LE MANI IN PASTA
Psicologie, Psichiatrie e dintorni. Informazione, divulgazione, orientamento e anche disinformazione, errori, dabbenaggini.
di Rolando Ciofi

Internet e la psicologia

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13 maggio, 2013 - 17:07
di Rolando Ciofi

Una delle cornici entro le quali ormai le nostre professioni si muovono al pari della quasi totalità delle attività umane è internet. Ripropongo qui senza modifiche un mio articolo di oltre dieci anni fa, in certo senso preveggente e che mantiene ad oggi una sua attualità. Oggi internet è probabilmente il principale strumento di informazione e di divulgazione che le nostre discipline abbiano a disposizione.

Data di prima pubblicazione: 20/03/2001

Entro i prossimi due o tre anni internet entrerà in ogni casa. Si tratta di una trasformazione epocale. Di un fenomeno paragonabile alla rivoluzione industriale, alla motorizzazione di massa, all’avvento del telefono e della televisione. Una trasformazione destinata a modificare radicalmente il nostro rapporto con l’economia, con la burocrazia, con il lavoro e dunque in ultima analisi a ridisegnare il mondo delle relazioni formali e non (dal momento che non c’è relazione formale che a qualche livello non sia suscettibile di costituirsi anche come relazione affettiva).

E’ dunque inevitabile che ogni professione cominci ad interrogarsi sul proprio rapporto con le nuove tecnologie e sul rapporto che, attraverso le nuove tecnologie, sta incominciando a legarci con gli altri. Il dato certamente più interessante del fenomeno è che, a differenza di qualche anno fa quando internet era una curiosità destinata prevalentemente alla circolazione dell’informazione ed alla pubblicità, oggi sempre più ci rendiamo conto che internet sta diventando un luogo di lavoro, un luogo ove si svolgono transazioni, si esercitano professioni, si relaziona con la pubblica amministrazione.

E la psicologia? Ovviamente anche per la psicologia, e dunque per gli psicologi e per tutti gli operatori che svolgono una professione in ambito psicologico, si pongono problemi nuovi. Problemi che, se in parte sono comuni a tutte le libere professioni, per altra parte sono assolutamente specifici (non è infatti la psicologia anche e soprattutto una scienza delle relazioni?) e tali da richiedere studi, ricerche, approfondimenti di una mole tale che al momento non è neppure ben delineabile. Per quanto riguarda gli aspetti comuni basti pensare che entro qualche anno, con l’avvento di strumenti quali l’accesso a internet gratuito e a portata di qualunque telefono cellulare, i sistemi portatili di videoconferenza, i programmi on line di traduzione “intelligente” etc. nonché con la massificazione dell’uso di tali opportunità (vale la pena ricordare che aziende e Governi stanno investendo ingenti risorse per far sì che nel brevissimo periodo ogni cittadino possa collegarsi alla rete) la percentuale di competenza informatica necessaria ad ogni professione intellettuale è destinata a salire in modo vertiginoso. Occorrerà dunque che gli psicologi, come del resto i medici, gli avvocati, i letterati, gli ingegneri ed ogni altro libero professionista, comprendano a pieno la trasformazione in corso e per tempo si attrezzino. Parte del tempo che ogni professionista coscienzioso dedica alla propria formazione ed aggiornamento permanente dovrà presto obbligatoriamente essere dedicato alla familiarizzazione con tali mezzi e tecnologie. Ma questo non è che l’aspetto di base. In realtà la rete non è più solo un luogo di comunicazione, promozione ed accesso alle informazioni utili. Essa è ormai “posto di lavoro”, ufficio, studio, setting. Da qui la necessità di progettare ed attivare servizi che ripensino in senso applicativo le professioni adeguandole alle tecnologie oggi a disposizione.

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Ed eccoci dunque a due specifiche e precise tematiche che tutte le professioni di ambito psicologico dovranno presto affrontare. Occorre prendere atto che la trasformazione tecnologica porta con sé una trasformazione culturale in senso lato. Emergono nuove sindromi, nuove mappe cognitive, nuovi “complessi”, nuove fantasie inconsce, ma anche nuove modalità di rapporto, nuovi sistemi relazionali. Indipendentemente dall’esser uno psicologo, uno psicoterapeuta, un counselor, occorrerà immaginare il modo di rapportarsi a tematiche che, pur essendo universali, necessitano oggi di un linguaggio e di conoscenze nuove. E’ vero che la dipendenza da videogiochi, gli equivoci incontri sulle chat line, la difficoltà a distaccarsi dalla interazione on line, altro non sono che la riproposizione in termini attuali di disagi noti. Altrettanto vero che il professionista di ambito psicologico per affrontare tali tematiche non potrà ignorare cosa sia una chat line e come funzioni e quale sia la differenza di questa con una mailing list, o quali siano le novità, ed i pericoli, che internet ha introdotto a favore di chi investe in borsa. Acquisizione di nuovi linguaggi e nuove conoscenze dunque. Ma non solo.

E’ inevitabile il fatto, già accade negli Stati Uniti e molti segnali vanno in questa direzione anche in Europa, che presto avremo molti servizi di psicologia e di counseling on line. Ma come ci rapporteremo noi psicologi a trasformazioni radicali dei nostri stessi basilari strumenti di lavoro? Chi opera nel nostro ambito usa, sia pur definendoli in modi talora diversi, due strumenti essenziali, il setting e la relazione interpersonale. Internet ci mette a confronto con la necessità di ripensare in termini drastici e creativi tali strumenti. Potremmo non raccogliere la sfida, arroccarci sulla posizione di retroguardia (certamente non sarebbe difficile darne una razionale giustificazione) tendente a dire che la rete non fa per noi. Che essa è incompatibile con l’essenza stessa del nostro lavoro. Oppure potremmo avviare un processo di ridefinizione di quegli strumenti (penso al concetto di setting, di transfert, di comunicazione terapeutica) che se vorranno passare al futuro dovranno riuscire a rinnovarsi mantenendo nel contempo il loro autentico significato.

Nei prossimi anni dovremo riuscire a decodificare tutto il nostro sapere e la nostra esperienza professionale per renderla fruibile dall’utenza che parlerà il linguaggio di internet. Dovremo anche abituarci a interagire diversamente con i nostri clienti o pazienti, ad utilizzare sistemi di videoconferenza ad essere informati attraverso messaggi di posta elettronica a possedere un sito web personale o essere affiliati ad una organizzazione di categoria che ci garantisca i servizi web indispensabili.

Se consideriamo che la questione ineluttabilmente riguarda circa tremilioni di professionisti nel nostro paese dei quali ancora solo una parte marginale si sta aggiornando ed adeguando, ci rendiamo facilmente conto di come la trasformazione da una parte potrebbe mietere vittime talvolta anche eccellenti, dall’altra aprirà impensabili opportunità di lavoro per i più giovani e per tutti coloro che sapranno rinnovarsi senza troppe esitazioni.

Internet insomma, con le sue tecniche ed i suoi fantasmi, con l’imporre una formazione del tutto nuova particolarmente per i professionisti di estrazione non tecnica, con l’obbligo che crea di conoscere la lingua inglese, con l’imposizione di adattarsi a nuovi stili di comunicazione, finirà con il creare, all’interno delle professioni, un rapido ricambio generazionale. Potrebbero venire marginalizzati quei professionisti che non sapranno adeguarsi, emergeranno i giovani che si sono formati di pari passo all’evolversi della cultura informatica.

Il processo è inevitabile, veloce ma non tale da dover essere considerato drammatico da una parte o miracolistico dall’altra. Internet è infatti un mezzo, un mezzo che apre prospettive di grande rilievo, ma pur sempre un mezzo. Un mezzo che va riempito di contenuti. Un mezzo attraverso il quale far passare un’esperienza che occorre possedere. La rete non produce autonomamente conoscenza, né è capace di gestire emozioni, né ancora formula autonomi pensieri. E’ però sempre più capace di veicolare in tempo reale tutto questo senza nulla sottrarre alla realtà dei rapporti che attraverso di essa si instaurano.

Il lavoro da fare è dunque enorme. I giovani laureati in generale, ed i giovani psicologi in particolare, in quanto in possesso di una formazione che ha loro dato le basi per occuparsi di traduzione da un livello all’altro e di trasformazione, possono trovare, nel processo di cambiamento che si è appena innescato, grandi opportunità. Forse qualche collega reagirà con certo scetticismo ad affermazioni così decise. Bene. Proviamo a pensare che tutti i servizi che i professionisti attualmente erogano dovranno di qui a breve, per poter reggere il passo, essere forniti anche attraverso la rete. Per dare un’idea di cosa ciò significhi e della realtà di tale affermazione basti pensare a come potrebbe oggi lavorare un professionista che non possieda un telefono. Occorrono dunque sinergie e nuova mentalità.

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