Antonio Balestrieri - L'approvazione della 180

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Il Prof. Antonio Balestrieri, Presidente Soc. Italiana Psichiatria all'epoca dell'approvazione della Riforma e attuale Direttore dell' Istituto di Psichiatria dell'Università di Verona, propone una sua testimonianza di prima mano quale protagonista di quei giorni

Se torniamo alle origini della 180, più che una ricostruzione storica precisa, può interessare una descrizione di atmosfera da parte di chi, in tale atmosfera, era presidente della Società Italiana di Psichiatria.
La critica alla legge manicomiale e, soprattutto, alla realtà dei manicomi, si era accentuata negli ultimi 10 anni. Anni critici, quelli del decennio 70, nei quali tutto l'esistente sembrava sbagliata e tutto l'inesistente sembrava possibile. Era una svolta epocale, in cui era difficile dire se il problema psichiatrico era trainante o trainato rispetto al resto. Certamente un'ala del movimento “rivoluzionario” (ma non violento) era locata nei manicomi, si riconosceva (più o meno) in Psichiatria democratica e seguiva il singolare carisma di Basaglia. Del resto, anche la Società italiana di Psichiatria sul piano riformistico, prospettava necessità di radicali cambiamenti (Congresso di Bologna) Tutto fu precipitato dal referendum di Pannella per la cancellazione della legge del 1904.
A Montecitorio si istallò una commissione per elaborare una legge nuova ed alternativa, che permettesse di evitare il referendum. I protagonisti erano i senatori Scarpa (PCI) ed Orsini (DC)..A loro si deve, in sostanza, l'operazione che portò la legge 180 ad essere redatta, proposta e votata, sulla base di progetti ed ipotesi formulati in varie arre psichiatriche. Le altre parti politiche non parevano interessate.
Dal lato degli psichiatri erano disponibili tre rappresentanze qualificate: la Società Italiana di psichiatria (Balestrieri), psichiatria Democratica (Basaglia) la AMOPI (Ass. medici psichiatri ospedalieri) (Novello). Basaglia fu in qualche modo contattato da Roma per un parere ed un consenso. Egli, correttamente, chiese a me e Novello, di andare assieme.
Ricordo però benissimo che al telefono mi disse: questa non era la legge che volevamo ma bisogna prendere quello che si può avere! Lui non voleva, essenzialmente, i reparti psichiatrici per il ricovero (anche coatto) negli ospedali generali.
Andammo a Roma dove non ci ascoltarono molto ma la legge venne fuori ed Orsini la presentò. Dovrebbe quindi chiamarsi “legge Orsini” anche se la fama di Basaglia (giusta) è prevalsa.
Nella urgenza del momento decisivo accettai la legge in base al realismo storico per cui bisognava cogliere i momenti del possibile. Una riforma graduale mi sembrava un'operazione poco realistica per il nostro Paese (ed anche per gli altri ove i manicomi non sono certamente stati ancora aboliti).
Di fatto la riforma si è attuata, bene o male in tutta Italia r gli psichiatri italiani hanno fatto miracoli. Le famiglie dei malati (a parte qualche inutile radicalismo) hanno tenuto, non hanno abbandonato quasi nessuno, hanno fatto quello che forse solo la famiglia italiana poteva fare.
E' mancato, purtroppo, quasi totalmente l'appoggio dei mezzi di informazione. Non hanno spiegato niente a nessuno. Hanno definito (Legge che abolisce la pazzia” una legge che si intitola “Norme per il ttrattamen6to sanitario obbligatorio per malattia mentale”. Hanno giocato allo sfascio dando eco solo alle proteste e quasi mai ai chiarimenti.
Ce l'abbiamo fatta lo stesso ed oggi vengono da fuori a vedere cosa abbiamo fatto.

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