Conclusioni e Bibliografia

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Come abbiamo detto nella prima parte di questo capitolo, l’impiego dei RAI nella pratica clinica ha dei vantaggi e degli svantaggi. Sono certamente penalizzati da alcuni bias, ma dobbiamo anche dire che lo psichiatra esperto dovrebbe essere in grado di superarli riuscendo a stabilire con i pazienti un adeguato rapporto di fiducia, tale da consentire ai pazienti stessi di non dover far ricorso alla manipolazione degli strumenti di autovalutazione per comunicare disagi, malesseri o problemi extraclinici.

Il limite maggiore dei RAI, infatti, è quello di essere strumenti di autovalutazione e quindi di poter essere manipolati per fini non strettamente legati alle problematiche clinicopsicopatologiche.

La presenza di alcuni limiti non deve rappresentare un motivo per non usare questi strumenti, ma deve essere un invito ad usarli e, soprattutto, ad interpretarne i risultati con le necessarie cautele e con adeguato spirito critico.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che le informazioni raccolte mediante il colloquio clinico hanno anch’esse dei problemi di misurazione e dei limiti forse anche più gravi di quelli degli strumenti standardizzati di autovalutazione: ai bias del paziente si devono aggiungere, infatti, quelli legati allo psichiatra: e senza considerare che il loro non uso porta ad un limite ancora più grave, cioè la mancanza di sistematizzazione della raccolta delle informazioni.

BIBLIOGRAFIA

Hunt SM, McKenna SP: European Guide to the Nottingham Health Profile. The European Group for Quality of Life and Health Measurement (Revised Ed.), 1989.

Levitt JL, Reid WJ: Rapid-assessment instrument for practice. Social Work Res Abstract, 17:13, 1981.

Mischel W: Introduction to Personality. Holt, New York, 1981.

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