Mente ad arte
Percorsi artistici di psicopatologia, nel cinema ed oltre
di Matteo Balestrieri

The Nightmare before Christmas, un Natale da incubo ed altri significati

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24 dicembre, 2018 - 18:04
di Matteo Balestrieri
  L’avvicinarsi del Natale suscita spesso sentimenti contrastanti. Molte persone vivono le festività con gioia, ma ve ne sono innumerevoli altre che vivono il Natale con preoccupazione, se non come un vero incubo.
  A sondare le preoccupazioni che il Natale può suscitare è stata Duracell, che ha commissionato un’indagine chiamata “Natale da Incubo” per analizzare come gli italiani vivono le settimane che precedono le festività di fine anno. La cosa che maggiormente angoscia le persone è la corsa ai regali (33%) e l’ansia di non riuscire ad accontentare tutti rimanendo nel budget prefissato (29%). Ci sono poi le paure sul traffico esorbitante che paralizza le città (25%), la necessità di organizzare cene e aperitivi per salutare tutti, colleghi, conoscenti, amanti (15%), i pranzi e le cene interminabili di famiglia (17%), il timore di ricevere un regalo inaspettato e non avere nulla con cui ricambiare (36%). Altre angosce vengono poi dai regali per i bambini: i quali possono mettere il muso (33%), abbandonare il regalo per non considerarlo più (25%) o inscenare un pianto colossale (16%).
  Per tutti questi motivi, il Natale può trasformarsi da una festa a un incubo. E nella professione di psichiatra, è frequente costatare il peggioramento dell’equilibrio psichico in molti pazienti, angosciati dall’idea di dover festeggiare con famiglie con cui si hanno – spesso volutamente – pochi rapporti. In alcuni casi i familiari sono semplicemente non amati, in altri mal sopportati. Quando ci si incontra, l’imperativo è fingere e sopportare, soprattutto quando si deve organizzare qualche giorno di convivenza con molte persone in spazi ristretti. L’angoscia la fa da padrone e l’incubo del Natale inizia molti giorni prima.

  Il mio pensiero, dopo aver costatato diverse di queste situazioni, è andato per assonanza a Tim Burton’s The Nightmare before Christmas, magico film di animazione di qualche anno fa, che viene regolarmente riproposto sotto Natale sui canali televisivi. Nel mondo di Halloween, il suo re Jack Skeletron, stanco di urla e paura, sprofonda in un'amletica crisi esistenziale. Sprofondato nella neve, Jack si ritrova nella ridente e colorata città del Natale. Profondamente colpito da quella realtà così diversa, cerca di carpirne il significato, per poter sostituire Halloween con il Natale. Il Re delle zucche architetta così un piano dando ad ognuno degli abitanti della città di Halloween il  compito di costruire regali, una slitta, delle renne e anche un costume. Dopo varie prove ed esperimenti, giunge alla conclusione che basta realizzare il Natale per farlo funzionare e informa tutti che penserà lui ai festeggiamenti.
  Sally, una bambola di pezza segretamente innamorata di Jack, ha una visione catastrofica dell'evento che sta organizzando e cerca di avvertirlo, ma lui è troppo preso dalle sue fantasie e dalla novità per ascoltarla. Dopo l’inevitabile fallimento del suo progetto, Jack libera Babbo Natale che aveva imprigionato, si dedica all’organizzazione dei futuri festeggiamenti di Halloween e trova l’amore con Sally. La festa del Natale può cominciare.

  Di questa favola sono stati proposti numerosi significati. I più semplici sono “L’amore è più importante di ogni cosa”, oppure “Ognuno deve fare le cose per cui è predisposto”. Una giusta collocazione è quella che avvicina la favola di The Nightmare before Christmas alle favole gotiche raccolte dei fratelli Grimm, che volevano liberare dagli incubi i bimbi cui erano raccontate.
  Ma proviamo a cercare altri significati. Jack è depresso perché sente che il significato di Halloween (la forza negativa) è insoddisfacente. Esce alla ricerca di qualcos’altro e trova il Natale e se ne entusiasma. Ma è un entusiasmo che non è supportato dalla ragione, pensa che il significato stia nel dono, non nella felicità che produce. E quindi fa produrre doni non chiedendosi se questi potranno rendere contenti i destinatari. E, in effetti, i doni “non pensati” fanno paura, sono spaventevoli, producono angoscia. Solo allora capisce che i doni vanno realizzati in modo diverso. Con un atto di umiltà e con un esame di realtà questa volta corretto, libera Babbo Natale (la forza amorevole), che è il solo a sapere quale è il dono migliore per ognuno.

  Il film, credo abbastanza involontariamente, propone quindi il tema delle festività legate alla tradizione e alla ritualità più stanca. Nella vita reale le famiglie sono angosciate dai regali. Lo spunto che voglio suggerire è quello di abbandonare il rituale della festività che si deve fare perché così è scritto. Bisogna reinventare il Natale pensando a come avvicinare gli altri, andando loro incontro attraverso la comprensione. Solo così il Natale non sarà un incubo, ma una vera festa da vivere insieme.

  Per concludere, comunque, tra gli incubi del Natale aggiungere i Cinepanettoni!

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