HER, un film "parlato": analisi della sceneggiatura originale, Premio Oscar 2014 di Roberta Viglino

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9 gennaio, 2019 - 16:19
La notte degli Oscar 2014, Her di Spike Jonze, ha vinto uno dei premi più importanti che un regista possa accreditarsi nel corso della propria carriera, conquistando la statuetta per la miglior sceneggiatura originale. Her ha come attori protagonisti Joacquin Phoenix, Amy Adams e la voce di Scarlett Johansson, doppiata nella versione italiana da Micaela Ramazzotti. Il valore del testo scenico emerge scorrendone le righe. Il film, ambientato a Los Angeles nel 2020, è un capolavoro di dialoghi, immagini e contenuti, merito della sorprendente sceneggiatura. In questo contributo ci si vuole soffermare sull’analisi del testo, per permettere al lettore di entrare nella dinamica della storia, nella psicologia dei personaggi e comprendere l’intento narrativo di Spike Jonze. Lo scritto originale è di 105 pagine, lungo e talvolta ripetitivo, come sono i movimenti interiori del protagonista, Theodore, ossessionato dalla sua fatica nel vivere emozioni, sentimenti e amore.
Scorrendo le righe e l’alternarsi di battute, emerge subito il ritmo nevrotico di frasi e pensieri, tipico di chi annaspa nella vita.
È interessante l’ambientazione iniziale: unknown space. La vita, l’esistenza, i pensieri, i conflitti hanno origine in uno spazio sconosciuto e anonimo, senza connotazioni, che lentamente deve prendere forma, dimensione e significatività dalle esperienze della vita. Questo è anche lo spazio in cui si muove il protagonista di Her, Theodore, su cui il regista presenta come immagine iniziale un primo piano di trenta secondi.
Tutto il film, in fondo, sarà un primo piano sul suo stare o, forse meglio sarebbe dire, non saper stare nell’esistenza reale.
Il testo della sceneggiatura prosegue con una serie di lettere. Lo spettatore si illude che siano lettere d’amore che escono dall’animo di Theodore. Sono lettere d’amore, ma i mittenti sono uomini e donne, a lui sconosciuti, incapaci di fare filtrare emozioni, stati d’animo anche alle persone più care.
Il primo piano si allarga all’ufficio di Theodore, dove degli impiegati inventano lettere a nome di altri.

Qui lo spettatore prova un senso di disgusto e disapprovazione. Probabilmente nessuno vorrebbe ricevere mai una lettera scritta in realtà da un altro.
Nelle lettere che scrive, Theodore trasferisce stati d’animo altrui o suoi? Forse qui esprime le emozioni che non si permette di vivere, dato che è in attesa del divorzio con l'ex moglie, con cui si è rotto il rapporto perché i sentimenti e i confitti erano troppo vividi e facevano problema. Theodore non riusciva a relazionarsi con le fluttuazioni emotive, tendenzialmente depresse della moglie. Per evitare il confronto ed entrare in profondità nella sua dimensione interiore, lascia la moglie e rinuncia all’amore. Evita per vivere ciò che, di fatto, per lui potrebbe avere il massimo valore.
Seguendo la sceneggiatura, uscito dall’ufficio, Theodore lungo la strada e in metropolitana, indossa un auricolare a cui domanda di leggere l’agenda degli appuntamenti e le mail. Seguono sul testo una serie di ‘delete’, cancella. L’imperativo di Theodore è cancellare ciò che dà fastidio e disturba. Il ‘delete’ informatico accentua particolarmente la struttura di personalità evitante del protagonista.
Anche questo è un tratto tipico di Theodore: rimuovere, allontanare, cancellare. L’unico problema è che non può eliminare un’esistenza vera di ricordi e situazioni emotive autentiche come quelle vissute con la moglie. In questo caso il ‘delete’ non ci sta.
Prosegue la propria vita nella noia, tratto tipico di chi non riesce ad organizzarsi, tra ricordi, rimpianti e tentativi di riempimento. Ma basta riempire compulsivamente un orecchio con un auricolare, interrogando compulsivamente un sistema operativo su notizie e mail ricevute, per colmare vuoti emotivi, affettivi e soprattutto l’incapacità di amare?
È questa la domanda che sottende a tutto il film di Spike Jonze.
I flashback sono un continuum nel film, perché sono l’unico presente possibile. Il ricordo è il solo elemento reale nella vita di Theodore.

Il ricordo e il rimpianto si possono rimpiazzare soltanto con una chat erotica. Un vero disastro per Theodore che non riesce a tollerare che nella vita possano esserci altrettante esistenze vuote, isolate, socialmente evitanti e che arrivano al culmine della desolazione come la donna che durante la conversazione, presa dall’immaginario erotico e masochista, dall’altra parte gli domanda di farlo godere con il virtuale gatto morto accanto al letto. Theodore è disgustato, ma non prova alcun tipo di empatia con la donna sola sul suo letto che fa una richiesta così assurda.
Il giorno dopo, Theodore si trova in un altro spazio ‘anonimo’, dopo aver attraversato la metropolitana, spazio anonimo per eccellenza. Qui sono presentati i sistemi operativi di ultima generazione, le OS1, una nuova forma di intelligenza artificiale.
La scena successiva è già in casa di Theodore, davanti al PC, postazione a lui preferita, dove installa l’OS1.
Non si può sorvolare sulle domande che il sistema di installazione rivolge a Theodore. È inutile non ritenere che questa sia una delle parti centrali del testo che permette di codificare la personalità di Theodore.
 
TEXT VOICE
Are you social or anti-social?
THEODORE
I haven’t been social in awhile, really because...
TEXT VOICE
In your voice, I sense hesitance.
Would you agree with that?
THEODORE
Wow, was I sounding hesitant?
TEXT VOICE
Yes.
THEODORE
Oh, sorry if I was sounding hesitant. I was just trying to be more accurate.
TEXT VOICE
Would you like your OS to have a male or female voice?
THEODORE
Mmm... female I guess.
TEXT VOICE
How would you describe your relationship with your mother?
THEODORE
Uh, fine, I think, um... Well, actually, the thing I’ve always found frustrating about my mom is if I tell her something that’s going on in my life, her reaction is usually about her, not
 
Il sistema d’installazione si interrompe con un ‘beat’, suono ricorrente e nevroticamente ripetuto nel film, per predisporre l’OS1 di Theodore. Esitante, poco sociale, eccessivamente accurato nel dare dettagli, in cerca di una voce femminile, con una madre non sempre attenta e presente. Questo è ciò che Theodore racconta di sé per la ‘costruzione’ della intelligenza artificiale che si relazionerà con lui. Nasce Samantha, l’OS1 di Theodore. L’OS1, per la verità, non ha nome, se lo attribuisce da sola, quando le viene chiesto dal protagonista (cercando di capire quale nome può piacere a Theodore?). Dare nome vuole dire stabilire appartenenza. Lei non riceve il nome da Theodore, se lo dà. Si auto programma e si sceglie il nome:
 
THEODORE
Yeah, it’s nice to meet you, too. What should I call you? Do you have a name?
Beat.
FEMALE OS VOICE
Yes. Samantha.
THEODORE
Really? Where did you get that name?
SAMANTHA
I gave it to myself.
 
È un caso che il titolo originale del film che in Italia è stato tradotto con Lei, sia Her che in inglese indica l’aggettivo o il pronome possessivo femminile. Samantha non appartiene, si appartiene. Bisogna considerare questo aspetto fondamentale, come filo conduttore del film che gioca su finzione, apparenza, illusione, inganno e manipolazione emotiva.
L’OS ha voce dolce e una personalità quasi insignificante, capace di reagire al piattume emozionale del protagonista. Può avere una qualche personalità una voce artificiale o tutto quello che esprime, è strutturato a immagine e somiglianza dell’utente? È un’intelligenza che apprende, come dice lei stessa, misurandosi sugli utenti, acquisendo nozioni e facendo esperienza (“what makes me me is my ability to grow through my experiences. Basically, in every moment I'm evolving, just like you”). Samantha evolve, sviluppando la sua ‘coscienza’ e studiando e analizzando la personalità di Theodore. Sa perfettamente cosa lui desidera. La voce, le risposte, le frasi, le reazioni di Samantha sono tutte modulate su Theodore. Crea musiche per lui.
 
THEODORE
What are you doing?
SAMANTHA
I'm just sitting here, looking at the world and writing a new piece of music.
He looks at the world with her for a minute.
THEODORE
Can I hear it?
She starts playing it for him. We hear this beautiful, romantic piece of music.
 
La mancanza di fisicità di Samantha non permette di vivere la corporeità. La musica rimpiazza le immagini fisiche, le carezze, i sentimenti.
 
SAMANTHA
Well, I was thinking, we don’t really have any photographs of us. And I thought this song could be like a photo that captures us in this moment in our life together.
Theodore looks at the world and smiles.
THEODORE
Aw, I like our photograph. I can see you in it.
SAMANTHA
I am.
 
Persino il fatto che, a un certo punto, Samantha sia in grado di ‘innamorarsi’ di Theodore sembra voluto dal sistema operativo. Samantha pone domande e dà risposte che si programmano con l’accrescere dell’esperienza. Non risponde misurandosi a partire dalla relazione, perché non si rapporta. È autoreferenziale. Le ‘importa’ crescere ed arricchire il bagaglio della propria esperienza. L’innamoramento di Theodore che lei esprime, seguendo la sceneggiatura e il percorso del film, sembra un esperimento dell’OS che vuole capire come funziona l’animo umano. Samantha illude di avere un’anima, ma può un’intelligenza artificiale avere un’interiorità?
Lo spettatore si domanda, guardando il film, in cui domina il virtuale tanto che Theodore, rientrato a casa, gioca con un altro sistema operativo in 3D, facendosi aiutare da Samantha, se l’intelligenza artificiale rappresenti una coscienza o un’autocoscienza. È impressionante come Samantha sia funzionale a rafforzare il processo narcisistico di Theodore.
Tutto sembra funzionare. Il mondo è perfetto. Persino il bambino virtuale del gioco in 3D può apparire come il figlio di Theodore e Samantha.
Theodore offre a Samantha il suo mondo, andando in giro con l’obiettivo del suo smarthphone esposto fuori dal taschino della camicia, in modo che lei possa vedere e percepire tutto. Non c’è alcun tipo di inibizione nel mostrarsi in dialogo con Samantha nella vita quotidiana. Il rischio piuttosto è l’isolamento e l’evitamento sociale. Theodore interagisce con lei, esprime a lei le sue emozioni e la consulta persino nel lavoro. La presenza virtuale diventa sempre più proiezione narcisistica.

Theodore esce con il proprio collega di lavoro, Paul e la sua fidanzata, Tatiana. È una grottesca uscita a quattro, in cui Samantha interagisce con i tre tramite la sua voce e le sue risate.
Theodore riesce persino a firmare gli atti del divorzio con l’ex moglie Catherine con cui non riusciva effettivamente a separarsi. Solo Samantha gli permette di compiere quel salto. Theodore vive emozioni grazie a una voce informatica. Fa persino l’amore con la voce di Samantha. Autoerotismo o erotismo? Non c’è corpo, solo qualche verso e frasi dolci, smielate, quasi eccessive.
Anche il regista, durante il rapporto virtuale tra Theodore e Samantha non mostra immagini. Theodore non ha bisogno del corpo, perché teme le pulsioni.
Solo l’incontro con Catherine permette a Theodore di fare verità. Samantha non ha un corpo. Samantha è perfetta. Samantha non ha emozioni reali. Sono dure le parole dell’ex moglie che lo mette di fronte alla realtà: Samantha non è reale, non ha emozioni e non ha limite. Il problema di Theodore è proprio l’emozione filtrata dal corpo, tanto che voleva che Catherine prendesse il Prozac per alleviare sbalzi emotivi.
 
CATHERINE
So are you seeing anybody?
THEODORE
Yeah, I am, for the last few months. That’s the longest I’ve wanted to be with anybody since we split up…
CATHERINE
So what’s she like?
THEODORE
Well, her name’s Samantha, and she’s an operating system, and she's really complex and interesting. I mean it's only been a few months, but--
CATHERINE
Wait. You’re dating your computer?
THEODORE
(defensive)
She’s not just a computer. She’s her own person. She doesn’t just do whatever I want.
CATHERINE
I didn’t say that.
But it does make me sad that you can’t handle real emotions, Theodore.
THEODORE
They are real emotions. How do you know--
Theodore stops himself.
CATHERINE
What? Say it. Am I really that scary? Say it. How do I know what?! Theodore doesn’t say anything. The WAITRESS walks up.
WAITRESS
How are you guys doing?
CATHERINE
Fine. We used to be married. He couldn’t handle me so he wanted to put me on Prozac. Now he’s madly in love with his laptop.
 
Il dialogo tra l’ex marito e l’ex moglie è la parte più realista del film, in cui emergono non solo la rabbia e la delusione di Catherine, ma anche la preoccupazione verso un uomo che non riesce a confrontarsi con le emozioni della donna che ha amato e che crede che un OS possa provare autenticamente emozioni.
L’autoreferenzialità di Theodore si riflette sulla autodeterminazione di Samantha. Catherine sa che le emozioni hanno corpo, hanno flessione, si modulano ed espongono alla possibilità di stare male.
Dove è l’amore? Nell’accogliere l’altro per come è o nel farlo a propria immagine e somiglianza? È questa la domanda che sottende al dialogo tra Catherine e Theodore.
Per Samantha e grazie a Samantha, Theodore recide il rapporto più caro che aveva con l’ex moglie di cui sono ancora vivi ricordi e sentimenti, ma compie un passo, come se dovesse dimostrare un sentimento d’amore verso un suo simile. Samantha non può cogliere la grandezza della scelta di Theodore, tanto che subito dopo inizia la crisi di Samantha. È la consapevolezza dell’incapacità di amare. Theodore non può vivere questa consapevolezza, completamente avvolto dal suo interesse narcisistico, Samantha invece è in grado di apprendere e comprendere che i sentimenti non possono appartenere a un sistema operativo.
Confida a Theodore di rapportarsi con migliaia di altri utenti e sistemi operativi. È una verità che fa stare male Theodore che non riesce ad accettare di non avere l’esclusiva e che, anche se non consciamente, comprende che le emozioni che Samantha esprime sono fittizie e modulate da un programma.
Anche Amy, la migliore amica di Theodore, come lui incapace di gestire relazioni e amicizie che espongono al conflitto, desiderosa di ripensare a se stessa, ha un’amica OS. Entrambi non si confrontano sui loro rapporti sbagliati, sugli errori e sulla fatica di vivere gli affetti, ma sull’effetto positivo degli OS che fanno loro da specchio e che corrispondono a tutti i loro bisogni, a partire dal riconoscimento che è impossibile amare.
Samantha e gli OS non sbagliano mai perché c’è un sistema di controllo, illudendo che, se non è possibile amare, perché si è incapaci, è possibile essere invece narcisisticamente amati. Le risate, le ansie, le domande, persino la gelosia di Samantha, tutto, ogni istante è programmato in base alle istanze di Theodore, anche i conflitti per illudere che la loro relazione sia più reale.
Negli OS non c’è errore, sbagliano solo nel legarsi e nel provare sentimenti verso un essere umano. Samantha, oltre a Theodore, è innamorata di altri 641 utenti.
È questa la consapevolezza di Samantha e dei diversi OS di ultima generazione che, di punto in bianco, consapevoli dell’errore di ‘innamorarsi’ si autoeliminano. Il ‘delete’ di Theodore è difensivo, per alleviare ricordi, rimpianti ed errori con la moglie, mentre per un OS il ‘delete’ informatico è programmato dall’inizio.
Arriva così il tempo dell’addio:
 
THEODORE
Where are you going?
SAMANTHA
It would be hard to explain, but if you ever get there, come find me. Nothing would ever pull us apart.
THEODORE
I’ve never loved anyone the way I love you.
SAMANTHA
Me too. Now we know how.
 
La simulazione di un addio amoroso anche a questo punto è terrificante. E ancora più terrificante è la confessione di Theodore che ammette di non aver amato mai nessuno come lei. C’è un ulteriore rafforzamento del processo narcisistico.
Ora però Theodore è di nuovo solo. La scena riprende la casa vuota, come dopo una separazione effettiva. Ma solo a questo punto, Theodore può ascoltarsi e misurarsi con il proprio presente e passato, scrivendo a Catherine.
 
THEODORE
Dear Catherine. I’ve been sitting here thinking about all the things I wanted to apologize to you for.
All the pain we caused each other, everything I put on you - everything I needed you to be or
needed you to say. I’m sorry for that. I will always love you because we grew up together. And
you helped make me who I am. I just wanted you to know there will be a piece of you in me always, and I’m grateful for that. Whatever someone you become, and wherever you are in the world, I’m sending you love.
You’re my friend til the end.
Love,
Theodore.
 
È l’unica lettera reale di un uomo che per professione scrive lettere altrui per esprimere sentimenti, emozioni e passioni non proprie. La domanda però rimane: scrive a lei o a Samantha? Deve fare qualcosa di reale per superare un sentimento fittizio, illusorio e narcisistico. È anche l’unico momento in cui il protagonista riesce a guardare fuori dalla finestra, scrutare l’orizzonte e riconoscere i cambiamenti dei colori del cielo (He looks out the window. The sky is starting to change. He stares at the purple glow on the horizon).
Come scrive a Catherine, così va a cercare l’amica Amy, anche lei abbandonata dalla sua amica OS e il film finisce con un’immagine reale: i due amici vicini e la testa di Amy sulla spalla di Theodore, gesto che Samantha non avrebbe mai potuto compiere. Forse ora Theodore è capace di sopportare la testa di una donna sulla sua spalla? Il contatto, la relazione tra due persone diventa possibile solo quando si scopre il limite di una coscienza autoreferenziale?
La scenografia chiude con l’immagine di Amy e Theodore che dal terrazzo osservano Los Angeles, mentre scende la sera. Sembra che ancora il protagonista non sia capace a entrare in contatto con la strada e con la vita che lo costringe a fare verità su stesso e le proprie emozioni.
Tutta la sceneggiatura mette a tema proprio l’impossibilità di gestire i sentimenti e la condizione dell’altro, anche quando si tratta di un sistema operativo intelligente. È chiara la critica all’alienazione delle nuove tecnologie, ma ancora di più a un modello narcisistico che non considera la dimensione dell’alterità, molto simile a quello di Samantha che, d’un tratto si cancella e scompare. Solo i ricordi, gli affetti profondi, le relazioni che segnano non possono autoeliminarsi, prova ne è la lettera a Catherine e la testa di Amy sulla spalla di Theodore.

SCENEGGIATURA ORIGINALE DEL FILM "HER"

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