Lezione 18 Tre Saggi sulla teoria sessuale

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A questo punto passiamo a parlare di un’opera fondamentale di Freud: il saggio sulla teoria sessuale, suddiviso in tre parti.
La prima tratta della perversione. Dopo aver analizzato il caso Dora, Freud si rende conto dell’importanza e della pressoché ubiquitarietà dell’aspetto perverso, che doveva quindi in qualche modo essere trattato, e non rimanere relegato nei libri pornografici, come quello di “Psicopatia sessuale”, che allora veniva letto con un interesse morboso, e invece era un vero e proprio trattato di psichiatria forense, in cui si ritrovavano tutti gli aspetti perversi conosciuti all’epoca.
La seconda parte connette questi aspetti perversi con la sessualità infantile. La perversione era sempre stata considerata un aspetto spiccatamente adulto. Nessuno fino allora si sarebbe mai permesso di affermare che un bambino di quattro anni era un “maledetto assatanato”; nessuno lo avrebbe mai fatto, nemmeno gli scrittori! Freud riesce invece coraggiosamente a dimostrare come la perversione sia strettamente connessa con la sessualità infantile.


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La terza parte tratta della sessualità nell’adolescenza e dei cambiamenti che avvengono alla pubertà. Freud dimostra come avviene il passaggio dalla sessualità infantile a quella dell’età adulta, considerandone gli aspetti perversi.
Il caso Dora è in un certo senso l’introduzione alla trattazione della perversione. Freud aveva già capito, nell’analisi del caso Dora, l’importanza della sessualità, ma solo ora riesce a trattare il tema dell’omosessualità e a teorizzare questi concetti, facendone il pilastro portante della psicoanalisi e della cultura del ‘900.
L’aspetto perverso è in tutti. La perversione è la realtà sessuale infantile che, attraverso una serie di modificazioni, cambiamenti, elaborazioni, limitazioni, si rende poi evidente con la sessualità adulta. Ne consegue che la sessualità adulta non può essere solamente “immissio penis in vagina, eiaculatio spermatis in interpositum”, come riportano il codice canonico e la morale, ma è qualcosa di molto più complesso.
Il mancato riconoscimento di questi aspetti porta allo sviluppo della nevrosi e all’infelicità.
E poco importa sapere che tutti questi meccanismi si basano, sul piano biologico, sull’interazione dei recettori con i mediatori (serotonina, dopamina, ecc.), perché questo non cambia la realtà delle cose: non ci esime dall’esigenza profonda di vedere e capire come si sviluppa la nostra esperienza vissuta, ossia quella realtà che noi viviamo a livello mentale nella dimensione soggettiva. Noi non siamo in contatto con la serotonina o con i nostri recettori, ma abbiamo a che fare con l’esperienza della nostra perversione!
Nella prefazione alla quarta edizione dei Tre saggi sulla teoria sessuale, Freud scrive:
Bisogna ricordare poi che proprio alcune cose in quest’opera, come l’accentuazione dell’importanza della vita sessuale per tutte le prestazioni dell’uomo, e l’allargamento qui tentato del concetto di sessualità, hanno da sempre costituito i motivi più forti di resistenza verso la psicoanalisi. Nel bisogno di parole altisonanti, si è andati tanto lontani da parlare di “pansessualismo” della psicoanalisi e da rimproverare ad essa, assurdamente, di spiegare “tutto” con la sessualità. Si potrebbe farsene meraviglia se si fosse capaci di dimenticare l’azione confusionaria e obliterante dei momenti affettivi. Da un bel po’ infatti il filosofo Arthur Schopenhauer ha fatto vedere agli uomini in qual misura tutte le loro azioni e le loro aspirazioni sono determinate da desideri sessuali — nel senso abituale della parola — e tutto un mondo di lettori non dovrebbe scordare troppo facilmente quell’insegnamento così avvincente! Infine, quanto all’ “estensione” del concetto di sessualità, resa necessaria dall’ analisi dei bambini e dei cosiddetti pervertiti, vorremmo ricordare, a tutti coloro che guardano altezzosamente e con aria di superiorità alla psicoanalisi, in che misura la sessualità allargata della psicoanalisi coincida con l’Eros del divino Platone! [O.S.F., Vol. 4, pag. 450]
Vedete qui come Freud faccia riferimento a personaggi autorevoli, come Schopenhauer, il quale aveva espresso concetti come: “ah, la sessualità mi ha spinto a…”, ma in tutt’altro contesto, parlando della quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, come spinta generale, come correlazione intellettuale. Freud cita anche Platone, per il quale la sessualità è fondamentale, l’uomo cerca la sua metà, perché è incompleto.
Qui andrebbe colto un punto fondamentale. Dove sta la “grande” rivoluzione attuata da Freud? Egli, non a caso, comincia il primo capitolo del suo saggio trattando delle perversioni. Allora i libri sulle perversioni erano due, uno in lingua inglese e l’altro in tedesco, venivano letti dalla gente come se fossero il massimo della pornografia, si parlava del sadismo, del masochismo.
In questo saggio Freud vuole semplicemente dire che la perversione non è una cosa isolata, particolare o patologica. L’elemento perverso è invece una componente essenziale della vita sessuale e della vita emotiva di ciascuno. La sessualità, come noi la conosciamo nel mondo adulto, sia pure la sessualità borghese ottocentesca, è il risultato finale di tutta una serie di aggiustamenti su dimensioni perverse. Questa è la grande rivoluzione operata da Freud: quella che è una patologia aborrita e ripugnante, diventa aspetto di una norma. Il punto fondamentale è il concetto che la sessualità finale, normale, si raggiunge tramite una serie di aggiustamenti a una norma di sviluppo che ad un certo punto viene acquisita. Ecco perché Freud comincia il suo saggio proprio con le perversioni. Naturalmente egli giunge, su questo argomento, ad una precisa conclusione.
Intanto cambia qui il senso del termine “perversione”. Perversione di per sé è un termine moralistico, per via del ‘per-’; non è l’in-versione o la con-versione, che vorrebbero dire rovesciare, cambiare, ma ‘per-versione’ significa cambiamento del vertere, vuol dire cambiare, modificare attraverso una via tortuosa. Qui il “perverso” rientra con grande dignità nello studio della vita psichica. Gli americani, che sono moralisti, hanno abolito il termine perversione sostituendolo con “parafilia”. Parafilia è la stessa cosa di perversione. Vertere, pervertire, para-, di lato, di fianco.
Vediamo ora una breve osservazione che Freud fa sulle perversioni:
Una buona parte delle obiezioni a queste mie considerazioni si può ben spiegare con il fatto che si faceva coincidere la sessualità, dalla quale io deduco i sintomi psiconevrotici, con la pulsione sessuale normale. Ma la psicoanalisi insegna ancor più. Essa fa vedere che i sintomi non insorgono affatto soltanto a spese della cosiddetta pulsione sessuale normale (perlomeno non esclusivamente o prevalentemente), bensì rappresentano l’espressione convertita di pulsioni che sarebbero definite perverse (in senso amplissimo) se potessero esprimersi direttamente – senza la deviazione della coscienza – in propositi della fantasia e in azioni.
Freud parla di “cosiddetta pulsione sessuale normale”: si avverte la critica al concetto di “norma” sessuale. Che cosa è la norma sessuale? Tutti sanno che quando il signor Giovannini bacia affettuosamente con una penetrazione linguale la signora Enrichetti fa una cosa normalissima. Ma non è sessualità “normale”, è una sessualità orale che non ha alcun significato sul piano dello schema biologico della sessualità.



 
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