I MEDICI-GAY ed i pazienti LGBT di ogni medico!
Raccolta e analisi di casi personali, clinici, tra colleghi e di fantasie sull'omosessualità di medici e pazienti.
di Manlio Converti

LA SALUTE DELLE FAMIGLIE OMOSESSUALI

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11 novembre, 2013 - 12:05
di Manlio Converti
La maggioranza delle famiglie con genitori omosessuali, a differenza delle fantasie maschiliste generali, sono ovviamente con due madri.

I motivi sono molteplici e passano attraverso tutti i canali giuridici, medici, psicologici e naturali dell’evento nascita, che vi lasciamo immaginare data l’immane cultura di genere nel merito che vale ovviamente per le donne etero come per quelle lesbiche o bisessuali.

Gli aspetti medici sono però diversi in termini di accoglienza però se la famiglia omosessuale ha dei figli adottivi, dei figli geneticamente propri per via della bisessualità di uno dei due partner o per via dell’inseminazione artificiale.

Nel primo caso passate direttamente alla voce sull’accoglienza pediatrica.

Nel secondo caso pure, a meno che la separazione o la gravidanza naturale non siano avvenute durante il periodo di formazione della coppia omogenitoriale.

Solo il terzo caso riguarda direttamente l’accoglienza ginecologica e costituisce ancora un grave ostacolo alla libertà nel nostro Paese.


 
Accoglienza Ginecologica
 
La legge 40 impedisce infatti l’inseminazione artificiale al di fuori del matrimonio e comunque solo con i gameti dei due partner. Qualcuno ricorderà ancora l’espressione da cornuto che fece Gianfranco Fini quando gli chiesero se fosse stato d’accordo che in una provetta lo sperma di un estraneo fecondasse un ovulo di sua moglie nel caso lui non avesse in ogni caso potuto mai avere figli neanche con l’alta tecnologia moderna.
 
La conseguenza di questa legge è stata che una marea di donne, singles, eterosessuali, sposate e omosessuali hanno varcato i nostri confini e si sono fatte ingravidare da sconosciuti partner stranieri di tutta la comunità europea!
 
L’accoglienza ginecologica, allora, non riguarda solamente le madri lesbiche ma anche quelle eterosessuali, che abbiano o meno marito, laddove il padre è uno sconosciuto spermatozoo che non parla la nostra lingua.
 
Spetta alla sensibilità del ginecologo italiano capire anzitutto il disprezzo profondo di queste donne per la sua professione
, già poco apprezzata per questa assurdità dell’obiezione di coscienza che nega alle donne vive la dignità di scegliere il proprio destino in caso di IVG e di ITG, ma spesso anche per l’obiezione all’evitamento dignitoso e sicuro del dolore al momento del parto naturale, senza parlare dell’abuso di parti cesarei, soprattutto in Campania.
 
Queste donne spesso tornano in Italia durante la gravidanza solo perché economicamente è svantaggioso restare nove mesi consecutivi all’estero.
Anche nel momento del parto, generalmente, queste donne preferiscono l’accoglienza del ginecologo straniero che le ha aiutate, anche se non capiscono una parola dei suoi consigli mentre stanno sgravando.
 
Esiste la possibilità che incinta sia una donna particolarmente virile o perfino una donna transessuale che abbia assunto ormoni maschili e subito alcune operazioni secondarie di cambiamento dei genitali. L’accoglienza verso una madre virago deve essere particolarmente rispettosa e si dovrà capire anche se preferisce essere chiamata col maschile per sentirsi rassicurata, ma non va confusa con i transessuali, dal momento che il desiderio di partorire è diverso da quello di essere maschio o di apparire androgini.
Ci si ricordi comunque, seppure questa circostanza sia più rara, che per svariati motivi solo una minoranza di donne transessuali arriva all’operazione di transizione che include l’asportazione delle ovaie, e che quindi tutte possono avere un figli@ ed in ogni caso avere problematiche ginecologiche, necessitare di Pap Test o altri esami per garantire la propria salute medica generale.

Nel caso in cui la donna abbia un'aspetto femminile ovviamente insorge il problema di non stare continuamente a ribadire la pertinenza del padre, dal momento che solo in Italia non è possibile fare inseminazione eterologa, nè supporre che ci sia necessariamente un compagno, giacché all'estero sia le donne singles che le donne lesbiche italiane possono ottenere di diventare madri.

L'istinto materno non ha nulla a che vedere con l'orientamento sessuale e non va pertanto confuso il ruolo di madre con quello di partener lesbica, giacché il desiderio di donare la vita è universale, va comunque rispettata sia lei che la partner allo stesso modo. Il disagio che proverebbe la madre o la compagna influenzerà forse la gravidanza, soprattutto se la madre deciderà di omettere le cure ginecologiche per evitare di incorrere nello sguardo giudicante quando non omofobo del personale medico e parasanitario.

Esistono testi. fumetti ed opuscoli sulla maternità lesbica che potranno essere esposti in sala d'attesa per aumentare anche nel rimanente pubblico la capacità di accoglienza.
 

Accoglienza Pediatrica
 
La prima annotazione di professionalità va fatta ovviamente al momento dell’accoglienza di un infante senza restare stupiti e senza fare battute comiche inappropriate o peggio omofobe, quando giunge un neonato o un/a bambin@ con due genitori gay o, appunto più spesso, con due madri. Le proprie opinioni personali contrarie nel merito sono considerate reato nella maggioranza degli stati europei e in diversi stati nord e sud-americani se espresse in modo esplicito e la coppia genitoriale che porta in cura il figli@ ne è perfettamente a conoscenza.
 
La genitorialità omosessuale implica una maggiore consapevolezza in tutti e tre casi su descritti, perché è stata una scelta sia adottare, sia convivere con un partner bisessuale sia cercare all’estero una gravidanza eterologa. Questo elemento pregiudizievole, da entrambi i lati, non va mai sottovalutato.

Un’accoglienza sincera è sicuramente la migliore, ma dal punto di vista psicologico bisogna ricordare che l’accoglimento senza riserve e con la stessa gioia riservata alle altre coppie di genitori è quello di cui ha bisogno sia il bambin@, sia la famiglia che si ha di fronte.
Dal punto di vista sociale voglio ricordare che una famiglia omosessuale è una famiglia come tutte le altre e che non si devono escludere tutte le problematiche relative ai conflitti fino alle violenze domestiche, che sono spesso sottostimate o sovrastimate, in entrambi i casi a causa di pregiudizi omofobi.
 
La differenza nel percorso medico e nella raccolta anamnestica se il figli@ è geneticamente di uno dei due e se si è a conoscenza delle tare ereditarie dei genitori biologici, non cambia ovviamente in alcun modo e non spetta a me spiegarlo.
 
Ci si deve ricordare che alcune ricerche in Italia ci dicono che ben 100mila minori hanno un genitore omosessuale (non necessariamente una coppia, allora), mentre lo studio MODI DI realizzato nel 2005 da Arcigay ha rilevato che il 4,7% dei gay intervistati e il 4,5% delle lesbiche hanno figli biologicamente propri, e un ulteriore 0,3% dei maschi e 0,4% delle femmine hanno figli non di sangue.
Altri studi interni alla comunità LGBT dicono che 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni in Italia hanno almeno un figlio, ma questo dato include i bisessuali che convivano o meno ancora con il-la  partner eterosessuale.

Va da sè che ogni pratica genitoriale e maternage sono identici e seguono le stesse regole di quelle di genitori eterosessuali, incluso l'allattamento!
 
Dal punto di vista psicologico e psichiatrico, le ricerche finora compiute in modo metodico e in vari campi nei Paesi che consentono la raccolta anagrafica dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, conduce alla conclusione che non esiste nessuna differenza di sviluppo del minore, tranne una lievemente maggiore capacità da adolescente e da adulto di accogliere le diversità sociali.

In Italia, invece, gli studi non sono portati avanti in alcun modo perché l'anagrafica esclude a priori l'esistenza di persone omosessuali o transessuali, impedendo ogni studio anamnestico ed epidemiologico efficace.

E’ opportuno però citare subito il grave pregiudizio nel merito dell’”influenzamento” genitoriale sull’orientamento sessuale dei minori, che sconfina nel timore di relazioni pedofile ed incestuose.

A parte la grande idiozia nel merito, giacché la nascita genetica di un omosessuale continua ad essere possibile solo grazie ai gameti di un maschio e di una donna e che il 99% dei gay oggi ha due genitori decisamente eterosessuali, senza considerare alcuni studi che pretendono la nascita del gay (maschio, sia chiaro, delle donne a nessuno importa) proprio da una madre eterosessuale molto prolifica.
A parte che è stato dimostrato che ogni tentativo di cambiamento dell’orientamento sessuale, noto come “terapia riparatativa”, non solo è un fallimento completo ma rappresenta solo una diversa forma di tortura che gli omofobi impongono agli omosessuali più deboli socialmente.
E’ altresì evidente che se l’omosessualità, l’eterosessualità e la bisessualità sono NORMALI VARIANTI del comportamento umano, ogni annotazione sul destino sessuale dei figli di una coppia omogenitoriale sia dal punto di vista deontologico, ma anche solamente logico, una prova pregiudizievole di omofobia conclamata!
 
Sulla questione pedofilia, volutamente usata come cavallo di troia in ogni discussione omofoba, bisogna dire che decenni di studi in tutto il mondo hanno escluso del tutto questa possibilità per i genitori omosessuali, mentre sapppiamo che il 90% dei casi di pedofilia avviene proprio quando i genitori sono eterosessuali.
Il motivo più semplice di questa differenza è probabilmente legata alla maggiore consapevolezza nel diventare genitori da parte delle persone omosessuali, giacché la norma sarebbe che seppure in numero minore e in proporzione almeno qualche coppia gay o lesbica fosse incolpata di simile reato.
Il motivo per cui sono gli omosessuali a dover subire il peso della colpa per un reato commesso dagli eterosessuali è invece un mistero che coinvolge direttamente la responsabilità dei ruoli istituzionali tra i quali il SSN e la Fnomceo, che si rifiutano di fornire ufficialmente le informazioni del caso in modo corretto, lasciando ai propri membri omofobi di calunniare e diffamare le famiglie lesbiche e gay.

Sulle questioni mediche e chirurgiche inerenti i minori non c'è nulla da aggiungere, fatta l'anamnesi correttamente genetica e sugli stili di vita alimentare e le vaccinazioni, in pratica la salute di un minore non è affatto influenzata dalla presenza di genitori gay, etero o lesbiche!

Ecco l’elenco di pregiudizi omofobi più frequenti da cui tenersi lontani quando si abbia in cura un minore con genitori omosessuali (tratto da Citizen Gay di Lingiardi):
 

  1. i figli devono avere una mamma e un papà;
  2. una coppia omosessuale che desidera un figli@ non ha fatto i conti con i limiti che la sua condizione gli impone
  3. le lesbiche e i gay non sono in grado di crescere un figli@
  4. le lesbiche sono meno materne delle altre donne
  5. le relazioni omosessuali sono meno stabili di quelle eterosessuali e quindi non offrono garanzia di continuità familiare
  6. i figli di persone omosessuali diventano più facilmente omosessuali
 
Esistono ovviamente anche pregiudizi alla rovescia, di cui il più frequente da me ascoltato è quello relativo alla polemica sulla festa del papà, vissuta come vessatoria da parte delle madri lesbiche, che invece tripudiano liberamente durante quella della mamma, senza avere spesso consapevolezza dell'opposto problema rispetto a coppie genitoriali gay.

La legislazione festaiola scolastica nel merito dovrebbe esser più sensibile e attenta, bisogna dirlo, ma non solo per rispetto giudizioso nei confronti dei genitori Lgbt, ma per rispetto soprattutto dei minori con genitori vedovi, divorziati, orfani o figli di ragazze madri, che sommate a quelli di genitori omosessuali sono sicuramente un numero discreto in ogni classe fin dall'asilo nido.

L’ultima questione è su cosa consigliare ai genitori omosessuali rispetto al Coming Out in famiglia.
Nel caso di genitore LGBT  single la questione rileva della complessità generale del Coming Out e di questo parleremo a parte.
 
Nel caso di famiglie omogenitoriali i consigli forniti in tutto il mondo sono quelli della massima sincerità sin dalla prima infanzia, della cura nel contattare i genitori e gli insegnanti nelle varie scuole dove i figli cresceranno, nell’assumere relazioni tanto con famiglie omogenitoriali attraverso i gruppi Rainbow, Arcobaleno, Arcigay e via dicendo, quanto con ogni altra famiglia del circondario.
 
La fase dell’adolescenza è ovviamente considerata un momento di possibile conflitto per l’emergere di sentimenti anche di vergogna e di disistima da parte dei figli. La maggiore sincerità fin dall’infanzia garantisce la riduzione di queste problematiche, ma fondamentalmente, si è verificato, queste non sono che strumenti conflittuali nelle famiglie con figli adolescenti, che sostituiscono altre possibili tematiche di conflitto, comunque connaturate a questo periodo di sviluppo.
 
Alcuni studi internazionali citano perfino una maggiore attenzione alla salute medica e psicologica dei figli di coppie omogenitoriali, ma questo dato è falsato dall’eccessiva attenzione mediatica mondiale sulla questione. Se sottoponessimo a giudizio universale anche la capacità genitoriale degli eterosessuali, senza darla per scontata e naturale, spontanea o sostenuta da qualche divinità patriarcale, anche tutti gli altri genitori, probabilmente, migliorerebbero i propri standard di cura.
 

 
 
 
 
 

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