Tempo della valutazione

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La valutazione deve sempre coprire un arco di tempo definito, appropriato a ciò che ci proponiamo di valutare; esso può variare dal momento della valutazione a tutta la vita del paziente, ma per essere confrontabile deve essere costante per lo stesso strumento e nell'ambito della stessa ricerca. La scelta dell'intervallo di tempo da prendere in considerazione dipende da ciò che vogliamo misurare e per quale scopo. I tratti di personalità si riferiscono, per definizione, a pattern comportamentali stabili o comunque di lunghissima durata; l'umore può essere valutato sia sul breve che sul medio termine; l'ansia, se è un "tratto", è una caratteristica stabile del soggetto, se è uno "stato", è una caratteristica di breve-medio periodo. Quando si valuta il quadro psicopatologico il riferimento è, generalmente, variabile da una settimana ad un mese in rapporto alla maggiore o minore rapidità con cui la specifica sintomatologia generalmente si modifica spontaneamente o in funzione del trattamento; se si effettua una valutazione diagnostica, i tempi possono essere più lunghi, fino a comprendere, ad esempio, l'intero periodo della malattia attuale

I cambiamenti della psicopatologia sotto trattamento vengono valutati generalmente con frequenza settimanale; le modificazioni dell'adattamento sociale richiedono, invece, tempi più lunghi, certamente non inferiori al mese. Spetta al clinico stabilire il periodo che deve essere valutato e, nel caso di valutazioni ripetute, il giusto intervallo tra una valutazione e l'altra, in base alle caratteristiche dello strumento e del disturbo, dell'eventuale trattamento, eccetera, in modo che i risultati siano ottimali, validi ed attendibili.

 

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