luogo dell’Altro c’è una barra e una donna esige l’incontro con questa barra. Il fallo non esaurisce l’essere; è dalla barra sul grande Altro che scaturisce il discorso amoroso. S di A barrato significa che il godimento non è solo assicurato dal fallo. Per questo la donna ha un rapporto particolare con l’infinito cioè con qualcosa che non trova limite nell’Altro. Per Lacan il padre e il fallo sono omologhi. Il fallo non è il principio di identificazione di una donna e il padre non esaurisce il principio di identificazione d’essere di una donna. Una donna si inoltra sempre in modo più o meno accentuato a frequentare il limite dell’Altro, l’al di là del fallo. Per esempio nella follia. Tutte le donne sono capaci di qualcosa che gli uomini ritengono folle. Una donna è capace di qualunque cosa... La follia, il rapporto con Dio, il rapprto con il proprio corpo...I mistici sono tutti da collocare sul lato destro della sessuazione, sul lato della sessuazione femminile. Nel mistico c’è l’oltrepassamento del limite nel rapporto con Dio. Nella follia femminile, nella gelosia femminile, nel misticismo femminile c’è un andare oltre il limite, oltre il buon senso fallico. L’amore femminile è un’esperienza di incontro con S di A grande barrato. E’ l’amore al di là dell’essere e dell’avere. Avevo nominato l’anoressia come malattia dell’amore per questa affinità profonda del femminile: mettere a repentaglio la vita per il segno d’amore. Medea è una figura lacaniana dell’ oltrepassamento del limite. 
Lacan cita Medea per mostrare che una donna non si esaurisce mai tutta nell’essere madre. Medea è disposta ad uccidere tutti i suoi figli per vendicarsi del tradimento di Giasone. La donna implica questo al di là del limite, questo essere folle. Pentesilea è un’altra figura immortalata dal dramma di von Kleist di grande interesse. E’ la regina delle amazzoni e viene uccisa da Achille. Von Kleist ribalta il dramma di Pentesilea e fa si che sia Pentesilea a sbranare Achille. Si innamora di Achille ma non può amarlo perché si è privata del suo seno per poter tirar con l’arco. I due si scontrano, nasce il desiderio, ma lei non può cedere - perché è ancora troppo fallica - per farsi oggetto piccolo a del fantasma. Achille si presenta a Pentesilea totalmente disarmato e dunque mancante, barrato e lei pensando che lui si stia prendendo gioco di lei lo sbrana in una furia parossistica, in un rapimento fuori controllo. Non gode di lui ma è al di là, al di là dello scambio fallico, lo sbrana. Sbranare come godere al di là del fallo. Impasto del godimento con la morte al di là del limite. 
La donna, secondo Lacan, è abitata da un eccesso. Mentre l’uomo sarebbe abitato dal senso del limite stabilito dall’omologia tra fallo e padre, la donna, che non è orientata da questa alleanza, è abitata da un eccesso che porta l’amazzone a sbranare il corpo dell’amato perdendosi in questo sbranamento di cui non ricorderà più niente. L’eccesso dell’Altro godimento è un eccesso che la donna percepisce come totalmente straniero. L’eccesso femminile può cortocircuitare in modo atroce. L’abbuffata bulimica è qualcosa che ha a che fare, certo patologicamente, con il non-tutto fallico. Nell’abbuffata la bulimia realizza qualcosa dell’al di là del fallo, anche se solo patologicamente, solo come godimento mortale, godimento non filtrato dalla castrazione. Questo eccesso femminile non è normato dalla castrazione. Una donna accede al godimento fallico via castrazione e se assume la sua castrazione può non rifiutare e non invidiare il fallo e darsi la possibilitù supplementare – e non complementare – di raggiungere un godimento supplementare al fallo che è il godimento senza limiti del non-tutto fallico. Maria Teresa di Calcutta mostra un altro godimento ben al di là dell’avere fallico, come un amore dell’illimitato. Possiamo avere esperienze femminili dove in primo piano c’è solo il rapporto tra S di A grande barrato, ma quando abbiamo solo questo il rischio è quello di uno scivolamento verso la psicosi. Se il godimento femminile non è in parte agganciato alla castrazione c’è il rischio di confondere la jouissance de l’Autre con l’Autre jouissance, il godimento della psicosi con il godimento femminile.

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