25. Lo schema del triangolo

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Nello schema del triangolo equilatero Lacan riproduce i tre registri immaginario, simbolico, reale. Il fatto che si tratti di un triangolo equilatero significa che non c’è un registro che domina gli altri , ma i registri appaiono come equivalenti. Nell’insegnamento classico di Lacan c’è un registro che prevale sugli altri che è il registro simbolico di cui l’almeno uno del Padre è quel significante che sostiene l’insieme di tutti gli altri significanti. È il simbolico che regola il rapporto con l’immaginario e con il reale. Qui invece Lacan mette i registri su lati equivalenti. In questo senso alcuni lettori di Lacan hanno notato che questo triangolo anticipa la topologia a cui Lacan darà sempre più importanza. Qui si tratta del rapporto di questi tre registri con quella massa informe che è il godimento. Quella sacca informe interna ai registri. Questo godimento è un godimento informe ma catturato e delimitato come se fosse risucchiato dentro al triangolo dei registri. Non è una massa che avviluppa e devasta la vita ma è catturato in una bolla...Almeno quando le cose funzionano sufficentemente. Questo non è lo schema della psicosi. Nella psicosi il godimento sarebbe sparpagliato mentre qui è catturato e circoscritto all’interno dei registri. 
Sono tre vettori, tre linee di forza. Abbiamo il vettore che va dal reale all’immaginario. Il reale coperto dall’immaginario dà il senso di realtà e la realtà è precisamente l’effetto di questo ricoprimento immaginario del reale. La castrazione rende possibile l’accesso alla realtà. La realtà non è il reale per Lacan. La realtà è il reale coperto dall’immaginario e dal simbolico. La freccia che va dall’Immaginario al Simbolico è la freccia del senso. La dimensione della verità implica il rapporto tra immaginario e simbolico. La verità si dà come simbolizzazione dell’immaginario. Ogni volta che accade la simbolizzazione dell’Immaginario c’è effetto di verità, c’è processo di disidentificazione. Ogni volta che mettiamo in evidenza le identificazioni inconsce che governano la vita di un soggetto l’effetto di questa interpretazione è un effetto di disidentificazione. L’analisi è un’esperienza di simbolizzazione dell’immaginario cioè di passaggio dall’immaginario al simbolico. E il passaggio dall’immaginario al simbolico genera effetti di verità. Con l’aggiunta di un limite che Lacan scrive con S di A grande barrato; ovvero, la verità non si può dire tutta, non esiste la possibilità di dire il vero sul vero. Nel luogo dell’Altro io non posso ritrovare le risposte che cerco sulla verità del mio essere. Si tratta di una necessaria minorizzazione della verità perché la verità non è qualcosa che io posso pensare di possedere, ma è piuttosto un effetto della simbolizzazione; non è un oggetto di cui posso appropriarmi. In questo senso S di A grande barrato significa che non esiste il vero del vero, cioè che il luogo dell’Altro è sprovvisto della verità che mi concerne.
La supposizione di sapere è una condizione dell’analisi che suppone nell’Altro la verità. Il problema è verificare ogni volta che la verità che il transfert situa nell’Altro non è mai la verità della verità. Lacan parla di questo schema come di uno schema finalizzato a minimizzare la verità cioè ad emancipare la psicoanalisi dalla nozione di verità. Il lato più importante è il lato che va dal Simbolico al reale con in mezzo a piccolo. Questo è il vettore dell’analisi, della prassi analitica che è una esperienza simbolica di parola finalizzata però a toccare e a trasformare il reale. (a) piccolo non è il reale ma un sembiante, non è un oggetto reale ma una costruzione, un sembiante. (a) piccolo è ciò che offre un supporto alla mancanza a essere del desiderio ma è un sembiante che si produce sotto transfert. La psicoanalisi non è un’archeologia del fantasma. Il soggetto non ha un fantasma depositato nella memoria che lo psicoanalista vorrebbe poter dissotterrare. Piccolo a non è un oggetto iscritto come una traccia mnestica nell’inconscio. Piccolo a è qualcosa che si costruisce nell’analisi implicando l’analista come supporto. Si parla di costruzione del fantasma che è il modo in cui il passato del soggetto verrebbe riscritto nelle parole che un soggetto rivolge ad un Altro raccontandosi. Nella misura in cui io parlo ad un Altro di ciò che è accaduto sto riscrivendo quello che è accaduto e producendo una nuova storia che è la mia storia più autentica. Nella psicoanalisi parliamo di noi stessi, costruiamo la nostra storia e la costruiamo come nuova sotto transfert collocando chi ci ascolta non solo nella posizione di chi è il destinatario di questo racconto ma anche di chi è incluso in questo racconto. Avviene nell’hic et nunc dell’analisi. Il fantasma è il prodotto di una costruzione sotto transfert. Già nel momento in cui c’è la scelta dell’analista il fantasma si mette in costruzione. Il fantasma non è già dato. C’è ma la potenza trasformativa dell’analisi è che adesso include un Altro . Lo schema del triangolo equilatero esclude la psicosi perché c’è la realtà, c’è la verità, c’è l’oggetto piccolo a... Nella psicosi c’è invece una neorealtà delirante, un verità che si suppone essere certa (es. paranoia) e che si impone come un reale fuori discorso. La psicosi disfa la realtà perché c’è solo il trauma del reale. Disfa il fatto che non c’è vero su vero perché introduce una verità delirante che si vuole essere certa, assoluta, un vero sul vero. Disfa l’oggetto piccolo a dunque non condensa il godimento che invece si disperde nel corpo. In questo schema, invece, abbiamo il godimento preso in una sacca. Nella psicosi abbiamo piuttosto una rottura della sacca e il godimento fuoriesce senza alcuna legge....
Come possiamo catturare il godimento evitando che deflagri come avviene invece nella psicosi? Occorre capire bene la funzione della verità, della realtà e dell’oggetto piccolo a. E soprattutto occorre pensare che l’analisi non ha come vettore privilegiato il vettore IS ma il vettore SR. L’analisi non è un’esperienza di verità perché non c’è il vero sul vero, ma è un’esperienza di incontro con il reale, del reale come ciò che è eccentrico sia al simbolico che all’immaginario. In questo senso indica anche i limiti del sapere perché il reale rifugge al sapere.

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