30. L’ Uno e l’ Altro

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La lezione XI è la lezione più importante perché ripropone in conclusione la centralità del godimento, del rapporto tra il godimento dell’Uno e il godimento dell’Altro. In questa prospettiva abbiamo incontrato quattro enunciati di impossibilità:
1. Il rapporto sessuale non può scriversi, non esiste
2. La/ donna non esiste, le donne esistono una per una. tranne che nella psicosi
3. Non esiste Altro dell’Altro non esiste un luogo di garanzia assoluto. Il luogo dell’Altro non ha un fondamento ontologico
. 4. Non c’è metalinguaggio. Non esiste Altro dell’Altro. Non c’è il linguaggio del linguaggio. Non c’è un linguaggio primario su cui si fonda il linguaggio.

Tutti questi enunicati di impossibilità mostrano che tra l’Uno e l’Altro non si dà rapporto possibile dal punto di vista della struttura. Ma che tipo di supplenza possiamo costruire sullo sfondo di questa impossibilità? La supplenza all’inesistenza del rapporto sessuale è la parola: si può godere nel parlare d’amore come mostra il dolce stilnovo, la poesia. Si può parlare d’amore sullo sfondo dell’impossibilità del rapporto sessuale. Parlare d’amore non è al posto di fare l’amore. Parlare d’amore è al posto dell’inesistenza del rapporto sessuale. 
E’ indubbio che la parola chiave di questo Seminario sia quella del non-rapporto. L’uomo e la donna sono in un non-rapporto costitutivo. Il godimento dell’Uno e il godimento dell’Altro sono in un non rapporto fondamentale. Dove c’è godimento fallico non c’è godimento di tutto il corpo. Il godimento sessuale è disgiunto dal godimento asessuato dell’oggetto piccolo a. 
E tuttavia il problema che Lacan ci pone è quale rapporto sia possibile stabilire con questo non-rapporto di fondo? Se non esiste il rapporto tra i sessi perché esiste il godimento, perché ciascuno gode da solo, se ciò che esiste è solo il godimento dell’Uno, il godimento fallico come godimento dell’organo, limitato, circoscritto, autoerotico... il fallo come ciò che fa obiezione al rapporto sessuale, se non esiste altro che il godimento Uno, come può esistere una soddisfazione non rinchiusa in questa monotonia? Anche lalangue è una forma di godimento dell’Uno, godimento de lalangue, godimento fuori dal dialogo. Anche la parola non si soddisfa nell’Altro ma nell’atto stesso di parlare. Il godimento dell’Uno è il godimento del corpo, cioè il godimento dell’oggetto piccolo (a). 
“Io ti domando di rifiutare quello che ti offro perché non è questo”; i bambini rifiutano quello che gli viene offerto perché non è quello che vogliono. Nel Seminario V Lacan sostiene che i bambini vogliono la luna perché ci dicono che non è quello che noi gli offriamo quello che vogliono. L’oggetto che causa il desiderio non può essere mai raggiunto; l’oggetto che causa il desiderio non è mai questo. L’insoddisfazione isterica ci dice che l’oggetto che causa il desiderio è un oggetto impossibile da raggiungere e quando viene raggiunto diventa deludente. L’oggetto piccolo a non è mai questo. Non è un oggetto tra gli altri. L’oggetto piccolo a è il vuoto. È ciò che di vuoto è supposto da una domanda...
Recuperando lo schema della pulsione del Seminario XI l’oggetto piccolo a è il vuoto che rende possibile il movimento continuo della pulsione. Ciò che mangia la bulimica non è mai la pasta ma è il vuoto di cui sono fatti tutti gli oggetti orali, cioè il fantasma del seno. L’errore della psicoanalisi dopo Freud è di pensare che l’oggetto si potrebbe raggiungere dando luogo ad un’esperienza di soddisfacimento attraverso la pulsione genitale (matura). Il mito della pulsione genitale è il mito dello scrivere un rapporto sessuale pieno. E’ di scrivere il non rapporto come se fosse un rapporto. Il rapporto invece non è mai tra il soggetto e l’Altro ma quello reso possibile dal fantasma; è il rapporto tra il Soggetto e l’oggetto piccolo a. Il vero partner del soggetto non è l’Altro ma l’oggetto asessuato. Nell’incontro tra l’uomo e la donna l’uomo cerca nel corpo della donna l’oggetto piccolo a e la donna cerca nell’uomo l’assicurazione sulla follia del suo amore, il suo essere unica per lui Feticismo ed erotomania, come indica Lacan, ostacolano la possibilità del rapporto. Uno cerca il pezzo e l’Altro cerca il segno dell’amore. Ritorno la questione decisiva: esiste un godimento che non sia dell’Uno? Esiste un godimento Altro? Il godimento sessuale sarebbe godimento dell’Altro? Per Lacan non esiste rapporto sessuale perché esiste solo godimento dell’Uno. Dove possiamo incontrare il godimento dell’Altro?
Una possibile risposta è che il godimento dell’Altro che non sia dell’Uno lo troviamo nella forma dell’incontro. L’incontro è Altro godimento? L’incontro è fatto di contingenza come afferma Lacan (pag. 93). La contingenza non è il necessario. L’incontro d’amore è un incontro contingente. Ma l’incontro d’amore (pag. 145) è l’incontro con l’Altro in quanto soggetto, non è l’incontro con l’oggetto piccolo a, ma con l’Altro in quanto Altro. Con l’Altro che non è l’Uno, che non è il simile che non è il fallo, non è il bla bla del monologo analizzante. Questo incontro ci dà l’illusione che il rapporto sessuale si possa scrivere. Illusione benedetta dell’incontro amoroso che l’impossibilità del non-rapporto cessi e che ciascuno riconosca nell’Altro la traccia del suo esilio. La comunione tra i due è impossibile, ma l’incontro d’amore realizza una forma di legame che è reso possibile proprio dal fatto che tutti e due i soggetti sono esiliati dal rapporto sessuale. Solo in quanto entrambi sono nella solitudine c’è possibilità dell’incontro d’amore. È l’esperienza della solitudine che rende possibile l’incontro d’amore. La bellezza e il dramma dell’incontro d’amore è che vorremmo che da contingente diventasse necessario, che continuasse a scriversi per sempre. Ogni amore autentico punta all’eternità. Sappiamo che non è possibile, ma in ogni caso c’è incontro d’amore solo nella misura in cui c’è fede nella possibilità di trasformare il contingente in necessario. Rapporto da soggetto a soggetto. L’amore rompe il regime dell’Uno. In questo senso la meta ultima di un’analisi è rendere disponibile il soggetto alla contingenza dell’incontro. Il nevrotico ha il terrore dell’incontro, programma la sua vita per evitare l’incontro. La nevrosi è la modalità di rendere impossibile l’incontro. L’analisi, al contrario, è un’apertura alla contingenza, all’inedito, al non ancora visto, alla sorpresa, al nuovo, al non ancora pensato, al non ancora conosciuto. La nevrosi è un espediente patologico che ci ripara dal rischio dell’incontro. L’incontro è ciò che ci apre alla possibilità di un Altro godimento che non è dell’Uno. Su cosa finisce davvero un’analisi? Certamente finisce quando il soggetto si può disidentificare dalle proprie identificazioni, quando inizia ad occuparsi del desiderio suo proprio senza essere vittima della domanda dell’Altro (differenziazione tra il desiderio e la domanda), quando entra in una nuova economia libidica, quando sa poter godere. Ma tutto questo è subordinato al fatto che un’analisi deve permettere ad un soggetto di non rifiutarsi alla contingenza dell’incontro. Perché è solo nell’incontro che l’Uno si rompe, che possiamo fare esperienza di un godimento fuori dal regime dell’Uno.

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