26. Parola e godimento

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“Là dove si parla si gode” (Sem.XX, p. 109). Questa formula è eversiva all’interno dello stesso insegnamento di Lacan. In un primo tempo l’insegnamento di Lacan districa il campo del godimento dal campo della parola. Il campo della parola sarebbe il campo dell’intersoggettività, del simbolico, il campo strutturato dalle leggi del linguaggio. Il campo del godimento è invece quello della pulsione ed è un campo extrasimbolico. Nell’insegnamento classico di Lacan esiste un’eterogeneità tra il campo della pulsione e il campo della parola. La materia di cui è fatta la pulsione non è la stessa materia di cui è fatta la parola. La parola è fatta di una materia simbolica, la pulsione è fatta di una materia erogena, libidica. La parola e la pulsione sono due funzioni eterogenee. Il problema della pratica della psicoanalisi consiste nel verificare in che modo la funzione simbolica della parola, che è eterogenea al campo della pulsione, può modificare, trasformare, cambiare l’economia libidica della pulsione stessa. 
La pratica della psicoanalisi sarebbe una pratica simbolica finalizzata a modificare il reale dell’economia libidico-pulsionale. Questo esergo colpisce perché Lacan dice che là dove pensava ci si riconoscesse, si comunicasse, là dove pensava ci fosse il senso, in realtà c’è solo il godimento. I campi che prima erano eterogenei (campo simbolico e campo reale; campo del senso e campo del godimento) improvvisamente si sovrappongono. L’esperienza della parola, il rapporto dell’essere umano con il linguaggio non è un rapporto che non si limita più ad escludere il godimento, ma è alluvionato dal godimento. Quando si parla qualcosa gode. Qui Lacan imbastardisce il rapporto tra la parola e la pulsione come se la pulsione interferisse e infarcisse la funzione stessa della parola. Lacan arriva a dire questo a partire da una considerazione empirica. Il tempo delle analisi si è allungato dai tempi di Freud. Le analisi fatte da Freud raramente hanno superato i due o tre anni. Si assiste ad un allungamento delle analisi e Lacan ipotizza che la parola faccia godere e che il paziente che parla goda della sua parola e che il bla bla dell’analizzante porti con sé un godimento enigmatico. Non solo si parla per essere ascoltati; la parola non esige solo l’ascolto. La parola esige di essere riconosciuta e l’ascolto riconosce la parola ma, la parola si fa anche veicolo di un godimento bizzarro, strambo, che è godimento della parola stessa, è godimento del parlare, godimento del parlessere, godimento de lalingua.

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