(RI)LEGGENDO TRA LE RIGHE
Incontrare l'altro attraverso la scrittura
di Simona Sarti

OLTRE LA GRAMMATICA

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30 giugno, 2013 - 19:55
di Simona Sarti

Franco, dopo 7 anni di carcere, durante i quali ha perso entrambi i genitori, decide di andare in comunità terapeutica. Quella che riporto è la prima lettera che mi scrive senza apporre nessuna modifica.

Luogo e nome della Comunità ore 3,30!!
Ciao Simona spero che hai capito che io devo farmi operare mettermi apposto la gamba destra seno che senso A' mi sento tagliate le ali susserio, se dovete farmi spostare da (nome della località) informate il posto che inanzitutto devo lavorare sul mio problema priore e non solo lunico sicuramente ma i legamenti sono i miei capisci Simona. So che tu sei una persona seria ragonando conte si riesce ha far fronte hai mille problemi miei e io rispetto i vostri tempi ma sappi che quello che mi lego con i sentimento per la vita E soprattutto avere persone che mi capiscono in ogni senso e che non fanno come certi ecc. che dicono poi dopo ti scusano ma io non lo sapevo però oKei mi spiego percio ti rispo senza allarmavi inaziatutto il programma e il lavoro dirinserimento depende che io sappi che si prenderanno col buon senso di fare tutto ciò che ti dico in questa lettera! io mi fido di voi ma anche voi dovete fidarvi aprimi questa porta che E cuisa anche dentro nel mio io piu sentito x ora basta cosi ti saluto e credo che tu e chi del sert mi vuole aiutare si possa mettere in discussione il mio problema e progetto normalissimo ciao da FRANCO . B    Grazie
A RIVEDERTI!

A parte la comprensibile fatica che, chi non è avvezzo a leggere i suoi scritti, possa incontrare, credo che, sia nel modo in cui scrive, sia nell'uso sgrammaticato dell'italiano si possa scorgere una sofferenza "congelata" da anni e un accenno di speranza. Franco è rinchiuso in codici carcerari da troppo tempo, si è concentrato sul malessere fisico che poteva essere espresso e non ha mai scritto due righe in 7 anni...
Come vedremo anche nelle sue future lettere, tutto passa attraverso il dolore del corpo inteso in senso solo fisico, ma, leggendo tra le righe, possiamo scorgere il tentativo del dolore che il prof. Borgna definirebbe dell'anima di trovare una via d'uscita.
Un altro aspetto interessante e di forte aggancio è la dichiarazione, con riserva, di sentirsi com-preso, preso da qualcuno di cui può cominciare a fidarsi. Ora che è solo al mondo, dopo 7 anni durante i quali non si è potuto fidare di nessuno.
A questo punto mi farebbe piacere se qualcuno avesse voglia di ipotizzare il passo terapeutico da fare dopo questa lettura.
Il punto di lavoro individuato dalla mia [quipe come principale dopo questa lettera è stato agevolargli la possibilità di curare la gamba a cui fa riferimento nella lettera chiedendo alla comunità di non insistere troppo sul lavoro fisico da svolgere all'interno della struttura.
A presto la prossima lettera.

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