Lezione 7 Progetto di una psicologia

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La nevrastenia è una espressione di malattia somatica, mentre l’isteria ha una sua specifica narrativa interna. Lui dice che sia la nevrosi ossessiva sia l’isteria d’angoscia hanno una narrativa interna, cioè una propria narrativa che porta alla comparsa dei sintomi, con la differenza che mentre nel disturbo ossessivo-compulsivo è una narrativa che comporta la ripetizione alla ricerca di quello che c’era prima, nell’isteria comporta l’inibizione di un conflitto somatico specifico. Per esempio, se io non voglio andare da Giovanni nella stanza di là, mi viene la paralisi agli arti inferiori; nell’isteria d’angoscia si tratta di un’isteria generale legata a questa inibizione, che cade sul concetto di piacere di orgasmo in generale, che è appunto quella che Freud chiamava, usando i termini di quel tempo, "angoscia virginale". Le donne di allora, anche per motivi di tipo sociale, facevano delle questioni spaventose per quanto concerne l’atto della deflorazione. Lo stesso concetto di prima notte di matrimonio assumeva un aspetto drammatico con varie scene, legate all’inibizione, che richiedevano continue rassicurazioni.

Qui la nevrastenia non c’entra, così come non c’entra neanche la psicoastenia di Janet. Sappiamo invece che esistono questi elementi per cui una cosa viene espressa in un altro modo, ma l’una equivale all’altra.

Freud aveva il proposito di studiare queste cose spiegandole in termini anatomici e neurofisiologici di funzionamento del SNC come allora era conosciuto. In quell’ epoca si stava costruendo tutta l’anatomia macroscopica e microscopica (si chiamava frenologia), e Freud, sulla scia di queste grandi ricerche sull’individuazione delle aree cerebrali e delle varie strutture di connessione, come quella tra area frontale anteriore e area temporale, stava cercando di spiegare il funzionamento della psiche. Gli elementi da applicare all’isteria, riguardavano in particolare il funzionamento della memoria e coma la memoria poteva diventare patologica. Nasce così il progetto di una psicologia per i neurologi.

Per Freud i concetti fondamentali sono i seguenti.

Esistono degli elementi quantitativi, che chiama Q, cioè una quantità alla quale può essere connessa un’ulteriore quantità accumulata e che può essere spostata, che chiama Qi. Questi concetti sono meritevoli di considerazione perché con essi Freud sta facendo il tentativo di passare da un sistema categoriale ad uno dimensionale, dal qualitativo al quantitativo. La scienza nasce nel momento in cui si passa al dimensionale, alla misura. Qualcuno sostiene che la scienza sia nata prima di Galileo e di Newton, con Leonardo da Vinci, il quale aveva fatto il suo progetto di prosciugamento delle paludi maremmane, opera che allora il duca Cosimo si era proposto di attuare. Egli aveva progettato di costruire degli aspiratori che dovevano salire per 100-200 metri lungo la collina e in tal modo "l’acqua sarebbe salita alle stelle". Ma Leonardo, con una grande intuizione che solo in seguito Torricelli avrebbe dimostrato, afferma che non è possibile far salire l’acqua per più di 10,33 metri. "Secondo me l’aria pesa; se dall’altra parte c’è il vuoto l’aria spinge su l’acqua, ma possiamo fare tutti i vuoti che vogliamo che più che il peso dell’aria dell’altra parte non cammina". Gli ingegneri del duca sostenevano che l’aria non pesasse, e a conferma di questa convinzione prendevano un grande recipiente d’oro, lo pesavano, poi lo schiacciavano a martellate e quindi lo ripesavano, osservando che non c’era variazione di peso. Al che Leonardo prese un recipiente di vetro, creava al suo interno il vuoto e tale recipiente risultava pesare meno.

Freud cercava un sistema teorico. Oggi sarebbe felice di sapere che esistono i sistemi dei neurotrasmettitori monoaminergici e serotoninergici che mettono in comunicazione i vari neuroni.

Leggiamo ora qualche pagina di quest’opera che ha un significato storico, che contiene gli studi fatti per spiegare il concetto "tra un neurone e l’altro".

Introduzione . L’intenzione di questo progetto è di dare una psicologia che sia una scienza naturale.

Scienza naturale è una scienza di osservazione della natura, la psicologia è questo per Freud: la psicologia era parte della medicina. Psicologia come scienza naturale, secondo l’impostazione galileiana, secondo il principio di Newton, cioè se io posso studiare il fenomeno questo fenomeno esiste, altrimenti non esiste.

Ossia di rappresentare i processi psichici come stati quantitativamente determinati di particelle materiali identificabili, al fine di renderli chiari e incontestabili.

Qui si vede la grande innovatività, qui Freud sta parlando di psiche, in un’epoca nella quale non è ancora nota l’esistenza di serotonina, ecc….

Oggi possiamo provare ad andare indietro rispetto a questi princìpi, non da psichiatri con quell’impostazione che ci viene dalla massificazione delle conoscenze. Con questo apparente aumento delle conoscenze, si ha poi una riduzione dei concetti di fondo. Freud invece ha le idee chiare. Qui se non cercassimo le quantità e i movimenti della quantità, non riusciremmo a capire.

Due le idee principali:

riconsiderare come ciò che distingue l’attività dalla quiete una quantità (Q), soggetta alle leggi generali del movimento;

Tutto tende a fermarsi, tutto tende alla quiete, tutto quello che non è in quiete è instabile, e allora tende a muoversi.

di considerare i neuroni come le particelle materiali.

N e Q . — Tentativi simili sono ora frequenti.

Qh sono tutte parole che lui dice. Evidentemente Freud nella mente aveva qualcosa che non riusciva ad afferrare. Come il geometra di Dante che non riesce a trovare la formula che gli dice come deve passare dal quadrato al cerchio che hanno la stessa superficie, qui Freud non trova il principio e gioca con le parole.

Prima tesi principale: la concezione quantitativa

Questa concezione è ripesa direttamente dalle osservazioni di patologia clinica, in modo particolare là dove si tratta di rappresentazioni sovrintese, come nell’isteria e nella nevrosi ossessiva, in cui, come vedremo, il carattere quantitativo emerge più chiaramente che nel normale. Processi come lo stimolo, la sostituzione, la conversione e la scarica, che si devono là ravvisare, ci hanno direttamente suggerito la considerazione dell’eccitamento neurotico come quantità in movimento.

Nell’isteria c’è stimolo, c’è movimento, c’è una controforza che impedisce allo stimolo di emergere e allora lo stimolo cerca una altra strada per esprimersi e per rappresentarsi in un altro modo nel quale ci sia la possibilità di soddisfare la spinta. Questo è un concetto molto concreto, molto materiale, come anche lo sono i concetti che oggi hanno i neurobiologi (basta pensare ai mediatori!).

Cercare di generalizzare quanto là riconosciuto, non ci pare illegittimo. Partendo da questa considerazione, è stato possibile formulare un principio fondamentale dell’attività neurotica in rapporto alla Q, principio che prometteva di essere altamente chiarificatore poiché sembrava comprendere l’intera funzione. E’ questo il principio dell’inerzia neurotica, secondo il quale i neuroni tendono a liberarsi di Q. La struttura, lo sviluppo e le funzioni dei neuroni diventano così comprensibili.

I neuroni eccitati tendono a eliminare questo eccitamento. Se il neurone viene eccitato si libera questa quantità di eccitamento e quindi si mette in movimento e fa ciò che conosciamo.

In primo luogo il principio d’inerzia spiega la bipartizione strutturale (dei neuroni) in motori e sensori, come un ordinamento che ha per scopo di annullare la ricezione di Qn mediante una trasmissione.

Freud parla di neuroni sensori perché ricevono Q ed ad un certo punto debbono liberarsene, e allora si attiva l’arco riflesso. Con questa spiegazione cerca di dare un senso generale.

Il movimento riflesso è ora comprensibile come forma fissa di questa trasmissione; il principio d’inerzia ce ne fornisce il motivo. Se guardiamo ancora più indietro, possiamo collegare anzitutto il sistema nervoso (come erede dell’eccitabilità generale del protoplasma) alla superficie esterna irritabile (di un organismo), la quale si alterna a starti considerevoli di superficie non irritabile.

Lui dice: così come quando io tocco un’ameba, questa si retrae perché cerca di allontanere lo stimolo, allo stesso modo reagisce il nostro SNC, che è la superficie interna per cui stimoli di altro tipo comportano una serie di modifiche.

Un altro concetto importante espresso da Freud è che ci sono due tipi di neuroni, che lui in modo molto fantasioso chiama neuroni motori e sensori. I neuroni sensori sono i neuroni permeabili.

Quando la stimolazione dall’esterno passa nel sistema nervoso attraverso una serie di neuroni, ad in certo punto arrivato al neurone sensore e qui si ferma e si crea un accumulo, perché tale neurone è impermeabile. Ecco quindi spiegata la base della formazione della memoria, dei sentimenti, delle emozioni. Tra un neurone e l’altro si crea una situazione di blocco, per cui da qui partirà il contenuto, quello che rimane, quello che risponde e che riesce fuori.

Questo è un concetto che riguarda qualsiasi recettore, D1, D2, D3… Qui ci sarebbero i dendriti e il vario gruppo delle monoamine e ad un certo punto c’è un loro accumulo fuori dal neurone. Noi per fare la terapia antidepressiva cerchiamo, o aumentando il reuptake o aumentando la produzione, di aumentare o diminuire il livello di mediatori che si trova lì in mezzo.

Le barriere di contatto.

La prima giustificazione di questa ipotesi deriva dalla considerazione che in questo punto la conduzione passa attraverso un protoplasma indifferenziato, e non, come avviene all’interno del neurone, attraverso un protoplasma differenziato, il quale è probabilmente più adatto alla conduzione. Ciò fa supporre che debba esservi un rapporto tra differenziazione e capacità di conduzione, per modo che potremo aspettarci di scoprire che lo stesso processo di conduzione possa creare una differenziazione nel protoplasma e quindi una maggiore capacità di ulteriore conduzione.

La teoria della barriere di contatto presenta inoltre i seguenti vantaggi: una delle principali caratteristiche del tessuto nervoso è la memoria, cioè, generalmente parlando, la facoltà di subire un’alterazione permanente in seguito a un evento, ciò che rappresenta un notevole contrapposto al comportamento di una materia che permetta invece il passaggio di un movimento di onde per ritornare poi alla condizione di partenza. Qualsiasi teoria psicologica meritevole di considerazione deve fornire una spiegazione della "memoria". Ora, qualsiasi spiegazione si scontra con la difficoltà, da un lato, di dover postulare che i neuroni, dopo l’eccitamento, restino permanentemente mutati rispetto alle condizioni iniziali,

Se i neuroni vengono eccitati, come mai rimangono cambiati? Perché si ha la memoria? In che modo il neurone è cambiato e da questa biochimica riesce a risalire a quello che è stato lo stimolo originario?

Mentre, dall’altro lato, non si può negare che in generale i nuovi eccitamenti incontrano le stesse condizioni di ricettività dei precedenti. I neuroni quindi dovrebbero essere contemporaneamente influenzati e inalterati, non prevenuti. Non possiamo così a priori immaginare un apparato capace di un funzionamento tanto complesso. Ma la situazione viene risolta se assegniamo la caratteristica di venire permanentemente influenzati dall’eccitamento a una certa classe di neuroni, e quella di restare immutabili, pronti a ricevere nuovi eccitamenti, a un’altra classe. Così è nata la distinzione corrente tra "cellule percettive" e "cellule mnemoniche", distinzione che non si adatta però ad alcun altro contesto e che non ha alcun elemento a suo sostegno.

Freud qui cerca di cambiare il concetto precedentemente esposto in quello di cellule impermeabili e cellule permeabili. Le cellule impermeabili sono quelle che bloccano lo stimolo, pronte a rimandarlo indietro, invece quelle permeabili sono quelle che fanno passare lo stimolo fino a che non ne trovano più.

A questo punto ci fermiamo, facciamo soltanto questa piccola annotazione nella quale c’è il sogno di Irma, con un salto in avanti.

Ma nel sogno che cosa succede? Da dove viene la memoria del sogno? Questo è un tentativo "disperato" di cercare di assemblare questi concetti. In un certo modo sembra come i tentativi che facevano i grandi astrologi per spiegare cosa succedeva nel cosmo, vedevano gli astri girare e cercavano di dare una spiegazione non conoscendo ancora le leggi dell’universo, che avrebbe scoperto Newton molto tempo dopo.

La coscienza delle rappresentazioni oniriche è in primo luogo discontinua. Non si acquista coscienza di un intero decorso associativo, ma solamente di singole stazioni in esso. In mezzo giacciono anelli intermedi inconsci facilmente scopribili nello stato di veglia

Ci sono una serie di "anelli" che compaiono nel sogno

Se investighiamo la ragione di questa discontinuità, ecco che cosa troviamo: sia A una rappresentazione onirica divenuta cosciente e che conduce a B.

A è la rappresentazione onirica divenuta cosciente che conduce a B, che non è nella coscienza; nella coscienza c’è invece C.

Ma , invece di B, si trova nella coscienza C, e questo avviene perché esso giace sul cammino tra B e un’altra carica D che è presente simultaneamente. Vi è quindi una diversione dovuta a una carica simultanea differente che non è, inoltre, cosciente. C ha preso il posto di B, quantunque B si adatti meglio al collegamento dei pensieri, cioè all’appagamento dei desideri.

A avrebbe dovuto portare a B ma non porta a B perché, siccome c’è D che interferisce, porta a C, che è un via di mezzo, intermedia.

Qui c’è il sogno di Irma appena accennato.

Per esempio ho sognato che R

È Freud che ha sognato, ha sognato il signor R

ha fatto ad A una iniezione di propile.

Propile era un farmaco che serviva per la respirazione.

Io vedo allora molto distintamente davanti a me trimetilamina, allucinata come una formula. Spiegazione: il pensiero che è simultaneamente presente (D) è la natura sessuale della malattia di A

Malattia di A e pensiero che la sua natura è sessuale perché c’è l’iniezione, di per sè sessuale perché è una penetrazione.

Però tra questo pensiero e il propile (A) giace un’associazione sulla chimica sessuale (B), di cui ho discusso con W. Fliess

La chimica sessuale consiste negli elementi organici del sesso, che spingono il sesso. Allora quando dice propile-penetrazione viene in mente l’attività sessuale.

E durante la quale egli attrasse la mia attenzione specialmente sulla trimetilamina. Questa è quindi sospinta verso la coscienza (C) da entrambe le direzioni.

Quindi c’è la chimica sessuale, che lui ha in mente perché c’è l’iniezione e c’è il discorso che ha fatto sulla trimetilamina con Fliess, e tutte e due spingono verso l’allucinazione di questa immagine che è quella che è rappresentata nel sogno, quindi un gioco di facilitazioni. Da qui a lì si sarebbe potuto arrivare solo se non ci fosse stato questo elemento sessuale che impediva questo passaggio, per cui si è costruito uno stato intermedio che tenesse presente sia il discorso della trimetilamina sia il contenuto della chimica sessuale. Si vede come la costruzione sia tutta una serie di "rimbalzi" tra questi diversi neuroni che impediscono lo stimolo, lo spostano, lo deviano ad altri neuroni, che a loro volta lo possono tenere, altrimenti lo passano ad altri e così via.

Nonostante la grande innovatività di impostazione e la grande scientificità, questa teoria è da rivedere. Freud aveva l’idea di costituire un sistema simile a quello endocrino, che allora era l’unico che si conosceva, ma oggi l’avrebbe sicuramente sostituito con i recettori.

Nella prima parte c’è stato un tentativo di sistemazione nosologica delle nevrosi. Le neuropsicosi si dividevano in vari gruppi che Freud aveva tentato di isolare parlando di nevrosi ossessiva e di nevrosi di angoscia, e dividendo l’isteria d’angoscia dall’isteria di conversione. Nella seconda parte fa un curioso tentativo di spiegazione neuropsicologica, che però allora rasentava l’assurdità, con la teoria dei neuroni, permeabili e impermeabili (che ricordano molto i concetti attuali delle attività intersinaptiche e dei mediatori). Tutti gli eventi, oggi, secondo la neurofisiologia e la neurobiologia, giacciono non nelle cellule ma tra una cellula e l’altra, negli spazi intersinaptici, dove noi poi tentiamo di aumentare le amine per curare i vari disturbi. In fondo Freud parlava proprio di questi punti in cui si passa da una sinapsi all’altra, questi siti dove lo stimolo esterno veniva trasferito, dove veniva bloccato dalle cellule impermeabili e poi restituito fuori dalle cellule che impedivano il transito dello stimolo stesso. Ci accorgeremo in seguito che in realtà questo tentativo era stato fatto da Freud perché allora aveva in mente il problema del ritardo psichico, e soprattutto il problema di come spiegare i sogni. Il problema principale dei sogni per Freud era quelo di riuscire a spiegare come mai queste rappresentazioni mentali prendessero una via palindroma. Di solito noi abbiamo una rappresentazione esterna che attraverso gli organi di senso entra dentro il nostro SN su cui poi costruiamo memoria, realtà, rappresentazioni psichiche, connessioni. Andando dall’esterno all’interno, noi abbiamo una percezione. In un positivista come Freud, il mistero sta nel fatto che il cervello fosse causa lui stesso di stimoli che procedevano in via palindroma dall’interno all’esterno. Il sogno ha una caratteristica di funzionamento di tipo rappresentativo-teatrale, procede per espressioni di immagini. Se si considera un attore di teatro, per rappresentare per esempio marito e moglie che litigano, come fa? Questo sarà più semplice per uno scrittore, che potrebbe rappresentare due che si sorridono amabilmente e descrivere nel frattempo una luce sinistra che entra dalla finestra e rende tutto cupo, un modo per esprimere uno stato d’animo. Uno scrittore può descrivere un ambiente e riportare una stato d’animo. Un attore di teatro come fa ad esprimere tutto questo?. Bisogna che costruisca una situazione agita, una drammatizzazione. Bisogna in altre parole che il marito rivolga le spalle alla moglie o le dica qualcosa di brutto, o che comunque esprima in termini rappresentativi quello che sta accadendo, altrimenti non è possibile rappresentare i sentimenti. Nel sogno ci si trova nella stessa situazione, di rappresentare attraverso immagini. Quindi il problema per Freud arrivava soprattutto dalla percezione. Nel sogno bisognava spiegare questo strumento fondamentale, che possiamo definire palindromo, cioè che passa dall’interno all’esterno. E’ chiaro che Freud doveva cominciare a pensare la neurofisiologia della psiche con quest’idea che aveva del sogno, perché in questo periodo era affascinato dal sogno, doveva perciò elaborare una teoria che gli spiegasse come queste percezioni arrivate dentro potessero essere accumulate, perdere la connessione da cellula a cellula, trovare una barriera che le fermasse, per poi poter essere restituite. Si vede come tutto parta dal sogno. Freud in questo periodo era abbastanza scoraggiato di non riuscire a capire come funzionasse la mente cosciente, come si passasse dalla percezione a tutto il resto, e non riusciva a spiegare come la mente cosciente potesse essere influenzata dall’inconscio.

Il problema è che l’inconscio è fatto di molecole, di strutture biologiche che si muovono ma non è ancora coscienza, tanto è vero che la psicologia di allora è una psicologia che veniva identificata dalla coscienza. Quello che non è nella coscienza sarà perciò nelle cellule, sarà nella biochimica ma non nella psiche. Freud cominciava a pensare che ci fosse qualcosa d’altro che non era la coscienza. Oggi tutto ciò potrebbe apparire scontato, ma ancora adesso non è scontato per gli psicologi. Freud stava meditando questa idea, che si trova poi nell’ "Interpretazione dei sogni", in un occhiello che prende da Virgilio. L’elemento che Freud suggerisce è il seguente: "Siccome non riesco a capire la coscienza vediamo di muovere l’elemento inconscio, come Caronte, dice Virgilio, non posso piegare gli dei dell’olimpo, vediamo di andare a piegare nel momento in cui scende nell’Ade. Freud era assillato dal problema della neurofisiologia: ma che cosa succede, in che modo funziona l’inconscio e come appare il sogno?.

Viene ora un terzo raggruppamento. I raggruppamenti sono stati fatti da Freud stesso, la sistemazione delle opere complete è sua. Nella terza parte Freud raccoglie una serie di opere molto importanti, nelle quali comincia a esemplificare in che modo l’inconscio può influenzare il cosciente. Fino ad ora aveva parlato dell’isteria, adesso cerca di fare degli esempi molto vivaci. Freud era infatti un grande scrittore, dotato di una grande capacità rappresentativa, con uno stile che i maligni del tempo hanno criticato molto, chiamandolo stile ebraico. Secondo loro era uno stile esterno. La lingua tedesca è vivace, cangiante, mobile, mentre parlata da loro no, perché non è la loro lingua. Ma anche Goethe scriveva allo stesso modo. Leggendo le traduzioni di T. Mann è difficile che una frase duri meno di 18 righe. Se voi prendete una pagina italiana o inglese e una tedesca nella sua traduzione, quest’ultima è lunga il doppio visivamente, perché i tedeschi hanno questo modo solenne, convoluto e monumentale di esprimersi.

Freud comincia a ricercare questi elementi: il fatto che la sessualità inconscia tendesse ad emergere, come motore sessuale, nell’isteria. Ma nella sua testa il motore sessuale è in realtà il motore di tutti i comportamenti umani!. Dopo aver scritto l"Interpretazione dei sogni" Freud si convince che i sogni non possono essere riferiti a nessuna patologia. Il sogno è l’inconscio, quindi il "ribollire di quel calderone di pece bollente che c’è nel nostro inconscio". Sta cercando di spostarsi dall’isteria alla psiche normale, e quindi parla dei disturbi della memoria e dei ricordi di copertura. Non a caso, in seguito scriverà due opere straordinarie, una è la"Psicopatologia della vita quotidiana" e l’altro il "Motto di spirito". L’inconscio si vede nel motto di spirito: il motto di spirito è pieno di allusioni e bisogna cercare di capirle in qualche modo. Sappiamo che l’inconscio produce grandi cambiamenti, quasi tutti a livello sessuale. I motti di spirito è difficile che non abbiano un riferimento sessuale o genitale, se non ce l’hanno si perdono subito. Inoltre devono avere un significato fortemente simbolico. E’ perciò si vede come nel motto di spirito tutti i nome che indicano organi genitali vengono trasformati dalla lingua in nomi che sono di frutta, di fiori…Come la rosa nel medioevo: chiamandola rosa, chiunque sapeva di cosa parlavi. Così pure i nomi di animali. L’inconscio può fare "brutti scherzi" perché questi stessi nomi vengono talmente caricati di elementi emotivi e colpevolizzanti che poi diventano essi stessi impronunciabili .

In un lavoro del ‘95 parla della sessualità nella etiologia delle nevrosi.

Solo l’ etiologia sessuale può rendeci comprensibili tutti i particolari delle storie cliniche dei nevrastenici

Che cosa potrebbe fare Freud se non parlare di pazienti neurotici? In quell’epoca, nel 1895, non avrebbe di certo potuto parlare degli uomini in generale, in una società dove se ne facevano di tutti i colori, ma nella quale non si poteva né si doveva dire niente, questa era la regola. Ma se poi si va a vedere la storia della Traviata, il padre dell’amante della Violetta va a trovarla e le dice: "Bisogna che tu l’abbandoni, se no il fidanzato di mia figlia non la sposa più". Oggi ci pare assurdo, ma allora i borghesi si sposavano, avevano dei figli, poi il sesso con la moglie finiva, e iniziavano relazioni con un’altra donna,, per così dire quasi pubblicamente, ma non era una relazione extraconiugale, era proprio una "duplicità" che andava bene a tutti, bastava solamente non "confondere le acque". Nella Traviata Alfredo voleva "confondere le acque", non si poteva sposare!. Quindi Freud quando parla di etiologia sessuale deve parlare quasi obbligatoriamente di nevrosi, perché se avesse parlato di realtà la società di allora lo avrebbe pesantemente criticato. Freud, astutamente, si fece regalare da una signora un quadro di valore per donarlo al ministro dell’istruzione austriaca, per avere così il titolo di libera docenza di allora. Freud era un uomo della sua epoca che faceva spesso vari raggiri, ma stando attento. Alla famosa conferenza sull’isteria, data all’Accademia Viennese delle Scienze, quando stava per parlare di sesso doveva dare un segnale, in modo che le signore presenti si alzassero e uscissero, e rimanevano in aula solo i signori. Bisogna stare attenti a contestualizzare le cose, perché oggi si farebbe presto a criticare tale comportamento, ma nel loro contesto la cosa era normalissima.

Quei loro enigmatici miglioramenti che compaiono nel bel mezzo della malattia e quei loro altrettanto incomprensibili peggioramenti, normalmente attribuiti, da medici e malati, alla terapia intrapresa. Nella mia casistica, comprendente oltre duecento casi, vi è, ad esempio, la storia di un uomo che, non avendo tratto alcun giovamento dalla terapia prescrittagli dal suo medico, si recò dal parroco Kneipp ed ebbe a registrare, per tutto l’anno seguente, uno straordinario miglioramento e una interruzione delle sue sofferenze. Ma quando, l’anno successivo, i suoi disturbi tornarono ad aggravarsi ed egli andò ancora a cercar sollievo a Worishofen, questo secondo ciclo di cura non diede alcun risultato. Uno sguardo alla cronaca familiare di questo paziente scioglie questo duplice enigma. Sei mesi e mezzo dopo il primo ritorno da Worishofen, il paziente ebbe un figlio dalla moglie; aveva quindi lasciato la moglie quando questa era agli inizi di una gravidanza ancora ignorata e, una volta tornato e appresa la notizia, aveva potuto avere con lei rapporti naturali.

Qui abbiamo prima il coitus interrotto, poi c’è la gravidanza della moglie, ma mentre all’inizio Freud avrebbe detto "coitus interruptus dunque nevrosi attuale, adesso ha capito, "non sarà mica che questo coitus interruptus vada ad agire sul rapporto, sulla relazione, sul piacere, non come elemento somatico, come quantità di energia somatica ma come elemento vitale?!. Non sarà mica che questo elemento piacere vada ad inserirsi come elemento vitale in questo meccanismo?!". Queste sono innovazioni che aprono la strada al mondo moderno sul piano mentale, e come sempre seguono più la letteratura che non la medicina. Fleubert aveva infatti già scritto Madame Bovary a quei tempi, e Tolstoj aveva già scritto Anna Karenina, lo sapevano già bene che "l’ombra può essere trattata come cosa salda". Virgilio, mentre cammina nel Purgatorio, incontra Stazio, il quale, vedendo Virgilio che era stato il suo mentore, colui che gli aveva insegnato a scrivere, si butta ai suoi piedi e lo abbraccia. Naturalmente sono due ombre, e allora Virgilio dice "io son ombra" e Stazio gli risponde: "puoi la quantitade-comprender dell’amor che a te mi scalda-quant’io dismetto nostra vanitade-trattando l’ombra come cosa salda". In quest’opera si vede trattare l’ombra come cosa salda; è la realtà, la concretezza degli elementi emozionali ciò che Freud distingue.

Trascorso questo periodo di tempo, per lui così salutare, la sua nevrosi venne riattivata dalla ripresa del coitus interruptus, e la seconda cura non poté che risultare inutile, perché la gravidanza cui si è accennato fu anche l’ultima.

Un caso simile, nel quale pure c’era da chiarire il perché di un’inaspettata efficacia della terapia, si è rivelato ancor più istruttivo del precedente, giacché comprendeva un misterioso cambiamento nei sintomi della nevrosi. A causa di una nevrastenia tipica, un giovane neuropatico era stato mandato, dal suo medico, in uno stabilimento idroterapico assai ben diretto. Ivi lo stato del paziente cominciò subito a migliorare, tanto che tutto lasciava supporre che egli avrebbe lasciato lo stabilimento da grato sostenitore della idroterapia. Ma ecco in sesta settimana sopravvenire un improvviso cambiamento; il malato non "sopportava più l’acqua" e diveniva sempre più nervoso; infine, passate altre due settimane, egli abbandonò lo stabilimento scontento e senza essere guarito. Quando venne da me, lamentandosi di essere stato ingannato da questa terapia, cercai di informarmi un poco sui sintomi che lo avevano assalito nel bel mezzo della cura. Stranamente si era verificato un cambiamento. Nella stazione di cura il paziente era giunto sofferente di senso di pressione alla testa, stanchezza e dispepsia; ciò che lo aveva colpito durante il trattamento era: eccitazione, accessi di oppressione respiratoria, vertigine locomotoria e disturbi del sonno. A questo punto, mi fu possibile dire al malato: " Lei fa torto all’idroterapia; come Lei stesso ha sempre ben saputo, Lei si è ammalato in seguito alla masturbazione praticata da lungo tempo in modo abituale. Nella stazione di cura Lei ha rinunciato a questo tipo di soddisfacimento e si è quindi prontamente rimesso. Quando però ha cominciato a sentirsi bene, Lei ha cercato, poco saggiamente, di intrecciare una relazione con una signora, diciamo forse un’ospite dello stesso stabilimento, e questa relazione non poteva portare cha a un’eccitazione priva del suo normale soddisfacimento. Le belle passeggiate fatte nei dintorni dello stabilimento gliene offrivano una buona occasione. A causa di questo tipo di rapporti, e non per un’improvvisa intolleranza all’idroterapia, Lei si è tornato ad ammalare. Del resto, il suo stato attuale mi fa pensare che Lei continua, anche qui in città, ad avere questa relazione." Posso assicurare che il malato mi ha confermato tutto ciò punto per punto.

Freud comincia a parlare da dove avrebbero iniziato tutti, ma poi lentamente si sposta, affermando "Tu hai avuto una relazione, c’è la frustrazione, il fatto delle passeggiate non concluse", qui si vede come si mantenga a metà strada tra l’organico e lo psichico. Sta parlando del senso di colpa, del difetto psichico della masturbazione in termini di perdite di sostanze, masturbazione che secondo la Bibbia è considerato tra i peccati più gravi. Peccato grave in quanto in una società tribale che non aveva figli, chi si sarebbe preso cura delle greggi quando il padre sarebbe diventato vecchio? E’ chiaro che nell’800 le cose erano diverse, ma qui Freud sta parlando di senso di colpa perché slitta dalla masturbazione ad una relazione, nel tentativo di dare una spiegazione. Freud ha una modalità cognitiva di operare, che al giorno d’oggi lo farebbe rientrare nell’ambito dell’orientamento cognitivo-comportamentale. Freud sta cercando di dimostrare se queste rappresentazioni mentali esistono veramente.

Adesso consideriamo l’opera "Meccanismo della dimenticanza", qui c’è il famoso passo del Botticelli dell’Erzegovina, in cui si parla anche della Bosnia, che allora era una regione molto tranquilla dell’impero austro-ungarico.

Durante le vacanze estive, ero partito un giorno dalla bella Ragusa per recarmi, in carrozza, in una vicina città dell’ Herzegovina

Da Ragusa alla Dalmazia, lui si muove nell’ambito dello stato austro-ungarico.

La conversazione nata tra il mio compagno di viaggio e me cadde, come ben s’intende, sulle condizioni delle due regioni (Bosnia e Herzegovina) e sul carattere dei loro abitanti. Mi intrattenni così su alcune caratteristiche proprie dei Turchi che vivono in tal regioni, quali mi erano state descritte anni prima da un caro collega medico che aveva vissuto lungamente fra loro.

Nel 1895 c’era il problema della convivenza con i musulmani.

Dopo un po’, la conversazione si spostò sull’Italia e sulla pittura, e ciò mi diede occasione di raccomandare caldamente al mio compagno di recarsi una volta o l’altra a Orvieto per contemplare gli affreschi del ciclo della fine del modo e del giudizio universale.

Nel Giudizio Universale è rappresentato il Signore. Qui Freud sta parlando di eventi comuni e culturali dell’Europa

Coi quali un grande pittore aveva decorato una cappella del Duomo.

Parla di un grande pittore, ma non dice il nome

Il nome del pittore mi era sfuggito di mente e non ci fu verso di ricordarlo

Non se lo ricorda!

Sforzai la memoria, passai in rassegna tutti i particolari dei giorni passati ad Orvieto e potei costatare che nessuno d’essi si era cancellato o attenuato. Anzi, potevo rappresentarmi le immagini in modo molto più vivo di quanto solitamente mi riesca; particolarmente nitido avevo di fronte agli occhi l’autoritratto, col viso serio e le mani intrecciate, dipinto dal pittore nell’angolo di uno degli affreschi, accanto al ritratto del suo predecessore nel lavoro, il Beato Angelico da Fiesole, ma il nome dell’artista, che pure mi è familiare, continuava a sfuggire ostinatamente.

Si ricorda tutto, ma non il nome del pittore.

Il mio compagno di viaggio non fu in grado di aiutarmi; tutti i miei sforzi successivi non ebbero altro effetto, se non quello di far emergere i nomi di altri due pittori che sapevo non giusti: Botticelli e, in seconda linea, Boltraffio. La ricorrenza dell’elemento fonetico "Bo" nei due nomi di sostituzione avrebbe forse potuto indurre un in inesperto a supporre che esso figurasse anche sul nome cercato; ma io mi guardai bene dal contarci..

Dato che, essendo in viaggio, non avevo la possibilità di consultare alcun testo, per parecchi giorni dovetti rassegnarmi a sopportare questo vuoto di memoria e il fastidio interiore che esso più volte al dì mi dava, finché non incontrai un italiano colto che me ne liberò comunicandomi il nome cercato: Signorelli.

Succede spesso a tutti che una cosa non venga subito in mente. Ma a questo punto Freud incontra un italiano colto che fornisce il nome dell’artista.

Al cognome seppi subito aggiungere, di mio, il nome: Luca. E ben presto impallidì il nitidissimo ricordo dei lineamenti del maestro ritratti nell’affresco. Quali influssi mi avevano fatto dimenticare il nome Signorelli, che mi era così familiare e che è così facile a imprimersi nella memoria?

Freud si chiede "Cosa mi è successo, perché mai ho dimenticato il nome?"

E quali vie hanno condotto alla sua sostituzione con i nomi Botticelli e Boltraffio? Per chiarire entrambe le cose mi bastò risalire alle circostanze in cui si era prodotta la dimenticanza.

Poco prima di passare al tema degli affreschi del Duomo di Orvieto, avevo narrato al mio compagno di viaggio ciò che, alcuni anni prima, avevo sentito dire dal mio collega a proposito dei Turchi della Bosnia. Essi trattano il medico con particolare rispetto e, proprio all’opposto del nostro popolo, si mostrano rassegnati ai voleri del destino. Quando il medico deve comunicare al capo famiglia che uno dei suoi parenti è spacciato, il suo commento è : "Herr (Signore), che ho da dire? Io so che se vi fosse salvezza, tu la daresti!"

Siamo nell’Impero austro-ungarico, un medico sicuramente ha studiato a Vienna. Questi si rivolgono al medico parlando in bosniaco ma il termine herr, signore, è rivolto al medico.

Insieme a questa storia, la mia memoria aveva conservato un altro ricordo, ossia ciò che quello stesso collega mi aveva riferito circa la fondamentale importanza che questi abitanti della Bosnia danno al piacere sessuale. Uno dei suoi pazienti gli aveva una volta detto: " Tu lo sai, Herr, quando non si può più far quello, la vita non ha valore."

Questa affermazione sarebbe impensabile per un borghese viennese, ma non per un turco. Freud annota questa sottolineatura del turco, che è fatalista ma sa quali sono i piaceri della vita.

Parve allora a entrambi di riuscire a veder un’intima connessione tra i due tratti di carattere del popolo bosniaco qui illustrati. Ma quando, durante il viaggio per l’Inghilterra, mi sono ricordato di questo racconto, ho represso la seconda parte, in cui veniva toccato il tema della sessualità.

Egli era uno che non parlava di sesso, era un timido, non era certo come il turco, era semplicemente europeo, inibito dal proprio Super-Io. L’episodio del turco è in realtà l’inconscio che in qualche modo emerge.

Subito dopo mi sfuggì il nome Signorelli e li si presentarono, quali suoi surrogati, i nomi Botticelli e Boltraffio.

L’influsso che aveva impedito al nome Signorelli di pervenire alla memoria o, come io sono solito dire, che lo aveva "rimosso", non poteva dunque provenire da quella storia repressa sul modo di valutare la morte e il godimento sessuale. Se era così, doveva certamente essere possibile individuare le rappresentazioni intermedie che avevano servito da collegamento tra i due temi. L’affinità del contenuto — qui, giudizio universale, "fine del mondo"; là, morte e sessualità — appare debole; ma, giacché si trattava della rimozione d’un nome della memoria, era a priori probabile che il legame fosse stato tra nome e nome.

Freud non aveva notato una cosa importante: che i frati sono rappresentati tutti con la mano destra mentre salgono. Appare qui chiaro il riferimento alla masturbazione, ma Freud sembra non averlo notato.

Ora Signor equivale al tedesco Herr; ma Herr figura anche nel nome Herzegovina. Inoltre, non è indifferente il fatto che in entrambe le frasi da me ricordate, i pazienti si rivolgessero al medico chiamandolo Herr. La traduzione di Signor in Herr era dunque la via per la quale la storia da me repressa aveva poi spinto nella rimozione il nome da me cercato. L’intero processo era stato evidentemente facilitato dal fatto che, negli ultimi giorni, a Ragusa avevo sempre parlato italiano e mi ero perciò abituato a tradurre mentalmente dal tedesco in italiano.

Mentre mi sforzavo di ritrovare il nome del pittore, strappandolo alla rimozione, si fece inevitabilmente sentire l’influsso del legame in cui frattanto il nome era incappato. Io trovai si un nome d’artista, ma non quello giusto, bensì uno che costituiva uno spostamento, il quale si era operato sulla base dei nomi contenuti nel tema quale rimosso. Botticelli ha le stesse sillabe finali di Signorelli; sono dunque state riprodotte quelle sillabe finali che non potevano collegarsi direttamente, come la prima parte "Signor", con il nome "Herzegovina" ; ma il nome Bosnia, che si usa abitualmente unito a Herzegovina, aveva esercitato la sua influenza orientandola sostituzione su due nomi di artisti che incominciano con la stessa sillaba "Bo"; "Botticelli" e poi "Boltraffio". La ricerca del nome Signorelli risultava dunque disturbata dal tema retrostante, in cui figurano i nomi "Bosnia" e "Herzegovina".

Perché questo tema potesse esercitare una tale azione non era sufficiente il fatto che io lo avessi una volta represso durante il mio discorso, cosa che, del resto, era stata dovuta a motivi casuali. Bisogna piuttosto ammettere che questo tema fosse a sua volta intimamente legato a processi ideativi che si trovano in me in stato di rimozione, i quali cioè, nonostante l’intensità d’interesse da essi posseduta, presentavano una resistenza che impediva loro di essere rielaborati da una data istanza psichica e li manteneva perciò fuori della coscienza. Che per me le cose stessero così a quell’epoca per quanto riguarda il tema "morte e sessualità", è dimostrato da varie prove, che io ho tratto da una mia autoesplorazione e che non occorre riferire.

Questa è l’autoanalisi di Freud, che ne riporta qui alcune parti, ma poi si ferma, come a dire "Son fatti miei, non ve li dico", ma in realtà parla del ricordo riferito all’affermazione del turco che non deve riemergre, perché se ciò avvenisse sconvolgerebbe tutto, collegando la morte con la sessualità. Questo concetto era in realtà conosciuto da tempo dai poeti, ma qui Freud tocca più da vicino l’elemento pulsionale attraverso questo esempio.

Andiamo ad un altro elemento della autoanalisi freudiana, autoanalisi in quanto Freud non fu analizzato da nessuno, così come nessuno insegnò a volare ai fratelli Wright. Qui c’è però il problema dei ricordi di copertura.

Dispongo di una certa quantità di ricordi della mia prima infanzia

Questo è un racconto che Freud fa ad un signore di 38 anni, ma che in realtà è lui stesso. Questa parte serve per capire l’autoanalisi e per vedere come F stava entrando nel vivo dell’analisi. Freud stava usando un linguaggio complesso, ma si vede come sotto ad esso l’idea del turco dominasse per tutto il ragionamento.

E li posso situare nel tempo con grande sicurezza. A tre anni, infatti, ho lasciato il mio piccolo paese natale per trasferirmi in una grande città; ora, questi miei ricordi si riferiscono tutti al luogo in cui sono nato, e cadono quindi nel mio secondo-terzo anno di vita. Sono, per lo più, scene brevi, ma molto ben conservate.

In realtà nessuno ha ricordi del secondo-terzo anno di vita! E inoltre non esistono i ricordi del passato, ma esiste l’elaborazione attuale. I nostri ricordi sono ricordi sul passato, non del passato.

E dotate di tutti i particolari della percezione sensibile, tutto al contrario di quanto avviene per le immagini mnestiche dei miei anni maturi, nei quali l’elemento visivo manca del tutto. Dai tre anni in poi i ricordi si fanno più rari e meno precisi, vi sono lacune che devono comprendere più di un anno; soltanto a partire dai sei-sette anni, mi sembra, la corrente dei miei ricordi si fa continua. I ricordi che si riferiscono alla mia prima dimora si dividono, secondo me, in tre gruppi. Un primo gruppo è costituito da quelle scene che i miei genitori mi hanno, in seguito, più volte raccontato.

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