Lezione 6 Freud e Fliess

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Siamo arrivati al secondo volume dell’opera, volume che raccoglie una serie di lavori che sono contemporanei a quelli sull’isteria, che vanno dal 1892 al 1897.

E’ un libro molto importante, nonostante sia meno conosciuto, in quanto non vi sono opere di rilievo. Nel primo volume ci sono gli studi sull’isteria, nel terzo volume c’è l’interpretazione dei sogni, mentre questo è un libro che tratta della costruzione di una teoria molto importante. Contiene grosso modo tre tipi di argomentazione. Una serie di lavori che rientrano nel gruppo "Minute a W Fliess", annotazioni personali che l’editore ha tratto da lettere e da appunti. Queste minute hanno grande importanza perché costruiscono la teoria nosologica di Freud, che lascerà grandi tracce nella nosologia attuale.

Il secondo gruppo di lavori è intitolato "Progetto di una psicologia". E’ un tentativo di Freud di adeguare le sue cognizioni psicologiche e le sue innovazioni con quello che si conosceva allora sulla psiche e sul funzionamento del SNC. Si tratta di un tentativo particolare che è stato poi ripreso nel 1988-89, una ventina di anni fa, da una serie di fisiologi, arrivati alla conclusione che in fondo Freud aveva detto intuitivamente delle cose giuste. E’ una sorta di ancoraggio della psicologia freudiana alla biologia, ancoraggio che Freud non volle mai perdere .

Il terzo argomento è di grande interesse clinico e generale, riguarda una serie di osservazioni sul funzionamento della memoria. Le due più importanti opere di questo gruppo sono :"Sui meccanismi della dimenticanza", lavoro complesso e famoso che tratta dei meccanismi selettivi della dimenticanza, e "I ricordi di copertura", che concerne i ricordi che si sostituiscono ad altri.

Freud parla di personaggi, ma in realtà parla di se stesso.

Cominciamo con la storia di una signora, tratta dalle "Minute a Fliess". E’ noto che la storia dei rapporti con W. Fliess fu molto complicata: W Fliess era un otorinolaringoiatra di Berlino, un tipo strano, bizzarro, che instaurò con Freud un rapporto strettissimo, tanto che Freud costituì la cosiddetta Società Psicoanalitica insieme a Fliess.

Queste minute sono le operazioni che in qualche modo fecero insieme; si può dire che Fliess fu molto importante per Freud, perché, se non ci fosse stato, Freud non avrebbe potuto parlare se non con se stesso.

Il rapporto tra i due fu molto conflittuale, quasi erotizzato, ci sono passi nelle lettere in cui si percepisce chiaramente che la preferenza di Freud abbia sfumature omosessuali, il che spiegherebbe anche la violenza con cui finì il loro rapporto. I rapporti infatti finiscono con violenza e con astio solo se sono intensamente amorosi. Fliess indusse Freud a ragionare molto, ma soprattutto a non irrigidire la sua posizione scientifica, perché Fliess era un tipo veramente fantasioso, aveva costruito l’idea che la nevrosi nascesse dalla presenza di vegetazioni nasali nei turbinati. Fece la famosa gaffe della nobile signora di Vienna che Freud convinse a farsi operare da Fliess perchè aveva una nevrosi di vecchia data. Fliess la operò ai turbinati senza che ne avesse bisogno. La signora iniziò a stare sempre peggio, con malessere e febbre, finchè un otorino di Vienna, chiamato dai parenti disperati, estrasse 7-8 metri di garza che Fliess aveva lasciato nel naso, e questa nobildonna guarì dalla febbre, ma non certo dalla nevrosi. Questo fu un episodio per Freud assai disastroso, che lo danneggiò molto sul piano professionale.

Il seguente è un caso che Freud manda per lettera a Fliess.

Signora P. J. Età: 27 anni

Era sposata da tre mesi. Suo marito, un viaggiatore di commercio, aveva dovuto lasciarla poche settimane dopo il matrimonio ed era assente già da alcune settimane. Essa sentì assai la sua mancanza ed ebbe molto desiderio di lui. Era stata cantante o, per lo meno, aveva ricevuto lezioni di canto. Sedeva un giorno al pianoforte cantando per passare il tempo quando improvvisamente si sentì male: disturbi all’addome e allo stomaco, giramenti di testa, sensazioni di oppressione, angoscia e parestesia cardiaca; pensò d’impazzire. Un attimo più tardi le venne in mente che quella mattina aveva mangiato uova e funghi; si ritenne pertanto avvelenata. Il malessere tuttavia scomparve rapidamente. Il giorno seguente la ragazza di servizio le disse che una donna, la quale abitava nella stessa casa, era diventata pazza. Da allora essa non si liberò più dall’ossessione accompagnata da angoscia che anche lei sarebbe impazzita.

Questo è il caso. Suppongo, dapprima, che si sia trattato di un attacco d’angoscia, una scarica sessuale trasformatasi in angoscia. Un attacco del genere, temevo,può aver luogo senza che vi si congiunga alcun processo psichico.

Freud non avrebbe fatto tali affermazioni in un lavoro ufficiale, lo scrive nelle lettere a Fliess, perché tratta della carica sessuale trasformata in angoscia, e si tratta di una considerazione confidenziale.

Non voglio, tuttavia, escludere la possibilità più favorevole che si possa andare alla ricerca di questo processo e anzi ho fissato di farne il punto di partenza del mio lavoro. Mi attendevo di trovare quanto segue. Essa aveva avuto desiderio di suo marito, cioè di relazioni sessuali con lui imbattendosi così in un’idea che aveva eccitato l’emozione sessuale e, in un secondo tempo, una difesa contro di essa; allora si era spaventata e aveva fatto un falso nesso o sostituzione. Dapprima le chiedo le circostanze di contorno dell’avvenimento: qualcosa doveva averle ricordato suo marito. Cantava l’aria della Carmen: " Sugli spalti di Siviglia…." Gliela faccio ripetere ma essa non ricorda esattamente le parole .

Qui è evidente come Freud sia ancora immerso nella mentalità ottocentesca: non capisce neppure quello che i grandi scrittori e gli artisti comprendono: deve dire "c’è una sessualità che diventa disturbo fisico saltando la psiche", e lo dice chiaramente. Ma poi perché tira in ballo il marito? Perché mai questa donna doveva avere avuto desideri sessuali riguardanti necessariamente il marito? Il marito sarà stato molto probabilmente l’ultima persona per cui questa donna avrà avuto desideri sessuali. Ma quanti anni ci sono voluti per capire che ciò non è così obbligatorio? Freud parte da questo concetto ma subito dopo nega questa affermazione parlando della Carmen. La Carmen, nelle varie rappresentazioni, era certamente una donna di facili costumi. E’ una donna che ammalia e seduce tutti: il soldato, che prima diserta per lei e diventa quindi contrabbandiere, perché a lei piace così; poi conosce e si innamora del torero e abbandona il soldato, finchè quindi la uccide. E’abbastanza chiaro che se in questo canto non c’è "la passione secondo San Matteo" ma la Carmen ci sarà un motivo, e F lentamente arriverà a questa conclusione, giungendo alla teoria della seduzione dei bambini, che poi abbandona, creando una polemica che si estinguerà solo nel 1990.

La cosa che ci insegna Freud è questa: se una persona parla della Carmen, bisogna pensare che cosa vuol dire la Carmen. Bisogna saper fare i riferimenti della musica, della letteratura, e tutto il resto, all’individuo nello specifico periodo in cui vive. L’inconscio non interviene a caso: se in qualche modo interviene ci deve essere un motivo. Bisogna imparare a connettere e assemblare con un po’ di buon senso quanto ci viene riferito! Se però al primo colloquio con una donna con grave crisi di angoscia e con un profondo elemento di insoddisfazione sessuale, doveste cominciare dicendo: " lei ha fatto il morbillo?", la signora tra di sè penserà: "perché mai mi viene a chiedere queste cose?!!questo non mi capirà mai!!!".

Bisogna sempre rispettare la prelazione di importanza legata alla relazione che si instaura con il paziente, per cui l’anamnesi medica va messa da parte in questo tipo di rapporto. Basta considerare quante volte capita che a settantacinquenni con gravi melanconie venga iniziata l’anamnesi chiedendo: lei è nato a termine?, (a 75 anni, con la melanconia!), o se nato da parto eutocico o distocico. Si capisce l’immensa sproporzione che si crea nella relazione e l’inconscio che subito risponderà: " questo medico non mi interessa".

In seguito a mia pressione (sulla sua fronte), dice che era accaduto dopo che aveva finito di cantare l’aria.

Si comincia a capire, tramite questa pressione sulla fronte, che la donna ha desideri sessuali, che egli ha rilevato, e che vi è una qualche connessione con l’aria della Carmen (ricordate quel film, "Amicizie pericolose", in cui c’era il protagonista che andava dalla fidanzata, suonava l’aria della Carmen, al pianoforte, e sembrava una marcia funebre. E’ stato bravo il regista, che è riuscito ed esprimere al meglio lo stato d’animo, facendo suonare al personaggio un pezzo così intensamente erotico con un ritmo da marcia funebre, che descriveva con precisione il rapporto tra lui e la sua fidanzata).

La mano sulla fronte oggi è facilmente interpretabile, ma Freud direbbe "tu me lo dici 150 anni dopo ché te l’ho raccontato io!". Ma a Freud si potrebbe replicare: "tu hai una signora con istanze sessuali violente e tu dici che l’oggetto è il marito, ma abbiamo capito tutti che il marito non c’entra, e la signora parla della Carmen, quindi c’è un’istanza sessuale, e tu cominci a toccarla, le metti la mano nella fronte". Si vede come Freud alla fine riesce a capirlo.

E’ possibile: può essersi trattato di una sequenza di pensieri suscitato dalle parole del canto. Asserisco che prima dell’attacco doveva aver avuto dei pensieri che forse non ricorda, infatti non ricorda nulla, ma la pressione (sulla fronte) produce "marito" e "desiderio"; continuando a insistere quest’ultimo si precisa come un desiderio di tenerezze sessuali. "Ma ne sono convinto, il suo attacco non era altro che uno stato di effusione amorosa. Conosce la canzonetta del paggio? "Voi che sapete che cosa è amor, Donne vede s’io l’ho nel cor…."

Ma doveva esserci stato qualcosa d’altro, una sensazione nella parte bassa del corpo, un bisogno convulso di urinare." Essa conferma, ora; l’insincerità delle donne inizia con l’omissione dei caratteristici sintomi sessuali quando descrivono i loro stati. In realtà, dunque, era stata una polluzione.

"Vede, allora, che un tale stato di desiderio in una giovane donna abbandonata dal marito non può essere nulla di cui vergognarsi?" Al contrario, lei pensa, proprio così ha da essere". " Molto bene, ma allora mi manca il motivo dello spavento. ‘Marito’ e ‘desiderio’ non possono certo spaventarla, devono perciò mancare, qui, anche altri pensieri più appropriati allo spavento. "Ma essa aggiunge soltanto di aver sempre avuto paura del dolore fisico causato dal rapporto sessuale, ma che il suo desiderio era stato molto più forte del timore di quel dolore. A questo punto interrompiamo.

E’ davvero da sospettare che nella prima scena (al pianoforte), oltre ai pensieri nostalgici relativi al marito (da lei ricordati), sia penetrata più addentro una sequenza di pensieri non ricordata, che conduce a una seconda scena. Ma io non so ancora dove trovare un aggancio. Oggi arriva in pianto e disperata, evidentemente senza alcuna fiducia nel successo di questo tipo di terapia. La resistenza è perciò già all’erta e tutto riesce molto più difficile. Voglio sapere quali pensieri fossero ancora capaci di spaventarla. Essa enumera ogni genere di cose, ma senza importanza a questo riguardo. Che per lungo tempo non era stata deflorata (cosa che il professor Chrobak le aveva confermato); che a ciò attribuiva il suo nervosismo, e aveva quindi desiderato che la deflorazione si compisse. — Si trattava naturalmente di un’idea posteriore. Fino all’epoca della prima scena era stata in buona salute. Finalmente ottengo l’informazione che essa ha già avuto un simile attacco con le stesse sensazioni, ma molto più debole e transitorio. (Da ciò io scorgo che il cammino che conduce nel profondo parte proprio dall’immagine mistica della polluzione.)

Freud dice "Certo, questa donna ha delle difficoltà sessuali, ma cosa ci sarà sotto di esse? Qualcosa connesso con la memoria. In quel periodo Freud lavora molto sulla memoria, cercando di elaborare il concetto di memoria.

Poi passiamo a quella scena. A quel tempo — quattro anni addietro - era stata scritturata a Ratisbona; aveva cantato in una prova, la mattina, ed era piaciuta. Nel pomeriggio, in casa, aveva avuto una "visione", come se "vi fosse stato qualcosa" (una lite) tra lei, il tenore della compagna e un altro uomo, e in seguito aveva l’attacco con la paura d’impazzire.

Qui, dunque, si ha una seconda scena, che era stata sfiorata per associazione nella prima. Dobbiamo riconoscere che anche qui vi sono delle lacune nella memoria. Altre rappresentazioni dovevano figurarvi, concorrendo a giustificare in essa la scarica sessuale e lo spavento. Domando di questi anelli intermedi, ma invece ricevo motivazioni da parte sua. La vita di teatro, nel suo insieme, non le era piaciuta. "Perché?" per la rudezza del direttore e i rapporti reciproci fra gli attori. Chiedo particolari su quest’ultimo punto. C’era una vecchia attrice comica che i giovani si divertivano a canzonare chiedendole se potevano passare la notte con lei. "Avanti, qualcosa a proposito del tenore. "Egli aveva infastidito anche lei; alla prova le aveva messo una mano sul petto.

Qui sono evidenti i ruoli: il tenore è il ruolo amoroso, quello che canta all’amor suo. Qui c’è questa visione del teatro che Freud cerca di interpretare.

Attraverso i vestiti o sulla nuda pelle.

Qui Freud fa in un certo senso quello che oggi farebbe il confessore, "ma sotto o sopra?"

Essa conferma dapprima la seconda versione, poi si ricrede; era vestita da passeggio. "bene, che c’è d’altro?" Tutto quel tipo di rapporto, quell’abbracciarsi e baciarsi fra colleghi era per lei spaventoso. "E poi?" di nuovo la rudezza del direttore; del resto c’era rimasta soltanto pochi giorni. " L’assalto del tenore era avvenuto nello stesso giorno del suo attacco?" No; non sa se sia accaduto prima o dopo. Le indagini col mezzo della pressione rivelano che l’assalto era accaduto nel quarto giorno della sua permanenza e l’attacco nel sesto. Interrotto per fuga della paziente.

Qui, man mano che si procede, la figura del marito viene abbandonata, viene fuori quella del tenore. Alla base ci sarà una forzatura infantile. Qui non lo si sa ancora, ma c’è una condizione tipicamente ottocentesca: questi episodi nel mondo borghese non succedono, ma nel mondo del teatro sì, nel teatro si fanno battute e scherzi perché le donne nel teatro sono come tutte le altre persone. Le donne di allora sono nel teatro quello che oggi sarebbero in banca, nei servizi di salute mentale, oggetto di battute, scherzi, che allora erano presenti nelle opere teatrali.

Questa lettera è molto interessante perché esprime questo procedimento, e anche la mancanza di consapevolezza di Freud del perché della fuga. Perché lui ha mosso troppo le mani? possibile che non si sia accorto che lui era il tenore di oggi? che se il tenore metteva le mani sul petto, sopra o sotto, lui metteva le mani sulla fronte, sicuramente sopra?

Noi ci chiediamo come non si sia accorto di star parlando di sà. Non se ne accorge ancora, ma Freud si avvicina molto.

Un secondo pezzo, riguardante le nevrosi di difesa, è molto famoso. Si intitola "Favola di Natale".

Freud nello scrivere è di una chiarezza tale che se uno non lo comprende è certamente colpa sua. Freud si fa sempre capire, e questo deve invitare alla lettura delle sue opere, che sono completamente all’opposto di come che scrivono gli psicanalisti di oggi, che scrivono in modo molto complesso usando una serie di terminologie che spesso sono sganciate dal linguaggio corrente..

Questa è un'altra minuta a Fliess, nella quale Freud prova ad impostare una nosologia sulle nevrosi.

F analizza le nevrosi come erano allora; nevrosi è un termine molto generico, introdotto da uno scozzese alla fine del 600, intendendo per nevrosi tutte quelle malattie che avevano disturbi somatici, funzionali, senza una causa clinica dimostrabile. In questo periodo nella categoria delle nevrosi erano compresi molti altri disturbi, come anche l’epilessia, compresa nelle nevrosi fino a quando non sono stati scoperti i potenziali elettrici. Poi il termine di nevrosi, che è rimasto in questa accezione negativa, ha cominciato a precisarsi suddividendosi in psiconevrosi e nevrosi somatiche. Qui siamo già nel 1904. Ai tempi di Freud "nevrosi" era un termine generico, esistevano solo il termine generale nevrosi e quello di isteria. Freud a questo punto cerca di distinguere le nevrosi suddividendole in nevrosi traumatica e nevrosi attuale. Quelle traumatiche sono le nevrosi in cui è avvenuto un trauma, legate a spavento o paura. Quelle attuali sono le nevrosi in cui c’è qualcosa di somatico che agisce internamente, ad es. un eccesso di masturbazione o il coitus interruttus. Infine c’è una piccola parte, le neuropsicosi di difesa, abwehrneuropsychosen. Nelle neuropsicosi di difesa il principio è che esistono degli elementi emotivi, in genere sessuali profondi, che tendono ad emergere, e tali elementi escono o direttamente, come nella signora cantante, in modo diretto, "somaticamente", oppure vengono rimossi, eliminati, nascosti, ed emergono attraverso sintomi che stanno al posto di quello che c’era prima e che era stato rimosso. Questo è il principio cardinale della terapia analitica. In quell’epoca F era convinto che una piccolissima parte di nevrosi fossero così, e che la maggior parte fossero di altro tipo. Ancora siamo a questo punto: in questa favola di Natale, scritta nel Natale del 1895, si tratta di una fantasia, un discorso da raccontare a Fliess come una favoletta. Si intitola "Neuropsicosi da difesa", che nell’edizione italiana è tradotto con il termine "Nevrosi".

Esistono quattro tipi di nevrosi e varie forme. Si possono mettere a confronto l’isteria, la nevrosi ossessiva e una forma di paranoia. Esse hanno vari aspetti in comune.

Cominciamo a classificare, isteria, nevrosi ossessiva e paranoia. Freud cerca qui di costituire una nosologia che non c’è ancora, che costituirà quella che oggi è la nostra nosologia, quella del DSM 4 ecc., che corrisponde all’indice dell’opera del trattato di Kraepelin del ‘26: Psicosi maniaco-depressiva, Dementia Precox- schizofrenia, amentia- forma psicoorganica acuta, dementia- forma psicoorganica cronica. Per Kraepelin le nevrosi non erano da considerare come patologie da curare; lo stesso per quanto riguarda la tossicodipendenza, a quei tempi ne era affetta mezza Europa! Il laudano era usato quasi da tutti (chi ha una nonna che non ha usato il laudano?), contro il mal di pancia si usava l’oppio, i frontalieri di Francia erano "rimbambiti" dall’assenzio. Kraepelin non si sarebbe mai sognato di curare questa gente! Avrebbe detto: "Signori, se son così incapaci di vivere son fatti loro". Un' altra cosa sono le psicosi. Freud comincia a farsi strada in ambito nosografico, parlando di isteria, nevrosi ossessiva e paranoia. Paranoia è un termine piuttosto ambiguo. Paranoia e demanza sono due termini che in questo contesto non hanno ancora assunto la loro caratteristica convenzionale. Invece per quanto riguarda l’isteria tutti sapevano cosa era. Ma di nevrosi ossessiva nessuno aveva ancora parlato. L’unico che ne aveva parlato in quell’epoca era stato Janet, usando il termine "psicoastenia", in quanto, in base alla sua teoria degli strati la considerava legata al fatto che lo strato superiore non controllasse più lo strato inferiore, che entrava così in automatismo. Questo era un termine molto usato che nella psichiatria tedesca per la nevrosi ripetitiva, appreso dalla psichiatria francese (Charcot ecc.) dalla quale Freud era affascinato.

Sono aberrazioni patologiche di normali stati affettivi psichici: di conflitto (isteria), di autoaccusa (nevrosi ossessiva), di mortificazione (paranoia) e di lutto (amenza allucinatoria acuta). Esse differiscono da questi affetti perché non conducono ad alcuna eliminazione ma a un’offesa permanente dell’Io. Sono causate dagli stessi motivi dei loro prototipi affettivi, quando per il motivo si adempiano due altre condizioni, che esso sia di natura sessuale e che si verifichi in un periodo anteriore alla maturità sessuale (condizioni della sessualità e dell’infantilismo). Sulle condizioni della persona non mi è noto nulla di nuovo; direi in generale che l’ereditarietà è un ulteriore condizione, in quanto facilita e aumenta l’affetto patologico; è cioè quella condizione che soprattutto rende possibili le gradazioni tra la normalità e gli estremi. Non credo che l’ereditarietà determini la scelta della nevrosi da difesa. Vi è una normale tendenza alla difesa, cioè un’avversione a dirigere l’energia psichica in modo da produrre dispiacere. Questa tendenza, connessa coi più fondamentali attributi del meccanismo psichico (la legge della costanza), non può essere diretta contro le percezioni, poiché queste sono capaci di svegliare l’attenzione (come è dimostrato dal fatto che sono consce); essa agisce solamente nei riguardi dei ricordi e delle rappresentazioni mentali. E’ innocua ove si tratti di rappresentazioni alle quali un tempo era legato dispiacere, ma incapaci, di suscitare dispiacere attuale (altro dal dispiacere ricordato); anche in tali, essa può essere sopraffatta dall’interesse psichico.

La tendenza alla difesa è però dannosa se è diretta verso rappresentazioni capaci, come ricordi, di liberare nuovo dispiacere, com’è il caso delle rappresentazioni sessuali.

Freud afferma che c’è una carica di energia psichica che porterebbe al piacere, ma questo risveglia alcune rappresentazioni come elementi inaccettabili che non si sa bene quali siano. Non si può combattere la percezione, si può invece combattere la rappresentazione e la memoria. La rappresentazione e la memoria viene poi allontanate con modalità difensive, e al loro posto emerge questo quadro nevrotico.

Qui, in realtà, si realizza l’unica possibilità di un ricordo che abbia successivamente una capacità liberante maggiore di quella prodotta dall’esperienza a esso corrispondente. E’ solo necessario, per questo, che tra l’esperienza e la sua ripetizione nella memoria si inserisca la pubertà, la quale intensifica di molto l’effetto del risvegliarsi mnemonico. Il meccanismo psichico sembra impreparato a questa eccezione, ed è di conseguenza condizione indispensabile, per non incorrere nelle nevrosi da difesa, che non si sia verificata prima della pubertà una considerevole irritazione sessuale, l’effetto della quale tuttavia, per giungere a livello patologico, deve essere accresciuto da una predisposizione ereditaria.

(A questo punto si apre un problema collaterale: come accade che in condizioni analoghe insorgano, invece della nevrosi, perversione o semplice immoralità?)

Ben addentro agli enigmi psicologici conduce l’indagine sull’origine del dispiacere, che sembra venir liberato dalla stimolazione sessuale precoce e senza il quale, d’altronde, non si può spiegare una rimozione. La risposta più plausibile si rifà alla constatazione che la vergogna e la moralità sono le forze rimoventi, e che la prossimità in cui si trovano per natura gli organi sessuali non può non destare, al momento delle esperienze sessuali, anche il disgusto.

Si percepisce la radice della grande affermazione freudiana, e cioè che noi paghiamo un tributo altissimo in termini di vivere civile alla nostra struttura biologica, con la vergogna e la moralità - vedete come ancora il senso biologico non è venuto fuori — Qui si vede come Freud non sia ancora abbastanza darwiniano. Darwin avrebbe detto: "tu stai parlando di un finalismo, non esiste fine nell’evoluzione". Darwin enuncia, come primo concetto, l’assenza di un fine. Resta chi sopravvive, chee sia buono o cattivo, migliore o peggiore. Noi abbiamo poi elaborato il darwinismo affermando che sopravvive il migliore, chi ha le strutture giuste. Bisogna trovare le strutture di sopravvivenza adeguate. La monogamia ad es. è una struttura di sopravvivenza, "un elemento che le classi dominanti impongono per dominare sulle classi inferiori", avrebbe sostenuto la posizione marxista. Se non ci fossero interessi delle classi dominanti, la vergogna e la moralità non vi sarebbero state. "I preti predicano ai poveri, ma poi dopo con i ricchi fanno i bagordi" avrebbe detto Rilke, e l’avrebbe detto senza nessun intento morale, poiché è naturale che sia così! La fortuna di Freud è stata quella di essere molto intuitivo ma di non superare le cose in modo rivoluzionario (non faceva come i nostri sessantottini!). Freud aveva un certo senso rivoluzionario di innovazione, ma non era un rivoluzionario alla Robespierre!.

Dove non esiste vergogna (come nelle persone di sesso maschile) o non c’è moralità (come nelle classi popolari più basse)

Qui Freud afferma che non esiste vergogna nelle persone di sesso maschile (questo non è di certo un pregiudizio suo!), e che non esiste moralità nelle classi più basse. Se contestualizziamo questa affermazione, allora era realmente così: la moralità era tutta borghese, si faceva sì che se un uomo porgeva il braccio ad una signora e andava con lei alla prima dell’opera, ciò voleva dire un rapporto ‘da gossip’. La signora non usciva mai di casa e però si concedeva a tutti gli autisti di carrozza. Quel signore aveva l’amante che avrebbe mantenuto. Freud è immerso dentro la sua epoca, e se ne scioglie lentamente con dei passaggi graduali e quasi naturali.

Si potrebbe pensare "Ecco, Freud era un reazionario", ma questo sarebbe fuori dal contesto, sarebbe come accusare Giulio Cesare o F. Barbarossa di non considerazione del suffragio universale: il secondo avrebbe detto "Io ho il suffragio universale, tutti i principi palatini di Baviera votano", e il primo "I senatori votano tutti".

Dove il disgusto è smussato dalle condizioni di esistenza (come in campagna)

In campagna l’esperienza era diversa, ad es. l’esperienza sessuale in campagna era diversa da quella in città, solo per il fatto che tra un filare di vite e l’altro è più facile infrattarsi che in una strada di città.

Non ci sarà alcuna rimozione, e quindi nessuna nevrosi risulterà dalla stimolazione sessuale infantile. Nondimeno io temo che questa spiegazione non regga a un esame più profondo. Non credo che la liberazione di dispiacere durante le esperienze sessuali sia il risultato di una fortuita mescolanza di certi fattori spiacevoli. L’esperienza di ogni giorno ci insegna che se la libido è sufficientemente grande non si prova disgusto e la morale viene superata, e ritengo che l’insorgere della vergogna sia connesso con l’esperienza sessuale mediante legami più profondi. La mia opinione è che vi debba essere una fonte indipendente che libera dispiacere nella vita sessuale.

Qui Freud si sta avvicinando all’idea dell’Edipo, all’idea della sessualità infantile. Si sta gradualmete liberando di questi concetti di moralismo legato alle classi sociali. C’è qualcosa d’altro che è comune a tutti. Sicuramente Darwin gli avrebbe detto: "ma chi ti credi essere tu, un borghese diverso dagli altri biologicamente?". Freud si sta liberando di questa convinzione.

Se questa fonte è presente, essa può attivare sensazioni di disgusto, rafforzare la moralità e così via. Mi riferisco al modello della nevrosi d’angoscia negli adulti, dove parimenti una quantità proveniente dalla vita sessuale che, altrimenti, avrebbe trovato altra utilizzazione nel processo sessuale provoca un disturbo nella sfera psichica. Fintantoché non possederemo una teoria esatta del processo sessuale, la questione dell’origine del dispiacere, attivo nella rimozione, rimarrà irrisolta.

Il corso della malattia nelle nevrosi da difesa è in generale sempre lo stesso: 1) l’esperienza sessuale (oppure la serie di esperienze) traumatica, prematura, che è da rimuovere; 2) la rimozione di questa esperienza in un’occasione posteriore che ne ridesta il ricordo, e nello stesso tempo la formazione di un sintomo primario; 3) una fase di difesa riuscita, che assomiglia alla salute, eccetto per l’esistenza del sintomo primario; 4) la fase in cui le rappresentazioni rimosse ritornano, ove durante la lotta tra queste e l’Io si formano nuovi sintomi, quelli della vera malattia, cioè una fase di adeguamento, di sopraffazione o di guarigione che reca in sé un difetto.

Le principali differenze tra le singole nevrosi si rivelano nel modo in cui ritornano le rappresentazioni rimosse, altre si mostrano nella formazione dei sintomi e nel decorso della malattia. Ma il carattere specifico delle diverse nevrosi risiede nelle modalità di esecuzione della rimozione.

Il procedimento più chiaro per me è quello della nevrosi ossessiva, poiché è la nevrosi che ho imparato a conoscere meglio.

Fino a questo punto Freud ha parlato di nevrosi, descrivendo l’isteria, la nevrosi ossessiva, la paranoia e la nevrosi d’angoscia. In seguito preciserà questa suddivisione classificando le nevrosi in: isteria di conversione, nevrosi d’angoscia, nevrosi ossessiva, nevrosi fobica, classificazione che corrisponde a quella che usiamo ancora oggi. La differenza tra queste forme sta nel tipo di trauma che ne sta alla base, che deve essere sempre sessuale, nel tipo di rimozione o di difesa. Qui Freud comincia a delineare l’idea del meccanismo di difesa. Ad esempio la difesa dell’isteria è la conversione, la difesa della nevrosi ossessiva consiste nella formazione reattiva. Questo verrà elaborato successivamente, ma, già in questa favola di Natale, Freud fantastica la possibilità di capire come nascono le nevrosi e come possono essere classificate.

Più avanti sentirà il bisogno di cercare un riferimento tra la psiche e il funzionamento del sistema nervoso.

Il pensiero di Freud ha un iter preciso: il primo punto è quello nosologico, in cui Freud tenta di classificare, di sistemare le nevrosi, nel secondo Freud è immerso nella fantasia di costruire un progetto neurofisiologico-psicofisiologico della mente, il primo che sia stato pensato, con l’intento di creare una psicologia per neurologi, ossia una psicologia che tenesse conto del SNC, progetto che per il 1800 era certamente una fantasia ante litteram, anche se è vero che nel 1895 fiorivano queste ricerche. Per fare alcuni nomi Broca, Wernicke, lo stesso Von Bruke, il suo maestro, gli studi sulle afasie, il discorso del linguaggio era allora fondamentale, si stava scoprendo che certe aree del cervello lese corrispondevano a certe alterazioni funzionali. Il terzo punto, forse quello che a noi interessa di più, comprende annotazioni su almeno tre capisaldi: il primo riguarda la natura sessuale delle nevrosi (qui Freud torna al suo vecchio concetto e lo stabilizza), il secondo è quello che riguarda il meccanismo della dimenticanza e il terzo è quello che riguarda i ricordi di copertura. Freud comincia ad interessarsi a questi strani meccanismi a partire dall’isteria: l’isteria è una malattia della memoria, in cui gli elementi mnesici prendono vie particolari, emergendo in un certo modo.

Nella prima parte Freud aveva questa posizione: riteneva che le nevrosi potessero essere distinte nei seguenti tre sottotipi: nevrosi attuali, che erano le nevrosi legate ad alterazioni fisiche, che potevano derivare dal coitus interructus e dalla masturbazione, che veniva allora indicata come una malattia da questa strana commistione che esisteva nell’800, tra posizioni moraliste, bigotte e atee. L’800 era un mondo strano! Non dimentichiamo che questa, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, era un’epoca di grandi e fecondi fermenti, in cui furono fatte le più grandi scoperte, dalla radio, alla radioattività. Nel 1870 Helmut indicava la teoria fisica della luce come lunghezze d’onde e nello stesso anno il papa Pio IX rendeva dogma l’Immacolata Concezione. Un mondo di contrasti. Poi c’erano per Freud le nevrosi traumatiche, legate al trauma, e infine le nevrosi di difesa, abwehrneuropsychosen, che per Freud erano una piccola parte di tutte le nevrosi, ma su cui concentrò tutto il suo interesse, cominciando dalla minuta a Fliess (il racconto di Natale).

Il racconto di Natale è indirizzato a Fliess, che insieme a lui rapresentava la società psicoanalitica. Fliess era un ORL di Berlino, che aveva elaborato l’idea che le nevrosi fossero legate a disturbi dei turbinati, delle adenoidi, delle tonsille. Oggi intuiamo facilmente come l’eliminazione chirurgica delle tonsille sia un equivalente della castrazione. Fliess aveva questa idea, ed è singolare vedere come una persona così ingenua, così paranoica come Fliess avesse avuto tutto quel fascino su Freud. La relazione finirà con una lite. Possiamo pensare che una lite così sia fra amanti, non tra colleghi. Sicuramente sotto, inconsciamente c’era una relazione profonda che finì quando ci fu l’incidente della nobildonna operata da Fleiss.

In questa favola di Natale Freud sosteneva che le neuropsicosi devono essere quelle in cui qualche profondo disturbo della memoria induce la formazione del sintomo.

Sono almeno di tre tipi:

-l’isteria

-le ossessioni

-le fobie

Qui le fobie sono ancora incluse nell’isteria di angoscia, poiché allora erano vissute come qualche cosa di secondario all’angoscia.

In seguito Freud dividerà l’isteria dall’angoscia, suddividendo isteria d’angoscia e isteria di conversione, ossessioni e fobie.

Ci avviamo al concetto di neuropsicosi di difesa. Freud non poteva fare a meno di avere a che fare con Janet, che era stato il primo a parlare della teoria degli strati.

Janet affermava che l’apparato psichico è fatto a strati, basandosi sulla teoria Jacksoniana, secondo la quale l’apparato neurologico è fatto a strati, e questo è facilmente dimostrabile; i neuroni di primo ordine, quelli corticali, agiscono con modalità inibitoria su quelli di secondo ordine. Janet allo stesso modo sosteneva che esiste una funzione inibitoria superiore che impedisce alla parte inferiore di mettersi in funzionamento. La nevrosi ossessiva si evidenzia, così come l’ipertonia neurologica, quando il controllo superiore viene a mancare. Per questo ancora qualcuno chiama la nevrosi ossessiva "psicoastenia", proprio perché c’è questo concetto di insufficienza di controllo. Non è chi non veda l’impostazione analogica, di Janet, in cui la malattia mentale è una metafora di quella neurologica.

In questo concetto di neuropsicosi Freud parla di Janet, quasi obbligatoriamente, visto che costui rappresentava la teoria di nevrosi più diffusa e più accettata.

Secondo la dottrina di Janet, la scissione della coscienza costituisce un carattere distintivo primario dell’ alterazione isterica

Scissione della coscienza è un termine che è rimasto nella psichiatria francese come distintivo della psichiatria francese. Questa teoria si basa sulla dissociazione della coscienza e sugli stati diversi di coscienza dell’Io che si sovrappongono, come nella bouffè delirante, termine che deriva dalla psichiatria francese, proprio perché questo potere inibitorio di controllo viene meno e si instaurano degli automatismi non soltanto di ripetitività di pensiero ma anche automatismi percettivi, come ad esempio allucinazioni.

Essa si basa su una deficienza costituzionale della capacità di sintetizzare gli elementi della vita psichica, su di una limitazione del "campo di coscienza" (champ de conscience) che, in qualità di stigma psichico, attesta la degenerazione del soggetto isterico.

In netto contrasto con la concezione di Janet, la quale, a mio parere, dà adito alle più disparate obiezioni, si trova quella sostenuta da Breuer nella nostra comunicazione congiunta. Secondo Breuer, "base e condizione" dell’isteria è la presenza di particolari stati di coscienza di tipo traumatico con limitata capacità di associazione, stati per i quali Breuer propone il nome di "stati ipnoidi". La scissione della coscienza è dunque secondaria, acquisita, e può avere luogo solo in quanto le rappresentazioni affiorati negli stati ipnoidi sono tagliate fuori dai rapporti associativi con il rimanente contenuto della coscienza.

Mi è ora possibile apportare le prove di quanto sostenuto esponendo due casi di altre forme estreme di isteria, casi in cui la scissione della coscienza non può assolutamente essere considerata primaria nel senso di Janet. Nella prima fase di queste forme mi è più volte riuscito di dimostrare che la scissione di un atto di coscienza è conseguenza di un atto di volontà del malato, e che cioè essa è indotta da uno sforzo di volontà la cui motivazione è comunque individuabile. Con ciò non intendo naturalmente affermare che il malato si proponga intenzionalmente di determinare la scissione della sua coscienza; l’intenzione del malato è un’altra, ma essa non raggiunge il suo scopo e perciò provoca una scissione della coscienza. In una terza forma di isteria, la scissione della coscienza riveste un ruolo insignificante, o forse nullo. Sono questi i casi in cui non si ha che il perdurare della reazione di fronte allo stimolo traumatico, reazione che però non può essere liquidata e guarita per "abreazione"; si tratta insomma di casi di vera isteria da ritenzione.

Per quanto si riferisce alle fobie e alle ossessioni, ci interessa solo quella seconda forma di isteria che io, per motivi che tra non molto appariranno ovvi, ho chiamato isteria da difesa, volendo con tale nome distinguerla dalla isteria ipnoide e dalla isteria da difesa potrei anche presentarli, per il momento, come casi di isteria "acquisita", dato che per essi non si può parlare né di gravi tare ereditarie, né di deficit degenerativo costituzionale.

Infatti, nei pazienti da me analizzati vi era stata sanità psichica fino al momento in cui nella loro vita ideativa si era presentato un caso di incompatibilità, ossia fino a quando al loro Io non si era presentata un’esperienza, una rappresentazione, una sensazione che aveva suscitato un affetto talmente penoso, che il soggetto aveva deciso di dimenticarla, convinto di non avere la forza necessaria a risolvere, per lavoro mentale, il contrasto esistente tra questa rappresentazione incompatibile e il proprio Io.

Nei soggetti di sesso femminile, simili rappresentazioni incompatibili si sviluppano per lo più sul terreno delle esperienze e della sensibilità sessuali; le ammalate ricordano anzi con la più auspicabile precisione gli sforzi compiuti per difendersene e i propri propositi di "scacciare" la cosa, di non pensarci, di reprimerla.

Qui il discorso è sottile: si tratta del seguente concetto: la scissione della coscienza c’è in tutti e due e per entrambi si parla di inconscio. C’è una parte di coscienza conosciuta e una parte di coscienza non conosciuta: la parte di coscienza non conosciuta è inconscia. La differenza tra Freud e Janet è che per Janet la posizione è statica, esiste qualche fenomeno degenerativo, organico, patologico, ereditario che conduce alla scissione (e questa posizione rimane ancora nella psichiatria francese). Janet fa un esempio straordinario preso da Tolstoj. In queste pagine di Tolstoj c’è la figura del generale che vince le guerre perché psicoastenico. C’è la descrizione del generale quando Napoleone invade la Russia, e lui deve opporsi. Si oppone con tutta la sua ottusità degenerante: infatti la descrizione che fa Tolstoj e che Janet riporta, è quella del generale, in una dacia russa, seduto vicino alla stufa (erano enormi apparati di maiolica e di mattoni) che stava accarezzando la testa ad un bambinetto, durante il consiglio di guerra. Tutti dicevano la loro, mentre lui si assopiva. Ad un certo punto si svegliava di colpo, prendeva l’ultima opinione che aveva sentito e quella era la decisione. Così fa l’ossessivo, prende le decisioni per stanchezza, per esaurimento. Così si libera del problema.

Per Freud invece non è così, egli dice chiaramente che il nostro inconscio è dinamico. Ci sono degli elementi per i quali la coscienza è paragonabile ad un pallone messo nell’acqua. Il pallone è soggetto al colpo dell’onda che lo tira su, ma se lo si vuole tenere allo stesso livello bisogna variare la forza della mano, oppure si pùò usare l’immagine del pallone gonfiato che sembra un coniglietto. Se aumenta la pressione esterna si deve necessariamente aumentare anche quella interna, se invece la pressione esterna diminuisce bisogna diminuire quella interna, perché nel primo caso il pallone si affloscia, nel secondo si rompe. Freud fa capire che c’è un grande intervento della dinamica cosciente in questi meccanismi, affermando che c’è un certo interesse a nascondere, alterare, modificare. La situazione è molto dinamica. Si sa che nell’isteria individuare la parte consapevole e la parte non consapevole è sempre molto difficile. C’è una certa mescolanza, per cui qui il rapporto tra coscienza e inconscio è assai sottile. Questa è la differenza che Freud fa sul piano nosologico: l’isteria è a metà tra la menzogna, o totale o parziale. C’è un continuum di menzogna che nasconde, e questa è una esperienza che tutti noi abbiamo, per cui bisogna dare atto a Freud che, oltre a darci un quadro nosologico della nevrosi ci da un quadro di tutti noi. Quante volte noi non abbiamo chiaro se la nostra è una menzogna o se una realtà oggettiva, quante volte ci convinciamo di una menzogna detta che poi diventa parte di noi.!

Qui si comprende la dinamicità dell’operatività di Freud rispetto a quella di Janet, come si vede anche la innovatività di impostazione di Freud, come dire che "l’Io non è padrone in casa propria però è in grado di cambiare le carte in tavola". La mente è plastica, il che vuol dire: "non fidatevi di quel che vedete, non fidatevi di quel che pensate, state attenti, perché vi sembra di aver ragione ma non l’avete, perché state portando il vostro ragionamento da un'altra parte". Per merito di Freud oggi sappiamo bene tutte queste cose. Sappiamo bene come se una persona cambia idea, c’è un interesse, un elemento emotivo dietro, altrimenti la gente non cambierebbe idea!. La vischiosità della mente è anche attaccata a certi interessi. L’interesse emotivo fa agio sull’interesse di conoscenza razionale. Sapere le cose, vederle chiare, non serve a niente, perché se io voglio sapere le cose in un altro modo non c’è niente da fare. Questo è quello che dice F a questo punto, riportando dei casi, con quadri diversi. Sta perfezionando la sua nosologia e si rende conto che ci sono quadri diversi.

Leggiamo alcune trance di osservazioni di casi che lui riporta in un lavoro subito dopo questo, che non a caso si intitola "ossessioni e fobie". Freud sta qui costruendo la nosologia: c’è l’isteria da una parte e dall’altra ossessione e fobie.

Osservazione 5

Ragazza che si era quasi completamente isolata per paura ossessiva dell’incontinenza di urina. Non riusciva più a lasciare la sua camera o a ricevere visite, senza aver prima urinato un gran numero di volte.

Sovente ci sono persone che vanno spesso al gabinetto, ma in questi casi non c’entrano problemi alla prostata, qui si tratta di gente giovane che ha bisogno di andare a fare una piccola quantità di urine, poi si va a sdraiare e poi deve ritornare ad urinare. Si tratta di un comportamento piuttosto comune, che però può diventare di entità tale da costituire una patologia conclamata. Io ho avuto modo di seguire una paziente che non poteva essere trasferita di posto di lavoro se non in un luogo dove ci fosse una stazione di treni, perché dove non si poteva spostare in treno c’era il problema dell’autobus e lei non poteva prenderlo perché non poteva avere la garanzia di urinare quando voleva. La paziente era la capoufficio di un’azienda pubblica, ne venne fuori un’enorme questione legale presso il tribunale del lavoro e la signora ebbe riconosciuta la sua ragione. Come perito e mi bastò dire che non lo faceva apposta e il giudice mi diede ragione. Ho portato questo esempio per mostrare la struttura che aveva questa persona, ad un certo punto lei, che aveva usato il termine "mi hanno messo in croce", venne da me e io notai una lesione emorragica e necrotica ai due palmi delle mani, circolare, la mandai da un dermatologo che fece diagnosi di stigmate. Queste sono stigmate non religiose: era la vita che la metteva in croce.

In questa osservazione si vede come Freud sia un clinico abilissimo. Questa è ossessività, non isteria. Freud capisce subito che si tratta di un quadro di conversione, poiché qui c’è la ripetitività, il bisogno di rassicurarsi.

A casa sua e in riposo assoluto, la sua paura scompariva.

Rettifica

Rettifica vuol dire epicrisi. Qui Freud cerca di vedere le cose da un altro punto di vista.

Si trattava di un’ossessione di tentazione o sfiducia. Più che della sua vescica, la paziente non si fidava della sua capacità di resistere a un impulso amoroso.

Freud a questo punto cambia le carte in tavola. Qui per la prima volta nella storia della psichiatria c’è una visione innovativa dell’ossessione: "ma come, lei deve urinare tutte le volte, ma non sarà mica che ha paura delle sue istanze di offrirsi?".

L’origine dell’ossessione lo mostra chiaramente. Una volta, a teatro, alla vista di un uomo che le piaceva molto la ragazza aveva provato un intenso desiderio erotico, accompagnato (come sempre avviene nella polluzione spontanea delle donne) dal desiderio di urinare.

Qui Freud dice cose che allora apparivano al limite del ridicolo. Sono cose vere, ma ci volevano Masters e Johnson nel ‘46 per fare delle indagini statistiche che hanno dimostrato come tali affermazioni siano vere. Freud era fermamente convinto di ciò che diceva, che spesso questa stimolazione urinaria può corrispondere ad una polluzione, ma il termine stesso di polluzione nelle donne allora era sconcertante.

La paziente si vide obbligata a lasciare la sala e, da quel momento, cadde in preda alla paura di provare nuovamente quella sensazione, ma al desiderio erotico si era sostituito il desiderio di urinare. Guarì completamente.

A questo punto si vede la sostituzione, la conversione.

Pur mostrando un diverso grado do complessità, tutte le osservazioni riportate hanno in comune il fatto che la rappresentazione originaria (incompatibile) è stata sostituita da un’altra rappresentazione sostitutiva. Nelle osservazioni che sto per riportare, la rappresentazione originaria è stata sì rimpiazzata, ma non da un’altra; essa risulta sostituita da azioni o impulsi che, in origine, hanno servito come elementi di sollievo o come procedimenti protettivi, e che ora si trovano grottescamente associati a uno stato emotivo che non si adatta a essi, ma che è rimasto immutato e altrettanto giustificato di quanto lo fosse all’origine.

Osservazione 6

Aritmomania ossessiva. Una donna si riteneva obbligata a contare le assicelle del pavimento, i gradini delle scale ecc., e che faceva ciò in preda a un ridicolo stato d’angoscia.

Rettifica. La paziente aveva cominciato a contare per distrarsi dalle sue idee ossessive (di tentazione). Era riuscita nel suo intento ma, all’ossessione primitiva, si era sostituito l’impulso a contare.

Queste sono le cosiddette "tentazioni di Sant’Antonio". Una volta, quando ero ragazzino, il prete diceva "Quando vi vengono in testa certe idee, pensate agli alberi, contate fino a 100, cercando di far sostituire alla sessualità la aritmomania", e invece poi stava a contare le donne. Qui abbiamo una sostituzione della realtà.

Ho fatto questa annotazione perché qui c’è un altro lavoro "isteria, annotazione sull’ossessione" e qui si vede bene la nosologia, è Freud che sta costruendo la nosologia, e siamo alla nevrosi di angoscia. Un piccolo lavoro si intitola "Sulla nevrosi di angoscia", siamo sempre nel ‘96.

Così concludiamo questa carrellata di Freud sulla nosologia delle nevrosi.

Per quanto riguarda la sua essenza intima, la nevrosi d’angoscia dimostra di possedere le più interessanti coincidenze e discordanze con le altre grandi nevrosi, specialmente con la nevrastenia e l’isteria.

La differenza tra nevrosi di conversione e nevrosi di angoscia è la seguente. Nella nevrosi di conversione c’è una situazione complessiva di paralisi, rigidità ecc., fino ad arrivare addirittura alla "belle indifference", mentre invece nella nevrosi di angoscia c’è la paura, l’angoscia mortale che non ha più un contenuto specifico, che oggi definiremo panico.

Con la nevrastenia essa condivide un carattere fondamentale: il fatto cioè che la fonte dell’eccitamento, causa del disturbo, è di natura somatica, mentre nell’isteria e nella nevrosi ossessiva essa è di natura psichica.

Nevrastenia è un termine comparso da poco, sono passati pochi anni dal 1886, quando l’americano Beard scrisse l’opera intitolata "American nervousness", nervosità americana, un tipo di nevrosi che oggi chiameremmo una situazione somatoforme, una forma cenestopatica, uno stato di allarme ipocondriaco, dovuto alla particolare modalità di vita della società americana. Beard lavorava a New York, e diceva "qui ci sono molte pressioni, continuamente bisogna stare attenti, ci sono mille responsabilità, c’è il traffico". Quindi questo mondo di tensione era legato ad una sorta di usura, e Freud direbbe "Eh sì, queste cose sono legate ad usura!".

Del resto, è facilmente rilevabile una sorta contrasto tra i sintomi della nevrosi d’angoscia e quelli della nevrastenia, contrasto che potrebbe essere espresso in termini quali: accumulo — impoverimento di eccitamento.

Non è la stessa cosa: la neurastenia è una astenia nervosa. In seguito si è dimostrato che molti casi di neurastenia erano all’inizio del 900 neuroastenia con materia, che molto spesso i nevrastenici erano in realtà paralisi progressive agli stadi iniziali, corea di Huntinghton, tubercolosi...

Questo contrasto non impedisce che le due nevrosi si mescolino l’una all’altra, ma si rivela nel fatto che, in ambedue le nevrosi, le forme estreme sono anche le più pure.

Con l’isteria, la nevrosi d’angoscia mostra subito tutta una serie di coincidenze sintomatologiche non ancora adeguatamente valutate.

Freud sta qui cercando di mettere la nevrosi di angoscia, come anche le ossessioni, nello stesso gruppo in cui elementi profondi, emotivi, di tipo "conflitto sessuale" vengono espressi o in un modo o nell’altro. Così si è visto nelle isterie e nelle ossessioni, e adesso Freud sta cercando di inserire la nevrosi d’angoscia in questo gruppo, cercando di fare una distinzione dalla neurastenia che era quella di Beard, legata più ad elementi somatici.

La comparsa delle manifestazioni sia quali sintomi duraturi sia in forma d’attacco, le parestesie raggruppate a mo’ di aura, le iperestesie e i punti di pressione presenti in determinati surrogati dell’attacco d’angoscia (nella dispnea e nell’attacco cardiaco), l’intensificarsi (mediante conversione) di dolori che offrono la possibilità di una giustificazione organica: questi e altri tratti in comune fanno perfino supporre che parte di ciò che viene attribuito all’isteria potrebbe far parte della nevrosi di angoscia.

Freud qui parla di steria d’angoscia e isteria di conversione.

Esaminando più attentamente il meccanismo delle due nevrosi (anche se entro i limiti di quanto per il momento è reso comprensibile), si ottengono alcuni criteri, in base ai quali la nevrosi d’angoscia potrebbe perfino essere considerata la contropartita somatica dell’isteria. Sia nell’una che nell’altra, si ha un accumulo di eccitamento (fatto su cui è probabilmente basata la somiglianza dei sintomi, precedentemente descritta). Sia nell’una che nell’altra si ha un’insufficienza psichica, in conseguenza della quale si verificano processi somatici abnormi. Sia nell’una che nell’altra, l’eccitamento si sottrae alla rielaborazione psichica e devia nel somatico; la differenza sta soltanto nel tanto che nella nevrosi d’angoscia l’eccitamento, nel cui spostamento si esprime la nevrosi, è puramente somatico (eccitamento sessuale somatico), mentre nell’isteria è psichico (provocato da un conflitto)

Quindi l’isteria d’angoscia corrisponde ad un quadro più generico, provocato dallo scatenamento dell’elemento orgasmico, mentre nell’isteria di conversione il conflitto è più mentale, del tipo "posso fare questo, o non posso farlo…"

Non ci si deve quindi meravigliare se l’isteria e la nevrosi d’angoscia si combinano regolarmente l’una con l’altra, come nell’"angoscia virginale" o nell’"isteria sessuale", e che l’isteria prenda semplicemente a prestito della nevrosi d’angoscia una quantità di sintomi, e così via. Queste intime relazioni tra nevrosi d’angoscia e isteria forniscono inoltre una nuova argomentazione a favore della necessità di separare la nevrosi d’angoscia dalla nevrastenia, dato che, se non si effettuasse una tale separazione, non sarebbe neppure possibili continuare a mantenere valida quella distinzione tra nevrastenia e isteria che è stata ottenuta tanto faticosamente e che è veramente indispensabile per la teoria delle nevrosi.

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